10 febbraio 2010

Il deficit pubblicitario

1-stroilioroUna nuova lettura di quel che è stato il 2009 per il settore del gioiello ce la offre l’analisi sugli investimenti pubblicitari in Italia dei marchi di gioielli effettuata da Pambianco Strategie di Impresa. E bastano pochi dati per comprendere la profondità della crisi e dell’impatto che ha avuto sui conti e sugli investimenti delle aziende. Infatti, il calo rispetto al 2008 è eloquente (sono stati presi in considerazione 185 brand): da 44,2 milioni di euro si è passati a 31,7 (-28,4%). Ma se tuttavia vengono analizzati solo i brand che hanno investito nel biennio 08-09 (96 marchi) il crollo è da profondo rosso: da 39,3 milioni di euro a 18,7 (-52,3%), e “questo significa che per molti marchi la pubblicità rappresenta un’attività episodica che non viene svolta con costanza”, affermano alla Pambianco. Nel mezzo della “tempesta perfetta” in pochissimi hanno aumentato i loro budget pubblicitari con consistenza e probabilmente con lungimiranza, la stragrande maggioranza ha ridotto all’osso o è addirittura sparita da TV, magazine (i settimanali sono i preferiti col 65,7% del totale), quotidiani. Per il settore orafo l’azione pubblicitaria resta insomma una debole opzione legata all’andamento del mercato o un tentativo un tantino narcisistico che alla lunga è solo uno spreco di risorse e non un progetto strategico pianificato accuratamente. Poi è vero che quando la recessione picchia duro anche i big spender sono un po’ meno big.

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