Essenza e insieme “limite” della gioielleria (per via delle quotazioni impazzite, delle imposizioni tariffarie, della moda), l’oro resta al centro dei pensieri e nelle azioni degli orafi benché ci si ingegni a metterne in discussione la sua forza simbolica con succedanei, i cosiddetti materiali alternativi, deputati a riflettere la contemporaneità dell’ornamento (diciamo meglio: la sua accessibilità). Di oro, ovviamente, si è parlato molto a VICENZAORO Winter la settimana scorsa. In particolare, di esportazioni in Cina e di una nuova lega da 1 Kt di oro.
E’ noto che l’ingresso in Cina di gioielli in oro stranieri è reso proibitivo dal dazio (20%) e da altre tasse. In Fiera la società di Pechino Jingyi Gold Co., essendo l’unica autorizzata dal Governo, si è proposta come intermediario tra il mondo della produzione italiana e il mercato cinese. In pratica, Jingyi esporta in Italia oro fino cinese che sarà trasformato in catene e gioielli a loro volta esportati in Cina e su cui si pagherà dazio solo sulla manifattura. Oro cinese in conto lavorazione, insomma. Ovviamente, Jingyi Gold si occupa del metallo, il contatto e i rapporti con la clientela cinese sono affar dell’azienda italiana. C’è già qualcuno che lavora sfruttando questo canale e c’è chi invece ne diffida in base a esperienze dirette col mercato orientale. Come si dice: ai posteri… ma l’idea è che si tratti di un’altra, piccola apertura verso una maggior libertà commerciale.
Secondo l’autore, l’orafo vicentino Mario Garfarino, è un’innovazione che promette di “rivoluzionare gli standard produttivi”. 1Kt One Karat Gold è la lega di metalli brevettata che contiene un carato d’oro, ovvero una percentuale di 4,167, perfettamente ricuperabile. Presentata in anteprima mondiale a VICENZAORO Winter (nella foto Lapresse), 1Kt One Karat Gold ha buona resistenza all’ossidazione, all’inquinamento e alla traspirazione, brillantezza e facilità di lavorazione. Ha un peso inferiore di circa il 40% rispetto all’oro 18 Kt, una leggerezza che consente la produzione di gioielli con forme e volumi importanti con una lavorabilità - microfusione o lavorazione meccanica – superiore a leghe con più alto contenuto d’oro. Dati i tempi e la prepotenza della finanza, ci si accontenta del profumo…
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Si celebra oggi il Capodanno cinese, si entra nell’anno del drago, evento già anticipato dalla copertina di Vioro Magazine con gli splendidi gioielli-scultura di Palmiero Jewellery Design in oro con pavé di diamanti fancy colour e zaffiri multicolore (nella foto). Secondo lo zodiaco cinese il drago simboleggia forza e buona sorte. Ad occhio e croce nel 2012 ne avremo tanto bisogno. Intanto è stato stimato dalle autorità che per la festività arriveranno a Hong Kong 7,3 milioni di turisti provenienti dalla Cina continentale. Il loro scopo è ben preciso: shopping. Anche perché a Hong Kong le tasse sul lusso non ci sono.
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Nei giorni di VICENZAORO Winter è uscita sui quotidiani nazionali la lista dei redditi dichiarati dai soggetti che applicano gli studi di settore nel 2010. Ovviamente, tra le categorie comprese compare quella degli orafi (che mediamente denunciano al fisco circa 12 mila euro). Arriva oggi un comunicato da parte di Federorafi che per voce del suo presidente Licia Mattioli (nella foto) mette i puntini sulle i. “E’ necessario distinguere – recita il testo – tra il commercio al dettaglio e il comparto produttivo. Sul fronte della produzione le cifre sono lo specchio della crisi che ha colpito il settore dai primi anni 2000, acuitasi negli ultimi tempi. Dal 2005 al 2010 le quantità di oro lavorate dalle imprese Italiane sono scese del -58%. Nel 2001 trasformavamo in gioielli quasi 500 tonnellate di oro, nel 2010 116 tonnellate. E’ stata quindi inevitabile la contrazione della produzione, addetti e imprese. Molte aziende hanno avuto perdite e alcune sono state interessate anche a procedure concorsuali o di ristrutturazione debitoria; nello stesso periodo le ore autorizzate di cassa integrazione sono state nell’ordine di diversi milioni. Tutto questo in un contesto internazionale aggressivo, spesso sleale e iperprotetto da dazi e barriere non doganali nonché iperaiutato da incentivi e aiuti governativi, mentre in Italia da sette mesi non esiste più l’ICE, l’ente dedicato ad aiutare le imprese, soprattutto PMI, nell’internazionalizzazione, i costi di produzione e finanziari, per le difficoltà di accesso al credito, sono cresciuti esponenzialmente così come il prezzo delle nostre materie prime preziose che negli ultimi due anni è aumentato del +60% (oro), del +142% (argento) e del +41% (platino). Sempre in merito agli studi di settore, nel precisare che si applicano ad aziende di produzione che si trovano sotto i (5 milioni di euro di ricavi, occorre ricordare che per la tipicità del settore (in media 5 dipendenti per azienda) c’è anche una sostanziale sovrapposizione della figura dell’imprenditore con quella dell’amministratore, remunerato dall’impresa per la sua attività, il cui costo è quindi compreso tra quelli dichiarati. Per evitare un’indiscriminata, dannosa e generalizzata “caccia alle streghe” bisogna quindi leggere bene i numeri. L’evasione va combattuta e l’Agenzia delle Entrate ha i mezzi e le competenze per affrontarla all’interno però di un contesto di regole fiscali chiare, certe, non vessatorie e, soprattutto, armonizzate almeno a livello dei 27 Paesi dell’Unione Europea per non creare ulteriori discriminazioni per i gioielli made in Italy”.
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Come un pavé di pietre multicolori in gradazione, di quelli cangianti e ricchi di sfumature. Ecco: VICENZAORO Winter (nella foto Lapresse, un’immagine dell’opening inaugurale), il suo esito finale, assomiglia ad uno di questi pavé. Dentro la Fiera di gennaio si è insomma verificata l’ormai abituale asimmetria dei giudizi e delle performance, con differenze anche sostanziali, altro che sfumature. Un’unica valutazione comune: l’affluenza. I giudizi delle aziende si allineano insomma ai dati comunicati dalla Fiera di Vicenza, circa 7.500 le presenze straniere, 8.650 quelle italiane. Il che significa un aumento complessivo dei buyer provenienti dall’estero in compensazione a defezioni significative, del tutto prevedibili considerata la debole stagione delle vendite natalizie, dall’Italia e dall’Europa occidentale. Il dato finale di sostanziale tenuta dei presenti va quindi addebitato a mercati come il Brasile, la Russia, i paesi dell’Europa Centro-Orientale, dell’area del Golfo secondo un’evidente mutazione geografica dei mercati di sbocco del made in Italy orafo e dell’intera offerta della Fiera stessa. Pur modificando le rotte e aggirando ostacoli di varia natura tariffaria, oggi più di ieri l’export è insomma il traino essenziale delle produzioni. Fortunamente ci sono economie che corrono ancora e che corrono ancora volentieri in gioielleria (per dire: pare che in Italia la soglia d’acquisto, il cosiddetto price point, non va al di là dei 250 euro). E la prova più evidente sta nell’andamento addirittura spumeggiante avuto dal salone T-GOLD: macchine avanti tutta! E anche là stranieri a migliaia.
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Poche ore ancora all’inaugurazione di domani di VICENZAORO Winter. Nel frattempo questa sera c’è una magnifica anteprima con la vernice della mostra dedicata ai gioielli di Afra e Tobia Scarpa che la Fiera di Vicenza ha organizzato a palazzo Bonin Longare, nel centro cittadino, per ricordare Afra Bianchin Scarpa, scomparsa il 30 luglio scorso. E’ un evento di grande rilievo culturale che onora un nome inciso nella storia della cultura artistica veneta, raccogliendo 72 gioielli, piccole architetture pensate e costruite per adornare il corpo, e relativi disegni realizzati tra il 1970 e il 2011 (1970-2000 Afra e Tobia Scarpa, dal 2000 Tobia Scarpa) per la SanLorenzo, celeberrima azienda che ha introdotto il concetto di design al gioiello. La mostra è un excursus storico in cui si intrecciano diverse storie e in cui vi si legge l’evoluzione del gusto degli ultimi 30 anni, cogliendo il legame tra gioiello e design come condivisione di un metodo. Un prologo di VICENZAORO Winter di altissimo livello, ottimo incipit per una manifestazione che ci si augura all’altezza di tanto genio.
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Passion Topaz, Plastic Presetting, Marcasite Rose Cut, Zirconia… Pietre naturali oppure create dall’abilità tecnica e inventiva di Swarovski Gems rilanciano nel mondo l’arte del gioiello. Per la prima volta a VICENZAORO Winter, il brand austriaco garantisce qualità assolute con la forza del suo prestigio. Insomma, la sua presenza a Vicenza è uno dei clou di gennaio. In un irresistibile crescendo le sue gemme occupano infatti i primi posti nei campi più disparati della fashion: occhiali, orologi, lifestyle, abbigliamento, elettronica. E naturalmente gioielli. Proverbiale precisione artistica del taglio, disponibilità di quantità e qualità, uniformità nei colori… E’ lo stile della Casa, ma punti alti nell’evoluzione gioielliera li troviamo nell’assortimento di tagli, dimensioni, colori di “Passion Topaz” ottenuto attraverso un processo brevettato nel rispetto rigoroso di ogni regola ambientale ed etica, formidabile alternativa ai topazi colorati per irradiazione. Oppure con la Marcasite Rose Cut, taglio corona a 24 faccette, una prova di artistica tecnicalità. Ed infine l’altra innovazione per il 2012, il Plastic Presetting: in una capsula di plastica colorata è incastonata una pietra a taglio tondo di 2,5 mm (naturale o creata in laboratorio) per un uso molto facile e creativo: un altro colpo di genio.
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