Ethonomics
Diamanti, etica, certificazioni. Il mercato alla ricerca di trasparenza. Ne parliamo con Georges Brys, HRD Antwerp General Manager.
Signor Brys, due anni fa usciva il film “Blood diamond”. Il timore per gli effetti negativi sul business costrinse il settore ad affrontare apertamente l’aspetto etico.
Non sono d’accordo col fatto che l’industria dei diamanti abbia sollevato pubblicamente la questione etica solo in occasione di “Blood diamond”. L’industria ha concorso sin dal 2000 alla creazione dello schema di certificazione Kimberley Process: è grazie a ciò si è capito che sul mercato c’erano effettivamente i “conflict diamonds”. La nostra industria è il primo settore che si è sottoposto volontariamente alla regolamentazione per dare una soluzione ad un problema umanitario che non ha causato.
Crede che la certificazione sia una risposta adeguata alle istanze etiche?
I certificati dei diamanti forniscono trasparenza e per definizione la trasparenza migliora l’etica del business. Aiutano il consumatore a capire cosa sta comprando. Suggerirei però di accertarsi come e dove è stato prodotto il certificato. Un certificato affidabile è rilasciato da “grader” esperti che operano secondo controlli seri. Ad esempio, nel 1996 il laboratorio HRD di Anversa è stato il primo certificato secondo gli standard ISO.
Perché Anversa investe fortemente sull’attività di analisi e certificazione?
L’eccellenza scientifica offerta dall’HRD non è solo una filosofia, è una precisa visione strategica di business. I nostri clienti sono protetti quando comprano diamanti certificati e lo sono anche quando ottengono il certificato dal laboratorio HRD di Anversa. Il nostro laboratorio si avvale di un’esperta équipe di ricerca scientifica e di un fornitore leader nella tecnologia ed opera secondo le regole dell’International Diamond Council, stabilite dalle due maggiori organizzazioni del settore – WFDB (World Federation of Diamond Bourses) e IDMA (International Diamond Manufacturers Association) – entrambe partner di CIBJO.
A chi, dove e in che modo HRD offre il servizio di certificazione?
Offriamo il servizio in tutto il mondo attraverso il nostro laboratorio di Anversa. Grazie al network HRD Lab Link ritiriamo i diamanti nelle sedi dei clienti di Tel Aviv, Hong Kong, Mumbai e Dubai e li rispediamo loro una volta certificati. Operiamo con aziende di spedizioni leader: il servizio include trasporto, assicurazione, dogana.
Si può stimare in che percentuale sono le pietre certificate oggi in commercio? La certificazione è un fenomeno in aumento?
Effettivamente, il numero di diamanti certificati continua a crescere, ma non ho dati precisi. Due anni fa emerse da un sondaggio online di IDEX che più o meno il 50% dei diamanti in vendita erano certificati da laboratori. La richiesta di certificazione cresce in modo esponenziale per vari motivi, uno dei questi è la vendita via internet: rassicurare il consumatore che non può esaminare fisicamente la pietra è ritenuto molto importante. Per stare al passo con l’incremento della domanda, negli ultimi due anni abbiamo dovuto ingrandire il nostro laboratorio e aumentare il numero del nostro staff.
Argomento stringente: i diamanti sintetici. Sono una “minaccia” commerciale? Un’analisi di laboratorio riesce sempre a scoprirne la reale natura?
Crediamo di poter identificare tutti i diamanti sintetici presenti sul mercato. Esistono strumenti, incluso il D-Screen, prodotto dal nostro laboratorio dedito allo sviluppo tecnologico, che consentono l’identificazione della maggior parte dei diamanti che potrebbero essere sintetici. Ma un’analisi finale va fatta in laboratori qualificati con attrezzature corrette. Vorrei però sottolineare che i sintetici non sono di per sé illegali finchè vengono identificati e venduti come tali. Il resto è inganno.





