11 febbraio 2010

La fine di un’epoca

buraniC’è sempre stato chi, sottovoce, diceva che l’operazione di Mariella Burani Fashion Group nel settore orafo con l’acquisizione di quattro aziende fosse molto più finanziaria che industriale. Solo un gossip? Però, lo stesso Giovanni Burani, Ad di MBFG, si prestava volentieri su invito delle banche ad essere testimonial, almeno così narrano le cronache, della “finanziarizzazione” delle aziende, i piccoli e medi imprenditori lo ascoltavano scettici. I Burani volevano replicare nella gioielleria il successo ottenuto con Antichi Pellettieri: creare un gruppo di aziende e portare la sub-holding alla quotazione (poi disintegratosi con l’arrivo delle grosse difficoltà della casa madre). Lo fece intendere bene Giovanni Burani a Vioro Magazine nel gennaio 2007 parlando di “modello Antichi Pellettieri”. Di finanza alla fine si sono però dovuti arrendere i Burani. Stamani, infatti, il tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato fallita la Burani Design Holding, la società che controlla indirettamente la casa madre secondo l’inafferrabile schema delle scatole cinesi. Quel che si teme oggi è l’effetto domino su tutto ciò i Burani hanno creato. Il gruppo sta affrontando infatti una complicata ristrutturazione del debito (quasi mezzo miliardo di euro). La stampa economica specifica che “non ci sono effetti contestuali sulla società quotata in Borsa, cioè Mariella Burani Fashion Group”, titolo peraltro sospeso a tempo indeterminato sin dall’agosto 2009. Tuttavia, nel dichiarare il fallimento di Burani Designer Holding i giudici hanno messo in forte dubbio la possibilità che possa essere salvata anche la controllata quotata. Tramonta forse qui un metodo di sviluppo che pareva invincibile. Sic transit…

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