29 giugno 2010

Omaggio ad un innovatore

hayekUn innovatore. Di quelli veri, di quelli che naturalmente ed incomprensibilmente attirano su di sé critiche al calor bianco. Si ricordano ancora i fastidi dei dettaglianti italiani avversi a quella novità pop e cheap che divenne un’ossessione, una rivoluzione del costume: lunghissime code di giovani e non per accappararsi l’ultimo modello. La “povertà” di quell’oggetto, praticamente un “usa e getta”, minava il loro prestigio di gioiellieri. Purtroppo, oggi le code si fanno per l’iPhone o per l’iPad, altro settore. Eppure, lui ha avuto il merito di inventarsi un orologio di plastica, però fatto in svizzera, che salvò l’intera industria elvetica dei segnatempo che allora, era l’inizio degli anni ‘80, si dibatteva in una crisi che pareva terminale sotto l’attacco del quarzo giapponese. Ed ebbe anche il merito di tonificare i bilanci del dettaglio, oltrettutto creando traffico all’interno dei punti vendita. Lui attaccò il made in Japan proprio sul suo terreno, aggiungendoci il design, la comunicazione ed alcune soluzioni tecniche rivoluzionarie improntate al risparmio. E fu il big bang, la rinascita dello Swiss Made. Da quella intuizione nacque un gigante che oggi raccoglie marchi blasonati come Omega, Tissot, Longines, Breguet e che fattura 4,5 miliardi di euro l’anno. Nicholas Hayek, inventore dello Swatch, è scomparso ieri all’età di 82 anni.

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