“Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa”. Il pensiero espresso dal viceministro del Welfare, Michel Martone, ha scatenato un’accesa polemica. Oggi sul quotidiano La Repubblica Michele Serra ha espresso la sua opinione nella rubrica L’amaca, che condividiamo. Ne ricopiamo volentieri uno stralcio: “tra un “dottore” dequalificato e mal pagato e un artigiano che sa il fatto suo, chi se la passa meglio? La destrezza manuale è, tra l’altro, cultura essa stessa, specie in un Paese di artigiani e tecnici sopraffini quale siamo da qualche secolo. Il disprezzo per il lavoro manuale in quanto tale, e per scuole professionali a volte ben più brillanti e funzionali di certi deprimenti atenei, è uno dei veri grandi problemi dei nostri figli. Convinti, anche per colpa nostra, che un dottorato a prescindere valga un’autorevolezza sociale che solo il lavoro (anche manuale) è invece in grado di dare”. Nel numero di gennaio Vioro Magazine si è occupata estesamente di artigianato, modello culturale ed economico, patrimonio che ha nell’Italia manifatturiera una delle sue massime espressioni. Un asso nella (nostra) manica da giocare nel mondo per ri-stabilire il nostro ruolo nella scala della competitività, della distinzione, dei valori. Soprattutto, una responsabilità precisa del settore se ancora intende avere un futuro, la sua missione principale: investire sui giovani artigiani, mantenendo ostinatamente il savoir faire qui.
Poche ore ancora all’inaugurazione di domani di VICENZAORO Winter. Nel frattempo questa sera c’è una magnifica anteprima con la vernice della mostra dedicata ai gioielli di Afra e Tobia Scarpa che la Fiera di Vicenza ha organizzato a palazzo Bonin Longare, nel centro cittadino, per ricordare Afra Bianchin Scarpa, scomparsa il 30 luglio scorso. E’ un evento di grande rilievo culturale che onora un nome inciso nella storia della cultura artistica veneta, raccogliendo 72 gioielli, piccole architetture pensate e costruite per adornare il corpo, e relativi disegni realizzati tra il 1970 e il 2011 (1970-2000 Afra e Tobia Scarpa, dal 2000 Tobia Scarpa) per la SanLorenzo, celeberrima azienda che ha introdotto il concetto di design al gioiello. La mostra è un excursus storico in cui si intrecciano diverse storie e in cui vi si legge l’evoluzione del gusto degli ultimi 30 anni, cogliendo il legame tra gioiello e design come condivisione di un metodo. Un prologo di VICENZAORO Winter di altissimo livello, ottimo incipit per una manifestazione che ci si augura all’altezza di tanto genio.
Commenti disabilitati
Celebra i suoi 25 anni di carriera nel prestigio di Bentley & Skinner, una tra le gioiellerie più famose di Londra. Andrea Cagnetti, in arte Akelo, è infatti ospite di quella gioielleria che forniva gioielli alla famiglia reale inglese durante il regno della regina Vittoria con la mostra personale “25 Years”, dal 2 al 19 novembre prossimi. Bel riconoscimento per Akelo, maestro orafo di talento che con ammirevole coerenza crea gioielli e oggetti d’oro – sono solo pezzi unici – in uno stile etrusco, abilmente messo a punto dopo decenni di studi e di sperimentazioni delle più antiche tecniche orafe. Non si tratta, tuttavia, di repliche, ma di interpretazioni originali e personali secondo una sensibilità contemporanea: “sebbene affondi le sue radici nel passato, l’arte di Akelo non va confusa con quella dei suoi antenati, da cui si differenzia per molti aspetti. Piuttosto, le sue creazioni senza tempo si inseriscono armoniosamente nella storia dell’uomo e della civiltà”, spiega infatti Mary Pixley, curatrice di arte europea e americana al Museum of Art and Archaeology in Columbia, Missouri, che ha scritto il catalogo e organizzato la mostra itinerante dell’artista negli Usa: “The Voyage of a Contemporary Italian Goldsmith in the Classical World: Golden Treasures by Akelo”. Un’operazione, quella di Akelo, di altissimo valore culturale che celebra l’arte orafa italica la cui origine risale a molti secoli prima che si affermasse nel mondo il concetto qualitativo di made in Italy. L’operazione di Akelo è insomma una lodevole testimonianza di quanto siano profonde le nostre radici tecniche e formali.
Commenti disabilitati
Augusto Ungarelli, neo presidente del Club degli Orafi, argomenta e difende le ragioni del made in Italy. Oltre ad invocare l’attuazione di tutti i possibili strumenti di tutela e di equa concorrenza, individua nella formazione delle risorse umane un importante fattore di rilancio e crescita. Nel frattempo il Club – contenitore di esperienze e interessi diversi lungo la filiera che si integrano secondo una cultura di sistema – vara il progetto “L’intelligenza italiana” che nasce dal “basso”, cioè dalle problematiche reali di settore.
Augusto Ungarelli, piovono critiche e autocritiche sul settore italiano del gioiello: mancano cultura d’impresa, identità, design, strategia distributiva. Che fare?
Il nostro mondo vive da tempo momenti di forte criticità e necessita di una visione attenta e strategie precise, non prive di rischio, per difendere e tutelare il made in Italy, per proteggere la capacità di creare, innovare e produrre con qualità nel nostro Paese. La competizione internazionale e le mutate condizioni degli scenari mondiali obbligano noi imprenditori ad una esasperata attenzione al nostro modo di fare impresa, a superare i campanilismi. Noi come Club stiamo promuovendo nuove alleanze e partnership. Vogliamo farlo basandoci sull’esperienza della nostra storia trentennale di associazione, uniti dal 1980, che fa convivere insieme le diverse anime del mondo del gioiello: l’unione fa la forza. (leggi tutto)
Commenti disabilitati
Fino al 17 luglio è visitabile all’Oratorio di San Rocco di Padova la mostra-concorso “Castelli, miniature, astri ed alchimia“, ideata e curata da Mirella Cisotto Nalon. La mostra-concorso ospita le opere di una sessantina di artisti, provenienti da tutto il mondo che hanno aderito all’invito a partecipare alla prima edizione del “Premio Internazionale Mario Pinton“, il cui vincitore è il designer Graziano Visintin con una spilla in oro, argento, rame ossidato, niello (nella foto). Con l’iniziativa Padova conferma insomma di essere un punto di riferimento per la ricerca dell’oreficeria contemporanea, per l’incontro e lo scambio di idee, di stili e scelte espressive diverse. “E’ in questo clima favorevole alla ricerca della creatività – ha detto l’assessore alla cultura del Comune di Padova, Andrea Colasio, che si innesta il progetto di questa mostra-concorso, dedicata al grande maestro Mario Pinton, che l’Amministrazione comunale onora con la prima edizione del premio internazionale a lui intitolato”.
Commenti disabilitati
L’infinito ed il contemporaneo, il valore materiale e l’effimero, il concetto e il contesto, gli autori e gli artisti, l’idea e la tecnica, i puristi e i teorici. Chi si è definito “Argentosaurus Rex” rivendicando la propria identità nella cultura manifatturiera e chi invece rintraccia nella fronda che ornava nei dipinti antichi Eva nel paradiso terrestre la progenitura dell’ornamento per arrivare alla carta come espressione post-moderna volendo stabilire il primato dei significati immateriali sulla materia. Insomma, un bel match, ponderoso e dotto nei contenuti, lunedì scorso a Roma promosso dalla ARRO (Associazione Regionale Romana Orafi): otto diversi relatori e otto diversi modi di intendere e descrivere il gioiello. Posizioni inesorabilmente antitetiche che insieme hanno sfornato un ritratto sfaccettato del gioiello. E tanti saluti al pensiero unico! Tante opinioni che faticano a ricongiungersi, come si trattasse di una galassia di punti senza alcuna relazione né possibilità di compromesso tra loro: complicato fare dunque una sintesi esaustiva da contenere in poche righe. Probabilmente inutile. E comunque sia, nel contesto dell’incontro romano il gioiello, “quel piccolo e terribile oggetto” così difficile da progettare come diceva l’architetto-designer Alessandro Mendini, ha dato l’impressione, pur nelle note difficoltà del settore, di essere un’entità vitale, profonda, complicata, interessante, coinvolgente, che a migliaia di anni di distanza rimane testimonianza di cultura e di socialità e che infatti il cervello umano continua a stabilire come oggetto non comune e sorprendente. E allora, al di là della cronaca degli interventi che Vioro Magazine pubblicherà in settembre, un suggerimento: sarebbe bello e opportuno far tesoro di simili occasioni culturali e portarle a contatto del pubblico come originale e formidabile spot promozionale del gioiello. E poi un appunto: tra gli otto relatori – un diamantaire, un professore di psichiatria, due docenti di design, due storici del gioiello, un artista, un maestro orafo e critico del gioiello – si è fatta evidente l’assenza di una voce proveniente da quella che pomposamente si definisce industria, cioè la rete di imprese e di marchi che opera nei distretti tradizionali, anch’essa capace di esprimere preziose esperienze, pur in una concezione prettamente commerciale, in termini di innovazione formale e tecnica secondo percorsi non banali. Perché non tenerne conto visto che si dibatteva “intorno al gioiello”?
Commenti disabilitati