Abbasso i dazi. Colloquio con Antonio Zucchi, presidente di Federorafi
E’ passato tranquillo, quasi inosservato, votato dal Congresso degli Usa senza traumi: parliamo di un recente emendamento sulla legge doganale. E’ una buona notizia, ma la strada è ancora lunga e complicata: l’obiettivo italiano è finalmente convincere gli Stati Uniti a calcorare il dazio del 5,5% solo sul valore aggiunto della manifattura e non più anche sul valore dell’oro in quanto materia prima. Antonio Zucchi, presidente di Federorafi, fa quindi il punto sull’operazione “Abbasso i dazi”. Che – di fronte alla crisi dei consumi statunitensi – mira a recuperare sezioni di mercato un tempo nostro appannaggio. La campagna antidazi raccoglie consensi dalle categorie orafe italiane (la Consulta Nazionale dei Produttori è stata la promotrice dell’iniziativa), dall’ICE, dalle “regioni orafe” (Toscana, Veneto e recentemente Piemonte), da enti locali aretini (Provincia, Comune e Camera di Commercio) e vicentini (Camera di Commercio) e alcuni istituti bancari. Un po’ meno dai produttori americani, la cui azione di lobby contrasta il parere favorevole già espresso da diversi e prestigiosi distributori Usa.
Presidente Zucchi, prevede che si arriverà rapidamente al dazio Usa applicato solo sul valore aggiunto di tutta l’oreficeria e gioielleria?
Il successo si profila combattuto, i produttori americani non mancheranno di far sentire la loro opposizione: facile previsione del resto perché ogni categoria produttrice tende a proteggere se stessa cercando di ottenere disposizioni che ostacolano la concorrenza proveniente da altri paesi. Ci prepariamo quindi ad affrontare una specie di “rivolta” dei produttori americani, rivolta nel senso di dura azione di lobby contraria.
Come intendete affrontarla?
Collochiamo le nostre ragioni nel quadro di una generale rinegoziazione di tutti i dazi mondiali e quindi per liberalizzare l’accesso dei gioielli anche su quei mercati, quali la Cina, l’India, ecc., oggi inavvicinabili per i prodotti delle economie occidentali. Questo è un obiettivo condiviso dai colleghi statunitensi. I tempi tecnici e politici del Wto sono maturi per rivedere il regime di molti balzelli che intralciano il trade globale.
Tempi politici?
Si capisce, una battaglia molto politica è quella della totale eliminazione dei dazi d’importazione, in questo caso tra Europa e Usa, ma non solo. Oggi le trattative avvengono a livello multisettoriale e multilaterale nell’ambito dei round dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Il Doha Round è la negoziazione attualmente in atto ma se si concluderà (elezioni americane permettendo), nella migliore delle ipotesi, sarà penalizzante per i settori manifatturieri, nel senso che le riduzioni delle aliquote saranno più forti nei paesi sviluppati e più leggere in quelli di recente industrializzazione o in via di sviluppo. Da qui la necessità di provare ad avviare, sempre in ambito WTO, un’iniziativa per una liberalizzazione totale settoriale, ovvero per quei comparti che riusciranno a raccogliere il consenso di tanti Paesi da rappresentare almeno il 90% (“massa critica”) delle quote di export. Il nostro settore è sulla buona strada, la Commissione Europea si è attivata per sostenere la trattativa settoriale per la “gioielleria”. Stati Uniti e altri importanti Paesi sembrano d’accordo. Tra qualche mese sapremo se la “massa critica” è stata raggiunta e quindi se si potrà avviare la negoziazione per abbattere completamente i dazi a livello mondiale.
L’attesa vale anche per “l’esenzione parziale”, cioè i dazi sulla sola manifattura?
No, questa iniziativa dovrebbe andare il porto entro l’anno, ma bisogna organizzarci.
Caccia di alleanze, allora.
A tutto campo. L’operazione “Abbasso i Dazi” è emblematica. Grazie alle alleanze prima citate, siamo riusciti ad avviare l’iniziativa che inizialmente aveva una percentuale di successo pari all’8%. In giugno eravamo già saliti al 40%. Poi siamo ulteriormente cresciuti. Ecco cosa significa fare “Sistema”.
All’estero che alleati abbiamo?
Importanti operatori statunitensi appoggiano le istanze italiane e comunicano la loro posizione al Congresso tramite quei deputati che ne rappresentano opinioni e interessi. Sono gruppi che è bene rafforzare per farli diventare lobby più organizzate, attività lecitissime e previste dalla legislazione americana. Rafforzando queste lobby, le chance a noi favorevoli aumentano.
Antonio Zucchi è stato riconfermato lo scorso 26 giugno presidente di Federorafi per il triennio 2008-2010. Zucchi ha sottolineato l’importanza dell’incremento della base associativa della Federazione (da 250 a più di 800 aziende, grazie anche ai recenti accordi con AOV, Associazione Argentieri di Macerata e Platinum Guild, a cui si aggiungeranno in futuro Assogemme e Federpietre come soci aggregati), individuando tre macro aree d’intervento per il futuro: potenziare le azioni per rendere più accessibili i mercati internazionali; nuovi strumenti finanziari per le imprese; maggiore presenza nelle iniziative di promozione, a partire dalle manifestazioni fieristiche.





