15 giugno 2010

Opening sotto il sole di Capri

DSC_5588Week end caprese con opening per Nardelli Gioielli, che venerdì scorso ha inaugurato la sua boutique nella favolosa isola del Golfo di Napoli. Ospite d’eccezione Miss Mondo 2006, Tatana Kucharova (nella foto, con i fratelli Bruno e Domenico Nardelli), che sarà la testimonial del brand per il biennio 2010/2011. In primissimo piano, la linea ‘Sunsation’, realizzata in oro bianco e giallo e diamanti, creata ad immagine dell’inimitabile sole caprese. Soli, piccoli o extra-large, da personalizzare a piacimento, da indossare al polso o ai lobi sotto forma di pendenti, bracciali o orecchini. Infine, un particolare che non guasta: nei primi tre giorni di attività della boutique si è registrato un boom di acquirenti del monomarca di via Listrieri. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Tag:boutique

Damiani in rosso, ma in miglioramento

Gomitolo Damiani ItaliaNonostante l’aumento dei ricavi nell’ultimo trimestre dell’anno fiscale 2009/2010 (+18,4% a 27,1 milioni di euro), il bilancio Damiani (nella foto l’anello ‘Gomitolo’ tricolore – in smeraldi, diamanti e rubini – indossato da Ilaria D’Amico nella puntata di Sky Mondiale Show per la partita d’esordio dell’Italia di ieri sera) va in archivio con un turnover di 145,8 milioni di euro (-2,7%) e una perdita netta di 18,2 milioni (era di 4,7 milioni l’anno prima). In controtendenza il fatturato annuale retail (+39,4%) e quello generato in Italia (+3,3%). “Il nostro canale retail ha avuto un andamento positivo, – spiega Guido Damiani, presidente del gruppo – sia per le boutique monomarca sia per i negozi Rocca”. A livello geografico, se si esclude il progresso del giro d’affari in Italia, male tutti i mercati: Americhe -33,5%, Giappone -12,2%, “resto del mondo” -16,3%. Nell’ultimo trimestre, tuttavia, Damiani ha realizzato vendite in aumento sia nel canale retail (+13,8%), sia in quello wholesale (+20,1%). “L’andamento positivo dei ricavi dell’ultimo periodo, la diminuzione dell’indebitamento e la razionalizzazione dei costi attuata ci portano a guardare al futuro con maggiore ottimismo”, ha aggiunto Damiani.

9 giugno 2010

Damiani mostra la ruota

Peackok necklace E’ una coda di pavone avvolgente ed esplosiva nei colori bianco, verde e blu il collier ‘Peacock’ col quale Damiani ha vinto il Couture Design Award per la categoria gemme di colore dai 20 mila dollari in su. Oro bianco, diamanti, 3500 smeraldi e altrettanti zaffiri (per un totale di 18,55 carati) ricreano l’effetto cromatico del piumaggio per questo gioiello-capolavoro che riafferma l’eccellenza creativa della Maison milanese, aggiungendo un nuovo riconoscimento di prestigio ad una già nutritissima bacheca di trofei raccolti negli anni. Inoltre, il collier è dotato di una speciale dispositivo di chiusura che permette di staccare la parte terminale del collier e di usarla come una spilla o un pendente. Design, artigianato e tecnica ai massimi livelli.

Tag:design, premio

Creatività al titanio

AN_Digital_13_Titanio_lateraleAlessia Ansaldi, Patrizia Bonati, Massimiliano Bonoli, Fabio Cammarata, Monica Castiglioni, Giovanna Cutolo, Gabriele De Vecchi, Michela Fornasari, Emma Francesconi, MariaRosa Franzin, Manuela Gandini, Alba Polenghi Lisca, Stefania Lucchetta (nella foto il suo anello), Stefano Marchetti con Roberto Zanon, Valeria Masconale con Caterina Passaro, Giancarlo Montebello, Michela Nosè, Barbara Paganin, Karl Heinz Reister, Carla Riccoboni, Ivana Riggi, James Riviere, Maurizio Stagni, Panteha Tassi, Natsuko Toyofuku, Rossella Tornquist, Fabrizio Tridenti, Barbara Uderzo con Augusto Gentile, Viola Vecchi, Giorgio Vigna, Michele Zanin e gli studenti del corso di perfezionamento in design del gioiello del Politecnico di Milano Stefano Pellicioli e Serena Savi. Praticamente, il meglio del design italiano partecipa alla mostra Titani Preziosi: tra tecnologia e ornamento alla Triennale di Milano dal 18 giugno al 1 agosto che si pone la non piccola ambizione di “creare la filiera per la produzione di gioielli in titanio”. Alba Cappellieri, docente del Politecnico di Milano e curatrice della mostra, dice infatti: “In Italia i primi gioielli in titanio risalgono agli anni Settanta con l’incontro tra Pietro Pedeferri, che sperimentava la colorazione elettrochimica del titanio, e l’orafo James Riviere. Ma esclusi pochi audaci pionieri il titanio ha poi suscitato scarsa curiosità tra i designer orafi. Da qui la scelta di far realizzare un gioiello in titanio ai progettisti orafi italiani costringendoli a confrontarsi con questo materiale”.

8 giugno 2010

Segni di ripresa al JCK, +20%

sandsIl JCK 2010 saluta il Sands con un aumento del 20% negli ingressi professionali rispetto allo scorso anno e pensa già al 2011, quando l’evento fieristico clou del mercato americano si stabilirà all’hotel Mandalay Bay (a proposito, il management del Couture ha comunicato che il transfert in auto tra il Wynn, l’hotel dov’è ospitato l’esclusivo salone ad inviti, e il Mandalay Bay sarà a carico dell’organizzazione). All’incirca 20 mila sono state le presenze di buyer provenienti dagli USA con una sostanziosa partecipazione di delegazioni provenienti dalla Russia, dalla Cina, da Dubai e dall’India (le presenze straniere sono aumentate del 23%). Controversi, come ormai d’abitudine, i commenti finali, ma si è tuttavia registrato un soddisfacente movimento al VICENZAORO Pavilion: il cambio di posizione ha effettivamente giovato alla visibilità delle aziende e favorito i contatti. Segnaliamo infine che ai tradizionali Couture Design Awards hanno trionfato due aziende italiane: Mattia Cielo nella categoria “diamanti” e Damiani nella categoria “gemme di colore Plus”.

Tag:fiera
3 giugno 2010

Una per tutti(?)

Immagine 2Recenti esperienze vissute dal settore hanno insegnato che non tutto ciò che fa o dice la moda è oro colato. E poi tra moda e gioielli esistono delle differenze se non proprio insormontabili, molto complicate da coniugare. Meglio allora tenersi strette quelle differenze piuttosto che scimmiottare modi che non appartengono alla cultura del gioiello. Però è sempre opportuno guardare al mondo della moda, confrontarsi, se non altro per avere materia su cui riflettere. Fa riflettere, ad esempio, quel che ha detto in un’intervista al quotidiano La Repubblica Mario Boselli (nella foto LaPresse), eletto per la quarta volta presidente della Camera della Moda Italiana. A proposito delle sfilate milanesi, da qualche tempo oggetto di polemiche al calor bianco, Boselli dice, testualmente: “il ruolo di Milano nella rappresentazione del prêt-à-porter alto non è mai stato in discussione. Le altre capitali della moda sono New York per la promozione e il branding, Londra per i giovani, Parigi per l’alta moda. Ma nessuna di queste piazze ha un sistema industriale e produttivo alle spalle come il nostro. L’85% di quello che si vede sfilare a Milano Moda Donna è made in Italy, a Parigi le griffe francesi sono sotto il 50%. Milano è la vetrina per tutti i protagonisti della filiera tessile abbigliamento italiana”. Fatti tutti i dovuti distinguo, pare l’identikit della Fiera di Vicenza. E se dunque sacrosanto è il pressing degli orafi nei confronti delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni per poter finalmente contare su strumenti di tutela delle produzioni assediate da concorrenze più o meno lecite e danneggiate da un sistema di dazi e di controlli asimmetrico, è forse opportuno chiedersi, oggi più che mai, se questa difesa non debba transitare attraverso un’unica piazza commerciale, forte, riconosciuta e condivisa da tutto il sistema.

Tag:fiera, moda
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