Come un pavé di pietre multicolori in gradazione, di quelli cangianti e ricchi di sfumature. Ecco: VICENZAORO Winter (nella foto Lapresse, un’immagine dell’opening inaugurale), il suo esito finale, assomiglia ad uno di questi pavé. Dentro la Fiera di gennaio si è insomma verificata l’ormai abituale asimmetria dei giudizi e delle performance, con differenze anche sostanziali, altro che sfumature. Un’unica valutazione comune: l’affluenza. I giudizi delle aziende si allineano insomma ai dati comunicati dalla Fiera di Vicenza, circa 7.500 le presenze straniere, 8.650 quelle italiane. Il che significa un aumento complessivo dei buyer provenienti dall’estero in compensazione a defezioni significative, del tutto prevedibili considerata la debole stagione delle vendite natalizie, dall’Italia e dall’Europa occidentale. Il dato finale di sostanziale tenuta dei presenti va quindi addebitato a mercati come il Brasile, la Russia, i paesi dell’Europa Centro-Orientale, dell’area del Golfo secondo un’evidente mutazione geografica dei mercati di sbocco del made in Italy orafo e dell’intera offerta della Fiera stessa. Pur modificando le rotte e aggirando ostacoli di varia natura tariffaria, oggi più di ieri l’export è insomma il traino essenziale delle produzioni. Fortunamente ci sono economie che corrono ancora e che corrono ancora volentieri in gioielleria (per dire: pare che in Italia la soglia d’acquisto, il cosiddetto price point, non va al di là dei 250 euro). E la prova più evidente sta nell’andamento addirittura spumeggiante avuto dal salone T-GOLD: macchine avanti tutta! E anche là stranieri a migliaia.
Poche ore ancora all’inaugurazione di domani di VICENZAORO Winter. Nel frattempo questa sera c’è una magnifica anteprima con la vernice della mostra dedicata ai gioielli di Afra e Tobia Scarpa che la Fiera di Vicenza ha organizzato a palazzo Bonin Longare, nel centro cittadino, per ricordare Afra Bianchin Scarpa, scomparsa il 30 luglio scorso. E’ un evento di grande rilievo culturale che onora un nome inciso nella storia della cultura artistica veneta, raccogliendo 72 gioielli, piccole architetture pensate e costruite per adornare il corpo, e relativi disegni realizzati tra il 1970 e il 2011 (1970-2000 Afra e Tobia Scarpa, dal 2000 Tobia Scarpa) per la SanLorenzo, celeberrima azienda che ha introdotto il concetto di design al gioiello. La mostra è un excursus storico in cui si intrecciano diverse storie e in cui vi si legge l’evoluzione del gusto degli ultimi 30 anni, cogliendo il legame tra gioiello e design come condivisione di un metodo. Un prologo di VICENZAORO Winter di altissimo livello, ottimo incipit per una manifestazione che ci si augura all’altezza di tanto genio.
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Passion Topaz, Plastic Presetting, Marcasite Rose Cut, Zirconia… Pietre naturali oppure create dall’abilità tecnica e inventiva di Swarovski Gems rilanciano nel mondo l’arte del gioiello. Per la prima volta a VICENZAORO Winter, il brand austriaco garantisce qualità assolute con la forza del suo prestigio. Insomma, la sua presenza a Vicenza è uno dei clou di gennaio. In un irresistibile crescendo le sue gemme occupano infatti i primi posti nei campi più disparati della fashion: occhiali, orologi, lifestyle, abbigliamento, elettronica. E naturalmente gioielli. Proverbiale precisione artistica del taglio, disponibilità di quantità e qualità, uniformità nei colori… E’ lo stile della Casa, ma punti alti nell’evoluzione gioielliera li troviamo nell’assortimento di tagli, dimensioni, colori di “Passion Topaz” ottenuto attraverso un processo brevettato nel rispetto rigoroso di ogni regola ambientale ed etica, formidabile alternativa ai topazi colorati per irradiazione. Oppure con la Marcasite Rose Cut, taglio corona a 24 faccette, una prova di artistica tecnicalità. Ed infine l’altra innovazione per il 2012, il Plastic Presetting: in una capsula di plastica colorata è incastonata una pietra a taglio tondo di 2,5 mm (naturale o creata in laboratorio) per un uso molto facile e creativo: un altro colpo di genio.
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Un annuncio per i dettaglianti d’Italia. La Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi-Confcommerci ha presentato un nuovo questionario allo scopo di raccoglie i dati relativi alle vendite del terzo quadrimestre 2011 (settembre-dicembre). Il questionario è comodamente scaricabile dal sito della Federazione (www.orafidettaglianti.it) e può essere compilato on line oppure inviato via fax allo 06 44251229. La Federazione conta di divulgare i risultati del sondaggio il mese prossimo.
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E’ da oggi scaricabile gratuitamente l’edizione digitale per iPad del nuovo numero di Vioro Magazine (clicca qui). L’intera rivista è sfogliabile nel tablet: gli splendidi servizi fotografici realizzati in esclusiva, le numerose gallerie di prodotto, gli approfondimenti sull’artigianato, sulle materie prime, sull’export made in Italy, le interessanti interviste con Gianni Bulgari sulla creatività e l’attualità del gioiello e con Massimo Brandigi sul valore economico del lusso. Vioro Magazine pubblica inoltre il testo di legge approvato dalla Camera dei deputati sulla regolamentazione dei materiali gemmologici. Buona lettura!
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Tra l’entusiasmo più o meno generalizzato nel mercato degli Usa dopo le vendite natalizie, si alza una voce dissonante quanto autorevole. Tiffany & Co. ha infatti annunciato che nel bimestre novembre-dicembre le vendite sono aumentate in valore del 7%. Ma la performance – come ha spiegato il presidente e Ad Michael Kowalski - è stata possibile grazie agli aumenti a doppia cifra registrati nel Far East asiatico e nel Giappone, mentre sono stati ben più limitati in America (le vendite nel flagship store sulla Quinta Strada di New York sono addirittura diminuite dell’1%) e in Europa. “Dopo tre trimestri sopra le aspettative, la frenata in Occidente è stata brusca“, ha spiegato il manager. Nel 2011 Tiffany è passato da 232 negozi monomarca a 246 (102 in America, 57 in Asia, 55 in Giappone, 32 in Europa).
Insomma, il mondo è sufficientemente grande per garantire la redditività al marchio. E’ in fondo lo stesso concetto che abbiamo espresso ultimamente, considerato quanto sia determinante l’export per le aziende italiane in presenza di un mercato domestico che attraversa una fase molto critica. Certo, fino all’avvento dell’euro le aziende esportatrici potevano giovarsi delle svalutazioni, meccanismo mai troppo rimpianto. Per i nostalgici, tuttavia, può essere di conforto leggere un articolo pubblicato ieri dal sito lavoce.info, firmato dall’economista Francesco Daveri dal titolo “L’aritmetica dell’ottimismo”, nel quale si teorizza, sulla base dell’esperienza del 1993, che un deprezzamento del 25% dell’euro (già oggi deprezzato a 1,26 e rotti sul dollaro) porterebbe una crescita delle esportazioni del 2,5% ed una crescita del Pil dello 0,6%. Chi volesse approfondire clicchi qui.
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