23 gennaio 2012

Benvenuti nell’anno del drago

palmieroSi celebra oggi il Capodanno cinese, si entra nell’anno del drago, evento già anticipato dalla copertina di Vioro Magazine con gli splendidi gioielli-scultura di Palmiero Jewellery Design in oro con pavé di diamanti fancy colour e zaffiri multicolore (nella foto). Secondo lo zodiaco cinese il drago simboleggia forza e buona sorte. Ad occhio e croce nel 2012 ne avremo tanto bisogno. Intanto è stato stimato dalle autorità che per la festività arriveranno a Hong Kong 7,3 milioni di turisti provenienti dalla Cina continentale. Il loro scopo è ben preciso: shopping. Anche perché a Hong Kong le tasse sul lusso non ci sono.

Tag:cina
14 novembre 2011

Anche Gitanjali cresce

Oggi è stato anche il giorno della pubblicazione della trimestrale di Gitanjali Gems Ltd., conclusa il 30 settembre scorso. Ebbene, la conglomerata indiana che a inizio 2011 ha acquistato Valente e i brand dell’ex DIT Group (Stefan Hafner, Nouvelle Bague, Io Sì e Porrati) annuncia un incremento delle vendite del 36% per 633 milioni di dollari (con i profitti aumentati del 65%, 26,4 milioni). Particolarmente soddisfacente è la crescita del business della gioielleria (+39% per 323,8 milioni) Nel comunicato si legge inoltre che i marchi Stefan Hafner e Nouvelle Bague stanno progettando i loro flagship store in Cina.

4 luglio 2011

Toh, anche gli svizzeri finiscono in Cina

eternaFollow the money. E la ricchezza, tanta ricchezza, si è trasferita da Ovest a Est, formando nuovi miliardari e nuove aziende dai forti desideri di affermazione “sociale”, anche soddisfatti attraverso acquisizioni in Occidente. E’ successo la settimana scorsa quel che pareva inimmaginabile, considerata la potenza economica dell’orologeria Swiss made. Eppure la notizia è che Eterna, marchio svizzero di seconda fascia, se vogliamo, ma con una storia di manifattura prestigiosa alle spalle ed anche licenziataria del marchio Porsche Design, è stato comperato da International Volant Limited, società controllata dalla holding China Haidian. L’amministratore delegato di Eterna non ha fatto che augurarsi che le cure dei cinesi rafforzino il brand. Insomma, mica solo noi italiani siamo facili prede degli appetiti altrui.

Tag:cina, orologio
24 giugno 2011

Cina: lussi, dazi e lobby

china luxuryDa qualche giorno gira la notizia che riprende il quotidiano cinese 21th Century Business Herald  secondo cui le autorità governative della Repubblica Popolare stanno pensando di dare una sforbiciata ai dazi doganali su alcuni beni di lusso: cosmetici di fascia alta, alcolici, orologi. Avendo imposte alte (50% i cosmetici, 30% gli orologi), chi se lo può permettere preferisce acquistarli all’estero, pagandoli meno. La misura si inserirebbe nel più ampio disegno di riequilibrare la formazione del Pil, incentivando i consumi interni e moderando la dipendenza dell’economia cinese alle esportazioni, ora in difficoltà a causa del rallentamento delle economie occidentali. La cattiva notizia è che i gioielli non sono nella lista dei ribassi, la buona è che probabilmente il muro delle protezioni commerciali palesi od occulte sta cedendo. Se la Cina intende affermare la sua leadership economica nel mondo e nel libero mercato, è presumibile che dovrà fare altre concessioni come le viene richiesto sempre più pressantemente. Questione di tempo, secondo un progressivo processo di allineamento. Ma se è vero che, sempre stando al quotidiano cinese, la misura è stata presa in seguito ad incontri riservati tra funzionari dei ministeri delle finanze e del commercio e rappresentanti dell’industria del lusso, perché non dedicare una motivata azione di lobby in favore del gioiello italiano? Sotto a chi tocca!

Tag:cina, dazi, lusso
21 febbraio 2011

Come saranno lussuosi i cinesi

china shoppingPrevisioni del lusso. C’era chi a suo tempo era portato a pensare che l’eccesso di offerta di gioielli dovuto alla perdita di quota di mercato negli Usa sarebbe stato compensato dalla domanda cinese. Adesso sembrerebbe che quella profezia si stia avverando. Infatti, secondo il settimanale inglese The Economist che cita nel numero ora in edicola l’indagine della società Crédit Lyonnais Securities Asia sui consumatori cinesi, nei prossimi cinque anni gli acquisti dei beni di lusso nella Repubblica Popolare sono destinati ad aumentare dell’11% annuo. Se questa crescita sarà confermata dai fatti entro il 2020 il mercato cinese avrà una quota totale del lusso mondiale pari al 44%. Praticamente un acquisto su due, se non è l’Eldorado questo… Oggi oltre la metà degli acquisti di lusso in Cina è rappresentato dal fashion e dalla gioielleria, la maggior parte di importazione. Ciò si spiega con la discesa sia pur moderata dei dazi di importazione e con la diffusione della contraffazione che “costringe” i consumatori a comperare direttamente all’estero i prodotti originali. Chissà se entro il 2020 le tariffe doganali saranno state portate ad un livello ancor più accettabile per chi esporta e chi compra…

Tag:cina, dazi, lusso
31 gennaio 2011

VICENZAORO. Alcuni appunti/la “bussola”

inauguraAncora qualche appunto su VICENZAORO First prima di archiviare l’argomento. Chiudiamo allora con l’evento inaugurale della manifestazione. Tavola rotonda promossa da Vioro Magazine con taglio del nastro finale (nella foto LaPresse, Ding Wei, ambasciatore cinese in Italia, e Roberto Ditri, presidente della Fiera). L’incontro, preceduto dalla visione del video in 3D Jewellery and the city (lo si può guardare nella home page di questo sito), bel montaggio tra lavorazioni orafe, gioielli indossati e scorci suggestivi della città di Vicenza nella meraviglia della tridimensionalità, ha avuto come ospiti Armando Branchini, segretario generale della Fondazione Altagamma, Matteo Marzotto, presidente dell’ENIT e imprenditore, Andrea Morante, amministratore delegato di Pomellato, e Mehul Choksi, presidente del gruppo indiano Gitanjali, ai quali è stata rivolta la domanda: Il gioiello italiano ha bisogno di una nuova “bussola”: dove puntarla?. Domanda opportuna, considerato il fatto che il settore appare quantomai disorientato.

Vivace il dibattito, stimolante negli argomenti toccati nei vari interventi, teso più ad individuare i vizi del comparto che a indicare immediate soluzioni. Tutti si son comunque detti d’accordo che esistono potenzialità per uno sviluppo futuro. Le potenzialità stanno ad esempio nella previsione di Armando Branchini di un raddoppio dei consumi dei beni di lusso da oggi al 2020 grazie ai consumatori di quei Paesi in tumultuosa crescita, soprattutto asiatici. Occorre, tuttavia, un cambio di passo, ha notato Matteo Marzotto, una discontinuità della visione commerciale che continua a mantenere gli Usa come mercato di riferimento. Anche Andrea Morante ha indicato la necessità di un cambio di passo, perché “sin qui gli italiani sono stati bravi a esportare, ma non a conquistare i mercati”. Ma per conquistare occorrono dimensioni produttive e di fatturato che in molti non si possono permettere: uno sfrenato individualismo ha impedito in Italia uno sviluppo industriale (di sistema) del settore. E le aggregazioni, ha laconicamente chiosato Morante “restano un affare complicato”.

Le debolezze strutturali e la mancanza di una chiara e forte identità, simile allo Swiss made degli orologi, non intaccano però il fascino del made in Italy. Se n’è fatto testimonial Mehul Choksi presidente di Gitanjali, la cui società sta acquistando aziende italiane, secondo cui “l’Italia si pone all’avanguardia nell’innovazione stilistica” e questa qualità continua a far breccia nei cuori e nelle preferenze dei consumatori. Si rende allora necessario un riposizionamento, consiglia Branchini, che non cambi la faccia al settore, ma che sappia valorizzare competenze e prodotti ha specificato Marzotto. Senza tralasciare un asset importante come la comunicazione, ha ricordato Choksi, verso target di consumo specifici: per esempio, lo scarso ricorso ai social network su internet simboleggia il ritardo del settore nei confronti del mercato più giovane. Serve un approccio diverso nella cultura d’impresa. Occorrerà, per esempio, come ha affermato Armando Branchini, tener conto dell’evoluzione dei consumatori e non più osservare solo le mosse della concorrenza.

Oriente e internet, dunque: ecco due direzioni su cui puntare con convinzione la bussola.

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