29 novembre 2011

In jewelers we don’t trust

gioielliereDella serie: notizia curiosa della settimana. Si viene a sapere dalla newsletter dell’Israel Diamond Institute che in occasione di una recente conferenza del GIA, Ken Royal, manager senior dell’istituto americano di ricerca Gallup (e il nome dice tutto), ha presentato un’indagine sul livello di fiducia che l’opinione pubblica statunitense nutre nei confronti delle categorie professionali. Se i pompieri sono al primo posto (il loro ruolo nella tragedia dell’11 settembre 2001 è una formidabile rendita di posizione), i gioiellieri si trovano invece al fondo della classifica a pari merito con gli avvocati, categoria che tradizionalmente non gode di particolari favori negli Usa. Dopo di loro solo i meccanici e i lobbisti. Chiaro, il cattivo responso è un campanello d’allarme per un settore, specie quello dei diamanti, che in questi anni ha speso moltissime energie per rinsaldare la fiducia dei consumatori. Chissà quale risultato darebbe una simile ricerca in Italia.

28 novembre 2011

Damiani: bilancio in miglioramento

LUXURY-DAMIANI/E’ assodato che quelli del lusso vanno in controtendenza. Anche il Gruppo Damiani ha messo a segno un primo semestre 2011/2012 non disprezzabile: i ricavi sono saliti a 61,2 milioni di euro contro i 55,5 milioni precedenti, +10,4%. Certo, resta il rosso per le voci più importanti del bilancio, ma il miglioramento è evidente. Negativo è il margine operativo lordo a –3,3 milioni di euro, meglio dei – 4,8 milioni dello scorso anno. Le perdite ammontano invece a 7,2 milioni di euro, erano però a  8,5 milioni. La performance è giudicata buona da Guido Grassi Damiani (nella foto), presidente e Ad del Gruppo, “grazie soprattutto agli ottimi risultati ottenuti nel canale retail sia nelle boutique monomarca Damiani italiane ed estere sia nei negozi multimarca Rocca”. C’è poco da aggiungere: lusso e retail di proprietà si confermano binomio vincente.

24 novembre 2011

Happy Thanksgiving

tacchinoPer tutto il mondo oggi è un giovedì come un altro. Per gli Stati Uniti è invece la festa del Thanksgiving (piatto tradizionale, il tacchino). Di fatto la festività nazionale che inaugura la stagione natalizia. Domani è infatti il fatidico Black Friday, giorno dedicato agli acquisti fin dalle prime luci dell’alba e stando alla National Retail Federation 74 milioni di consumatori, il 33% del totale, si sono dichiarati “certi” di fare compere per l’occasione. Insomma, a dispetto dei dati macroeconomici, si respira cauto ottimismo considerato anche che le vendite nel periodo novembre-dicembre sono stimate a 465,6 miliardi di dollari, +2,8% rispetto al 2010. Dall’indagine emerge inoltre che saranno particolarmente gratificati i retailer che hanno puntato sui social network (Facebook e Twitter) e su siti destinati ai gruppi d’acquisto come Groupon. Come si segnala da più parti, c’è anche da considerare che i consumatori sono particolarmente allettati da un’azione di forti sconti.

Tag:mercato
22 novembre 2011

La fredda estate del dettaglio Italia

old jewelleryQuel che in molti già sospettavano, ora trova conferma nella rilevazione che Federdettaglianti ha pubblicato sull’andamento del mercato al dettaglio in Italia nel periodo compreso tra maggio e agosto. Contrariamente al clima, è stato un periodo freddissimo: lo dice l’elaborazione delle risposte di 258 dettaglianti, un campione molto rappresentativo ai fini statistici della distribuzione sul territorio nazionale. E merito va dato alla Federazione della continuità e della puntualità con cui conduce queste indagini. Quel che in aprile sembrava un anno in recupero, appare invece essere nuovamente interlocutorio, come i precedenti. “Non ci sono margini di interpretazione”, commenta infatti la Federazione nel suo comunicato. E dunque: per il 39% degli intervistati le vendite sono diminuite fra il 5 e il 10% rispetto al primo quadrimestre, per il 13% fra l’11 e il 20%, e per il 14% fra il 21 ed il 30%. Se ne deduce che solo il restante e minoritario 34% del campione abbia dichiarato affari stabili o addirittura in crescita.

Nella generale diminuzione delle vendite nessuna merceologia è stata risparmiata, con particolari difficoltà per l’oreficeria a peso, l’oreficeria firmata e per gli argenti per la casa. Hanno retto meglio la gioielleria firmata (per il 42% non vi sono state flessioni) e i gioielli in argento (per il 20% degli intervistati c’è stato addirittura un aumento tra il 5% ed il 20%).

Oltre alla crisi economica che affligge il dettaglio di ogni genere, la categoria dei gioieliieri individua tra le cause di questo ennesimo stop il sistema di tracciabilità dei pagamenti e l’introduzione dello “spesometro”, entrato in vigore  il 1 luglio scorso, l’aumento del prezzo dell’oro, la turbativa di mercato causata dal proliferare dei Compro Oro. Anche il cambiamento delle abitudini e delle attitudini d’acquisto è compreso tra le variabili che influenzano negativamente le vendite. Ma ci si chiede: è possibile ancora oggi lamentarsi del fatto che matrimoni, cresime e comunioni non costituiscano più una ragione per recarsi in gioielleria? Non sarà il caso di farla finita con la nostalgia e farsi venire nuove idee interessanti e stimolanti come fanno gli altri settori?

Aucella nell’App

aucellaProsegue il percorso evolutivo di Aucella. La collezione di bracciali in pelle colorate e applicazioni di cammei o corallo o pietre ‘Paint Your Life’, firmata con il brand 925ByAucella, ha dato nuovo slancio all’azienda di Torre del Greco soprattutto verso segmenti di consumo più giovani e più inclini a concetti modaioli. E’ pensando probabilmente a questi target che Aucella sperimenta ora nuove modalità di comunicazione. Da metà novembre è disponibile gratuitamente nell’Apple Store l’applicazione Aucella, sia per iPhone che per iPad. Informazioni storiche sull’azienda, immagini, ed ampio spazio dedicato proprio alla collezione ‘Paint Your Life’: grazie all’interattività gli utenti hanno la possibilità di comporre il bracciale a piacere.

20 novembre 2011

La svolta è di moda

miu miuTrentacinque giorni a Natale. In attesa dei panettoni, i magazine patinati e i quotidiani si riempiono di provvidenziale pubblicità “specializzata”: rasoi, cosmetici e profumi, orologi, gioielli. Si prepara l’abbuffata confidando in un sussulto consumistico del consumer. Ad occhio però gli investimenti dei gioiellieri languono, si notano tuttavia delle new entry di spessore: grandi marchi della moda puntano convintamente su un genere fin qui trascurato (nella foto, l’immagine pubblicitaria dei gioielli Miu Miu), tutt’al più considerato solo in occasione delle sfilate. Inutile indagare sulla consistenza materiale del prodotto, si reclamizzano gioielli, e tanto basta: è il mercato, baby (e nemmeno un gioielliere appartenente alla “nobiltà” come Gianni Bulgari, intervistato per il prossimo numero di Vioro Magazine, si dichiara scandalizzato del fatto). Arrivano loro, quindi. E torna in mente la profezia che il giornalista Gianni Roggini, acuto osservatore delle cose orafe, fece qualche stagione fa quando le avanguardie della moda cominciavano l’avvicinamento al settore. Tra l’entusiasmo generale, tra l’attesa ottimistica di uno slancio anche remunerativo portato dalla moda, Roggini scrisse: “e se invece dei nostri, arrivassero i loro?”

Il fatto è che si addensa il sospetto che il settore del gioiello abbia imboccato un’altra curva a gomito, un’altra svolta strutturale. Tanto significativa come quella di una decina di anni fa, quando cominciò l’aspro processo della selezione. Adesso, probabilmente, si sta inverando la previsione che Chiara Pomarici, senior consultant di Bain & Co, annunciò a Vioro Magazine nel 2007: “cambieranno gli equilibri con i brand che saliranno fino al 50% del mercato”. Un sisma di sconvolgenti proporzioni, visto che appena cinque anni fa i brand valevano solo 12 miliardi di euro sui 125 del fatturato globale della gioielleria (ancora secondo Bain & Co). Avendo fallito il tentativo di creare i brand “al suo interno”, salvo casi eccezionali e salvo i nomi storici di indistruttibile prestigio che conquistano quote su quote imperturbabili alla recessione e alle insidie dei nuovi mercati (e le recenti trimestrali o semestrali testimoniano il dominio assoluto di questi big), il settore orafo sta subendo anche l’invasione dall’esterno. E puntualmente Il Sole 24 Ore annota: “da qualche tempo i marchi della moda sembrano fatalmente attratti dal mondo della gioielleria… La scelta ha una sua valenza commerciale e strategica: secondo le ultime previsioni Bain & Co, nel 2011 il settore del gioiello sarà tra i meglio performanti del lusso, con una crescita globale del 15%”. Quando ci si è finalmente accorti che di unbranded erano rimasti i gioielli, quelli della moda, come la natura, sono corsi a riempire il vuoto.

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