Tradizione e “Made in”: per la valorizzazione del patrimonio culturale d’impresa. Titolo impegnativo, ma necessario, quello dato alla seconda Conferenza di Sistema “Intorno al Gioiello”, promossa dall’ARRO (Associazione Regionale Romana Orafi) e dalla Federdetteglianti il 7 maggio prossimo, alla Sala Auditorium del MAXXI (il Museo delle Arti del XXI secolo). Necessario perché secondo il curatore Claudio Franchi (nella foto): “il brand made in Italy rappresenta un’infrastruttura immateriale in grado di proiettare all’estero le imprese italiane. Purtroppo, pare che in pochi conoscano gli aspetti fondanti di questo marchio, come pochi sanno che il made in Italy è la somma di tanti “Made in”, identificabili nelle splendide diversità del nostro territorio”. Insomma, Franchi – artigiano, docente, critico d’arte – ribadisce uno dei suoi molti pensieri, anche radicali, sulla professione del gioielliere. Tipo: conoscere quel che si fa per comunicare in modo adeguato e coinvolgente. E rincara: “L’attuale crescita dei big del settore è fuorviante: i loro prodotti non sono vero lusso, sono forme di omologazione d’alta gamma che cancellano il lusso. Il vero lusso sta nell’unicità del pensiero rinascimentale del made in Italy, nel recupero delle sofisticate tecniche manuali in grado di restituire valore aggiunto e bilanciare il dilagare di prodotti omologanti messi sul mercato dalle multinazionali brandizzate. Invece nella tradizione del vero made in Italy sta la risposta per i clienti più esigenti del mercato del lusso internazionale”. E allora, continua Franchi: ”Scopriamo cosa serve per rilanciare il nostro patrimonio culturale d’impresa, come affrontare i mercati con ingredienti che appartengono alla nostra cultura, come restituire al pubblico quei criteri di estetica, bellezza e passione che caratterizzano gli oggetti “ben fatti” e “ben pensati” prodotti nel nostro territorio”. Ne parleranno con Franchi Paolo Bulgari, Domitilla Dardi, storico del design, Corrado Facco, direttore generale della Fiera di Vicenza, Giuseppe Torre, direttore G&G Associated, Giovanni Tricca, presidente Unionfiliere, i giornalisti Marcello Veneziani e Francesco Verderami.
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Alla luce delle elezioni democratiche che hanno portato in Parlamento il leader dell’opposizione e premio Nobel Aung San Suu Kyi, la scorsa settimana il dipartimento del tesoro americano ha allentato i termini delle sanzioni imposte a Myanmar (la ex Cambogia). Tra le attività sollevate dall’embargo – progetti umanitari di carattere no profit – non rientra, tuttavia, il rubino (foto da www.irocks.com). Il prezioso minerale resta insomma off limits nel mercato degli Usa. Il divieto all’importazione è stato imposto nel 2003 e riconfermato nel 2009 dal presidente Obama.
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20 anni prima della mitica corsa all’oro nel Klondike ci fu nel mar Mediterraneo un’altrettanto avventurosa ricerca di un tesoro nascosto: nel 1875 fu rinvenuto uno dei più grandi giacimenti di corallo mai trovati al mondo, al largo di Sciacca, Sicilia. È un’epopea che coinvolse oltre 17 mila uomini e migliaia di imbarcazioni, una storia che viene ora raccontata da Giuseppe Rajola, noto produttore di coralli e di gioielli, appassionato studioso della materia naturale che occupa da quattro generazioni la sua famiglia, nel volume “Mistero Sciacca” che sarà tra circa un mese nelle librerie. Il corallo di Sciacca aveva uno strano colore arancio, diverso da quello che si raccoglieva nell’area e quando sembrava che il banco si stesse per esaurire, ne fu trovato un secondo più grande, e poi un terzo più grande ancora. La “raccolta” durò oltre venti anni e si calcola che furono “pescati” oltre 14 milioni di kg di corallo. Secondo gli scienziati dell’epoca tutto quel corallo si trovava in quella zona perché là vi era la presenza del vulcano che, pochi anni prima, aveva dato origine all’isola Ferdinandea, la famosa “isola che non c’è”. Era corallo morto e come tale non poteva riprodursi. Nessuno si chiese perché ce ne fosse tanto nello stesso luogo, né come fosse possibile che un materiale organico si conservasse a dispetto di temperature così alte… nessuno, fino ad oggi.
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Conservatore implacabile, il settore della gioielleria sconta ritardi ormai incomprensibili specie se messi in relazione ai ritmi dell’evoluzione del mercato. È cambiato il mondo e si rimpiangono ancora le comunioni, le cresime, i santi patrono… Sul fronte delle tecnologie digitali e sulle attività di marketing connesse va di male in peggio. Stando perlomeno ai risultati di una ricerca esplorativa effettuata dalla Federdettaglianti su un campione di 118 punti vendita italiani nel periodo compreso tra gennaio e marzo 2012. Il quadro è desolante: “la maggior parte dei dettaglianti sembra non essere ancora matura per affrontare una tale evoluzione strategica in maniera autonoma”, commenta la Federazione.
Se il 75% degli intervistati gestisce il magazzino con strumenti informatici, se il 90% accede alla rete più di quattro volte al giorno anche per mantenere i contatti con fornitori e clienti, se il 64% ha un sito (perlopiù giusto una vetrina virtuale), solo 26 di essi usano il web per l’e-commerce. Le loro transazioni avvengono nel 75% dei casi entro i confini nazionali e tutti gli operatori, pur nel riserbo dei numeri, dichiarano l’aumento delle vendite online nel 2011. In futuro le cose potrebbero migliorare: il 63% di chi è sprovvisto di sito aziendale prevede infatti di allestirne uno proprio. Di questi, la quasi totalità si dichiara propensa ad aprire un sito internet e/o un canale di vendita online se affiancati dall’associazione di categoria: costi e difficoltà tecniche potrebbero essere ridotti se affrontati in gruppo.
Chi invece è restio alla vendita online non intende affrontarla perché teme di compromettere quella del punto vendita tradizionale (21%), ritiene che il prodotto orafo non sia adatto al commercio online (21%), perché non ha il tempo per organizzarsi (25%) e adeguare il magazzino (25%). Il 34% degli operatori ha evidenziato come l’allestimento di un canale di vendita online sia eccessivamente oneroso, mentre il 28% ha affermato che un simile canale di vendita non sarebbe compatibile con l’orientamento aziendale (?). Il 20% ha sostenuto che l’eccessiva lentezza della connessione internet costituisce un problema: effettivamente il digital divide (il divario tra chi ha accesso alla connessione in banda larga e chi ne è escluso) è un grosso freno.
“Eppure la rete potrebbe essere un inedito e fruttuoso motivo di coesione”, afferma Steven Tranquilli, direttore di Federdettaglianti. Un esempio virtuoso è www.outletprezioso.it (peraltro sconosciuto al 60% degli intervistati). Nato grazie a Massimo Cicala e agli operatori dell’Associazione Orafi di Genova, questo sito è il primo esempio di collaborazione in questo ambito che ogni mese attira circa 2000 utenti con risultati significativi. Una vetrina per gli associati che vogliono sfruttare le opportunità della rete per smaltire le giacenze di magazzino.
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Continua con studiata regolarità l’espansione retail di Roberto Coin, che all’inizio del mese ha inaugurato la sua seconda boutique a Dubai dopo quella al Wafi City Mall. Il nuovo punto vendita si trova al Mall of the Emirates e occupa uno spazio di 80 mq. Questa apertura porta con sé una innovazione assoluta nella politica commerciale del brand: il nuovo servizio di gioielleria “su misura”, personalizzata su richiesta del cliente.
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Una settimana densa di cose da vedere, di curiosità, di iniziative, di incontri. Una settimana, dal 17 al 22 aprile, in cui Milano è al centro del mondo del design grazie al salone del mobile alla fiera di Rho e all’articolata presenza in città con l’attività del Fuorisalone. Per l’occasione la boutique Mattia Cielo di via Montenapoleone diventa lo spazio espositivo per una serie di prodotti dalla nuova collezione ‘Ermes’ di Flou disegnata da Rodolfo Dordoni. È un incontro tra “affinità elettive”, lo definisce Mattia Cielo, tra progettualità, ricerca, design e cura artigianale nel segno del made in Italy. “Il nostro progetto parla di una rivoluzione che coniuga contemporaneità, design, tecnologia con l’artigianalità della più alta arte orafa. – continua Mattia Cielo – Anche il nostro negozio è frutto di una ricerca dove convivono la tradizione di materiali e forme con la tecnologia avanzata”. Per Mattia Cielo sarà anche l’occasione per presentare le collezioni 2012 fresche di lancio alla recente Baselworld, come l’orologio ‘Iguana’ e i gioielli in oro e diamanti della collezione ‘Rugiada’ con tormaline, ametiste e perle nere Tahiti.
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