29 novembre 2010

Damiani migliora i conti

damianisanlorenzoTutti i big del gioiello (come Cartier e Tiffany) sfoderano brillanti bilanci per i primi nove mesi dell’anno. A modo suo anche Damiani migliora la performance (nella foto, anello ‘Paradise’). Nel primo semestre 2010/2011 il fatturato consolidato è stato di 55,5 milioni, -1,5% rispetto al 2009, mentre la perdita netta di periodo passa da 9,5 a 8,5 milioni di euro. A livello retail, Damiani annuncia ricavi nei sei mesi in aumento del 19% per 17,5 milioni. Calano invece le vendite wholesale, -8,6% per 37,9 milioni. Ripartendo il fatturato per aree geografiche, il gioielliere milanese ha perso in Italia (-6,9%), ma guadagnato nelle Americhe (+2,5%), in Giappone (+33,5%) e nel resto del mondo (+14,2%). Nei primi sei mesi del 2010, l’indebitamento netto di Damiani ammonta a 39,4 milioni di euro, immutato rispetto ai 39 milioni di fine marzo, ma in miglioramento rispetto al 2009 (erano 54 milioni).

A che serve la cultura?

scarabeocartier“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Che c’entra Dante Alighieri (Divina Commedia, Inferno, canto ventiseiesimo)? Già, e che c’entra la cultura, oggi oggetto di tagli drastici di bilancio statale in quanto “provate a imbottire un panino con Dante” (Giulio Tremonti dixit)? L’incontro di giovedì scorso alla Triennale di Milano nel quale è stato presentato il volume “Gioielli del Novecento” di Alba Cappellieri (Skira editore, 248 pagg., 70 euro) si è assunto il compito di confutare l’idea dell’inutilità della cultura in tempi francamente poveri di soddisfazioni economiche. Punto di partenza è il libro di Cappellieri, appunto, denso viaggio nel Novecento gioielliero con sostanziosa raccolta iconografica (oltre 340 foto, nella foto, gioiello di Cartier del 1924) e con un saggio sostenuto da un’idea forte e risaputa da chi conosce l’autrice: il pensiero vale più dei materiali usati. Anzi, senza pensiero “il gioiello sarebbe destinato a sparire”, ha detto Franco Cologni, amministratore della Compagnie Financière Richemont. Un secolo intenso, il Novecento, in cui il gioiello ha subito un’enorme evoluzione, passando da prodotto prevalentemente destinato a reali, nobili e borghesi, a “sistema” industriale e di comunicazione con conseguente democratizzazione e dove gli influssi artistici (art nouveau e déco ed altre avanguardie) hanno fatto sì che la gioielleria diventasse una delle più formidabili tra le arti applicate, certo più espressiva ed emozionante di tutti gli altri accessori pur nella sua essenza superflua. Sono stati difatti la curiosità per il nuovo e le (ri)scoperte di stili antichi o esotici filtrati dal pensiero a favorire le innovazioni estetiche e tecniche (come furono ad esempio il platino o l’incassatura invisibile), ancora oggi tenute in grande considerazione in quanto “tradizioni” imprescindibili e solo qualche decade fa giudicate invece fughe in avanti velleitarie. Insomma, della cultura ne è pienamente circonfusa la gioielleria se persino gli indefessi copiatori continuano incosapevolmente a servirsene e a promuoverla. La cultura rende cioè bello il valore dell’oro, dei diamanti e di tutte le altre materie, altrimenti destinate a restare ricche ma senz’anima e tra l’altro non più determinanti per definire un gioiello, almeno sin dagli anni ‘60 (a proposito di evoluzioni). Ricordando, tuttavia, come ha precisato con un occhio all’attualità Luca Buccellati, erede del prestigioso nome che tanto deve ad un ardimentoso uomo di cultura, Gabriele D’Annunzio, e presidente dell’Associazione Orafa Lombarda, che soprattutto è bello quel che si vende. Ma quella è cultura del business, utile certo per imbottirci i panini.

Tag:cultura, libro
26 novembre 2010

La “leva” diamante

diamantiAltro effetto (indesiderato) sul mercato consumer a causa del continuo rincaro dei metalli preziosi. Si viene a sapere che a corto di possibilità di manovra sull’oro, i dettaglianti tendono ad invogliare i consumatori all’acquisto facendo leva sui prezzi del diamante (benché la gemma grezza sia oggetto di regolari, seppur minimi, rincari). Nonostante tutto i consumatori cercano insomma valore e i retailer sono a corto di “argomenti”: i diamanti offrono loro quella discrezionalità economica un tempo appannaggio del metallo. Ovviamente, la tendenza porta con sé negatività immediate: lo scadimento della qualità e un certo lassismo sulla trasparenza dell’origine. Mentre sul breve e lungo periodo il pericolo, a detta di un manager del settore, è ben più subdolo: una volta terminate crisi e speculazioni sul metallo (perché prima poi finiranno entrambe) quale sarà l’immagine del diamante e la percezione che ne avrà in consumatore? Solo una commodity soggetta a mercanteggiamenti? E in tal caso quanto tempo ci vorrà per riportare la pietra al suo abbagliante status di esclusività?

Rosato sul ghiaccio

carolinaHa vinto il Grand Prix del Giappone a Nagoya lo scorso 23 ottobre, battendo in casa la campionessa del mondo e argento olimpico 2010, Mao Asada, il 13 novembre si è classificata terza nel Grand Prix d’America. Grazie ai due risultati Carolina Kostner (nella foto) si è qualificata, unica italiana, per la finale che si terrà in Cina dal 9 al 12 dicembre prossimo. Cosa indosserà per l’occasione? Le collezioni ‘Divina’ e ‘Blossom’ di Rosato. La campionessa di pattinaggio bisserà inoltre la liaison con il marchio aretino all’Ice Christmas Gala che si svolgerà a Milano il 18 dicembre. E per il tempo libero Carolina avrà a disposizione tutta la gamma delle collezioni Rosato: oro e pietre preziose per gli eventi mondani, argento e smalti per le occasioni casual.

24 novembre 2010

Love boat

mscLuna di miele in crociera? Se si sceglie un viaggio MSC Crociere i novelli sposi potranno godere di uno sconto del 10% sull’acquisto di una coppia di fedi Nardelli Gioielli. Grazie infatti all’accordo tra l’azienda orafa e la compagnia di navigazione, due eccellenze campane, è cominciata il 22 novembre e si protrarrà fino al 30 settembre 2011 questa promozione all’insegna del bridal.

Tag:bridal
20 novembre 2010

Il prezzo della crisi

diamondsEcco un’altra notizia sul tema dei prezzi al ribasso o delle occasioni: si legge sul sito news di Rapaport che Gitanjali, la società indiana adesso al centro dell’attenzione per l’acquisto di aziende italiane, sta promuovendo negli Usa attraverso le sue catene retail Samuels Jewelers e Rogers Jewelers e le affiliate Schubach Jewelers e Andrews Jewelers l’operazione natalizia Vow to Wow (un gioco linguistico che si potrebbe tradurre come “la solenne promessa allo stupore”). In che consiste? Nella vendita di diamanti sciolti “ad un prezzo che sarebbe duro trovare più basso a meno che non si voglia andare a cercarseli in miniera”. Il fatto è che avendo verticalizzato il suo business, Gitanjali elimina tutti i passaggi della filiera e dalla taglieria il prodotto finisce direttamente al negozio. In più l’operazione “Vow to Wow” offre un certificato di garanzia fino a 25 mila dollari, cinque anni di finanziamenti senza interessi e un 1% garantito di rivalutazione della pietra. Wow!

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