“Made in” e manovre di lusso
In settimana ci sono state due notizie di grande rilevanza per il mondo del lusso e dintorni. Vediamo: la prima riguarda l’approvazione del Parlamento europeo del cosiddetto regolamento del “Made in“, e cioè l’obbligatorietà dell’etichettatura sulle merci provenienti da extra Europa, gioielli compresi. Per dire, misura presente anche nella Cina dei falsi e del dumping. Qui invece le logiche iperliberiste – e interessate all’opacità sulle informazioni ai consumatori – dei Paesi del Nord hanno tenuto bloccato l’iter per ben sette anni. Per i Paesi ad alta intensità manifatturiera, l’Italia, hai voglia dunque difendere le produzioni dall’attacco spregiudicato del low cost. Adesso è arrivato il voto del Parlamento: 525 sì contro 49 no (e 44 astenuti). In Italia si è cantato vittoria, e per non farsi mancare nulla lo ha fatto anche chi fa produrre all’estero e chi vende prodotto estero, però… Già però. Perché il via libero definitivo verrà dato solo dal Consiglio Ue e là i giochi si fanno duri anche se la schiacciante maggioranza parlamentare di certo ammorbidirà le posizioni in quanto espressione della “volontà popolare”. La situazione resta fluida, quindi, e non si sa per esempio se dentro il regolamento ci finiranno anche i semilavorati. Detto tutto ciò, non se ne parla prima del 2011: i tempi della politica non coincidono mai con quelli dell’impresa. Proponiamo un regolamento che li sincronizzi?
La secondo notizia ha fatto molto scalpore nei domini del lusso, quello vero. Lvmh si è comperata il 17% del capitale di Hermès. Bernard Arnault, boss di Lvmh, ha detto e ridetto che se ne starà buono col suo investimento, caso mai capitasse l’occasione acquisterebbe ancora: ovvio, non gli crede nessuno. La bulimia dell’uomo è proverbiale, ed anche la scaltrezza: si è portato via quel po’ po’ di roba pagandolo a prezzi di saldo: 80 euro ad azione contro i 176 e rotti della quotazione. Se vendesse, solo di plusvalenza Arnault passerebbe un serenissimo Natale. Ma non vende, anzi compra. C’è chi ha notato delle analogie con il caso Fendi. Ora che Altagamma ha predetto che per il lusso il peggio è alle spalle, ad anzi si cresce, ricomincia la girandola di acquisizioni?










