Da domani 4 febbraio e fino al 10 Aprile prossimo, Roberto Coin apre al Palm Beach International Equestrian Center (a Westminster in Florida) il suo primo temporary shop in occasione del Winter Equestrian Festival, manifestazione di livello internazionale che conta tra i suoi sponsor il marchio stesso. Nelle intenzioni dell’azienda questa “boutique a tempo” vuole essere un test per simili iniziative future. Oltre al mondo dell’equitazione e ai suoi facoltosi aficionados, Roberto Coin guarda con molto interesse al mondo dello sport come veicolo di marketing: ha infatti annunciato recentemente la sponsorizzazione all’Atlantic Row Race, sfida oceanica per canottieri estremi. Tra l’altro, la barca della coppia inglese formata da Matthew Mackaness e Charlie Marlow, in gara per raccogliere fondi in favore di Brain Tumor UK e Shrewsbury House, è stata battezzata “The Roberto Coin”.
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Interessante. Davvero interessante è la storia che il giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico racconta nel blog Generazione Pro Pro (clicca qui per leggere). L’articolo parla di “federalismo d’impresa”. Niente politica, però, ma un modo innovativo di operare delle piccole piccolissime imprese del distretto lariano della meccanica di precisione. Un modo per tenerle a galla a fronte di fatturati crollati anche del 40%. Visto che da anni si parla di “fare squadra”, ma nessuno o pochissimi hanno capito di cosa si tratta o provato a mettere in pratica il concetto tra individualismo, scetticismo e fatalismo, invitiamo perciò alla lettura del testo. Chissà, magari l’articolo può essere utile ed ispirare anche le aziende del settore orafo al cambiamento.
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Bulgari ha pubblicato i risultati relativi al quarto trimestre e dell’intero 2009: conferma di un anno da dimenticare al più presto. Se negli ultimi tre mesi dell’anno le vendite sono state pari a 297 milioni di euro (-5,1% sul 2008), nell’intero anno i ricavi sono stati 926,5 milioni di euro (-13,8% sul 2008). Tra le categorie di prodotto i dati indicano un +0,3% per i gioielli, -4,5% per gli orologi e -19,2% per gli accessori.
Mentre tra i mercati l’America ha fatto -27,3%, il Giappone -23,2%, l’Europa -16,6%, l’Asia -10,2%, il Far East +4,3% e il Medio Oriente +12,4%.
”Penso sia ragionevole attendersi un nuovo anno migliore”, ha commentato l’Ad Francesco Trapani. Affidiamoci all’ottimismo della ragione.
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L’unico settore vispo dentro la crisi è ancora la finanza. Ed infatti un quotidiano economico nazionale parlava ieri di ritorno della “febbre” da fusioni. A proposito, dal 1 gennaio Rosato e Calgaro corrono insieme, tecnicamente si tratta per adesso di affitto di ramo d’azienda da parte di Rosato Srl, ma si presume che l’operazione di acquisizione verrà definita entro la metà del 2010. Forse “condizionate” dalla comune partecipazione dentro Mariella Burani Fashion Group, le due aziende hanno insomma deciso di fare squadra insieme. Nel breve incontro avuto a VicenzaOro First Simona Rosato non ha fatto mistero del suo rammarico per l’esperienza maturata in MBFG che, dal punto di vista industriale e manageriale, ha tradito tutte le migliori aspettative, decretando la distanza siderale tra oreficeria, moda e certi approcci finanziari. Ma tosta come la conosciamo, Simona è ora assorbita dalla sua nuova vita imprenditoriale dopo il faticoso concordato raggiunto nell’estate scorsa sulle decine di milioni di euro di debito. L’assetto della società vede ora Massimo Macchi, manager dall’illustre curriculum (Bulgari, Gucci e Ferrè, tra gli altri), come membro del consiglio e direttore generale, al quale si è aggiunto più recentemente Andrea Missiroli come direttore commerciale worldwide (anch’egli con trascorsi in Bulgari e Gucci). Intanto, rumors di corridoio danno per certo il riacquisto delle quote da parte di Facco Corporation proprio da MBFG, se vero occorrerà attendere l’ufficializzazione. Infine, sulla stampa economica viene rilanciata l’idea di collocamento in borsa del gruppo Morellato&Sector: “quando il mercato sarà tornato normale – ha detto l’Ad Massimo Carraro – riprenderemo l’ipotesi quotazione che resta la nostra prospettiva strategica”.
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Sono imminenti le dimissioni di Martin Rapaport (nella foto), uno dei personaggi più influenti dell’industria dei diamanti (è lui l’inventore del famoso e omonimo listino), dal World Diamond Council (WDC), l’organizzazione creata per affrontare il serio problema dei “diamanti di sangue”. Secondo quanto scrive il sito del National Jeweler, Rapaport contesta duramente l’atteggiamento del WDC e l’inefficacia della certificazione Kimberley Process nei confronti dei diamanti provenienti dalla regione di Marange nello Zimbabwe dove da mesi si segnalano violazioni dei diritti umani proprio per il controllo del giacimento con il conseguente traffico illegale di pietre grezze attraverso altri paesi africani. Pura coincidenza vuole che oggi una rete televisiva italiana trasmetta in prima serata il film “Blood Diamond” con Leonardo DiCaprio, il film del 2007 che scatenò la reazione di De Beers e di tutta l’industria diamantifera nel dire che la pellicola raccontava vicende del passato, ormai scongiurate con l’avvento del Kimberley Process. L’attuale caso dei diamanti di Marange sta a dimostrare purtroppo che il passato non è passato per tutti.
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