Più e meno nel mercato 2010
Meno due giorni da Istanbul e meno sette da Basilea, due test fieristici carichi di significati, importanti soprattutto per capire la solidità dei segnali di miglioramento che da VicenzaOro di gennaio in poi si sono manifestati in altre fiere del mondo. Vioro Magazine è presente in entrambe le fiere con il proprio stand, dove viene venduto anche lo Yearbook 2010 a 15 euro. Ieri intanto si è chiusa l’International Jewellery Show di Hong Kong (foto) con la presenza di 32000 buyer, il 9% in più rispetto al 2009, e 28% in più per quel che riguarda i buyer provenienti da altri continenti (+38% gli americani, +20% gli italiani). E sempre ieri la catena Neiman Marcus, department store di lusso americano, ha annunciato un utile netto di 4 milioni di dollari per il secondo trimestre fiscale 2010. Il primo semestre dell’anno si è chiuso con un fatturato di 1,97 miliardi di dollari (-4,8%) e profitti netti di 12,5 milioni (dai 496,3 milioni di perdite nel 2009). Ma sui segnali di miglioramento il mercato non la pensa esattamente così: più di un operatore raggiunto telefonicamente ha fatto intendere chiaramente che il business è immobile, in pratica il prodotto fatica moltissimo ad uscire dai negozi. Quel che emerge è un’attività a macchia di leopardo (e le macchie son sempre più ristrette), si fa cioè strada il concetto della fetta più grande di una torta più piccola. Le aziende più organizzate e competitive occupano gli spazi lasciati liberi da chi si dibatte nelle difficoltà. Sarà questa la “nuova normalità” del mercato? Infine, a proposito del post del 2 marzo scorso nel quale parlavamo della sfilata di Dolce & Gabbana col loro video dedicato all’artigianato, val la pena di citare un passo di una devastante intervista ad un artigiano dell’abbigliamento in fallimento pubblicata qualche giorno fa su Il Giornale a firma di Stefano Lorenzetto. Eccolo: “Nell’ultima sfilata di Dolce & Gabbana c’era un maxi schermo che rimandava le immagini delle sartine con ago e ditale, per mostrare che l’alta moda è tutta italiana. Non è vero, non può essere vero. Altrimenti io non avrei dichiarato fallimento. Ma dove vivono questi due signori?”
