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	<title>Vioro Magazine</title>
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	<description>Il magazine dei gioielli</description>
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		<title>Made in Italy etico e competitivo. Il progetto del Ministero dello Sviluppo Economico</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:27:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Responsabilità sociale d&#8217;impresa come vantaggio competitivo, rafforzando allo stesso tempo l&#8217;immagine dell&#8217;Italia come soggetto propulsore di iniziative e comportamenti sostenibili e vincenti. E&#8217; lo scopo che si prefigge il Ministero dello Sviluppo Economico &#8211; Direzione Generale per la Politica Industriale e la Competitività &#8211; avviando il progetto, tramite il Centro Studi BilanciaRSI, che promuove programmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Responsabilità sociale d&#8217;impresa come vantaggio competitivo, rafforzando allo stesso tempo l&#8217;immagine dell&#8217;Italia come soggetto propulsore di iniziative e comportamenti sostenibili e vincenti. E&#8217; lo scopo che si prefigge il <span style="color: #ff0000;"><em>Ministero dello Sviluppo Economico &#8211; Direzione Generale per la Politica Industriale e la Competitività</em></span> &#8211; avviando il <span style="color: #ff0000;"><em>progetto, tramite il Centro Studi BilanciaRSI, che promuove programmi e politiche di responsabilità sociale d’impresa nelle aziende orafe</em></span>. Tema di grande attualità, oggetto di molte iniziative lungo la filiera orafa (ponendo il settore all&#8217;avanguardia nel rispetto dei diritti civili e ambientali) con l’obiettivo di promuovere la competitività attraverso la creazione di fiducia tra imprese e consumatori, trova dunque una nuova sponda nel Ministero dello Sviluppo Economico che ha l&#8217;intenzione di realizzare una serie di attività allo scopo di incentivare le imprese italiane del settore a conoscere ed adottare prassi di gestione responsabile mediante l’utilizzo di strumenti e standard ispirati ai principi della sostenibilità. Il programma prevede la realizzazione di seminari formativi destinati alle aziende dei principali distretti orafi italiani, lo sviluppo di una ricerca su queste tematiche all’interno del settore e lo sviluppo di un primo set di indicatori per la comunicazione e gestione degli impatti etici e ambientali delle organizzazioni orafe. L&#8217;attività sarà legata inoltre alla divulgazione dei principi responsabili contenuti nelle “Linee guida OCSE”, promosse in Italia dal Ministero dello Sviluppo Economico attraverso un ufficio dedicato (Ufficio Punto di Contatto Nazionale).</p>
<p>Per informazioni: <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/" target="_blank"><strong>www.sviluppoeconomico.gov.it</strong></a>,</p>
<p><a href="http://pcnitalia.sviluppoeconomico.gov.it/" target="_blank"><strong>www.pcnitalia.sviluppoeconomico.gov.it</strong></a>,</p>
<p><a href="http://www.bilanciarsi.it/" target="_blank"><strong>www.bilanciarsi.it</strong></a></p>
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		<title>Il futuro indispensabile per la produzione made in Italy</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2012 sarà un anno complicato, ma non sarà una copia dell&#8217;orribile 2009, almeno stando alla previsione dell&#8217;ufficio studi di Banca Intesa Sanpaolo. La rivincita del gioiello, titolo che il Club degli Orafi aveva scelto per il suo incontro milanese di martedì scorso (però prudentemente seguito da un bel punto interrogativo) è insomma destinata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/fatturato-gioielleria.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5852]"><img class="alignleft size-full wp-image-5851" title="fatturato gioielleria" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/fatturato-gioielleria.jpg" alt="fatturato gioielleria" width="343" height="205" /></a>Il 2012 sarà un anno complicato, ma non sarà una copia dell&#8217;orribile 2009, almeno stando alla previsione dell&#8217;ufficio studi di Banca Intesa Sanpaolo. La rivincita del gioiello, titolo che il <span style="color: #ff0000;"><em>Club degli Orafi</em></span> aveva scelto per il suo incontro milanese di martedì scorso (però prudentemente seguito da un bel punto interrogativo) è insomma destinata a essere rinviata. Del resto, lo scenario macroeconomico è ben noto, com&#8217;è noto alla produzione italiana <em>il significativo rallentamento verificatosi negli ultimi mesi del 2011 col risultato di impoverire il fatturato in termini reali del 4,3% (periodo gennaio-novembre)</em>. E meno male che esiste (e resiste) l&#8217;export, pur con gli insistiti cali di quote di mercato, perché se si dovesse fare affidamento sul mercato domestico&#8230; E&#8217; insomma all&#8217;estero che la partita dovrà essere obbligatoriamente giocata. Ma si tratta di un estero lontano con tutte le insidie del caso (dazi, concorrenza, sistemi di distribuzione inefficienti, capacità finanziarie spesso proibitive per le piccole imprese): l&#8217;Europa condivide i nostri stessi guai congiunturali, la politica fiscale restrittiva e la tendenza improntata alla &#8220;neo sobrietà&#8221;. All&#8217;estero quindi, perché <em>il mondo, soprattutto quello asiatico, corre, è vivace, è giovane, è ricettivo e si sta arricchendo aprendosi progressivamente a consumi lussuosi o perlomeno di prestigio</em>, come ha spiegato Alessandra Benedini di Prometeia (ed infatti, si stima che entro il 2016 il 75% dei nuovi ricchi verrà da Paesi emergenti). Vero è che l&#8217;imperativo di tutte le aziende oggi più che il profitto è la sopravvivenza, ma investire in una strategia a medio termine verso quei mercati appare essere indispensabile. E&#8217; una sfida, un rischio bello grosso, &#8220;un&#8217;impresa tutt&#8217;altro che facile&#8221; come ha fatto capire la stessa Benedini, ma è un grande potenziale per il made in Italy fin qui, ahinoi, per niente sfuttato. In gioco c&#8217;è il futuro; del resto, esistono alternative serie per correggere quella curva nel grafico in alto?</p>
<p><!--EndFragment--><!--EndFragment--></p>
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		<title>Mercato Usa: calano i fallimenti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una buona notizia dal mercato degli Stati Uniti. Dopo una confortante stagione natalizia con punte di forte recupero (ma là la politica economica è di carattere espansivo contrariamente a quanto accade in Europa), il Jewelers Board of Trade (JBT) ha comunicato che il numero di fallimenti nell&#8217;industria orafa è diminuito lo scorso anno, passando dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una buona notizia dal mercato degli Stati Uniti. Dopo una confortante stagione natalizia con punte di forte recupero (ma là la politica economica è di carattere espansivo contrariamente a quanto accade in Europa), il Jewelers Board of Trade (JBT) ha comunicato che il <em><span style="color: #ff0000;">numero di fallimenti nell&#8217;industria orafa</span></em> è diminuito lo scorso anno, passando dai 71 del 2010 ai 43 del 2011 (33 dei quali sono dettaglianti). Si segnala tuttavia che è diminuito anche il numero delle nuove imprese di distribuzione e di produzione: -3%, dalle 354 nel 2010 alle 345 dell&#8217;anno scorso (i nuovi negozi sono diminuiti del 3%, gli ingrossi del 12%, mentre le nuove aziende di produzione sono aumentate del 13%). Secondo i dati storici del JTB lo scorso anno il numero di dettaglianti, grossisti e produttori censiti è sceso sotto la soglia delle 30 mila unità dal 2006. Allora erano in totale 32.112, nel 2011 29.815.</p>
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		<title>Orafo-detective smaschera chi lo ha copiato</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 16:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Orafo-detective smaschera chi lo ha copiato&#8220;. Sì. potrebbe essere proprio questo il titolo ad effetto della vicenda che ha in Colpo &#38; Zilio, azienda vicentina leader internazionale nella produzione di chiusure (nella foto, due dei suoi migliaia di modelli), il protagonista. VICENZAORO Winter ha chiuso giusto una settimana fa, la direzione ha comunicato che nei sei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/colpo-zilio.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5834]"><img class="alignleft size-full wp-image-5835" title="colpo &amp; zilio" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/colpo-zilio.jpg" alt="colpo &amp; zilio" width="248" height="220" /></a>&#8220;<em><span style="color: #ff0000;">Orafo-detective smaschera chi lo ha copiato</span></em>&#8220;. Sì. potrebbe essere proprio questo il titolo ad effetto della vicenda che ha in <span style="color: #ff0000;"><em>Colpo &amp; Zilio</em></span>, azienda vicentina leader internazionale nella produzione di chiusure (<em>nella foto, due dei suoi migliaia di modelli</em>), il protagonista. VICENZAORO Winter ha chiuso giusto una settimana fa, la direzione ha comunicato che nei sei giorni di Fiera non si sono verificati furti, ma non è mancato l&#8217;intervento della Guardia di Finanza, chiamata proprio da Colpo &amp; Zilio per il sequestro di uno stock di prodotto palesemente copiato. L&#8217;azienda aveva preparato la trappola sin da settembre, quando si è accorta che la cinese Moonlight presentava modelli copiati dal suo catalogo, per di più brevettati, spacciandoli per propri. Che fare? Scoprire il bluff: presentarsi come clienti e ordinare con consegna a Vicenza in gennaio. Senza il minimo sospetto la Moonlight ha prodotto quell&#8217;ordine e l&#8217;ha portato in Italia trovando non già il cliente ma il sequestro, reclamando la propria innocenza, o meglio: la legittimità. Deciderà il giudice. Vicenda rocambolesca, nuovo capitolo nella lotta alla copia e alla contraffazione. E quando si parla di etica si dovrebbe far rientrare l&#8217;argomento tra i principi base del rispetto e della concorrenza leale, ma ad esempio il Giurì del Design Orafo che agisce nelle Fiere ha una capacità sanzionatoria limitata. Inoltre, gli orafi italiani lamentano anche la scarsa tutela offerta della legge e talvolta sono costretti a improvvisarsi detective. Si direbbe con successo&#8230;</p>
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		<title>Quando parlano le mani</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 08:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coincidenza vuole che, a proposito dell&#8217;ultimo post sull&#8217;artigianato, ieri sia stato presentato da Fondazione Altagamma al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il cortometraggio Il successo nelle mani, filmato che Fondazione Altagamma in collaborazione con il Ministero del Lavoro e dell’Istruzione ha commissionato al Centro Sperimentale di Cinematografia (nella foto, un frame del film) nella volontà di rilanciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/il-successo-delle-mani.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5825]"><img class="alignleft size-full wp-image-5828" title="il successo delle mani" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/il-successo-delle-mani.jpg" alt="il successo delle mani" width="325" height="167" /></a>Coincidenza vuole che, a proposito dell&#8217;ultimo post sull&#8217;artigianato, ieri sia stato presentato da Fondazione Altagamma al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il cortometraggio <span style="color: #ff0000;"><em>Il successo nelle mani</em></span>, filmato che Fondazione Altagamma in collaborazione con il Ministero del Lavoro e dell’Istruzione ha commissionato al Centro Sperimentale di Cinematografia (<em>nella foto, un frame del film</em>) nella volontà di rilanciare l’immagine del lavoro manuale nella mentalità degli adolescenti e nelle scelte formative che si apprestano ad affrontare. Un lavoro che merita la visione. Per farlo <a href="http://vimeo.com/30135508" target="_blank"><strong>cliccate qui</strong></a>.</p>
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		<title>Missione: artigianato</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa&#8221;. Il pensiero espresso dal viceministro del Welfare, Michel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/artigianato.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5817]"><img class="alignleft size-full wp-image-5816" title="artigianato" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/artigianato.jpg" alt="artigianato" width="289" height="221" /></a>&#8220;Dobbiamo iniziare a dare <span style="color: #ff0000;"><em>nuovi messaggi culturali</em></span>: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa&#8221;. Il pensiero espresso dal viceministro del Welfare, Michel Martone, ha scatenato un&#8217;accesa polemica. Oggi sul quotidiano La Repubblica Michele Serra ha espresso la sua opinione nella rubrica L&#8217;amaca, che condividiamo. Ne ricopiamo volentieri uno stralcio: &#8220;<em>tra un &#8220;dottore&#8221; dequalificato e mal pagato e <span style="color: #ff0000;">un artigiano</span> che sa il fatto suo, chi se la passa meglio</em>? La destrezza manuale è, tra l&#8217;altro, cultura essa stessa, specie in un Paese di artigiani e tecnici sopraffini quale siamo da qualche secolo. Il disprezzo per il lavoro manuale in quanto tale, e per scuole professionali a volte ben più brillanti e funzionali di certi deprimenti atenei, è uno dei veri grandi problemi dei nostri figli. Convinti, anche per colpa nostra, che un dottorato a prescindere valga un&#8217;autorevolezza sociale che solo il lavoro (anche manuale) è invece in grado di dare&#8221;. Nel numero di gennaio <span style="color: #ff0000;"><em>Vioro Magazine</em></span> si è occupata estesamente di artigianato, modello culturale ed economico, patrimonio che ha nell’Italia manifatturiera una delle sue massime espressioni. <em>Un asso nella (nostra) manica da giocare nel mondo per ri-stabilire il nostro ruolo nella scala della competitività, della distinzione, dei valori. Soprattutto, una responsabilità precisa del settore se ancora intende avere un futuro, la sua missione principale: investire sui giovani artigiani, mantenendo ostinatamente il savoir faire qui</em>.</p>
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		<title>Va&#8217; dove ti porta il business. A Oriente</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:06:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Appena siglata la joint venture di distribuzione negli Emirati con Damas Jewellery, delizia e poi croce e del made in Italy orafo, che con probabilità sarà operativa nel secondo trimestre 2012, Tiffany &#38; Co. guarda al futuro, e ancora più a Est. Il quotidiano indiano Economic Times ha infatti scritto ieri che Tiffany sta trattando con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/tiffany1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5811]"><img class="alignleft size-full wp-image-5813" title="tiffany" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/tiffany1.jpg" alt="tiffany" width="280" height="183" /></a>Appena siglata la joint venture di distribuzione negli Emirati con Damas Jewellery, delizia e poi croce e del made in Italy orafo, che con probabilità sarà operativa nel secondo trimestre 2012, <span style="color: #ff0000;"><em>Tiffany &amp; Co.</em></span> guarda al futuro, e ancora più a Est. Il quotidiano indiano Economic Times ha infatti scritto ieri che Tiffany sta trattando con <span style="color: #ff0000;"><em>Reena Wadhwa</em></span>, già attrice e riconvertitasi in imprenditrice del settore dei beni di lusso (e già partner di Gucci), <em>il suo ingresso nel mercato dell&#8217;India</em>. &#8220;Il brand americano &#8211; scrive l&#8217;Economic Times &#8211; vuole correre ai ripari visti i cali di fatturato negli ultimi mesi del 2012 negli Usa e in Europa e ha perciò valutato l&#8217;India come una opportunità di lungo termine, puntando ad aggiudicarsi una fetta sostanziosa di un mercato del lusso che oggi vale 5,8 miliardi di dollari, la cui crescita fino al 2015 viene stimata in un 20% annuo per un valore di 14,7 miliardi&#8221;.</p>
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		<title>Ciak, motore&#8230; gioielli!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colazione da Tiffany resta il caso più famoso. La pellicola che consegnò al mito planetario il nome del gioielliere americano (e il tubino nero di Givenchy) fu in realtà il frutto dell&#8217;arte dello scrittore Truman Capote e non un&#8217;operazione pianificata di comunicazione. Oggi invece l&#8217;inserimento di prodotti e marchi nei film è un&#8217;attività abituale che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/breakfast-at-tiffanys1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5797]"><img class="alignleft size-full wp-image-5800" title="breakfast at tiffany's" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/breakfast-at-tiffanys1.jpg" alt="breakfast at tiffany's" width="227" height="333" /></a>Colazione da Tiffany resta il caso più famoso. La pellicola che consegnò al mito planetario il nome del gioielliere americano (e il tubino nero di Givenchy) fu in realtà il frutto dell&#8217;arte dello scrittore Truman Capote e non un&#8217;operazione pianificata di comunicazione. Oggi invece l&#8217;inserimento di prodotti e marchi nei film è un&#8217;attività abituale che occupa tutte le case di produzione, collaudatissima negli Usa, praticamente al decollo in Italia, da quando cioè una legge del 2004 permette il cosiddetto <span style="color: #ff0000;"><em>product placement<span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;">: casi recenti &#8220;Benvenuti al Sud&#8221; e il sequel &#8220;Benvenuti al Nord&#8221; con le Poste Italiane. Di product placement come forma alternativa di promozione dalle grandi potenzialità si è parlato a VICENZAORO Winter in un incontro promosso da Federorafi e Anica, che è l&#8217;associazione delle case produttrici dell&#8217;audiovisivo. Il ministero per lo sviluppo economico ha infatti attivato uno sportello che facilita l&#8217;incontro tra cinema e le aziende rendendo &#8220;strutturale&#8221; il rapporto, specie per i gioielli che invece spesso vengono scelti dai costumisti in base ai loro gusti (com&#8217;è successo a Faraone Mennella nella serie Tv &#8220;Sex and the City&#8221;). Senza considerare il vantaggio economico che una tale operazione ha per le aziende anche di piccola dimensione: </span><span style="font-style: normal;">l&#8217;investimento parte dai 15 mila euro ed esiste anche la formula del tax credit che permette uno &#8220;sconto&#8221; del 40% rimborsato dallo Stato</span><span style="font-style: normal;">. Visto che l&#8217;intero settore orafo è alla costante e affannosa ricerca di occasioni di visibilità anche di carattere &#8220;istituzionale&#8221; perché non prendere in considerazione questa opportunità?</span></span></em></span></p>
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		<title>Manovre in Asia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 17:19:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Iscrivendoci tra coloro che (forse ingenuamente) credono che le barriere &#8211; almeno nel commercio &#8211; siano destinate ad essere abbattute pur se molto lentamente, la notizia della settimana scorsa dell&#8217;immediata introduzione in India del dazio del 2% sull&#8217;importazione sui diamanti tagliati e dello stesso 2% in luogo di una cifra forfettaria su oro e argento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iscrivendoci tra coloro che (forse ingenuamente) credono che le barriere &#8211; almeno nel commercio &#8211; siano destinate ad essere abbattute pur se molto lentamente, la notizia della settimana scorsa dell&#8217;immediata introduzione in India del <span style="color: #ff0000;"><em>dazio del 2%</em></span> sull&#8217;importazione sui diamanti tagliati e dello stesso 2% in luogo di una cifra forfettaria su oro e argento ci ha sorpresi molto. Già di complicatissima penetrazione anche per motivi culturali, il mercato indiano si allontana ancora un po&#8217;.</p>
<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/steinmetz-pink.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5788]"><img class="alignleft size-full wp-image-5795" title="steinmetz pink" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/steinmetz-pink.jpg" alt="steinmetz pink" width="239" height="254" /></a>Spostando lo sguardo più a Est, leggiamo sul Financial Times di oggi che <span style="color: #ff0000;"><em>Beny Steinmetz Group</em></span> (<em>nella foto, il celebre Steinmetz Pink di color rosa naturale</em>) ha l&#8217;intenzione di quotare alla Borsa di Hong Kong Octea, la società che gestisce la miniera diamantifera Koidu nella Sierra Leone da cui ci si attende quest&#8217;anno una produzione di mezzo milione di carati. Scrive il FT: &#8220;Octea è un altro esempio di come i diamantaire vogliano capitalizzare sfruttando la crescente domanda di gemme dell&#8217;Asia in un contesto di scarsità di prodotto&#8221;. Qualche mese fa anche il londinese Graff aveva manifestato la stessa intenzione con l&#8217;obiettivo di raccogliere fondi per costruire un network distributivo nel continente asiatico.</p>
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		<title>Novità d&#8217;oro a VICENZAORO</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Essenza e insieme &#8220;limite&#8221; della gioielleria (per via delle quotazioni impazzite, delle imposizioni tariffarie, della moda), l&#8217;oro resta al centro dei pensieri e nelle azioni degli orafi benché ci si ingegni a metterne in discussione la sua forza simbolica con succedanei, i cosiddetti materiali alternativi, deputati a riflettere la contemporaneità dell&#8217;ornamento (diciamo meglio: la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/1Kt-Gold.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5771]"><img class="alignleft size-full wp-image-5773" title="1Kt Gold" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/1Kt-Gold.jpg" alt="1Kt Gold" width="327" height="200" /></a>Essenza e insieme &#8220;limite&#8221; della gioielleria (per via delle quotazioni impazzite, delle imposizioni tariffarie, della moda), l&#8217;<em><span style="color: #ff0000;">oro</span></em> resta al centro dei pensieri e nelle azioni degli orafi benché ci si ingegni a metterne in discussione la sua forza simbolica con succedanei, i cosiddetti materiali alternativi, deputati a riflettere la contemporaneità dell&#8217;ornamento (diciamo meglio: la sua accessibilità). Di oro, ovviamente, si è parlato molto a VICENZAORO Winter la settimana scorsa. In particolare, di <span style="color: #ff0000;"><em>esportazioni in Cina</em></span> e di una <span style="color: #ff0000;"><em>nuova lega da 1 Kt di oro</em></span>.</p>
<p>E&#8217; noto che l&#8217;ingresso in Cina di gioielli in oro stranieri è reso proibitivo dal dazio (20%) e da altre tasse. In Fiera la società di Pechino <em><span style="color: #ff0000;">Jingyi Gold Co.</span></em>, essendo l&#8217;unica autorizzata dal Governo, si è proposta come intermediario tra il mondo della produzione italiana e il mercato cinese. In pratica, Jingyi esporta in Italia oro fino cinese che sarà trasformato in catene e gioielli a loro volta esportati in Cina e su cui si pagherà dazio solo sulla manifattura. Oro cinese in conto lavorazione, insomma. Ovviamente, Jingyi Gold si occupa del metallo, il contatto e i rapporti con la clientela cinese sono affar dell&#8217;azienda italiana. C&#8217;è già qualcuno che lavora sfruttando questo canale e c&#8217;è chi invece ne diffida in base a esperienze dirette col mercato orientale. Come si dice: ai posteri&#8230; ma l&#8217;idea è che si tratti di un&#8217;altra, piccola apertura verso una maggior libertà commerciale.</p>
<p>Secondo l&#8217;autore, l&#8217;orafo vicentino Mario Garfarino, è un&#8217;innovazione che promette di &#8220;rivoluzionare gli standard produttivi&#8221;. <span style="color: #ff0000;"><em>1Kt One Karat Gold</em></span> è la lega di metalli brevettata che contiene un carato d&#8217;oro, ovvero una percentuale di 4,167, perfettamente ricuperabile. Presentata in anteprima mondiale a VICENZAORO Winter (<em>nella foto Lapresse</em>), 1Kt One Karat Gold ha buona resistenza all’ossidazione, all’inquinamento e alla traspirazione, brillantezza e facilità di lavorazione. Ha un peso inferiore di circa il 40% rispetto all’oro 18 Kt, una leggerezza che consente la produzione di gioielli con forme e volumi importanti con una lavorabilità - microfusione o lavorazione meccanica &#8211; superiore a leghe con più alto contenuto d’oro. Dati i tempi e la prepotenza della finanza, ci si accontenta del profumo&#8230;</p>
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