Fiere su invito, bel tema. Se a Vicenza si sta ripensando il futuro di About J (Venezia addio), ad Anversa si è chiusa ieri la prima edizione della Diamond Trade Fair, ospitata alla Borsa Diamanti e rivolta ad un numero selezionato di compratori, per lo più retailer europei su di tono. A quanto racconta il sito Rapaport News (clicca qui per leggere) tutti gli espositori si sono diachiarati soddisfatti dell’idea, dell’organizzazione, dell’atmosfera, dell’opportunità di allargare il proprio parco clienti. Quanto alle vendite, beh, quelle invece… L’articolo e gli intervistati fanno capire che le aspettative erano altre. Un ritornello che si sente ripetere almeno da quindici anni, fin dalla prima edizione di Couture a Scottsdale nel Nevada, formula ispiratrice di tutti i saloni esclusivi del pianeta.
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Una nuova lettura di quel che è stato il 2009 per il settore del gioiello ce la offre l’analisi sugli investimenti pubblicitari in Italia dei marchi di gioielli effettuata da Pambianco Strategie di Impresa. E bastano pochi dati per comprendere la profondità della crisi e dell’impatto che ha avuto sui conti e sugli investimenti delle aziende. Infatti, il calo rispetto al 2008 è eloquente (sono stati presi in considerazione 185 brand): da 44,2 milioni di euro si è passati a 31,7 (-28,4%). Ma se tuttavia vengono analizzati solo i brand che hanno investito nel biennio 08-09 (96 marchi) il crollo è da profondo rosso: da 39,3 milioni di euro a 18,7 (-52,3%), e “questo significa che per molti marchi la pubblicità rappresenta un’attività episodica che non viene svolta con costanza”, affermano alla Pambianco. Nel mezzo della “tempesta perfetta” in pochissimi hanno aumentato i loro budget pubblicitari con consistenza e probabilmente con lungimiranza, la stragrande maggioranza ha ridotto all’osso o è addirittura sparita da TV, magazine (i settimanali sono i preferiti col 65,7% del totale), quotidiani. Per il settore orafo l’azione pubblicitaria resta insomma una debole opzione legata all’andamento del mercato o un tentativo un tantino narcisistico che alla lunga è solo uno spreco di risorse e non un progetto strategico pianificato accuratamente. Poi è vero che quando la recessione picchia duro anche i big spender sono un po’ meno big.
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No, la Fiera di Vicenza non taglia About J. Se è vero che a Venezia non ci sarà la terza edizione del salone ad inviti, è anche vero che la Fiera non intende abbandonarlo: la parola d’ordine è dunque riposizionamento. “Fiera di Vicenza continua a credere nell’evento About J, in ragione dell’esigenza di dare un supporto alle aziende che hanno intrapreso il percorso di brand promuovendo in particolare il gioiello made in Italy, nell’ambito di una strategia che intende dare sempre maggior prestigio e visibilità al marchio VicenzaOro nell’offerta fieristica internazionale”, si legge infatti in una nota, che continua: “Fiera di Vicenza continuerà ad impegnarsi nel rafforzamento di tutte le sue manifestazioni orafe: VicenzaOro First, VicenzaOro Charm, VicenzaOro Choice.
In questo ambito, About J continuerà ad avere un ruolo come occasione per mettere a punto format espositivi innovativi dedicati all’alto di gamma”. Come e dove sarà About J 2010 lo decideranno presto il nuovo presidente Ditri e il CdA.
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Era preventivabile? Forse. Fatto sta che oggi Il Giornale di Vicenza (clicca qui per leggere) ha pubblicato la notizia della possibile cancellazione di About J, in programma a Venezia dal 19 al 21 maggio prossimo a ridosso di VicenzaOro Charm. Al momento di certo c’è che non sono stati confermati gli hotel dove ospitare gli operatori e che esistono solo cinque contratti di partecipazione firmati. Ma pare proprio che il nuovo CdA della Fiera di Vicenza, in un contesto mondiale di tagli e riduzione dei costi, sia seriamente intenzionato a porre fine ad un’esperienza che anche il mercato fatica ormai a giustificare. Praticamente una conferma che lo spazio per saloni ad inviti più o meno esclusivi sullo stile di Couture non esiste, perlomeno in Italia, ma anche all’estero non è che la formula goda di ottima salute. Per dire, la fiera di Basilea che punta decisamente all’alto di gamma si tiene stretta i suoi circa 2000 espositori. Eppure c’è ancora chi ritiene indispensabile poter contare su una visibilità più selettiva. Tra questi, il ristretto numero di aziende riunite nell’IJBA (Italian Jewellery Brand Association), che, stando a indiscrezioni, non intende demordere e progetta un nuovo evento. Dopo Prima Classe, More ed About J che altro ancora?
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Con un filo di amarezza, per niente celata, un gioielliere valenzano si è lasciato andare nell’ultima VicenzaOro First alla considerazione che “nessuno è più interessato al prodotto gioiello”. Poi però attorno al gioiello si affollano di continuo progetti, vuoi per beneficenza o per business, che fanno perno sulla popolarità di attori, pop star, vip di varia natura. Hanno tutti una spiccata vocazione per il gioiello! (e accade sempre più spesso anche nella moda come nel caso di Lindsay Lohan per Ungaro, Sarah Jessica Parker per Halston, Madonna per H&M, con esiti mica sempre felici). L’ultimo iniziativa gioielliera di questo tipo si chiama One Kiss by Cindy Crawford e accanto alla bellissima (ex) top model texana c’è la catena di department store americana J.C. Penney. La Crawford ha creato una collezione di collane, bracciali, anelli e orecchini in argento (anche placcato oro), diamanti e pietre naturali che sarà in vendita (anche online) da 79 a 299 dollari a partire da aprile prossimo. La Crawford ha descritto la collezione: “classica e senza tempo, con gioielli che possono essere indossati in qualsiasi ora della giornata, perfetti per combinarsi insieme o indossati da soli, con semplicità”. Avanti, c’è posto!
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Il Responsible Jewellery Council ha deciso di far sentire la sua voce in merito alla vicenda dei diamanti provenienti dal giacimento di Marange nello Zimbabwe, dove avvengono pesanti violazioni dei diritti umani e da dove vengono esportati illegalmente anche con certificati Kimberley Process falsi. Nel comunicato pubblicato oggi nel suo sito web (www.responsiblejewellery.com) RJC diffida i suoi membri (oltre 140 aziende e marchi di tutto il mondo) dal trattare, acquistare e vendere tali diamanti, invitandoli ad attenersi strettamente agli schemi di certificazione riconosciuti a livello internazionale. RJC informa inoltre che il personale di auditing incaricato di certificare le aziende aderenti allo stesso RJC aumenterà il livello di sorveglianza e sarà opportunamente aggiornato sugli sviluppi di questa nuova e triste vicenda di sopraffazione e di sfruttamento criminale.
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