Semestrali sì e semestrali no. LVMH e Bulgari, ad esempio. Il gigante francese vola, spinto da Asia, Usa ed Europa e dalla crescita a doppia cifra di tutte le divisioni: il fatturato del gruppo ha toccato nei primi sei mesi dell’anno i 9,1 miliardi di euro (+16%) per 1,05 miliardi di profitti netti (+53% sullo stesso periodo del 2009). Il business principale, quello della moda e della pelletteria, è cresciuto del 18%. La divisione orologi e gioielli (TAG Heuer, Zenith, Fred, Chaumet, tra gli altri) del 28%. Bulgari invece delude parzialmente con un bilancio di metà anno che segna sì un aumento di fatturato dell’8,2% a cambi comparabili (+11,8% a cambi correnti) per 443,3 milioni di euro, ma il risultato netto è negativo per 7,7 milioni di euro, comunque in miglioramento rispetto alla perdita di 40,5 milioni dello stesso periodo del 2009. Buono invece l’utile operativo: 12,3 milioni di euro, lo scorso anni aveva segnato un rosso di 32 milioni. Anche tra i big insomma l’andamento è a macchia di leopardo.
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Se non è ironia (involontaria) questa! C’è chi fa leva, oltre che sullo status e la moda, sui sentimenti dei consumatori e poi li nega ai propri collaboratori. Accade cioè che Richemont, conglomerata svizzera del lusso, proprietaria di marchi come Cartier, Piaget, Van Cleef & Arpels, Montblanc, ha diffuso un codice di comportamento per i suoi 20 mila dipendenti che di fatto scoraggia eventuali love story tra colleghi: in caso di flirt si è pregati di avvertire il capo ufficio. Ci penserà l’azienda a porre rimedio, dal cambio di ufficio dei “peccatori” fino al licenziamento. Diffusa dalla Radio Svizzera di lingua francese, la notizia non ha avuto replica da parte di Richemont.
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C’è chi va e c’è chi viene. Francesco Minoli, fino all’ottobre scorso amministratore delegato di Pomellato, è entrato nel board del gruppo Damiani in veste di consigliere di amministrazione. Una curiosità: ricordiamo che Damiani possiede in portafoglio il 17% del capitale di Pomellato. Gareth Penny (nella foto), da cinque anni CEO di De Beers, lascerà l’incarico nel prossimo autunno. All’agenzia di informazioni Bloomberg Penny ha detto che questo era il momento giusto per lasciare dopo aver guidato la più grande compagnia mineraria al mondo nel settore dei diamanti durante la peggiore delle crisi mondiali. Nei primi sei mesi del 2010 De Beers ha realizzato vendite per 2,9 miliardi di dollari (+74% rispetto al 2009): è il “testamento” di Penny, ha commentato Nicky Oppenheimer, presidente del gruppo De Beers.
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Il gruppo Damiani vuol crescere anche attraverso le licenze. Dopo i marchi fashion Jil Sander, Martin Margiela, Gianfranco Ferré, e dopo i brand “rombanti” Ferrari, Maserati e Ducati, ora nella galleria del gioielliere milanese entra a far parte John Galliano. La partnership con l’eccentrico e flamboyant stilista inglese rinforza dunque la volontà di Damiani di mettere a disposizione dei brand internazionali le sue competenze nell’alta gioielleria ed il proprio network distributivo. Oro in diverse tonalità, diamanti bianchi e neri, peridoto, perle giapponesi, rodocrosite, tormalina rossa, topazio blu, quarzo fumé, onice: elementi e materiali sembrano accostati in modo apparentemente casuale, in realtà rispondono al proverbiale estro pirotecnico di Galliano, uno spirito interpretato dai maestri orafi di Damiani per combinazioni moderne ma dal sapore di un lusso d’altri tempi.
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Uno stupendo archivio, unico nel suo genere, una manna per ricercatori ed appassionati, ed anche per operatori, con il suo centinaio di raccoglitori fitti di documenti, disegni e fotografie dei bolli e dei manufatti divisi per tipologie, con i resoconti di indagini su argenti ed argentieri, con la trentina di schedari con i calchi in cera dei bolli. Un tesoro raccolto da Costantino Bulgari (1889-1973), uno dei due figli di Sotirios Voulgaris, italianizzato in Bulgari, iniziatore di un marchio mito del made in Italy, in oltre mezzo secolo di ricerche su orafi, argentieri e gemmari d’Italia attivi dal Trecento all’Ottocento. Un preziosissima documentazione che Giovanni Raspini ha ricevuto da Anna Bulgari Calissoni, figlia di Costantino (nella foto, rispettivamente il terzo e la seconda da sinistra), e che ha dato adesso in dono all’Università di Siena, sede di Arezzo, che con il suo laboratorio di catalogazione, avrà cura di riordinarlo e digitalizzarlo per poi renderlo disponibile attraverso internet.
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E’ Massimiliano Bonoli, direttore creativo e designer del marchio Mattia Cielo, il designer italiano dell’anno secondo la giuria degli UK Jewellery Awards, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta il 15 luglio scorso al Grosvenor House Hotel a Londra. Già nella short list la scorsa edizione, Bonoli ha fatto breccia nei favori con i gioielli delle collezioni 2010: ‘Ghiaccio’, ‘Iguana’ (nella foto) e ‘Pavone’. “L’obiettivo del mio lavoro è combinare nuovi materiali, come il titanio usato per ‘Ghiaccio’, con i tradizionali processi artigianali, spingendoli oltre i limiti della consuetudine”, ha spiegato Bonoli.
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