Week end a Basilea. Affluenza robusta, soprattutto nei padiglioni dedicati agli orologi e particolarmente all’1.0, quello dei big. Tuttavia, il “sentiment” è apparso inafferrabile, non esiste una direzione certa, troppo differenti sono infatti i giudizi sull’andamento e sul tono dei contatti anche per aziende omogenee per prodotto e target. Da quanto raccolto al padiglione 6, dove si trovano le aziende indiane, cinesi, di Hong Kong, Basilea è “lenta”, addirittura lentissima se confrontata a Hong Kong d’inizio mese. In un settore dove il prezzo è ormai l’unico discrimine a qualsiasi livello di mercato, questi giudizi unanimi (da chi fa leva esclusivamente sul prezzo) sembrano essere una spia rivelatrice della disponibilità e della volontà di spesa dei buyer. Eppure, passando ai padiglioni “d’alta gamma”, i giudizi assumono forme diverse, più di qualcuno addirittura, se non positivo, è ottimista sulle possibilità di recupero del mercato, altri invece fanno intendere che il mercato è stagnante sui livelli dell’anno scorso. Chi avrà ragione?
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Basilea al via oggi. Intanto arrivano buone sensazioni da Istanbul. L’Istanbul Jewelry Show che si è concluso ieri ha registrato un’ottima affluenza (soprattutto nel week end), specialmente dal Medio Oriente e dalla Russia, tradizionali mercati di riferimento per il distretto produttivo di Istanbul. In maggioranza, ovviamente, gli operatori turchi a conferma della forza crescente del mercato domestico. Anche il tenore degli ordini sembra proprio ribadire la tendenza generale al recupero, pur se bisogna usare tutta la cautela del caso.
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Intervistato per l’edizione di maggio di Vioro Magazine, Carlo Angelo Bocchi (nella foto), dal luglio scorso trade commissioner dell’ufficio ICE di Los Angeles, ha detto cose interessanti. Ecco un’anticipazione. A proposito di un’ipotetica fuga da un mercato ormai dominato da stringenti logiche di prezzo che penalizzano il made in Italy, Bocchi ha affermato che “l’America è il mercato più imponente a livello globale. Credo che allontanersene sarebbe un errore. Una ripresa economica sia pur minima porterà un ritorno ben più remunerativo rispetto a qualsiasi altro mercato di sbocco”. E difatti, resta alta la percezione del pubblico nei confronti del gioiello italiano: “il volume degli acquisti pre-crisi non sarà immediatamente ripristinabile. Direi comunque che non è percepibile una crisi nella propensione all’acquisto per motivi di merito, si è solo ridotto il budget a disposizione”.
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Basilea meno due. Intanto Bulgari ha reso noto il bilancio 2009. Negativo. La perdita netta è stata di 47,1 milioni di euro contro un utile di 82,9 milioni nel 2008, mentre il fatturato consolidato è diminuito del 13,8% per 926,6 milioni. Nel quarto trimestre 2009 è emersa una perdita netta di 13,6 milioni, dall’utile di 5,7 milioni dell’anno prima, mentre il giro d’affari è arretrato del 5,1% a 297 milioni. Nonostante ciò la società ha deciso di pagare il dividendo agli azionisti: 5 centesimi di euro per azione. Nella foto, il modello Octo Bi-Retro Steel Ceramic che sarà lanciato proprio a Basilea.
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Basilea meno tre. Logico che il mercato riservi un occhio di riguardo agli orologi. Lo hanno fatto anche i distributori italiani riuniti nell’Assorologi, presentando venerdì scorso la quinta indagine annuale sugli acquisti in Italia. Nel 2009 sono stati venduti 7,2 milioni di orologi da polso, per un valore di 1,24 miliardi di euro (- 10,5 % in quantità e - 7,6% in valore. In calo anche il prezzo medio di acquisto: dopo tre anni a 177 euro, ora è a 172 euro. Più donna in quantità (49% contro 38%, 13% bambino), più uomo in valore (56% contro 42%). Tra i movimenti vince il quarzo (68% in quantità e 51% in valore), nelle casse prevale l’acciaio (85% in valore). Primo canale di vendita restano le tradizionali gioiellerie (45% in quantità e 60% in valore), mentre i punti vendita nei centri commerciali registrano il 19% in quantità e il 18% in valore. Le vendite in internet restano marginali: 2% in quantità e 4% in valore. Dove si sono acquistati più orologi? Nel Nord Est (una conferma).
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Un’anteprima dell’estate arriva da Nardelli Gioielli. L’azienda annuncia infatti che a giugno aprirà a Capri Sunsation, la sua prima boutique monomarca. A pochi passi dalla mitica Piazzetta, ecco uno scrigno prezioso dove troveranno spazio tutte le collezioni del brand campano, prima fra tutte, proprio la linea ‘Sunsation’, da cui prende nome il monomarca, costellata di luccicanti soli in oro tempestati di diamanti. L’apertura caprese segue un triennio di successi per l’azienda dei fratelli Domenico e Bruno Nardelli. L’incremento del fatturato per l’azienda si è attestato intorno al 15% per anno. Con quasi cinquecento punti vendita, Nardelli Gioielli copre ormai l’intero territorio nazionale ed ha iniziato una fase espansiva anche oltre confine, con penetrazione su mercati come quello giapponese, arabo, maltese, francese e statunitense.
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