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	<title>Vioro Magazine &#187; confindustria</title>
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	<description>Il magazine dei gioielli</description>
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		<title>Licia precisa</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:04:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei giorni di VICENZAORO Winter è uscita sui quotidiani nazionali la lista dei redditi dichiarati dai soggetti che applicano gli studi di settore nel 2010. Ovviamente, tra le categorie comprese compare quella degli orafi (che mediamente denunciano al fisco circa 12 mila euro). Arriva oggi un comunicato da parte di Federorafi che per voce del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/licia-mattioli.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5760]"><img class="alignleft size-full wp-image-5762" title="licia mattioli" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/licia-mattioli.jpg" alt="licia mattioli" width="272" height="196" /></a>Nei giorni di VICENZAORO Winter è uscita sui quotidiani nazionali la lista dei redditi dichiarati dai soggetti che applicano gli studi di settore nel 2010. Ovviamente, tra le categorie comprese compare quella degli orafi (che mediamente denunciano al fisco circa 12 mila euro). Arriva oggi un comunicato da parte di <span style="color: #ff0000;"><em>Federorafi</em></span> che per voce del suo presidente <span style="color: #ff0000;"><em>Licia Mattioli</em></span> (<em>nella foto</em>) mette i puntini sulle i. &#8220;E&#8217;  necessario distinguere &#8211; recita il testo &#8211; tra il commercio al dettaglio e il comparto produttivo. Sul fronte della produzione le cifre sono lo specchio della crisi che ha colpito il settore dai primi anni 2000, acuitasi negli ultimi tempi. Dal 2005 al 2010 le quantità di oro lavorate dalle imprese Italiane sono scese del -58%. Nel 2001 trasformavamo in gioielli quasi 500 tonnellate di oro, nel 2010 116 tonnellate. E’ stata quindi inevitabile la contrazione della produzione, addetti e imprese. Molte aziende hanno avuto perdite e alcune sono state interessate anche a procedure concorsuali o di ristrutturazione debitoria; nello stesso periodo le ore autorizzate di cassa integrazione sono state nell’ordine di diversi milioni. Tutto questo in un contesto internazionale aggressivo, spesso sleale e iperprotetto da dazi e barriere non doganali nonché iperaiutato da incentivi e aiuti governativi, mentre in Italia da sette mesi non esiste più l’ICE, l’ente dedicato ad aiutare le imprese, soprattutto PMI, nell’internazionalizzazione, i costi di produzione e finanziari, per le difficoltà di accesso al credito, sono cresciuti esponenzialmente così come il prezzo delle nostre materie prime preziose che negli ultimi due anni è aumentato del +60% (oro), del +142% (argento) e del +41% (platino). Sempre in merito agli studi di settore, nel precisare che si applicano ad aziende di produzione che si trovano sotto i (5 milioni di euro di ricavi, occorre ricordare che per la tipicità del settore (in media 5 dipendenti per azienda) c’è anche una sostanziale sovrapposizione della figura dell’imprenditore con quella dell’amministratore, remunerato dall’impresa per la sua attività, il cui costo è quindi compreso tra quelli dichiarati. Per evitare un’indiscriminata, dannosa e generalizzata “caccia alle streghe” bisogna quindi leggere bene i numeri. L’evasione va combattuta e l’Agenzia delle Entrate ha i mezzi e le competenze per affrontarla all’interno però di un contesto di regole fiscali chiare, certe, non vessatorie e, soprattutto, armonizzate almeno a livello dei 27 Paesi dell’Unione Europea per non creare ulteriori discriminazioni per i gioielli made in Italy&#8221;.</p>
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		<title>Politica in ascolto</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 08:05:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era famoso quel carosello &#8211; quindi parecchie ere geologiche fa &#8211; intitolato &#8220;Gli incontentabili&#8221;: una famiglia di consumatori a cui non andava mai bene niente, eccetto, naturalmente, la marca di elettrodomestici reclamizzata. Ritorna in mente quella pubblicità antica leggendo il comunicato relativo all&#8217;incontro tra il settore orafo e il Governo rappresentato dal Sottosegretario Gianni Letta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/gianni-letta-orafi.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5288]"><img class="alignleft size-full wp-image-5290" title="gianni letta orafi" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/gianni-letta-orafi.jpg" alt="gianni letta orafi" width="306" height="203" /></a>Era famoso quel carosello &#8211; quindi parecchie ere geologiche fa &#8211; intitolato &#8220;Gli incontentabili&#8221;: una famiglia di consumatori a cui non andava mai bene niente, eccetto, naturalmente, la marca di elettrodomestici reclamizzata. Ritorna in mente quella pubblicità antica leggendo il comunicato relativo all&#8217;<span style="color: #ff0000;">incontro tra il settore orafo e il Governo</span> rappresentato dal Sottosegretario Gianni Letta. &#8220;Soddisfatti, anche se&#8230;<span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">&#8220;. Già, si voleva il tutto e subito, o perlomeno qualcosa, ed invece si è ancora nella fase dei &#8220;semplici impegni&#8221;: i tempi della politica e dell&#8217;impresa non coincidono mai. Eppure va annotato un deciso cambio di marcia nei rapporti tra imprenditoria orafa e politica, non fosse altro per il diretto interessamento da parte di una figura di spicco dell&#8217;Esecutivo, Gianni Letta appunto (&#8221;apprezzato regista&#8221;), e per la sua capacità di mantenere la parola data. Alla fine del primo incontro conoscitivo a palazzo Chigi del luglio scorso ci si era dati appuntamento dopo 90 giorni, e 90 giorni son stati; serviti a raccogliere e fornire informazioni, anche a riattivare l&#8217;interesse delle istituzioni verso un comparto, quello orafo, trascurato anche per una sua tenace vocazione al riserbo (definitivamente accantonata?). Nell&#8217;incontro della settimana scorsa si è parlato dello scibile orafo &#8211; </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">dazi doganali, costituzione del fondo nazionale di garanzia, defiscalizzazione delle attività di ricerca e sviluppo, sorveglianza in materia di frode, concorrenza sleale, promozione all’estero, attività educativa, tracciabilità dei pagamenti, accelerazione dell&#8217;approvazione</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;"> delle normative di settore in materia di marchi e titoli e di gemmologia</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">. Volendo, la politica qualcosa per accogliere le richieste lo trova di certo. Staremo a vedere, ma i presupposti sembrano migliorati. Va inoltre annotato che, per dirla con le parole di Licia Mattioli, presidente di Federorafi (con lei all&#8217;incontro </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">Giuseppe Aquilino, presidente Federdettaglianti, </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">Maurizio Colombo, presidente</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;"> Unionorafi-Confapi, </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">Luciano Bigazzi,</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;"> Confartigianato Orafi, e un esponente di C.N.A. in sostituzione del presidente degli orafi, Aurelio Franchi</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">) &#8220;</span>se il settore non avesse scelto la strada dell’unione incontri del genere non sarebbero stati possibili e il comparto orafo italiano probabilmente si sarebbe negato occasioni di trovare importanti sponde politiche e tecniche per cercare di risolvere i suoi tanti problemi&#8221;. Ci voleva una donna a farlo?</p>
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		<title>Uscita di sicurezza</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 14:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uscita dall’incertezza di crisi e mercati. Uscita da inattualità e ostilità di molte norme. Uscita dal nanismo: Licia Mattioli, da maggio presidente di Federorafi delinea gli obiettivi ritenuti importanti non solo per l’industria ma per l’intero mondo orafo italiano. Legge sui titoli e sui marchi. Lotta ai dazi doganali, alle barriere non tariffarie e alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/liciamattioli-2.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4864]"><img class="alignleft size-full wp-image-4884" title="liciamattioli-2" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/liciamattioli-2.jpg" alt="liciamattioli-2" width="200" height="242" /></a>Uscita dall’incertezza di crisi e mercati. Uscita da inattualità e ostilità di molte norme. Uscita dal nanismo: <span style="color: #ff0000;">Licia Mattioli</span>, da maggio <span style="color: #ff0000;">presidente di Federorafi</span> delinea gli obiettivi ritenuti importanti non solo per l’industria ma per l’intero mondo orafo italiano. Legge sui titoli e sui marchi. Lotta ai dazi doganali, alle barriere non tariffarie e alla contraffazione con obbligo di etichettatura. Il tutto sostenuto da un programma di “incentivazione, innovazione e promozione del gioiello italiano”. Un lavoro duro. Ecco perché tocca a una donna.</p>
<p><strong>Alé, girls</strong> Licia Mattioli, prima donna presidente in Federorafi, ricorda Jill Abramson, nominata a maggio prima donna direttore del New York Times. Jill ha detto: “tocca sempre a noi ragazze risolvere i guai creati dai ragazzi”. La Mattioli ride nel suo modo franco. “Già, oggi il lavoro è più duro e tocca mediare con tutti su tutto. Non è un caso che compiti di responsabilità un tempo prettamente maschili vengano adesso affidati alle donne. E’ una fase di transizione, andiamo verso il nuovo, occorre decisione ed equilibrio”.<br />
<strong> Lupi solitari</strong> Insomma diciamolo: le donne hanno la sensibilità di far bilanciare interessi discordi perchè sanno rinunciare sapendo prendere. Mediano. “Storicamente le categorie orafe hanno agito come lupi solitari, ora premono nuovi spazi, nuove opportunità, nuovi mercati e i nuovi rapporti internazionali esigono comportamenti diversamente virtuosi. Partendo da un concetto molto basic: superare il nanismo delle imprese e raggiungere la maturità necessaria per operare finalmente con target comuni”. <span id="more-4864"></span><br />
<strong> Ciao Narciso</strong> Per sua natura l’imprenditore è quindi un lupo solitario, ma la troppa solitudine porta al difetto tipico delle piccole e piccolissime aziende, il narcisismo. Un guaio perché in tempi globali non serve lo specchio, occorre unire le forze: “Una logica di squadra ci farà superare i confini fisici e mentali del localismo. – afferma con determinazione Licia Mattioli – I particolarismi alla fine risultano perdenti. E’ ora che l’Italia scenda dal campanile, Garibaldi è arrivato da un pezzo. Andiamo avanti”. E l’invito arriva stavolta e nel 150 anniversario dell’Unità da una torinese, dalla città da dove partì l’avventura unitaria del Paese. Una coincidenza, forse di buon augurio.<br />
<strong> Primum vivere</strong> Problemi come il rilancio della aziende produttrici o la lotta per l’abolizione dei dazi doganali non costituiscono una sorpresa per l’attuale gruppo dirigente, sono lì da tempo. “Ma dal momento che minacciano di cronicizzare – osserva  Licia – dobbiamo attaccarli davvero, con un altro piglio. Ne va della sopravvivenza. Per come la vedo io, ogni azienda deve affrontare la competizione globale in due nuovi modi. In realtà sono vecchissimi, ma hanno sempre funzionato”.<br />
<strong> Ecco i segreti</strong> “Prima regola. Valigia in mano e partire, suonare i campanelli di mezzo mondo. Il consiglio era valido negli anni ’50, negli ’80 e valgono anche nei ’10 del nuovo millennio, e se non fai ancora così chiudi bottega. Rimettersi in gioco e in giro, dunque. Seconda regola: innovazione. L’asticella dell’innovazione è spostata verso l’alto e nel salto sono entrati i designer. Chi non ha designer, se li procuri”.<br />
<strong> Asso nella manica</strong> “E meno male che resiste il made in Italy. – riflette Licia Mattioli – Ti accorgi all’estero di essere cresciuto in un paese privilegiato. Dove il bello e la cultura ti hanno fatto diverso regalandoti vantaggi insospettati. Capisci che le radici non sono leggenda, ti stupisce scoprire che l’italianità non è una visione di esteti sognatori. Ti emoziona vedere che il tuo pensare italiano è in grado di creare differenze decisive tra prodotti. E’ un’immagine forte legata al senso della vita. Vogliamo perderla?”<br />
<strong> Made in or made out?</strong> Qualcosa da dire sugli imprenditori italiani che producono fuori d’Italia? “Nulla, business is business. Però che non scrivano made in Italy, per cortesia”. Elementare. “Per un senso di lealtà verso il consumatore e verso i produttori veramente italiani”.<br />
<strong> Libertà d’impresa</strong> Parliamo di ostacoli al commercio internazionale, di barriere doganali ed altro. “Comincerei dal dazio statunitense – esordisce Licia – lo considero un vero schiaffo in faccia al liberismo mollato da un Paese che del liberismo fa la propria bandiera: gli Usa privilegiano l’import da alcuni paesi a scapito di altri, che libero mercato è mai questo? Si tratta in realtà di un’arma che avvantaggia e discrimina a seconda delle convenienze politiche o di lobbies economiche e come tale andrebbe affrontata dalla nostra politica”. La quale non si è mai dimostrata abbastanza persuasiva, dobbiamo premere più a fondo.</p>
<p><strong>Facciamo come lo Swiss made. Anzi, di più<br />
</strong> “Mica è un obbligo fabbricare gioielli in Italia, si possono fare in tutto il mondo, al prezzo che riusciamo a spuntare, dove conviene. Ma, dal momento che i clienti, la correttezza commerciale e la verità vanno rispettati, non tiriamo in ballo il made in Italy: se produciamo gioielli in Corea, scriviamolo chiaro e tondo. Un buon esempio viene dalla Svizzera: oggi lo Swiss made vale se il prodotto è svizzero per almeno il 50% del totale. Io sarei ancor più stringente: se deve essere made in Italy lo sia per l’80%”. L’Europa non si interessa alla questione? Sta a noi farla interessare. O siamo deboli fino a questo punto? Altre questioni come etichettatura, provenienza delle merci, distribuzione internazionale, meritano riguardi che finora non abbiamo saputo offrire ai nostri produttori. Mi viene in mente la vicenda che i gioielli italiani subiscono all’interno dell’Unione Europea, ci sono Paesi dove la merce preziosa viene punzonata obbligatoriamente una seconda volta. Insomma, facciamoci valere”.</p>
<p><strong>Contratti di rete vs individualimo<br />
</strong> “I contratti di rete? Un’ottima chance”. Se sei convinta sostenitrice dell’unità, non puoi che schierarti dalla parte di questa innovativa forma giuridica che dà alle aziende l’opportunità di sviluppare alleanze in base a obiettivi strategici condivisi e stabiliti, mantenendo l’individualità. E dunque, Licia Mattioli invita a prendere seriamente in considerazione i contratti di rete, non nascondendo tuttavia che tale soluzione può collidere con la natura e la pratica individualista dell’imprenditoria. Di fronte all’eventualità ci si sente chiedere: “chi comanda, chi incarichiamo a rappresentare un’impresa collettiva, chi farà accordi con i clienti?” Son zavorre psicologiche, retaggi culturali. Per dire quanto sia necessaria una donna mediatrice.</p>
<p><strong>Poche ma fiere<br />
</strong> Care fiere, poche ma buone. Firmato Licia. Ma chi deciderà quale fiera resta e quale chiude? “Il buonsenso, la mediazione, l’accordo”, è l’opinione del presidente. “Stabilito che il mercato, cioè gli operatori nazionali e soprattutto esteri vogliono ragionevolmente affrontare un numero limitato di trasferte, sarà opportuno decidere. Quale privilegiare? Serve un incontro in cui i diversi interessi mettano in campo le proprie realtà, i risultati raggiunti, il prestigio acquisito, i programmi, le iniziative già in fase di attuazione… Le dispersioni appartengono ad un’epoca passata”.</p>
<p><strong>Chi è<br />
</strong> Avvocato, dal 1998 amministratore delegato dell’azienda orafa di famiglia, Antica Ditta Marchisio di Torino, Licia Mattioli (40 anni) è stata eletta presidente di Fedeorafi Confindustria il 3 maggio scorso. E’ inoltre vicepresidente di Confindustria Torino, componente di giunta di Confindustria e membro di giunta e del direttivo della Camera di Commercio di Torino. Nel 2010 è stata insignita del premio “Mela d’Oro” della Fondazione Bellisario.</p>
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		<title>Nuovo presidente cercasi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 12:16:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Federorafi Confindustria comunica oggi che entro giugno avrà un nuovo presidente. Intanto Antonio Zucchi (nella foto) &#8220;non è più candidabile avendo completato il doppio mandato&#8221;. E così il consiglio direttivo ha nominato una commissione formata da Giuseppe Corrado di Vicenza, Luciano Mattioli di Torino e Maria Teresa Neri di Arezzo incaricata nell&#8217;individuare i candidati alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Antonio-Zucchi-Unoaerre1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g3716]"><img class="alignleft size-full wp-image-2531" title="Antonio Zucchi Unoaerre" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Antonio-Zucchi-Unoaerre1.jpg" alt="Antonio Zucchi Unoaerre" width="205" height="274" /></a><span style="color: #ff0000;">Federorafi Confindustria</span> comunica oggi che entro giugno avrà un nuovo presidente. Intanto Antonio Zucchi (<em>nella foto</em>) &#8220;non è più candidabile avendo completato il doppio mandato&#8221;. E così il consiglio direttivo ha nominato una commissione formata da Giuseppe Corrado di Vicenza, Luciano Mattioli di Torino e Maria Teresa Neri di Arezzo incaricata nell&#8217;individuare i candidati alla presidenza di Federorafi per il triennio 2011-2013 e raccogliere le indicazioni delle imprese in merito all’azione futura.</p>
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		<title>Federorafi è entrata nel Responsible Jewellery Council</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 13:21:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Responsible Jewellery Council (RJC) annuncia che da oggi Confindustria Federorafi, la federazione nazionale dei produttori orafi e argentieri (nella foto il presidente, Antonio Zucchi), è diventata un suo membro. Dopo la Jewelers of America, l&#8217;American Gem Society, la National Association of Goldsmiths, la British Jewellers Association, il World Gold Council, la Union Française BJOP [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Antonio-Zucchi-Unoaerre1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2532]"><img class="alignleft size-large wp-image-2531" title="Antonio Zucchi Unoaerre" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Antonio-Zucchi-Unoaerre1-767x1024.jpg" alt="Antonio Zucchi Unoaerre" width="227" height="303" /></a>Il Responsible Jewellery Council (RJC) annuncia che da oggi <span style="color: #ff0000;">Confindustria Federorafi</span>, la federazione nazionale dei produttori orafi e argentieri (<em>nella foto il presidente, Antonio Zucchi</em>), è diventata un suo membro. Dopo la Jewelers of America, l&#8217;American Gem Society, la National Association of Goldsmiths, la British Jewellers Association, il World Gold Council, la Union Française BJOP e la Danish Jewellers Association, anche un&#8217;associazione italiana entra quindi a far parte di RJC, l&#8217;organizzazione no-profit che, attraverso il suo sistema di certificazione, si propone di diventare uno standard riconosciuto a livello internazionale. Michael Rae, amministratore delegato di RJC, non nasconde la soddisfazione: “con i suoi 800 produttori associati, Confindustria Federorafi rappresenta una grande chance per diffondere il nostro messaggio in un paese chiave come l&#8217;Italia, considerato che la produzione italiana vale il 70% del totale europeo&#8221;. Infatti, pur se l&#8217;ingresso in RJC delle associazioni di categoria è di carattere istituzionale e non vale per le singole aziende che aderiscono alle associazioni stesse, la loro affiliazione rappresenta un importante acceleratore di autorevolezza e di notorietà per il Responsible Jewellery Council.</p>
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		<title>Il forcing di Federorafi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 12:52:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Venerdì 9 ottobre Antonio Zucchi, presidente di Confindustria Federorafi, ha incontrato il vice ministro dello sviluppo economico Adolfo Urso (nella foto) per illustrare un pacchetto di interventi per la tutela e per il rilancio del settore orafo italiano. Le proposte presentate sono finalizzate a sostenere la competitività delle aziende colpite da una crisi senza precedenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/INAUGURAZIONE_06.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g1484]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1486" title="Choice - Fiera di Vicenza 2009" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/INAUGURAZIONE_06-200x300.jpg" alt="Choice - Fiera di Vicenza 2009" width="180" height="270" /></a>Venerdì 9 ottobre Antonio Zucchi, presidente di <span style="color: #ff0000;">Confindustria Federorafi</span>, ha incontrato il vice ministro dello sviluppo economico <span style="color: #ff0000;">Adolfo Urso</span> (<em>nella foto</em>) per illustrare un pacchetto di interventi per la tutela e per il rilancio del settore orafo italiano. Le proposte presentate sono finalizzate a sostenere la competitività delle aziende colpite da una crisi senza precedenti e riguardano due grandi aree: l’accesso ai mercati terzi e la salvaguardia del made in Italy.</p>
<p><span id="more-1484"></span>Qualora ce ne fosse bisogno, vanno creati i presupposti. E quindi, ecco un nuovo incontro romano tra Antonio Zucchi e Adolfo Urso. Obiettivo: dare l&#8217;opportunità alle imprese orafe di continuare a competere sui mercati internazionali, rimediando una situazione che ne sta trascinando molte verso il default, cioè la chiusura. Non ha usato giri di parole il presidente di Federorafi incalzando il vice ministro. “Il problema dell’accesso ai mercati terzi è fondamentale per il rilancio del settore. – ha spiegato Zucchi – Tra l’altro, l’attività svolta negli ultimi anni a livello internazionale su questo fronte, grazie al supporto delle nostre autorità, ha creato le condizioni affinché la gioielleria sia oggi il settore con le maggiori possibilità di attivare con successo una trattativa settoriale nell’ambito del negoziato del Doha Round WTO per la riduzione totale dei dazi”. Durante l’incontro sono state approfondite e messe a punto anche le iniziative sul grande tema della tutela del <em>made in Italy</em> settoriale, ovvero: supporto al Regolamento UE per il <em>Made in</em> obbligatorio sulle merci provenienti dai Paesi Extra UE, sinergie tra Dogane e Camere di Commercio per il contrasto alla contraffazione e la sorveglianza sul mercato contro l’import selvaggio, sforzi per il raggiungimento dell’effettivo mutuo riconoscimento, e quindi della libera circolazione dei prodotti orafi all’interno dell’Unione Europea, ed infine azioni per dare impulso alla nuova legge di settore approvata a maggio dalla commissione attività produttive della Camera dei Deputati. “Ritengo positivo l’esito dell’incontro – ha affermato Zucchi –confermando la vicinanza del vice ministro alle problematiche del settore, tanto è vero che Urso si è già attivato per la costituzione di un tavolo orafo interministeriale”.</p>
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		<title>Corrado for president</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 07:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eletto a fine giugno il nuovo presidente della Sezione Orafa e argentiera di Confindustria Vicenza. E&#8217; Giuseppe Corrado, già presidente dal 1999 al 2003. &#8220;Ho accettato l&#8217;incarico per spirito di servizio&#8221;. Giuseppe Corrado è il nuovo presidente della Sezione Orafa e argentiera di Confindustria Vicenza per il prossimo biennio e guiderà un direttivo composto dai vicepresidenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Corrado2.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g1098]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1101" title="Corrado" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Corrado2-300x217.jpg" alt="Corrado" width="300" height="217" /></a>Eletto a fine giugno il nuovo presidente della Sezione Orafa e argentiera di Confindustria Vicenza. E&#8217; <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Corrado</span>, già presidente dal 1999 al 2003. &#8220;Ho accettato l&#8217;incarico per spirito di servizio&#8221;. <span id="more-1098"></span>Giuseppe Corrado è il nuovo presidente della Sezione Orafa e argentiera di Confindustria Vicenza per il prossimo biennio e guiderà un direttivo composto dai vicepresidenti Carlo Bernardi (Chrysos) e Maurizio Bertoncello (Chimento Gioiellieri) e dai consiglieri Giovanni Bizzotto (DiBi), Marino Kuhar (Lucente), Luigi Marostica (Karizia), Paolo Passuello (Re Sole), Matteo Rigon (Superoro) e Giancarlo Salin (Salin). Corrado, 69 anni, è titolare della I.M.O., azienda che produce bracciali e casse per orologi in oro. Per lui si tratta di un ritorno al vertice degli orafi di Confindustria Vicenza, avendo ricoperto la carica di presidenza già dal 1999 al 2003. “Mi è stato chiesto di assumere questo incarico in un momento particolarmente difficile e impegnativo per il nostro settore e ho ritenuto di accettare per spirito di servizio. Io dall&#8217;Associazione Industriali ho avuto molto nel corso della mia vita professionale, ho potuto conoscere molte persone, crescere in cultura d&#8217;impresa; nel momento in cui l&#8217;Associazione mi chiede un impegno, non posso tirarmi indietro”. Molteplici gli impegni e le tematiche di stretta attualità che il nuovo consiglio si troverà ad affrontare nei prossimi tempi. “Sul tappeto ci sono temi importanti come il rilancio di Federorafi, il futuro della Fiera di Vicenza, la difesa del made in Italy nel nostro settore che sta necessariamente cambiando e trasformandosi, ma ha ancora un suo futuro e la capacità di creare prodotti nuovi e innovativi da portare nel mondo”.</p>
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