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	<title>Vioro Magazine</title>
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	<description>Notizie di gran classe</description>
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		<title>Nardelli apre a Capri</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 10:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;anteprima dell&#8217;estate arriva da Nardelli Gioielli. L&#8217;azienda annuncia infatti che a giugno aprirà a Capri Sunsation, la sua prima boutique monomarca. A pochi passi dalla mitica Piazzetta, ecco uno scrigno prezioso dove troveranno spazio tutte le collezioni del brand campano, prima fra tutte, proprio la linea &#8216;Sunsation&#8217;, da cui prende nome il monomarca, costellata di luccicanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/capri.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2145]"><img class="alignleft size-full wp-image-2151" title="capri" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/capri.jpg" alt="capri" width="262" height="357" /></a>Un&#8217;anteprima dell&#8217;estate arriva da <span style="color: #ff0000;">Nardelli Gioielli</span>. L&#8217;azienda annuncia infatti che a giugno aprirà a Capri <span style="color: #ff0000;">Sunsation</span>, la sua prima boutique monomarca. A pochi passi dalla mitica Piazzetta, ecco uno scrigno prezioso dove troveranno spazio tutte le collezioni del brand campano, prima fra tutte, proprio la linea &#8216;Sunsation&#8217;, da cui prende nome il monomarca, costellata di luccicanti soli in oro tempestati di diamanti. L’apertura caprese segue un triennio di successi per l’azienda dei fratelli Domenico e Bruno Nardelli. L’incremento del fatturato per l’azienda si è attestato intorno al 15% per anno. Con quasi cinquecento punti vendita, Nardelli Gioielli copre ormai l’intero territorio nazionale ed ha iniziato una fase espansiva anche oltre confine, con penetrazione su mercati come quello giapponese, arabo, maltese, francese e statunitense.</p>
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		<title>Più e meno nel mercato 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 10:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Meno due giorni da Istanbul e meno sette da Basilea, due test fieristici carichi di significati, importanti soprattutto per capire la solidità dei segnali di miglioramento che da VicenzaOro di gennaio in poi si sono manifestati in altre fiere del mondo. Vioro Magazine è presente in entrambe le fiere con il proprio stand, dove viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Immaginea.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2130]"><img class="alignleft size-full wp-image-2142" title="Immaginea" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Immaginea.jpg" alt="Immaginea" width="296" height="196" /></a>Meno due giorni da Istanbul e meno sette da Basilea, due test fieristici carichi di significati, importanti soprattutto per capire la solidità dei segnali di miglioramento che da VicenzaOro di gennaio in poi si sono manifestati in altre fiere del mondo. <span style="color: #ff0000;">Vioro Magazine</span> è presente in entrambe le fiere con il proprio stand, dove viene venduto anche lo <span style="color: #ff0000;">Yearbook 2010 a 15 euro</span>. Ieri intanto si è chiusa l&#8217;International Jewellery Show di Hong Kong (<em>foto</em>) con la presenza di 32000 buyer, il 9% in più rispetto al 2009, e 28% in più per quel che riguarda i buyer provenienti da altri continenti (+38% gli americani, +20% gli italiani). E sempre ieri la catena <span style="color: #ff0000;">Neiman Marcus</span>, department store di lusso americano, ha annunciato un utile netto di 4 milioni di dollari per il secondo trimestre fiscale 2010. Il primo semestre dell’anno si è chiuso con un fatturato di 1,97 miliardi di dollari (-4,8%) e profitti netti di 12,5 milioni (dai 496,3 milioni di perdite nel 2009). Ma sui segnali di miglioramento il mercato non la pensa esattamente così: più di un operatore raggiunto telefonicamente ha fatto intendere chiaramente che il business è immobile, in pratica il prodotto fatica moltissimo ad uscire dai negozi. Quel che emerge è un&#8217;attività a macchia di leopardo (e le macchie son sempre più ristrette), si fa cioè strada il concetto della <span style="color: #ff0000;">fetta più grande di una torta più piccola</span>. Le aziende più organizzate e competitive occupano gli spazi lasciati liberi da chi si dibatte nelle difficoltà. Sarà questa la &#8220;nuova normalità&#8221; del mercato? Infine, a proposito del post del 2 marzo scorso nel quale parlavamo della sfilata di Dolce &amp; Gabbana col loro video dedicato all&#8217;artigianato, val la pena di citare un passo di una devastante intervista ad un artigiano dell&#8217;abbigliamento in fallimento pubblicata qualche giorno fa su Il Giornale a firma di Stefano Lorenzetto. Eccolo: &#8220;Nell&#8217;ultima sfilata di Dolce &amp; Gabbana c&#8217;era un maxi schermo che rimandava le immagini delle sartine con ago e ditale, per mostrare che l&#8217;alta moda è tutta italiana. Non è vero, non può essere vero. Altrimenti io non avrei dichiarato fallimento. Ma dove vivono questi due signori?&#8221;</p>
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		<title>Chow Tai Fook acquista il diamante Cullinan Heritage. La ricchezza è in Oriente</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 13:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diamanti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un segno inequivocabile che potere e ricchezza stanno emigrando con decisione verso Oriente è la recente vendita da parte di Petra Diamonds del gigantesco diamante grezzo &#8216;Cullinan Heritage&#8217; (507,5 carati), la diciannovesima gemma della storia per dimensioni, scoperto in Sud Africa nel settembre 2009. L&#8217;acquirente, per 35 milioni e rotti di dollari (un prezzo mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/507ct2.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2108]"><img class="alignleft size-full wp-image-2122" title="507ct" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/507ct2.jpg" alt="507ct" width="275" height="310" /></a>Un segno inequivocabile che potere e ricchezza stanno emigrando con decisione verso Oriente è la recente vendita da parte di Petra Diamonds del gigantesco diamante grezzo &#8216;Cullinan Heritage&#8217; (507,5 carati), la diciannovesima gemma della storia per dimensioni, scoperto in Sud Africa nel settembre 2009. L&#8217;acquirente, per <span style="color: #ff0000;">35 milioni e rotti di dollari</span> (un prezzo mai pagato prima per un grezzo che ne riflette le eccezionali qualità in termini di colore e di purezza), è la Chow Tai Fook Jewellery Company Ltd di Hong Kong, uno dei big retailer del Far East. Fino a pochi anni fa la notizia era impensabile: i grandi e storici diamantaire occidentali non si sarebbero fatti sfuggire l&#8217;opportunità, erano loro gli incontestati dominus del mercato. La notizia è dunque d&#8217;effetto: oltre al tornaconto economico che una clientela sempre più miliardaria può garantirgli, Chow Tai Fook si è assicurata un ritorno mediatico planetario, stabilendo in qualche modo un nuovo ordine di grandezza. Ora, i nababbi disposti ad acquisti iperbolici vivono a Hong Kong, Shanghai, Pechino, a Macao. Una lezione per tutti: il vero business è laggiù.</p>
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		<title>Sfilate a Milano: artigianato e gambe all&#8217;aria</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[creatività]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre Basilea scalda i motori, ancora una suggestione (anzi, due) dalle sfilate milanesi del prêt-à-porter autunno/inverno prossimo venturo. Siccome alla moda vengono riconosciute capacità divinatorie, pare interessante il fatto che le gambe (scoperte) siano state uno degli argomenti forti delle presentazioni. Fra tutti, Armani e Dolce &#38; Gabbana (nella foto), loro poi in un finale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/01-dolcegabbana5.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2102]"><img class="alignleft size-full wp-image-2101" title="01-dolce&amp;gabbana5" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/01-dolcegabbana5.jpg" alt="01-dolce&amp;gabbana5" width="376" height="325" /></a>Mentre Basilea scalda i motori, ancora una suggestione (anzi, due) dalle sfilate milanesi del prêt-à-porter autunno/inverno prossimo venturo. Siccome alla moda vengono riconosciute capacità divinatorie, pare interessante il fatto che le gambe (scoperte) siano state uno degli argomenti forti delle presentazioni. Fra tutti, Armani e Dolce &amp; Gabbana (<em>nella foto</em>), loro poi in un finale trionfale con 70 modelle senza gonne. Ora, se resta valido il cosiddetto &#8220;indice della minigonna&#8221; secondo cui più la gonna si accorcia e più l&#8217;economia tira, gli stilisti scommettono sulla ripresa. O si tratta di una lettura d&#8217;auspicio? E poi l&#8217;artigianato. Gli stessi Dolce &amp; Gabbana hanno accompagnato il loro défilé con un video dove si vedono loro stessi impegnati nella creazione dei modelli attorniati da sarte e modellisti: un modo incisivo per esaltare <span style="color: #ff0000;">sartorialità</span>, <span style="color: #ff0000;">creatività</span>, <span style="color: #ff0000;">manualità</span>. Commossa, la platea ha applaudito il doppio spettacolo. Tra l&#8217;altro, sull&#8217;eccellenza dell&#8217;artigianato si sono già soffermati attraverso pagine pubblicitarie sia Louis Vuitton che Gucci. I big hanno capito l&#8217;aria che tira e che cosa realmente cerca il consumatore nei suoi acquisti. Allora, visto che la gioielleria viene fatta con gli stessi ingredienti, perché non comunicare ai buyer di tutto il mondo, distratti dalle scorciatoie del low cost (e anche ai consumatori), l&#8217;italico ingegno? Perché non riaffermare con messaggi espliciti che il gioiello autentico, di gran qualità, altro non è che quella cosa là?</p>
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		<title>Ci vorrebbe una Wintour</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 09:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Polemiche belle toste nel mondo della moda sui calendari delle sfilate A/I 2010 la settimana scorsa a Milano. Tra i più seri indiziati, ancora lei: Anna Wintour, direttrice di Vogue America (nella foto), accusata di fare in modo di accorciare la settimana a due/tre giorni perché Milano non le piace e ha altre cose da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/anna-wintour.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2090]"><img class="alignleft size-full wp-image-2091" title="anna-wintour" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/anna-wintour.jpg" alt="anna-wintour" width="238" height="297" /></a>Polemiche belle toste nel mondo della moda sui calendari delle sfilate A/I 2010 la settimana scorsa a Milano. Tra i più seri indiziati, ancora lei: Anna Wintour, direttrice di Vogue America (<em>nella foto</em>), accusata di fare in modo di accorciare la settimana a due/tre giorni perché Milano non le piace e ha altre cose da fare. Una lagna, ma di proporzioni transoceaniche. Diciamo, anche nelle liti la moda ha una grandeur che la gioielleria&#8230; Ecco, alla gioielleria forse ci vorrebbe una Wintour. Anche un signor Wintour andrebbe bene, non per avere liti più grandi, ma per avere un pungolo bello appuntito e chiedersi <span style="color: #ff0000;">tutti insieme</span> che cosa si vuol fare di questo benedetto made in Italy orafo, come tutelarlo e rilanciarlo, come presentarlo e venderlo. Insomma, ci vorrebbe chi con qualche riconosciuta autorità facesse riflettere seriamente. Perché, ad esempio, dopo l&#8217;annuncio della costruzione di nuovo padiglione ad opera degli architetti Herzog &amp; de Meuron (pronto per il 2013, investimento 430 milioni di franchi svizzeri), adesso c&#8217;è una voce che vuole il ritorno della lussuosa galassia dei marchi Richemont (Cartier e compagnia) alla fiera di Basilea grazie ad uno &#8220;sgravio&#8221;: toccherà &#8220;emigrare&#8221; sul serio per vendere il nostro lusso? In Svizzera, poi! Al lordo dei capricci, a Milano quelli della moda tre giorni pieni se li tengono e, con o senza la Wintour, arrivano i migliori buyer e gli affari si fanno. Che, alla fine della fiera, è quel che conta sul serio.</p>
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		<title>Inhorgenta conferma la voglia di ripresa</title>
		<link>http://www.vioromagazine.it/inhorgenta-conferma-la-voglia-di-ripresa/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 09:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il quasi 40% di Vicenza a gennaio, arriva adesso il 15% in più di Inhorgenta Europe, la fiera di Monaco conclusa il 22 febbraio scorso. Parliano di visitatori e buyer, ovviamente, indicatore quanto mai sensibile delle condizioni di mercato e delle aspettative future. E dunque, sembra che il mercato scommetta se non sulla ripresa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Immagine-11.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2085]"><img class="alignleft size-full wp-image-2086" title="Immagine 1" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Immagine-11.jpg" alt="Immagine 1" width="375" height="337" /></a>Dopo il quasi 40% di Vicenza a gennaio, arriva adesso il 15% in più di <span style="color: #ff0000;">Inhorgenta Europe</span>, la fiera di Monaco conclusa il 22 febbraio scorso. Parliano di visitatori e buyer, ovviamente, indicatore quanto mai sensibile delle condizioni di mercato e delle aspettative future. E dunque, sembra che il mercato scommetta se non sulla ripresa, almeno sul ristabilimento di una certa regolarità del business. A favore di questo clima di fiducia parlano anche le cifre di un sondaggio condotto in contemporanea alla manifestazione. Il 42% degli espositori intervistati ha assegnato all’attuale situazione economica del settore una valutazione da ottima a buona (nel 2008 furono il 33%), mentre l’80% (contro il 56%) ha indicato lo stesso giudizio per lo sviluppo futuro del mercato. Per i visitatori queste percentuali salgono rispettivamente del 51% (contro il 45% del 2008) e del 74% (62%). Klaus Dittrich, presidente della direzione generale di Messe München, ha così commentato: “Siamo estremamente contenti dell’eccellente andamento di Inhorgenta Europe 2010 che ha superato persino le nostre aspettative&#8221;. Il che è tutto dire.</p>
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		<title>Meno oro per tutti, Cina a parte</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 14:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora cifre del 2009 (siamo in piena stagione di bilanci). Adesso tocca al World Gold Council (nella foto, Aram Shishmanian, l&#8217;amministratore delegato) che attraverso il suo &#8220;Gold Demand Trends&#8221; pubblicato mercoledì scorso informa che nel 2009 la domanda globale di oro è diminuita dell&#8217;11% (3.385,8 tonnellate contro le 3.805,7 del 2008). In valore però 2008 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/aram-wgc.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2078]"><img class="alignleft size-large wp-image-2081" title="aram-wgc" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/aram-wgc-731x1024.jpg" alt="aram-wgc" width="215" height="301" /></a>Ancora cifre del 2009 (siamo in piena stagione di bilanci). Adesso tocca al <span style="color: #ff0000;">World Gold Council</span> (<em>nella foto, Aram Shishmanian, l&#8217;amministratore delegato</em>) che attraverso il suo &#8220;Gold Demand Trends&#8221; pubblicato mercoledì scorso informa che nel 2009 la domanda globale di oro è diminuita dell&#8217;11% (3.385,8 tonnellate contro le 3.805,7 del 2008). In valore però 2008 e 2009 si assomigliano (da 105,87 miliardi di dollari a 105,58 del 2009) visto che la quotazione del metallo si è apprezzata lo scorso anno del 12%. Secondo il WGC il calo della domanda di oro da parte dell&#8217;industria orafa è del 20% con segni di recupero nel quarto trimestre: il calo è stato infatti solo dell&#8217;8%, il più basso decremento dall&#8217;autunno 2008. Ci si sta abituando ai prezzi alti, è l&#8217;opinione dei vertici del WGC. India e Cina (e chi altri sennò?) guidano il recupero con aumenti rispettivamente del 27 e del 2% nell&#8217;ultimo trimestre. E la Cina, oltretutto, è stato l&#8217;unico mercato al mondo ad aumentare la domanda di metallo nel 2009 (+6%).</p>
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		<title>Mercati razionali</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 15:04:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; Andrea Morante (nella foto), ex banchiere d&#8217;affari già ai vertici di Credit Suisse First Boston, il nuovo amministratore delegato di Pomellato. Interessante l&#8217;intervista pubblicata oggi su Il Sole 24 Ore con un&#8217;acuta analisi del mercato: &#8220;Con la crisi è cambiata la propensione all&#8217;acquisto di gioielli. Nei mercati più maturi il consumatore tenderà sempre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Morante-324.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2073]"><img class="alignleft size-full wp-image-2074" title="Morante-324" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Morante-324.jpg" alt="Morante-324" width="324" height="230" /></a>E&#8217; Andrea Morante (<em>nella foto</em>), ex banchiere d&#8217;affari già ai vertici di Credit Suisse First Boston, il nuovo amministratore delegato di <span style="color: #ff0000;">Pomellato</span>. Interessante l&#8217;intervista pubblicata oggi su Il Sole 24 Ore con un&#8217;acuta analisi del mercato: &#8220;Con la crisi è cambiata la propensione all&#8217;acquisto di gioielli. Nei mercati più maturi il consumatore tenderà sempre di più a rimandare gli acquisti più importanti e appariscenti, lasciandosi guidare da maggior senso di responsabilità e sobrietà. Sarà meno impulsivo e meno condizionato da pagine di pubblicità in cui l&#8217;erotismo si confonde con il prodotto, sarà più attento alla coerenza e al Dna del marchio che acquista. Pretenderà un rapporto più razionale fra prezzo e contenuto (&#8221;value for money&#8221;). Dal punto di vista geografico, a spingere i consumi sarà soprattutto la Cina, insieme agli altri mercati emergenti (Brasile, India, Russia), mentre Usa e Giappone continueranno a essere mercati depressi e in Europa regnerà l&#8217;incertezza&#8221;.</p>
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		<title>Damiani inverte la rotta</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 15:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stagione di bilanci, e non particolarmente spumeggianti. Oggi il Gruppo Damiani (nella foto, Silvia Damiani con Elle McPherson al gala d&#8217;inaugurazione della boutique londinese di Old Bond Street l&#8217;8 febbraio scorso) ha reso noti quelli relativi ai primi nove mesi dell’esercizio 09/10 (chiusi il 31 dicembre scorso). I ricavi sono pari a 118,4 milioni di euro (-6,6%) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Silvia-Damiani-and-Elle-Mc-Pherson-_Damiani-Event-in-London1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2066]"><img class="alignleft size-large wp-image-2071" title="Silvia Damiani and Elle Mc Pherson _Damiani Event in London" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Silvia-Damiani-and-Elle-Mc-Pherson-_Damiani-Event-in-London1-881x1024.jpg" alt="Silvia Damiani and Elle Mc Pherson _Damiani Event in London" width="261" height="303" /></a>Stagione di bilanci, e non particolarmente spumeggianti. Oggi il <span style="color: #ff0000;">Gruppo Damiani</span> (<em>nella foto, Silvia Damiani con Elle McPherson al gala d&#8217;inaugurazione della boutique londinese di Old Bond Street l&#8217;8 febbraio scorso</em>) ha reso noti quelli relativi ai primi nove mesi dell’esercizio 09/10 (chiusi il 31 dicembre scorso). I ricavi sono pari a 118,4 milioni di euro (-6,6%) con un risultato netto negativo per 7,4 milioni. A pesare maggiormente sui conti è stato il canale wholesale (-16,1%), mentre il canale retail è cresciuto addirittura del 48,5% per 28 milioni di euro grazie alla catena di negozi Rocca 1794 acquisita a settembre 2008. Nel terzo trimestre gli affari hanno però invertito la rotta: il fatturato è aumentato del 2,3% (per 62,1 milioni) rispetto al 2008. Banale ma obbligatoria la domanda: il peggio è passato?</p>
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		<title>La fine di un&#8217;epoca</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[finanza]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/burani.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2061]"><img class="alignleft size-full wp-image-2060" title="burani" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/burani.jpg" alt="burani" width="256" height="384" /></a>C&#8217;è sempre stato chi, sottovoce, diceva che l&#8217;operazione di Mariella Burani Fashion Group nel settore orafo con l&#8217;acquisizione di quattro aziende fosse molto più finanziaria che industriale. Solo un gossip? Però, lo stesso Giovanni Burani, Ad di MBFG, si prestava volentieri su invito delle banche ad essere testimonial, almeno così narrano le cronache, della &#8220;finanziarizzazione&#8221; delle aziende, i piccoli e medi imprenditori lo ascoltavano scettici. I Burani volevano replicare nella gioielleria il successo ottenuto con Antichi Pellettieri: creare un gruppo di aziende e portare la sub-holding alla quotazione (poi disintegratosi con l&#8217;arrivo delle grosse difficoltà della casa madre). Lo fece intendere bene Giovanni Burani a Vioro Magazine nel gennaio 2007 parlando di &#8220;modello Antichi Pellettieri&#8221;. Di finanza alla fine si sono però dovuti arrendere i Burani. Stamani, infatti, il tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato<span style="color: #ff0000;"> fallita la </span><span id="U2401294957590Ph"><span style="color: #ff0000;">Burani Design Holding</span></span>, la società che controlla indirettamente la casa madre secondo l&#8217;inafferrabile schema delle scatole cinesi. Quel che si teme oggi è l&#8217;effetto domino<span id="U2401294957590MoE" style="font-weight: bold;"> </span>su tutto ciò i Burani hanno creato. Il gruppo sta affrontando infatti una complicata ristrutturazione del debito (quasi mezzo miliardo di euro). La stampa economica specifica che &#8220;non ci sono effetti contestuali sulla società quotata in Borsa, cioè Mariella Burani Fashion Group&#8221;,<span id="U2401294957590QPH" style="font-weight: bold;"> </span>titolo peraltro sospeso a tempo indeterminato sin dall&#8217;agosto 2009. Tuttavia, nel dichiarare il fallimento di Burani Designer Holding i giudici hanno messo in forte dubbio la possibilità che possa essere salvata anche la controllata quotata. Tramonta forse qui un metodo di sviluppo che pareva invincibile. Sic transit&#8230;</p>
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