Venerdì prossimo, 3 giugno, si inaugura il JCK di Las Vegas collocato nella nuova sede al Mandalay Bay. Anche la partecipazione italiana, organizzata dalla Fiera di Vicenza, si rinnova: debutta il format denominato VICENZAORO Italian Club. Oltre 150 le aziende presenti. A supportare la loro presenza c’è Vioro America, edizione speciale di Vioro Magazine, corollario promozionale nell’ormai apprezzato formato tabloid della partecipazione della Fiera di Vicenza al JCK. Tiratura: 10 mila copie. Come saranno distribuite? Capillarmente, in modo mirato. Ogni stanza d’hotel avrà la sua copia, ogni padiglione, ogni stand. Vioro America non mancherà nei luoghi di ritrovo, nei bar, nei ristoranti… Verranno anche inviate copie a selezionati indirizzi di operatori americani secondo un’accurata mailing list. Con Vioro America ritorna anche il concorso “Scratch and Win” riservato ai buyer che si registreranno al desk del VICENZAORO Italian Club. Questa iniziativa promozionale, omaggio allo spirito “gambling” di Las Vegas (cioè il gioco, il piacevole azzardo), inviterà il buyer/lettore a grattare la sfera d’oro che appare in copertina. I fortunati vincitori (lo scorso anno furono quattro) sono destinati a conquistare un viaggio in Italia. Con visita alla Fiera di Vicenza, naturalmente.
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La lista dei membri del Responsible Jewellery Council (RJC) certificati secondo gli standard della corporate social responsibility stabiliti dallo stesso RJC (rispetto dell’etica, dei diritti umani, dell’ambiente e delle comunità) si allunga progressivamente. Ultimo, prestigioso nome ad aggiungersi è quello di Chanel, maison parigina universalmente nota che ha ottenuto il riconoscimento la settimana scorsa. Chanel produce e distribuisce i suoi orologi dal 1987 (il modello cult è il J12), mentre ha introdotto la collezione di alta gioielleria nel 1993, conservando il carattere dalla prima e unica collezione firmata Coco Chanel nel lontano 1932, la cui realizzazione avviene nei laboratori orafi parigini secondo i crismi della più severa qualità sulle materie prime utilizzate.
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Sostanzialmente riconfermato nella formula adottata lo scorso anno, About J torna nel 2011, programmato dall’8 al 10 settembre. Luogo eletto per l’incontro tra un numero massimo di 25 aziende e 100 buyer stranieri più un numero selezionatissimo di dettaglianti italiani è lo showroom Bisazza, celebre produttore di mosaico di vetro, che si trova a Montecchio, distante pochi chilometri dalla Fiera (nella foto). L’alto di gamma come protagonista, l’eccellenza come comune dominatore. Nella presentazione a VICENZAORO Charm, il direttore Corrado Facco ha inoltre annunciato che nel 2012 About J diventa un format itinerante concentrato esclusivamente nella promozione di aziende e marchi made in Italy e mirato di volta in volta su aree geografiche ben definite.
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Con spazi tematici come l’Inspirational Gallery o l’Officina Creativa o con il talk show inaugurale “Chi ha paura…?”, VICENZAORO Charm ha probabilmente esacerbato i termini della lotta ormai titanica tra alto e basso, tra lusso e accessibilità, tra “vero” e “falso”, tra il concetto di prezzo e quello di valore, anche tra chi insiste nel mantenere tutto in Italia e chi invece non vede alternative nel servirsi di manifatture a basso costo provenienti da altri continenti. E’ chiaro, non se ne esce, ognuno ha le sue buone ragioni per prendere una direzione o il suo contrario. Il Grande Timoniere Mao Tse-Tung sentenziò confucianamente: “grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è ottima”. Più che ottimo, pare invece che oggi lo sgretolarsi accelerato dell’idea che il gioiello debba essere fatto in materiali preziosi abbia motivazioni economiche prima che concettuali, che prevalga la necessità sul pensiero. Altri tempi (appena un decennio fa) quando il connubio plastica + diamanti appariva un vezzo snob. E allora, parafrasando: “grande è l’ibridazione sotto il cielo“. Ma c’è tuttavia chi riesce a trovare in questo contesto occasione per spensierati divertissement, come nel caso della novità presentata a Vicenza da Blue White Group. La società milanese ha creato il marchio Due Punti, colorata deviazione alla sua produzione di alta gioielleria. Si tratta di un anello in silicone su cui è incastonato un brillante da due punti. E l’idea ha incontrato l’incondizionato entusiasmo di un illustre diamantaire, dichiaratosi prontissimo a coglierne le potenzialità commerciali.
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I numeri sono la prima verità di un fatto economico. Quelli relativi a VICENZAORO Charm chiusa ieri indicano un sostanziale pareggio con l’anno precedente: 9337 ingressi (42% operatori esteri, 58% italiani). Chiaro che i numeri non dicono tutta la verità, ed occorre la pazienza e la fatica di inoltrarsi nella serie di opinioni degli espositori, spesso contradditorie, per “costruire” una visione d’insieme, quel numero indica tuttavia un passaggio interlocutorio per il business. Con qualche preoccupazione per il futuro: magari alimentata dal prezzo dell’oro che ieri ha superato i 35 euro/grammo, con il timore dei 40 euro nel breve.
E proprio sul tema della paura la Fiera di Vicenza ha costruito un insistito percorso concettuale perseguendo l’intenzione di fare degli appuntamenti fieristici momento di riflessione e di stimolo al fine di focalizzare l’attenzione su ricerca e design, coordinate ritenute essenziali per rilanciare l’identità del gioiello italiano. Al suo interno con l’Officina Creativa e all’esterno, in pieno centro cittadino, con la mostra “Chi ha paura…?”, famosa collezione raccolta dal designer olandese Gijs Bakker (aperta fino al 21 giugno prossimo). Per il resto la Fiera ha già cominciato l’opera di organizzazione dei padiglioni partendo con il nuovo salone Gemworld al padiglione A e con il restyling del padiglione Internazionale.
Di certo, per niente impauriti del presente come del futuro, sono apparsi gli indiani, tra i protagonisti della manifestazione. Da un lato si è parlato diffusamente in un convegno del mercato indiano, dall’altro hanno preso finalmente corpo acquisizioni e joint venture tra aziende italiane e imprenditori dell’India. La Fiera, insomma, come linea di confine tra il vecchio e il nuovo ordine i cui contorni sono ancora imprevedibili.
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Un’epopea, quella della proposta di legge per regolamentare in Italia il mercato delle gemme, altrimenti un Far West, ancora in misteriosa attesa di approvazione da parte del Parlamento (langue malinconica sin dal 2004), oggetto ieri di un’audizione alla X commissione della Camera dei deputati (attività produttive, commercio, turismo), presieduta dall’onorevole Manuela Dal Lago, già presidente della Fiera di Vicenza, quindi col vantaggio di aver cognizione dei problemi della categoria. Per l’occasione l’Italia orafa si è riunita compatta: una folla. Presenti infatti a Roma Licia Mattioli, neo presidente di Federorafi, Raffaele Maino, presidente di Federpietre, Luciano Bigazzi, presidente di Confartigianato Orafi, Maurizio Colombo, presidente di Unionorafi Confapi, Giuseppe Aquilino, presidente di Confcommercio Federdettaglianti. E poi, Alberto Scarani, consigliere di Assogemme, Paolo Paolillo, coordinatore della commissione gemmologica di Federdettaglianti, e i direttori di Federorafi e Federdettaglianti Stefano De Pascale e Steven Tranquilli. Motivo di tanta partecipazione l’intenzione di ridare slancio all’iter nel frattempo reso complicato da una doppia proposta, quella originale presentata appunto nel 2004 e rivista nel corso delle varie legislature, e di una seconda, più recente. Si tratta insomma di arrivare ad un testo unico che sia finalmente recepito e deliberato dai legislatori. Quattro i principi ispiratori della legge: maggior tutela del consumatore, responsabilità dell’operatore su denominazione e qualità del prodotto, freno alla concorrenza sleale, strumento di tutela della professionalità. Il mondo orafo ha definito l’incontro come un passo importante verso l’approvazione della legge, i politici hanno promesso disponibilità, impegno, attenzione, ascolto. Cose che non si negano mai a nessuno. Per l’approvazione, si vedrà…
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