31 ottobre 2011

Brasile: il lusso paga dazio

giselebundchenAncora su Altagamma, che la settimana scorsa ha dedicato un convegno al Brasile (nella foto la top model brasiliana Gisele Bundchen) le cui cronache sono state riprese da decina di media su carta e online. Le magnifiche sorti e progressive della più ricca economia del Sud America sono tali da far gridare al miracolo (economico) con una particolare enfasi ai settori del lusso. Cresce la classe media, ma è il numero di milionari (in dollari) a sbalordire: si stima siano almeno 155 mila, più che in India e in Russia. Secondo la ricerca di Bain & Co. i consumi di alta gamma valgono 2,3 miliardi di euro con una crescita mostruosa: +45% all’anno nel periodo 2003-2011. “Non c’è dubbio che il futuro dell’alto di gamma in Brasile sia radioso”, ha detto un ottimista Armando Branchini, segretario generale di Fondazione Altagamma. Ma c’è un ma grosso come un dazio. Resta infatti insoluto l’enorme problema delle tariffe doganali, un macigno per chi vuole esportare, visto che mediamente pesano per il 35%. Un aspetto che già lo scorso anno Vioro Magazine segnalò attraverso un paio di interviste a Giovanni Sacchi, direttore dell’ufficio ICE di San Paolo, e a Hèclinton Santini Henriques, presidente di IBGM (Instituto Brasileiro de Gemas e Metais Preciosos). Ricordiamo cosa dissero rispettivamente a proposito: “Non possiamo definire “problematico” l’ingresso dei prodotti di gioielleria in Brasile. Però è necessario prendere atto che esiste un’imposizione fiscale particolarmente gravosa che fa diventare il gioiello estremamente caro… Per gli operatori del settore esistono difficoltà altrove sconosciute”. Ed ancora: “il consumatore non ha una precisa percezione sulla gioielleria italiana semplicemente perché i gioielli italiani non sono distribuiti nel mercato brasiliano in modo significativo proprio a causa della tassazione, e perciò non sono presenti in Brasile quei marchi italiani che stanno emergendo. Il made in Italy è ben noto presso gli operatori del settore orafo brasiliano, è un loro punto di riferimento, ma questo non vale per il consumatore”. Niente è cambiato negli ultimi 12 mesi e nulla si vede all’orizzonte. Forse ha ragione Stefano Micelli, docente universitario e autore del libro “Futuro artigiano”, quando dice che se gli italiani si fossero mossi per tempo, diciamo almeno dieci anni fa, forti anche della vicinanza linguistica e culturale delle numerose comunità di italiani emigrate nel Brasile, oggi magari faremmo altri discorsi.

Tag:export, Vioro
30 ottobre 2011

Politica in ascolto

gianni letta orafiEra famoso quel carosello – quindi parecchie ere geologiche fa – intitolato “Gli incontentabili”: una famiglia di consumatori a cui non andava mai bene niente, eccetto, naturalmente, la marca di elettrodomestici reclamizzata. Ritorna in mente quella pubblicità antica leggendo il comunicato relativo all’incontro tra il settore orafo e il Governo rappresentato dal Sottosegretario Gianni Letta. “Soddisfatti, anche se…“. Già, si voleva il tutto e subito, o perlomeno qualcosa, ed invece si è ancora nella fase dei “semplici impegni”: i tempi della politica e dell’impresa non coincidono mai. Eppure va annotato un deciso cambio di marcia nei rapporti tra imprenditoria orafa e politica, non fosse altro per il diretto interessamento da parte di una figura di spicco dell’Esecutivo, Gianni Letta appunto (”apprezzato regista”), e per la sua capacità di mantenere la parola data. Alla fine del primo incontro conoscitivo a palazzo Chigi del luglio scorso ci si era dati appuntamento dopo 90 giorni, e 90 giorni son stati; serviti a raccogliere e fornire informazioni, anche a riattivare l’interesse delle istituzioni verso un comparto, quello orafo, trascurato anche per una sua tenace vocazione al riserbo (definitivamente accantonata?). Nell’incontro della settimana scorsa si è parlato dello scibile orafo – dazi doganali, costituzione del fondo nazionale di garanzia, defiscalizzazione delle attività di ricerca e sviluppo, sorveglianza in materia di frode, concorrenza sleale, promozione all’estero, attività educativa, tracciabilità dei pagamenti, accelerazione dell’approvazione delle normative di settore in materia di marchi e titoli e di gemmologia. Volendo, la politica qualcosa per accogliere le richieste lo trova di certo. Staremo a vedere, ma i presupposti sembrano migliorati. Va inoltre annotato che, per dirla con le parole di Licia Mattioli, presidente di Federorafi (con lei all’incontro Giuseppe Aquilino, presidente Federdettaglianti, Maurizio Colombo, presidente Unionorafi-Confapi, Luciano Bigazzi, Confartigianato Orafi, e un esponente di C.N.A. in sostituzione del presidente degli orafi, Aurelio Franchi) “se il settore non avesse scelto la strada dell’unione incontri del genere non sarebbero stati possibili e il comparto orafo italiano probabilmente si sarebbe negato occasioni di trovare importanti sponde politiche e tecniche per cercare di risolvere i suoi tanti problemi”. Ci voleva una donna a farlo?

28 ottobre 2011

Un etrusco a London

akeloCelebra i suoi 25 anni di carriera nel prestigio di Bentley & Skinner, una tra le gioiellerie più famose di Londra. Andrea Cagnetti, in arte Akelo, è infatti ospite di quella gioielleria che forniva gioielli alla famiglia reale inglese durante il regno della regina Vittoria con la mostra personale “25 Years”, dal 2 al 19 novembre prossimi. Bel riconoscimento per Akelo, maestro orafo di talento che con ammirevole coerenza crea gioielli e oggetti d’oro – sono solo pezzi unici – in uno stile etrusco, abilmente messo a punto dopo decenni di studi e di sperimentazioni delle più antiche tecniche orafe. Non si tratta, tuttavia, di repliche, ma di interpretazioni originali e personali secondo una sensibilità contemporanea: “sebbene affondi le sue radici nel passato, l’arte di Akelo non va confusa con quella dei suoi antenati, da cui si differenzia per molti aspetti. Piuttosto, le sue creazioni senza tempo si inseriscono armoniosamente nella storia dell’uomo e della civiltà”, spiega infatti Mary Pixley, curatrice di arte europea e americana al Museum of Art and Archaeology in Columbia, Missouri, che ha scritto il catalogo e organizzato la mostra itinerante dell’artista negli Usa: “The Voyage of a Contemporary Italian Goldsmith in the Classical World: Golden Treasures by Akelo”. Un’operazione, quella di Akelo, di altissimo valore culturale che celebra l’arte orafa italica la cui origine risale a molti secoli prima che si affermasse nel mondo il concetto qualitativo di made in Italy. L’operazione di Akelo è insomma una lodevole testimonianza di quanto siano profonde le nostre radici tecniche e formali.

25 ottobre 2011

Lusso?!

pradaPer maliziosa concidenza è successo che mentre pubblicavamo il post precedente sul lusso, molti siti si dedicavano con enfasi alla notizia della nuova collezione di bijoux (più di qualcuno li ha definiti gioielli) firmati Prada: pelle, coccodrillo, gemme colorate e pietre dure (quali?), tessuti e boccioli di rosa trompe-l’oeil in resina e cristalli sono gli ingredienti di questa linea disponibile tra pochi giorni nei negozi della griffe milanese. Materiale per alimentare il dibattito (anche polemico) su che cos’è il lusso ce n’è in abbondanza. Fatto sta che i ricavi di questa linea (lussuosa oppure no?) andranno ad ingrassare il fatturato di Prada, ingrassando a sua volta le performance del settore lusso industrializzato monitorato da Altagamma.

Tag:lusso

Quel che il lusso dice

louisvuittonQualche anno fa le aziende del lusso fuggivano a gambe levate dal concetto di lusso, tanto  era inflazionato ed ingannevole: il lusso non si negava a nessuno, era diventato democratico, accessibile. Più lusso per tutti, insomma. Per distinguersi, c’è stato chi ha sostituito la parola lusso con eccellenza, mettendosi al riparo da inappropriati equivoci. Stando ad una rassegna stampa grossa così, oggi il lusso si è preso una sonora rivincita con una forza capace di contrastare qualsiasi ciclo economico. Giusto lunedì scorso la Fondazione Altagamma ha presentato i dati consuntivi 2010 e preliminari 2011 dai quali emerge nella eloquenza delle cifre che il lusso tira forte (presi come riferimento i bilanci 2010 di 67 imprese internazionali e quotate della moda e del lusso con fatturato sopra i 200 milioni di euro). In base a questi dati Altagamma specifica: “non è provvisoria la ripresa del lusso”. E i media di ogni tipo ne hanno dato naturalmente ampio risalto. Il +10,9% in valore  registrato nelle vendite nel 2010 (dopo un -5,3% nel 2009) è destinato a essere confermato, se non addirittura superato quest’anno, e per il 2012 Altagamma Consensus prevede balzi in avanti per tutte le categorie, trainati dai settori pelletteria e gioielli e orologi, il cosiddetto hard luxury. E tanto per dire, nel bilancio semestrale di LVMH (fatturato +13%, 10,3 miliardi di euro) un bel contributo arriva da orologi e gioielli, con crescita dei ricavi del 27% (576 milioni), molto sopra la media. Ora, se un marziano arrivasse sulla terra oggi e leggesse le cifre di Altagamma, penserebbe che l’intero settore della gioielleria stia godendo di ottima salute. Operatori e insider sanno che non è così, anzi. Quel che appare evidente, invece, visti i dati e ascoltati i commenti, è che il lusso non solo funziona alla grande, ma agisce e prospera in una dimensione a sé, svincolata da tutto il resto. Quasi che la figura geometrica della clessidra, attraverso cui si rappresenta il mercato attuale con le fasce medie praticamente annullate, si fosse scissa in due triangoli, ognuno con vita e dinamiche proprie. Armando Branchini, segretario generale di Altagamma, specifica infatti: “le imprese del branded mass market e di retailer risultano meno performanti rispetto alle imprese dell’alto di gamma”. E pazienza se qualcuno eccepisce (anche giustamente) che dentro le collezioni dei brand del lusso trovano posto prodotti che di lussuoso (nei materiali, nel prezzo) hanno ben poco: si percepisce che la forza di questi brand sta anche nell’evocare il lusso, di essersi fatti sinonimo del concetto stesso e di arricchirsi anche grazie a “politiche aziendali caratterizzate dalla ricerca dell’efficienza operativa e da una più attenta gestione del capitale circolante”, come spiega Altagamma. Prima che sfarzo, esclusività, privilegio, il lusso è imprenditoria.

Tag:lusso
19 ottobre 2011

Tilda con il Tango

tilda swintonTanta Hollywood e tante celebrities ieri sera a Milano alla presentazione mondiale del Vertu Constellation, il touch screen di Vertu, marchio di telefonini premium che fa capo a Nokia. Tra i presenti Uma Thurman, Michelle Yeoh e Tilda Swinton (nella foto). L’attrice inglese ha sfoggiato per l’occasione un anello Pomellato Tango in oro rosa con quarzo fumé e diamanti brown.

pomellato tango

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