28 febbraio 2010

Ci vorrebbe una Wintour

anna-wintourPolemiche belle toste nel mondo della moda sui calendari delle sfilate A/I 2010 la settimana scorsa a Milano. Tra i più seri indiziati, ancora lei: Anna Wintour, direttrice di Vogue America (nella foto), accusata di fare in modo di accorciare la settimana a due/tre giorni perché Milano non le piace e ha altre cose da fare. Una lagna, ma di proporzioni transoceaniche. Diciamo, anche nelle liti la moda ha una grandeur che la gioielleria… Ecco, alla gioielleria forse ci vorrebbe una Wintour. Anche un signor Wintour andrebbe bene, non per avere liti più grandi, ma per avere un pungolo bello appuntito e chiedersi tutti insieme che cosa si vuol fare di questo benedetto made in Italy orafo, come tutelarlo e rilanciarlo, come presentarlo e venderlo. Insomma, ci vorrebbe chi con qualche riconosciuta autorità facesse riflettere seriamente. Perché, ad esempio, dopo l’annuncio della costruzione di nuovo padiglione ad opera degli architetti Herzog & de Meuron (pronto per il 2013, investimento 430 milioni di franchi svizzeri), adesso c’è una voce che vuole il ritorno della lussuosa galassia dei marchi Richemont (Cartier e compagnia) alla fiera di Basilea grazie ad uno “sgravio”: toccherà “emigrare” sul serio per vendere il nostro lusso? In Svizzera, poi! Al lordo dei capricci, a Milano quelli della moda tre giorni pieni se li tengono e, con o senza la Wintour, arrivano i migliori buyer e gli affari si fanno. Che, alla fine della fiera, è quel che conta sul serio.

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1 commento

  1. A mio modesto parere ,e’evidente che il modello sul quale si e’sviluppato il comparto orafo Italiano non funziona piu’:serve una nuova visione.La produzione di largo consumo va affidata alle imprese asiatiche , mentre i nostri eccellenti orafi , devono ritornare a fare quei capolavori dei primi del novecento, che tutto il mondo ancora ci invidia.Un saluto a tutti.

    Comment di Antonio — 1 marzo 2010 @ 10:07

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