27 maggio 2010

Maggio vicentino a macchia di leopardo

Immagine 1La macchia di leopardo, avete presente? No, non il maculato animalier che tanto piace a creativi in vena di “trasgressioni sexy”, ma quella figura allegorica che descrive un andamento economico diseguale. Macchia di leopardo è proprio l’espressione che la Fiera di Vicenza ha usato nella sua comunicazione a commento di VICENZAORO Charm chiusa ieri. “Siamo sulle cifre dello scorso anno”, ha commentato il presidente Roberto Ditri, cioè circa diecimila ingressi, segnale numerico di una fiera che ha in fondo rappresentato un passaggio interlocutorio rispetto alle altre manifestazioni internazionali tenutesi da gennaio in qua, più o meno tutte col segno più negli ingressi. La proverbiale macchia di leopardo ha trovato conferma nei colloqui con molti espositori, tra chi, a conti fatti con tutte le debolezze del caso oggettive (oro all’insù, nuova tempesta finanziaria, manovre restrittive in Europa, mercati al consumo ancora renitenti) e “ambientali” (notizie di liquidazioni aziendali e di concordati debitori), l’ha definita “oltre le aspettative” e chi invece “proprio no, non ci siamo”, confermando come l’edizione di maggio sia percepita come un lusso. Su questo lusso la Fiera di Vicenza ha giocato la carta di About J, con 16 aziende per 140 top buyer concentrati nella maestosa cornice della villa palladiana La Rotonda, la cui presenza ha avuto ricadute evidenti nell’affluenza totale. Più in generale, come ha spiegato lo stesso Ditri, i contatti tra domanda e offerta sono stati meno numerosi ma di qualità più alta.

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