Ciak, motore… gioielli!
Colazione da Tiffany resta il caso più famoso. La pellicola che consegnò al mito planetario il nome del gioielliere americano (e il tubino nero di Givenchy) fu in realtà il frutto dell’arte dello scrittore Truman Capote e non un’operazione pianificata di comunicazione. Oggi invece l’inserimento di prodotti e marchi nei film è un’attività abituale che occupa tutte le case di produzione, collaudatissima negli Usa, praticamente al decollo in Italia, da quando cioè una legge del 2004 permette il cosiddetto product placement: casi recenti “Benvenuti al Sud” e il sequel “Benvenuti al Nord” con le Poste Italiane. Di product placement come forma alternativa di promozione dalle grandi potenzialità si è parlato a VICENZAORO Winter in un incontro promosso da Federorafi e Anica, che è l’associazione delle case produttrici dell’audiovisivo. Il ministero per lo sviluppo economico ha infatti attivato uno sportello che facilita l’incontro tra cinema e le aziende rendendo “strutturale” il rapporto, specie per i gioielli che invece spesso vengono scelti dai costumisti in base ai loro gusti (com’è successo a Faraone Mennella nella serie Tv “Sex and the City”). Senza considerare il vantaggio economico che una tale operazione ha per le aziende anche di piccola dimensione: l’investimento parte dai 15 mila euro ed esiste anche la formula del tax credit che permette uno “sconto” del 40% rimborsato dallo Stato. Visto che l’intero settore orafo è alla costante e affannosa ricerca di occasioni di visibilità anche di carattere “istituzionale” perché non prendere in considerazione questa opportunità?





