Gioielli, eventualmente
Certo, i più avveduti se ne sono accorti da tempo e da tempo se ne parla con un certo impegno: al settore manca il ricambio generazionale dei clienti. Praticamente, è in deficit di futuro. Ribadisce ora il concetto una ricerca (clicca qui per leggere l’originale), la prima del suo genere, condotta in 45 Paesi da L2 Think Tank, lab fondato da Scott Galloway, professore di marketing della New York University, e citata dalla newsletter online dell’Israel Diamond Institute. Indagando sulla percezione che i ricchi e ricchissimi rappresentanti della Generazione Y (i nati dal 1977 al 1994) hanno dei marchi di lusso, L2 Think Tank ha scoperto che la categoria gioielli e orologi si trova relegata nelle posizioni di retroguardia. Se marchi-icona come Cartier, Tiffany e Rolex resistono nell’alta classifica, altri nomi altisonanti come De Beers, Harry Winston, Bulgari, Omega vengono liquidati con indifferenza e considerati come una semplice “eventualità” di acquisto. Peggio va ad altri brand ancora, dotati di presunta robusta fama, che scompaiono addirittura dai “radar” della maggioranza degli intervistati, perché considerati “sorpassati” o addirittura non considerati proprio in quanto sconosciuti. Ovviamente, va considerato il fatto che la ricerca prende in esame i marchi e non il prodotto, ma il campanello d’allarme suona bello forte. Correre ai ripari e svecchiare attraverso comunicazione e innovazione di stile un’immagine perlomeno impolverata appare sempre più opportuno (e urgente).





