Implacabili gli svizzeri in fatto di puntualità. Alle 16 in punto è giunto infatti il comunicato di chiusura della fiera di Basilea. I toni sono naturalmente trionfalistici: il dato relativo ai visitatori è di 103.200 presenze (+2,5% rispetto allo scorso anno), con una notevole partecipazione dei media: 3055 giornalisti (+5%), record. Gli espositori sono stati quasi 1900. Il commento del comunicato è tutto fuorchè votato all’understament, recitando: “l’edizione di quest’anno di Baselworld passerà alla storia come il faro che ha illuminato il settore” (ma ricordiamo che qualche anno fa il numero dei visitatori – Basilea non distingue tra operatori e pubblico – fu di 107.000 presenze). Per gli orologi sarà probabilmente così, ma per la gioielleria, in base ai nostri colloqui, il sentimento è più sfumato: meno buyer, di buona qualità e molto ma molto selettivi. L’anno prossimo c’è il rischio neve, la fiera svizzera si terrà infatti dall’8 al 15 marzo. Brrrr…
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Finalmente ufficializzata a Basilea l’acquisizione dei marchi ex DIT Group da parte dell’indiana Gitanjali. Stefan Hafner (nella foto, collier ‘Crochet’ in oro e diamanti), Nouvelle Bague, Io Sì, Porrati entrano ora a far parte della holding Leading Italian Jewels e trovano Valente, marchio proveniente dal polo della gioielleria costituito da Burani, disintegratosi in seguito ai noti rovesci finanziari del gruppo dell’abbigliamento emiliano. Come ha affermato a suo tempo in un’intervista a Vioro Magazine, Mehul Choksi, presidente di Gitanjali, ribadisce la volontà di mantenere a Valenza la produzione e “di avvalersi di creativi italiani per proporre ai mercati internazionali collezioni dalla forte connotazione stilistica”. Nel segno della continuità Blu Srl, la società creata in seguito alla messa in liquidazione di DIT Group e guidata dall’amministratore Stefano Solaro, continua a creare e distribuire i marchi Stefan Hafner, Nouvelle Bague, Io Sì, Porrati. Valente è invece gestito dalla società Giantti Italia.
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Ampiamente previsto: la nostra impressione su un minor dinamismo a Baselworld è smentita dal Daily News di stamattina che apre con il titolo trionfante “Oltre ogni aspettativa”. Ma per adesso occupiamoci d’altro, di stile per esempio. Con buona pace degli stilisti fashion e della nuova purezza che rappresenta una delle tendenze più frequentate, a Basilea la gioielleria (ed anche l’orologeria) conferma la sua ostinazione controcorrente: non è più solo ostentazione, ma ci si spinge ormai verso la spettacolarizzazione del prezioso (nella foto, il pendente ‘Imperatore’ di Palmiero Jewellery Design, lo stesso che apparirà nella copertina del prossimo Vioro Magazine). Il rococò ha la meglio sul minimalismo. E poi c’è anche quella passione per il movimento, per quell’effetto che i francesi definiscono “en tremblant”: dettagli che oscillano, ondeggiano, ruotano, si aprono…
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Alla fine poi è diff
icile dare una lettura di una fiera che sia univoca, fare cioè la sintesi tra i sì e i no, tra le insoddisfazioni e le soddisfazioni, tra ottimismi e pessimismi, tra bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoti. E’ insomma una cosa risaputa: diciamo che Baselworld, che chiude tra due giorni, ribadisce uno schema tradizionale. Intanto, l’impressione è quella di un’affluenza inferiore (che magari sarà smentita dalle cifre ufficiali) e massicciamente concentrata sugli orologi: per loro sì, c’è aria di riscatto (anche se la supervalutazione del franco svizzero è un problema non da poco). Del resto, la fiera svizzera è la loro fiera, tutto il resto è contorno, sia pur di classe. Quindi, la gioielleria è solo l’ancella in attesa di visite e di giorni migliori (ma il traffico alla Hall 3, quelle delle pietre e dei diamanti, è apparso sostenuto). Altra impressione è che in questo mondo turbolento, si muove meglio l’alto di gamma con la richiesta di gioielli dai prezzi decisamente riservati agli happy few, dimostrazione che la separazione tra ricchi e poveri si divarica sempre di più, con i primi disposti a spendere sempre volentieri. Questo è un primo flash da Basilea, ne seguiranno altri.
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Primavera, la stagione “bridal” per eccellenza. Cosa che non poteva lasciare indifferente Polello, specialista autentico del genere, preferibilmente in platino. Per il 2011, Polello amplia infatti il suo catalogo con la nuova collezione ‘Verette’, una serie di anelli realizzati nei tre classici colori dell’oro con pavé di diamanti e caratterizzati da uno speciale effetto “grafico”: a prima vista ci si può ingannare pensando che si tratti di tre fedine unite, ma in realtà è un unico anello la cui parte centrale si apre e all’interno custodisce una frase d’amore. Uno stratagemma opportunamente ideato per consentire al consumatore di personalizzare la veretta scelta. E altrettanto opportunamente brevettato dall’azienda di Mede (Pavia). Soluzione brillante: del resto, l’amore mica è una cosa di serie!
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Se sei lussuoso e non ti lasciano dirlo, come fare? Ecco un bell’esercizio di immaginazione che il governo municipale di Pechino propone ai marchi del luxury mondiale alla conquista dei sempre più spendaccioni consumatori cinesi. La notizia ha già fatto il giro del mondo e mandato in fibrillazione gli uffici marketing e comunicazione, di PR e di pubblicità: probabilmente già da aprile saranno banditi dalla capitale della Repubblica Popolare quei cartelloni pubblicitari che illustrano lusso e stili di vita che nulla hanno a che vedere con le tradizioni cinesi. Secondo l’impagabile frasario programmatico cinese, si tratta di una misura in nome della “armonia sociale“. Traducendo: non far sapere al povero quanto se la spassano i ricchi. Evidentemente, il boom consumistico cinese va di pari passo con l’inasprirsi delle disparità sociali, acuendo tensioni e rivendicazioni. Insomma, gli scaltri vertici politici mettono un freno all’edonismo e alla venerazione dei prodotti stranieri, hai visto mai che il montare della protesta e delle mai gradite manifestazioni di piazza sia sobillato da una pubblicità di Louis Vuitton?
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