I retailer americani vogliono oro etico
Una risposta implicita al commento di Maurizio, dimostratosi scettico sull’iniziativa di Irene Pivetti chiamata Gioiello etico, è contenuta nella notizia che arriva dagli Usa (fonte National Jeweler). Sears, Ultra e Bluenile – tre grossi retailer americani, il terzo vende on-line – si sono aggiunti a Ben Bridge Jeweler, J.C. Penney, Leber Jeweler, QVC, Signet Group, Tiffany & Co., Wal-Mart, Zale Corporation e ad altri cinquanta nomi nell’adesione alla campagna “No Dirty Gold”. In sintesi, si tratta di rifiutare oro e altri metalli preziosi provenienti da miniere che operano irresponsabilmente in tema di risorse umane ed ambiente e ricercare fornitori che pongono più attenzioni etiche nella loro attività, pungolando contemporaneamente i fornitori di prodotto finito a fare lo stesso. Per saperne di più: NoDirtyGold.org. Questa notizia fa inoltre il paio con quella di Cartier che ha deciso di rifornirsi di oro da una miniera dell’Honduras gestita da Goldlake (società con capitali italiani) che minimizza l’impatto sull’ambiente e garantisce ai lavoratori le migliori condizioni possibili. Allora, Maurizio, è proprio vero che “le abbiamo già provate tutte”?
