31 agosto 2011

Eravamo a 1637…

GDT… e poi, dopo la tempesta di Ferragosto (altro che l’uragano Irene), la quotazione dell’oro è schizzata fino a 1913 dollari/oncia per poi correggere a 1816, prezzo odierno. A dieci giorni da VICENZAORO Choice e qualcuno in più da Hong Kong lo scenario è insomma questo. Cioè sostanzialmente invariato da mesi in qua: il prezzo del metallo lievita con ammirevole costanza mettendo nei guai chi con l’oro ci lavora. Unica consolazione è l’apprezzamento dei campionari e degli stock (per chi ne ha), resta certamente il problema a chi vendere e magari una soluzione potrebbero essere i Compro Oro la cui diffusione sul territorio (non solo italiano, a New York perfino i barbieri comprano oro) è al momento inarrestabile.

Ma a comprare oro non ci sono solo i Compro Oro come spiega il Gold Demand Trends del WGC relativo al secondo trimestre del 2011 (con quotazioni ancora “basse”, cioè attorno ai 1500 dollari/oncia). Sono gli indiani e i cinesi ovviamente a sostenere le vendite con tassi di crescita rispettivamente del 25 e del 38%, mentre la crescita media mondiale è stata del 7%, e mettendo insieme ben il 55% della domanda mondiale di gioielli in oro. In totale la domanda mondiale nel trimestre aprile-giugno ha registrato 920 tonnellate di metallo (-17% rispetto al 2010) per un valore di 44,5 miliardi di dollari (+5%, secondo record di sempre, ma a che prezzi!). Per il settore della gioielleria si segnala un aumento globale del 6% rispetto allo scorso anno per 442,5 tonnellate e per un valore di 21,4 miliardi di dollari. A tirare la volta con i “soliti noti” solo il Vietnam, la Turchia e la Russia, mentre tutto il resto del Far e del Middle East è diminuito (con punte di -14% in Giappone e di -16% in Arabia Saudita). In Occidente, purtroppo, le ormai abituali note dolenti: Usa -8%, Italia -15%, Regno Unito -16% E le percentuali si riferiscono ai volumi.

Tag:oro
5 agosto 2011

Alt!

carolalt

Prima delle vacanze, un post tra gossip e business. Arriva dagli Stati Uniti la notizia di Carol Alt (nella foto), top model icona degli anni ‘80 (interpretò anche il personaggio di Marina Ripa di Meana nel film vanziniano “I miei primi 40 anni” e fu due volte la cover girl della mitica Swimsuit Edition di Sports Illustrated) che ha lanciato la sua “True Harmony by Carol Alt”, linea di gioielli realizzati attraverso la  joint venture con la newyorchese Renaissance Jewelry New York. Insomma, la Alt ingrossa una già affollata galleria di celebrity che si dedicano al mondo del gioiello. I prezzi della linea di Carol Alt vanno dai 39,99 ai 499,99 dollari.

Oro, semestrali e lobby made in Italy: qualche appunto dal mese di luglio

liciamattioliIl 7 luglio scorso nell’incontro al Club degli Orafi Neal Meader del GFMS prevedeva per fine 2011 l’oro a 1600 dollari/oncia. Errore. Ha toccato ieri i 1681 dollari e punta decisamente quota 1700. L’ondata di panico diffusasi nelle borse nel torrido luglio si protrae in questo agosto: tutti in cerca di rifugio e all’oro non ci sono alternative, o forse sì, il franco svizzero per esempio, vicino ormai alla parità con l’euro.

Nonostante il progressivo rafforzamento della valuta, il gruppo Swatch ha però dichiarato una semestrale coi fiocchi: fatturato a 3,2 miliardi di franchi svizzeri (+11 % a cambi correnti). Da record anche l’utile netto (579 milioni, +24,5%). Intanto il totale dell’export svizzero di orologi è cresciuto del 19,3% rispetto al 2010 (8,7 miliardi di franchi).

In tema di semestrali, meraviglia la nuova performance di LVMH con fatturato a 10,3 miliardi di euro (+13% ) e utile netto a 1,31 miliardi. Grande contributo arriva dalla divisione orologi e gioielli, quella guidata dal 1 luglio scorso da Francesco Trapani, ex Ad di Bulgari: vendite +27%.

Mentre i colossi e i brand viaggiano a velocità siderali, l’Italia orafa si dibatte nelle difficoltà e continua la sua battaglia per eliminare, o perlomeno lenire, gli effetti nefasti dei dazi doganali e delle barriere non tariffarie non allineati e di quei controlli preventivi e anacronistici che limitano la libera circolazione dei prodotti all’interno dell’Unione Europea. Per non parlare inoltre di quella che viene ormai definita “emergenza credito”, deleteria conseguenza dell’inarrestabile aumento della quotazione dei metalli preziosi (e dei diamanti). L’elezione a nuovo presidente della Federorafi da parte di Licia Mattioli (nella foto) è stata effettivamente una scossa all’azione di lobby. Ed infatti, una nutrita delegazione di rappresentanti delle categorie orafe è stata finalmente ricevuta dai piani alti del Governo, presentando il 21 luglio scorso al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta un dossier che descrive la struttura e le istanze del comparto con la proposta di costituire un tavolo interministeriale che metta a punto una concreta politica settoriale. Proposta accolta, da riverificare nella prima decade di settembre (stando almeno alle promesse fatte). Licia Mattioli, dal canto suo, ha commentato: “dobbiamo far quadrato e mettere in campo tutte le risorse che abbiamo”. Con Licia Mattioli è woman power.

4 agosto 2011

Pandora: -30% nelle vendite, il Ceo lascia

Pandora_OlesenAlé, dimissioni immediate ieri per Mikkel Vendelin Olesen (nella foto), chief executive officer di Pandora, la società danese dallo scorso anno quotata al Nasdaq, celebre per i bracciali componibili. Il motivo? Il repentino deterioramento dei ricavi. Nel secondo trimestre di quest’anno le vendite sono salite del 4% per 266,7 milioni di dollari, ma anno su anno si tratta di una riduzione secca del 30%. L’aumento dei prezzi praticato di recente (+15%) in seguito all’apprezzamento dei metalli ha avuto un impatto negativo sulle vendite dell’azienda in relazione ad un mercato in cui i consumatori sono attentissimi alla spesa. In attesa di un nuovo Ceo, Pandora comunica che sta riconsiderando il suo posizionamento all’interno della categoria “lusso accessibile”. Gli osservatori  più attenti dicono tuttavia che un modello di business basato essenzialmente su un unico prodotto a fronte di una concorrenza agguerrita difficilmente può durare in eterno (e difatti gli stock nei negozi faticano molto a ruotare).

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