Sant’Export
Come un pavé di pietre multicolori in gradazione, di quelli cangianti e ricchi di sfumature. Ecco: VICENZAORO Winter (nella foto Lapresse, un’immagine dell’opening inaugurale), il suo esito finale, assomiglia ad uno di questi pavé. Dentro la Fiera di gennaio si è insomma verificata l’ormai abituale asimmetria dei giudizi e delle performance, con differenze anche sostanziali, altro che sfumature. Un’unica valutazione comune: l’affluenza. I giudizi delle aziende si allineano insomma ai dati comunicati dalla Fiera di Vicenza, circa 7.500 le presenze straniere, 8.650 quelle italiane. Il che significa un aumento complessivo dei buyer provenienti dall’estero in compensazione a defezioni significative, del tutto prevedibili considerata la debole stagione delle vendite natalizie, dall’Italia e dall’Europa occidentale. Il dato finale di sostanziale tenuta dei presenti va quindi addebitato a mercati come il Brasile, la Russia, i paesi dell’Europa Centro-Orientale, dell’area del Golfo secondo un’evidente mutazione geografica dei mercati di sbocco del made in Italy orafo e dell’intera offerta della Fiera stessa. Pur modificando le rotte e aggirando ostacoli di varia natura tariffaria, oggi più di ieri l’export è insomma il traino essenziale delle produzioni. Fortunamente ci sono economie che corrono ancora e che corrono ancora volentieri in gioielleria (per dire: pare che in Italia la soglia d’acquisto, il cosiddetto price point, non va al di là dei 250 euro). E la prova più evidente sta nell’andamento addirittura spumeggiante avuto dal salone T-GOLD: macchine avanti tutta! E anche là stranieri a migliaia.





