Augusto Ungarelli, neo presidente del Club degli Orafi, argomenta e difende le ragioni del made in Italy. Oltre ad invocare l’attuazione di tutti i possibili strumenti di tutela e di equa concorrenza, individua nella formazione delle risorse umane un importante fattore di rilancio e crescita. Nel frattempo il Club – contenitore di esperienze e interessi diversi lungo la filiera che si integrano secondo una cultura di sistema – vara il progetto “L’intelligenza italiana” che nasce dal “basso”, cioè dalle problematiche reali di settore.
Augusto Ungarelli, piovono critiche e autocritiche sul settore italiano del gioiello: mancano cultura d’impresa, identità, design, strategia distributiva. Che fare?
Il nostro mondo vive da tempo momenti di forte criticità e necessita di una visione attenta e strategie precise, non prive di rischio, per difendere e tutelare il made in Italy, per proteggere la capacità di creare, innovare e produrre con qualità nel nostro Paese. La competizione internazionale e le mutate condizioni degli scenari mondiali obbligano noi imprenditori ad una esasperata attenzione al nostro modo di fare impresa, a superare i campanilismi. Noi come Club stiamo promuovendo nuove alleanze e partnership. Vogliamo farlo basandoci sull’esperienza della nostra storia trentennale di associazione, uniti dal 1980, che fa convivere insieme le diverse anime del mondo del gioiello: l’unione fa la forza. (leggi tutto)
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La vitalità del Far East, ormai non più solo temibile competitor sulle quantità facendo leva sul basso prezzo, ma anche proiettato verso l’innovazione di prodotto. E’ ad esempio notizia recente che il brevetto internazionale Coronet Solitaire (una corona di sette brillanti montati senza griffe circondano un ottavo brillante posto al centro ottenendo l’effetto di un luminosissimo solitario, nella foto), di proprietà dell’azienda cinese Aaron Shum e diventato brand (è anche distribuito in Italia da Govoni) è stato premiato con l’Hong Kong Top Brands, promosso dall’Hong Kong Brand Development Council proprio al fine di incoraggiare le aziende locali a lavorare sulla qualità e perciò migliorare la percezione dell’immagine dell’industria della gioielleria made in Hong Kong (e Shenzhen).
Arriva oggi la notizia che il marchio Miiori New York, di proprietà di Jacob’s Jewelry, società armena con centro produttivo a Bangkok, presenterà alla prossima fiera di Basilea il nuovo brevetto studiato in modo che un pavé di pietre preziose cambi colore col movimento di chi lo indossa o di chi lo osserva. Non più statico, insomma, ma cangiante (dai 2 ai 3 colori). Si tratta di una innovazione nel metodo di incassatura e di posizionamento delle singole pietre che dà anche la possibilità di celare (e disvelare) un logo o le iniziali: perfetta per rispondere ai desideri di personalizzazione della clientela.
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Più che rifugiarsi in una nicchia, possibilmente remunerativa, in molti si sono rannicchiati per paura della crescente concorrenza low cost. E là sono rimasti: immobili e indistinti, senza più appeal e proposte. In luogo della paura Artlinea ha giocato le carte dell’innovazione tecnologica di prodotto e della comprensione del mercato e continua con profitto l’attività con i suoi 120 dipendenti (oggi una specie di miracolo in Italia!). L’azienda di Arezzo ha festeggiato a VICENZAORO Choice la presentatrice Tv Barbara D’Urso (terza a sinistra nella foto LaPresse con accanto il patron Doriano Martinelli) che indosserà i gioielli Artlinea nelle sue trasmissioni della prossima stagione.
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Dal bloc notes di VicenzaOro Choice. Niente rapine in Fiera per la seconda volta consecutiva, ma intensa attività della Guardia di Finanza, che ha completato l’indagine “Perla Nera”, contestando illeciti valutari per milioni di euro da parte di operatori cinesi presenti allo show. Il presidente di Federorafi Antonio Zucchi (nella foto): “è la conferma di quanto il comparto dei preziosi in Italia sia sistematicamente sottoposto ad attacchi che stanno seriamente compromettendone il futuro”. (leggi tutto)
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E’ passato tranquillo, quasi inosservato, votato dal Congresso degli Usa senza traumi: parliamo di un recente emendamento sulla legge doganale. E’ una buona notizia, ma la strada è ancora lunga e complicata: l’obiettivo italiano è finalmente convincere gli Stati Uniti a calcorare il dazio del 5,5% solo sul valore aggiunto della manifattura e non più anche sul valore dell’oro in quanto materia prima. Antonio Zucchi, presidente di Federorafi, fa quindi il punto sull’operazione “Abbasso i dazi”. (leggi tutto)
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