3 febbraio 2012

Made in Italy etico e competitivo. Il progetto del Ministero dello Sviluppo Economico

Responsabilità sociale d’impresa come vantaggio competitivo, rafforzando allo stesso tempo l’immagine dell’Italia come soggetto propulsore di iniziative e comportamenti sostenibili e vincenti. E’ lo scopo che si prefigge il Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale per la Politica Industriale e la Competitività – avviando il progetto, tramite il Centro Studi BilanciaRSI, che promuove programmi e politiche di responsabilità sociale d’impresa nelle aziende orafe. Tema di grande attualità, oggetto di molte iniziative lungo la filiera orafa (ponendo il settore all’avanguardia nel rispetto dei diritti civili e ambientali) con l’obiettivo di promuovere la competitività attraverso la creazione di fiducia tra imprese e consumatori, trova dunque una nuova sponda nel Ministero dello Sviluppo Economico che ha l’intenzione di realizzare una serie di attività allo scopo di incentivare le imprese italiane del settore a conoscere ed adottare prassi di gestione responsabile mediante l’utilizzo di strumenti e standard ispirati ai principi della sostenibilità. Il programma prevede la realizzazione di seminari formativi destinati alle aziende dei principali distretti orafi italiani, lo sviluppo di una ricerca su queste tematiche all’interno del settore e lo sviluppo di un primo set di indicatori per la comunicazione e gestione degli impatti etici e ambientali delle organizzazioni orafe. L’attività sarà legata inoltre alla divulgazione dei principi responsabili contenuti nelle “Linee guida OCSE”, promosse in Italia dal Ministero dello Sviluppo Economico attraverso un ufficio dedicato (Ufficio Punto di Contatto Nazionale).

Per informazioni: www.sviluppoeconomico.gov.it,

www.pcnitalia.sviluppoeconomico.gov.it,

www.bilanciarsi.it

Tag:etica
2 febbraio 2012

Il futuro indispensabile per la produzione made in Italy

fatturato gioielleriaIl 2012 sarà un anno complicato, ma non sarà una copia dell’orribile 2009, almeno stando alla previsione dell’ufficio studi di Banca Intesa Sanpaolo. La rivincita del gioiello, titolo che il Club degli Orafi aveva scelto per il suo incontro milanese di martedì scorso (però prudentemente seguito da un bel punto interrogativo) è insomma destinata a essere rinviata. Del resto, lo scenario macroeconomico è ben noto, com’è noto alla produzione italiana il significativo rallentamento verificatosi negli ultimi mesi del 2011 col risultato di impoverire il fatturato in termini reali del 4,3% (periodo gennaio-novembre). E meno male che esiste (e resiste) l’export, pur con gli insistiti cali di quote di mercato, perché se si dovesse fare affidamento sul mercato domestico… E’ insomma all’estero che la partita dovrà essere obbligatoriamente giocata. Ma si tratta di un estero lontano con tutte le insidie del caso (dazi, concorrenza, sistemi di distribuzione inefficienti, capacità finanziarie spesso proibitive per le piccole imprese): l’Europa condivide i nostri stessi guai congiunturali, la politica fiscale restrittiva e la tendenza improntata alla “neo sobrietà”. All’estero quindi, perché il mondo, soprattutto quello asiatico, corre, è vivace, è giovane, è ricettivo e si sta arricchendo aprendosi progressivamente a consumi lussuosi o perlomeno di prestigio, come ha spiegato Alessandra Benedini di Prometeia (ed infatti, si stima che entro il 2016 il 75% dei nuovi ricchi verrà da Paesi emergenti). Vero è che l’imperativo di tutte le aziende oggi più che il profitto è la sopravvivenza, ma investire in una strategia a medio termine verso quei mercati appare essere indispensabile. E’ una sfida, un rischio bello grosso, “un’impresa tutt’altro che facile” come ha fatto capire la stessa Benedini, ma è un grande potenziale per il made in Italy fin qui, ahinoi, per niente sfuttato. In gioco c’è il futuro; del resto, esistono alternative serie per correggere quella curva nel grafico in alto?

1 febbraio 2012

Mercato Usa: calano i fallimenti

Una buona notizia dal mercato degli Stati Uniti. Dopo una confortante stagione natalizia con punte di forte recupero (ma là la politica economica è di carattere espansivo contrariamente a quanto accade in Europa), il Jewelers Board of Trade (JBT) ha comunicato che il numero di fallimenti nell’industria orafa è diminuito lo scorso anno, passando dai 71 del 2010 ai 43 del 2011 (33 dei quali sono dettaglianti). Si segnala tuttavia che è diminuito anche il numero delle nuove imprese di distribuzione e di produzione: -3%, dalle 354 nel 2010 alle 345 dell’anno scorso (i nuovi negozi sono diminuiti del 3%, gli ingrossi del 12%, mentre le nuove aziende di produzione sono aumentate del 13%). Secondo i dati storici del JTB lo scorso anno il numero di dettaglianti, grossisti e produttori censiti è sceso sotto la soglia delle 30 mila unità dal 2006. Allora erano in totale 32.112, nel 2011 29.815.

Tag:mercato
26 gennaio 2012

Orafo-detective smaschera chi lo ha copiato

colpo & zilioOrafo-detective smaschera chi lo ha copiato“. Sì. potrebbe essere proprio questo il titolo ad effetto della vicenda che ha in Colpo & Zilio, azienda vicentina leader internazionale nella produzione di chiusure (nella foto, due dei suoi migliaia di modelli), il protagonista. VICENZAORO Winter ha chiuso giusto una settimana fa, la direzione ha comunicato che nei sei giorni di Fiera non si sono verificati furti, ma non è mancato l’intervento della Guardia di Finanza, chiamata proprio da Colpo & Zilio per il sequestro di uno stock di prodotto palesemente copiato. L’azienda aveva preparato la trappola sin da settembre, quando si è accorta che la cinese Moonlight presentava modelli copiati dal suo catalogo, per di più brevettati, spacciandoli per propri. Che fare? Scoprire il bluff: presentarsi come clienti e ordinare con consegna a Vicenza in gennaio. Senza il minimo sospetto la Moonlight ha prodotto quell’ordine e l’ha portato in Italia trovando non già il cliente ma il sequestro, reclamando la propria innocenza, o meglio: la legittimità. Deciderà il giudice. Vicenda rocambolesca, nuovo capitolo nella lotta alla copia e alla contraffazione. E quando si parla di etica si dovrebbe far rientrare l’argomento tra i principi base del rispetto e della concorrenza leale, ma ad esempio il Giurì del Design Orafo che agisce nelle Fiere ha una capacità sanzionatoria limitata. Inoltre, gli orafi italiani lamentano anche la scarsa tutela offerta della legge e talvolta sono costretti a improvvisarsi detective. Si direbbe con successo…

Tag:etica, tutela

Quando parlano le mani

il successo delle maniCoincidenza vuole che, a proposito dell’ultimo post sull’artigianato, ieri sia stato presentato da Fondazione Altagamma al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il cortometraggio Il successo nelle mani, filmato che Fondazione Altagamma in collaborazione con il Ministero del Lavoro e dell’Istruzione ha commissionato al Centro Sperimentale di Cinematografia (nella foto, un frame del film) nella volontà di rilanciare l’immagine del lavoro manuale nella mentalità degli adolescenti e nelle scelte formative che si apprestano ad affrontare. Un lavoro che merita la visione. Per farlo cliccate qui.

25 gennaio 2012

Missione: artigianato

artigianato“Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa”. Il pensiero espresso dal viceministro del Welfare, Michel Martone, ha scatenato un’accesa polemica. Oggi sul quotidiano La Repubblica Michele Serra ha espresso la sua opinione nella rubrica L’amaca, che condividiamo. Ne ricopiamo volentieri uno stralcio: “tra un “dottore” dequalificato e mal pagato e un artigiano che sa il fatto suo, chi se la passa meglio? La destrezza manuale è, tra l’altro, cultura essa stessa, specie in un Paese di artigiani e tecnici sopraffini quale siamo da qualche secolo. Il disprezzo per il lavoro manuale in quanto tale, e per scuole professionali a volte ben più brillanti e funzionali di certi deprimenti atenei, è uno dei veri grandi problemi dei nostri figli. Convinti, anche per colpa nostra, che un dottorato a prescindere valga un’autorevolezza sociale che solo il lavoro (anche manuale) è invece in grado di dare”. Nel numero di gennaio Vioro Magazine si è occupata estesamente di artigianato, modello culturale ed economico, patrimonio che ha nell’Italia manifatturiera una delle sue massime espressioni. Un asso nella (nostra) manica da giocare nel mondo per ri-stabilire il nostro ruolo nella scala della competitività, della distinzione, dei valori. Soprattutto, una responsabilità precisa del settore se ancora intende avere un futuro, la sua missione principale: investire sui giovani artigiani, mantenendo ostinatamente il savoir faire qui.

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