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	<title>Vioro Magazine &#187; cultura</title>
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	<description>Il magazine dei gioielli</description>
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		<title>Missione: artigianato</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:47:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa&#8221;. Il pensiero espresso dal viceministro del Welfare, Michel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/artigianato.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5817]"><img class="alignleft size-full wp-image-5816" title="artigianato" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/artigianato.jpg" alt="artigianato" width="289" height="221" /></a>&#8220;Dobbiamo iniziare a dare <span style="color: #ff0000;"><em>nuovi messaggi culturali</em></span>: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa&#8221;. Il pensiero espresso dal viceministro del Welfare, Michel Martone, ha scatenato un&#8217;accesa polemica. Oggi sul quotidiano La Repubblica Michele Serra ha espresso la sua opinione nella rubrica L&#8217;amaca, che condividiamo. Ne ricopiamo volentieri uno stralcio: &#8220;<em>tra un &#8220;dottore&#8221; dequalificato e mal pagato e <span style="color: #ff0000;">un artigiano</span> che sa il fatto suo, chi se la passa meglio</em>? La destrezza manuale è, tra l&#8217;altro, cultura essa stessa, specie in un Paese di artigiani e tecnici sopraffini quale siamo da qualche secolo. Il disprezzo per il lavoro manuale in quanto tale, e per scuole professionali a volte ben più brillanti e funzionali di certi deprimenti atenei, è uno dei veri grandi problemi dei nostri figli. Convinti, anche per colpa nostra, che un dottorato a prescindere valga un&#8217;autorevolezza sociale che solo il lavoro (anche manuale) è invece in grado di dare&#8221;. Nel numero di gennaio <span style="color: #ff0000;"><em>Vioro Magazine</em></span> si è occupata estesamente di artigianato, modello culturale ed economico, patrimonio che ha nell’Italia manifatturiera una delle sue massime espressioni. <em>Un asso nella (nostra) manica da giocare nel mondo per ri-stabilire il nostro ruolo nella scala della competitività, della distinzione, dei valori. Soprattutto, una responsabilità precisa del settore se ancora intende avere un futuro, la sua missione principale: investire sui giovani artigiani, mantenendo ostinatamente il savoir faire qui</em>.</p>
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		<title>Il design geniale degli Scarpa apre VICENZAORO Winter</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 15:35:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Poche ore ancora all&#8217;inaugurazione di domani di VICENZAORO Winter. Nel frattempo questa sera c&#8217;è una magnifica anteprima con la vernice della mostra dedicata ai gioielli di Afra e Tobia Scarpa che la Fiera di Vicenza ha organizzato a palazzo Bonin Longare, nel centro cittadino, per ricordare Afra Bianchin Scarpa, scomparsa il 30 luglio scorso. E&#8217; un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/gioielli-scarpa.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5742]"><img class="alignleft size-full wp-image-5744" title="gioielli scarpa" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/gioielli-scarpa.jpg" alt="gioielli scarpa" width="235" height="269" /></a>Poche ore ancora all&#8217;inaugurazione di domani di VICENZAORO Winter. Nel frattempo questa sera c&#8217;è una magnifica anteprima con la vernice della mostra dedicata ai gioielli di <span style="color: #ff0000;"><em>Afra e Tobia Scarpa</em></span> che la Fiera di Vicenza ha organizzato a palazzo Bonin Longare, nel centro cittadino, per ricordare Afra Bianchin Scarpa, scomparsa il 30 luglio scorso. E&#8217; un evento di grande rilievo culturale che onora un nome inciso nella storia della cultura artistica veneta, raccogliendo 72 gioielli, piccole architetture pensate e costruite per adornare il corpo, e relativi disegni realizzati tra il 1970 e il 2011 (1970-2000 Afra e Tobia Scarpa, dal 2000 Tobia Scarpa) per la <em>SanLorenzo</em>, celeberrima azienda che ha introdotto il concetto di design al gioiello. La mostra è un excursus storico in cui si intrecciano diverse storie e in cui vi si legge l’evoluzione del gusto degli ultimi 30 anni, cogliendo<em> </em>il legame tra gioiello e design come condivisione di un metodo. Un prologo di VICENZAORO Winter di altissimo livello, ottimo incipit per una manifestazione che ci si augura all&#8217;altezza di tanto genio.</p>
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		<title>Un etrusco a London</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 13:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Celebra i suoi 25 anni di carriera nel prestigio di Bentley &#38; Skinner, una tra le gioiellerie più famose di Londra. Andrea Cagnetti, in arte Akelo, è infatti ospite di quella gioielleria che forniva gioielli alla famiglia reale inglese durante il regno della regina Vittoria con la mostra personale &#8220;25 Years&#8221;, dal 2 al 19 novembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/akelo1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5282]"><img class="alignleft size-full wp-image-5283" title="akelo" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/akelo1.jpg" alt="akelo" width="352" height="173" /></a>Celebra i suoi 25 anni di carriera nel prestigio di Bentley &amp; Skinner, una tra le gioiellerie più famose di Londra. Andrea Cagnetti, in arte <span style="color: #ff0000;">Akelo</span>, è infatti ospite di quella gioielleria che forniva gioielli alla famiglia reale inglese durante il regno della regina Vittoria con la mostra personale &#8220;25 Years&#8221;, dal 2 al 19 novembre prossimi. Bel riconoscimento per Akelo, maestro orafo di talento che con ammirevole coerenza crea gioielli e oggetti d’oro &#8211; sono solo pezzi unici &#8211; in uno stile etrusco, abilmente messo a punto dopo decenni di studi e di sperimentazioni delle più antiche tecniche orafe. Non si tratta, tuttavia, di repliche, ma di interpretazioni originali e personali secondo una sensibilità contemporanea: “sebbene affondi le sue radici nel passato, l’arte di Akelo non va confusa con quella dei suoi antenati, da cui si differenzia per molti aspetti. Piuttosto, le sue creazioni senza tempo si inseriscono armoniosamente nella storia dell’uomo e della civiltà”, spiega infatti Mary Pixley, curatrice di arte europea e americana al Museum of Art and Archaeology in Columbia, Missouri, che ha scritto il catalogo e organizzato la mostra itinerante dell’artista negli Usa: &#8220;The Voyage of a Contemporary Italian Goldsmith in the Classical World: Golden Treasures by Akelo&#8221;. Un&#8217;operazione, quella di Akelo, di altissimo valore culturale che celebra l&#8217;arte orafa italica la cui origine risale a molti secoli prima che si affermasse nel mondo il concetto qualitativo di made in Italy. L&#8217;operazione di Akelo è insomma una lodevole testimonianza di quanto siano profonde le nostre radici tecniche e formali.</p>
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		<title>La cultura di sistema</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 14:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Augusto Ungarelli, neo presidente del Club degli Orafi, argomenta e difende le ragioni del made in Italy. Oltre ad invocare l’attuazione di tutti i possibili strumenti di tutela e di equa concorrenza, individua nella formazione delle risorse umane un importante fattore di rilancio e crescita. Nel frattempo il Club – contenitore di esperienze e interessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/ungarelli1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4871]"><img class="alignleft size-full wp-image-4874" title="ungarelli" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/ungarelli1.jpg" alt="ungarelli" width="245" height="212" /></a><span style="color: #ff0000;">Augusto Ungarell</span><span style="color: #ff0000;">i</span>, neo <span style="color: #ff0000;">presidente del Club degli Orafi</span>, argomenta e difende le ragioni del made in Italy. Oltre ad invocare l’attuazione di tutti i possibili strumenti di tutela e di equa concorrenza, individua nella formazione delle risorse umane un importante fattore di rilancio e crescita. Nel frattempo il Club – contenitore di esperienze e interessi diversi lungo la filiera che si integrano secondo una cultura di sistema – vara il progetto “L’intelligenza italiana” che nasce dal “basso”, cioè dalle problematiche reali di settore.</p>
<p><strong>Augusto Ungarelli, piovono critiche e autocritiche sul settore italiano del gioiello: mancano cultura d’impresa, identità, design, strategia distributiva. Che fare?</strong><br />
Il nostro mondo vive da tempo momenti di forte criticità e necessita di una visione attenta e strategie precise, non prive di rischio, per difendere e tutelare il made in Italy, per proteggere la capacità di creare, innovare e produrre con qualità nel nostro Paese. La competizione internazionale e le mutate condizioni degli scenari mondiali obbligano noi imprenditori ad una esasperata attenzione al nostro modo di fare impresa, a superare i campanilismi. Noi come Club stiamo promuovendo nuove alleanze e partnership. Vogliamo farlo basandoci sull’esperienza della nostra storia trentennale di associazione, uniti dal 1980, che fa convivere insieme le diverse anime del mondo del gioiello: l’unione fa la forza.<span id="more-4871"></span><br />
<strong> Per il Club una possibile strategia di rilancio del gioiello italiano passa attraverso tre “R”: radici, responsabilità, ricerca. Spieghi il contenuto di questa formula.</strong><br />
Radici: reagire alla sfida dei Paesi produttori a basso costo puntando sull’unicità di prodotto di grande tradizione. Responsabilità: garantire l’eccellenza e l’etica di prodotto. Ricerca: proiettarsi in un futuro innovativo di stile e nuovi mercati.<br />
<strong> Il Club sta inoltre lavorando ad un progetto chiamato “L’intelligenza italiana”. Bel titolo, può anticipare qualcosa in proposito?</strong><br />
“L’intelligenza italiana” nasce da un percorso comune di ricerca e dialogo tra i soci del Club che ci ha portati a individuare in mestiere, stile, cultura, etica, fiducia, i pilastri fondamentali per poter competere sui mercati globali con successo e con la sicurezza di una specifica identità. E’ un progetto di cui siamo molto fieri, perché nasce dal “basso”, dalle problematiche reali di settore. La comunicazione del concetto di “Intelligenza Italiana” passa attraverso un’intensa attività di PR, primo passo verso l’esterno.<br />
<strong> Antonio Catalani, professore alla Bocconi, dice che è ormai ingenuo pensare che il “saper fare” sia garanzia di risultati economici e crescita perché con questa competenza ne occorrono altre di carattere organizzativo, distributivo, di marketing. Secondo la teoria di Catalani l’orgoglio di essere produttori appartiene ad una visione romantica e passata. Cosa risponde da produttore</strong>?<br />
Il professor Catalani ha ragione. L’orgoglio di essere produttori italiani di grande qualità è ancora molto attuale, ma è un vantaggio competitivo se integrato a moderne capacità gestionali d’alto livello. Il passato va riattualizzato e utilizzato come elemento distintivo di una storia, di una tradizione da trasmettere e da comunicare, senza esser schiavi del passato. Essenziale è la formazione di professionalità nuove e qualificate per il nostro mondo. E’ un percorso che il comparto orafo deve impegnarsi ad intraprendere rapidamente, senza esitazione, con la collaborazione di istituzioni formative. Abbiamo la fortuna di avere disponibili scuole di eccellenza di ogni livello, da imprenditore non posso che stimolarne l’incontro e la collaborazione.<br />
<strong> Una questione di risorse umane, dunque.<br />
</strong> Abito e lavoro a Valenza, distretto famoso nel mondo per l’artigianalità del gioiello d’alto livello, ogni giorno vivo sulla mia pelle la forza e le contraddizioni di questo tessuto che permette di produrre eccellenza. Oggi questa cultura produttiva è in sofferenza e rischia di essere smantellata dalla crisi, rischiamo quindi di perdere un valore aggiunto difficilmente riproducibile altrove. E’ responsabilità degli imprenditori intervenire attivamente per preservare tutto ciò, valorizzando le risorse umane ed auspicando la sensibilità e la collaborazione degli organi istituzionali verso un progetto di innovazione dei distretti.<br />
<strong> Produzioni provenienti da lontano, poi marchiate made in Italy. Forse l’outsourcing fa del bene ai conti delle aziende, ma di sicuro non all’immagine di eccellenza italiana. Quali sono invece le ragioni per restare a produrre in Italia?</strong><br />
Produrre gioielli in Italia è garanzia di qualità, creatività, stile. Oggi le imprese italiane che hanno superato la crisi per competere con il low cost sono state costrette a ristrutturarsi, offrendo prodotti e servizi frutto di investimenti in ricerca, creatività, innovazione con il valore aggiunto dell’italianità. Questa non nasce spontaneamente, né si può semplicemente “acquistare”, ma è frutto di investimento in quella che abbiamo definito l’“intelligenza italiana”. Produrre in Italia è una risorsa che appartiene a donne e uomini ed alle imprese che rendono possibile l’esistenza di un tessuto produttivo vitale, che è anche occupazione, competenze che non si disperdono: in poche parole è conservazione di una ricchezza patrimonio di tutto il Paese. Sono motivi etici importanti, in cui molti imprenditori ancora credono contribuendo all’esistenza ed al valore del made in Italy.<br />
<strong> E come lo difendiamo?<br />
</strong> La protezione della proprietà intellettuale deve essere centrale nella strategia operativa delle imprese e del nostro Club. Ma altri, oltre a produrre, sono i fattori che determineranno il successo o l’insuccesso delle aziende: da una parte la capacità degli imprenditori di gestire ed amministrare le stesse, dall’altra la capacità di penetrare nuovi mercati, e ciò non dipende esclusivamente dall’abilità degli imprenditori, ma dalla capacità concreta del nostro Paese a fare sistema e ottenere reciprocità di trattamenti nelle tassazioni all’ingresso, normative contro la contraffazione a difesa del made in Italy.<br />
<strong> Sentito dire nell’ultima edizione della Fiera di Vicenza che il nuovo mantra per il settore non deve essere più “fare sistema”, ma “cultura”. Detto però che il “fare sistema” non ha avuto esiti particolarmente brillanti, ci salverà la cultura?</strong><br />
Il mondo del gioiello è molto individualista e non molto capace di alleanze. Però il Club è una testimonianza vivente di come far sistema e cultura allo stesso tempo. La nostra mission e struttura è un catalizzatore per voci discordanti e diverse che trovano spazio e possibilità di integrazione, di rispetto e conoscenza reciproci. Un esempio, l’incontro del luglio scorso che abbiamo organizzato è stato particolarmente significativo con la presenza dei massimi esponenti mondiali di World Gold Council, De Beers e Platino in un momento di grande turbolenza e stress per l’andamento delle materie prime. Un evento eccezionale e unico: oggi l’Italia e l’Europa in generale hanno una minor attrattività rispetto ai paesi emergenti a cui sono indirizzati la maggior parte degli investimenti. Eppure questi importanti personaggi hanno accettato il nostro invito per iniziare un nuovo dialogo. Hanno fiducia in noi e nel rapporto pluriennale che abbiamo col mercato. Sistema, alleanze e cultura non si improvvisano, si costruiscono negli anni come i brand e poi i risultati si vedono.</p>
<p><strong>Chi è<br />
</strong> Augusto Ungarelli, classe 1950, laurea in architettura, è amministratore unico di Vendorafa Lombardi. E’ stato eletto nuovo presidente del Club degli Orafi nel maggio scorso. Egli è inoltre vicepresidente del consiglio di amministrazione di Promoteo, consorzio del Politecnico di Torino, sede di Alessandria.</p>
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		<title>Design a Padova</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 12:33:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fino al 17 luglio è visitabile all&#8217;Oratorio di San Rocco di Padova la mostra-concorso &#8220;Castelli, miniature, astri ed alchimia&#8220;, ideata e curata da Mirella Cisotto Nalon. La mostra-concorso ospita le opere di una sessantina di artisti, provenienti da tutto il mondo che hanno aderito all’invito a partecipare alla prima edizione del &#8220;Premio Internazionale Mario Pinton&#8220;, il cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/visintin.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4753]"><img class="alignleft size-full wp-image-4754" title="visintin" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/visintin.jpg" alt="visintin" width="201" height="257" /></a>Fino al 17 luglio<strong> </strong>è visitabile all&#8217;Oratorio di San Rocco di Padova la mostra-concorso &#8220;<em><span style="color: #ff0000;"><span style="font-style: normal;">Castelli, miniature, astri ed alchimia<span style="color: #000000;">&#8220;</span></span></span></em><span style="color: #000000;">,</span> ideata e curata da Mirella Cisotto Nalon. La mostra-concorso ospita le opere di una sessantina di artisti, provenienti da tutto il mondo che hanno aderito all’invito a partecipare alla prima edizione del &#8220;<strong><span style="font-weight: normal;">Premio Internazionale Mario Pinton</span><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">&#8220;, il cui vincitore è il designer </span></span></em></strong><strong><span style="font-weight: normal;">Graziano Visintin</span> </strong>con una spilla in oro, argento, rame ossidato, niello (<em>nella foto</em>). Con l&#8217;iniziativa Padova conferma insomma di essere un punto di riferimento per la ricerca dell’oreficeria contemporanea, per l’incontro e lo scambio di idee, di stili e scelte espressive diverse. “E’ in questo clima favorevole alla ricerca della creatività – ha detto l&#8217;assessore alla cultura del Comune di Padova, Andrea Colasio, che si innesta il progetto di questa mostra-concorso, dedicata al grande maestro Mario Pinton, che l’Amministrazione comunale onora con la prima edizione del premio internazionale a lui intitolato&#8221;.</p>
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		<title>Che bel match, ma l&#8217;industria dov&#8217;era?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 23:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;infinito ed il contemporaneo, il valore materiale e l&#8217;effimero, il concetto e il contesto, gli autori e gli artisti, l&#8217;idea e la tecnica, i puristi e i teorici. Chi si è definito &#8220;Argentosaurus Rex&#8221; rivendicando la propria identità nella cultura manifatturiera e chi invece rintraccia nella fronda che ornava nei dipinti antichi Eva nel paradiso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/arro.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4643]"><img class="alignleft size-full wp-image-4642" title="arro" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/arro.jpg" alt="arro" width="267" height="203" /></a>L&#8217;infinito ed il contemporaneo, il valore materiale e l&#8217;effimero, il concetto e il contesto, gli autori e gli artisti, l&#8217;idea e la tecnica, i puristi e i teorici. Chi si è definito &#8220;Argentosaurus Rex&#8221; rivendicando la propria identità nella cultura manifatturiera e chi invece rintraccia nella fronda che ornava nei dipinti antichi Eva nel paradiso terrestre la progenitura dell&#8217;ornamento per arrivare alla carta come espressione post-moderna volendo stabilire il primato dei significati immateriali sulla materia. Insomma, un bel match, ponderoso e dotto nei contenuti, lunedì scorso a Roma promosso dalla ARRO (Associazione Regionale Romana Orafi): <span style="color: #ff0000;">otto diversi relatori e otto diversi modi di intendere e descrivere il gioiello</span>. Posizioni inesorabilmente antitetiche che insieme hanno sfornato un ritratto sfaccettato del gioiello. E tanti saluti al pensiero unico! Tante opinioni che faticano a ricongiungersi, come si trattasse di una galassia di punti senza alcuna relazione né possibilità di compromesso tra loro: complicato fare dunque una sintesi esaustiva da contenere in poche righe. Probabilmente inutile. E comunque sia, nel contesto dell&#8217;incontro romano il gioiello, &#8220;quel piccolo e terribile oggetto&#8221; così difficile da progettare come diceva l&#8217;architetto-designer Alessandro Mendini, ha dato l&#8217;impressione, pur nelle note difficoltà del settore, di essere un&#8217;entità vitale, profonda, complicata, interessante, coinvolgente, che a migliaia di anni di distanza rimane testimonianza di cultura e di socialità e che infatti il cervello umano continua a stabilire come oggetto non comune e sorprendente. E allora, al di là della cronaca degli interventi che Vioro Magazine pubblicherà in settembre, un suggerimento: sarebbe bello e opportuno far tesoro di simili occasioni culturali e portarle a contatto del pubblico come originale e formidabile spot promozionale del gioiello. E poi un appunto: tra gli otto relatori &#8211; un diamantaire, un professore di psichiatria, due docenti di design, due storici del gioiello, un artista, un maestro orafo e critico del gioiello &#8211; si è fatta evidente l&#8217;assenza di una voce proveniente da quella che pomposamente si definisce industria, cioè la rete di imprese e di marchi che opera nei distretti tradizionali, anch&#8217;essa capace di esprimere preziose esperienze, pur in una concezione prettamente commerciale, in termini di innovazione formale e tecnica secondo percorsi non banali. Perché non tenerne conto visto che si dibatteva &#8220;intorno al gioiello&#8221;?</p>
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		<title>Cultura e sottocultura</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 15:53:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In vista dell&#8217;incontro romano di lunedì prossimo al MAXXI, intitolato &#8220;Intorno al gioiello &#8211; Esperienze del contemporaneo nella strategia dell&#8217;ornamento&#8221;, il curatore Claudio Franchi ha diffuso questa nota che il nostro blog pubblica integralmente per offrire un nuovo motivo di riflessione sulla professione dell&#8217;orafo.
Il fenomeno del gioiello contemporaneo irrompe in comunicazioni recenti come il presunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In vista dell&#8217;incontro romano di lunedì prossimo al MAXXI, intitolato &#8220;Intorno al gioiello &#8211; Esperienze del contemporaneo nella strategia dell&#8217;ornamento&#8221;, il curatore Claudio Franchi ha diffuso questa nota che il nostro blog pubblica integralmente per offrire <span style="color: #ff0000;">un nuovo motivo di riflessione sulla professione dell&#8217;oraf</span><span style="color: #ff0000;">o</span>.</p>
<p>Il fenomeno del gioiello contemporaneo irrompe in comunicazioni recenti come il presunto potenziale innovante in grado di rilanciare il mercato del gioiello. Il gioiello contemporaneo dichiara, attraverso i suoi sostenitori, che i materiali pregiati e le sofisticate tecniche artigianali sono valori superati dall&#8217;uso di materiali eterogenei e dalla loro versatilità a trasformarsi in oggetto da decoro. Di contro lo studio del monitoraggio sui consumatori del prodotto di gioielleria, promosso da ARRO, rivela che oltre l&#8217;85% degli intervistati a Roma e ben l&#8217;87% a Milano, riconosce il gioiello come un prodotto artigianale fatto di materiali preziosi e gemme.</p>
<p>Quindi, la conoscenza delle tecniche orafe si può dichiarare archiviata nella nostra società liquida? Il gioiello è uno spazio aperto &#8211; come quello dell&#8217;arte &#8211; nel quale le abilità, i contenuti, la poetica, l&#8217;indossabilità, l&#8217;ergonomia non sono che elementi accessori e poco significanti? E&#8217; proprio vero che il gioiello ha perso la sua aura e i suoi confini appaiono sfumati con l&#8217;accessorio? O è piuttosto una forma di marketing manipolante del suo farsi protagonista a dispetto di un prodotto che è radicato nell&#8217;immaginario collettivo come pregiato, raro ed espressione di abilità sofisticate? E&#8217; sufficiente che in un tempo tanto breve, come quello che vede protagonista il fenomeno del cosidetto &#8220;gioiello contemporaneo&#8221;, si possano cancellare secoli di esperienze e tradizioni, in nome dell&#8217;innovazione a tutti i costi? O ci troviamo, forse, di fronte ad una sottocultura del gioiello che con arroganza e presunzione ritiene di poter fare a meno di ciò che la storia ha costruito prima del nostro instabile presente? E perchè il fenomeno del &#8220;gioiello contemporaneo&#8221;, nell&#8217;esplicitare la propria dimensione storica di tempo presente, non si pone la necessità di contestualizzare le proprie esperienze in rapporto ai fenomeni storici che ne hanno preceduto il suo protagonismo attuale, come del resto succede in tutti gli ambiti delle espressività umane?</p>
<p>Queste e altre dicotomie saranno argomento di trattazione nella Prima Conferenza di Sistema che si terrà al MAXXI il prossimo 13 giugno. E&#8217; pertanto utile partecipare per chi opera nel settore, al fine di stimolare opportune riflessioni in grado di costruire una cultura dell&#8217;ornamento che sappia confrontarsi con le esigenze &#8211; spesso a noi sconosciute &#8211; del nostro pubblico di riferimento.</p>
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		<title>Discutiamone</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 14:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fervida stagione primaverile dedicata ai convegni, questa. Dopo il Forum delle imprese orafe organizzato dal Cisgem a Milano a metà di maggio e dopo gli incontri di VICENZAORO Charm dedicati a paure e design e al mercato dell&#8217;India, domani, 8 giugno, si parla a Firenze di Gioiello Contemporaneo, incontro promosso da AGC (l&#8217;Associazione Gioiello Contemporaneo) nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/claudiofranchi.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4605]"><img class="alignleft size-full wp-image-4606" title="claudiofranchi" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/claudiofranchi.jpg" alt="claudiofranchi" width="171" height="234" /></a>Fervida stagione primaverile dedicata ai convegni, questa. Dopo il Forum delle imprese orafe organizzato dal Cisgem a Milano a metà di maggio e dopo gli incontri di VICENZAORO Charm dedicati a paure e design e al mercato dell&#8217;India, domani, 8 giugno, si parla a Firenze di <span style="color: #ff0000;">Gioiello Contemporaneo</span>, incontro promosso da AGC (l&#8217;Associazione Gioiello Contemporaneo) nel Salone Magliabechiano della Biblioteca degli Uffizi, dalle 10 e mezza all&#8217;una. I relatori sono la professoressa di design del gioiello al Politecnico di Milano Alba Cappellieri, il direttore della Scuola Le Arti Orafe di Firenze Giò Carbone, il designer Stefano Marchetti, il professore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze Edoardo Malagigi, la storica del gioiello e responsabile dei progetti AGC Bianca Cappello.</p>
<p>A Roma, invece, lunedì prossimo, 13 giugno, si confrontano otto relatori all&#8217;incontro <span style="color: #ff0000;">I</span><span style="color: #ff0000;">ntorno al Gioiello – Esperienze del contemporaneo nella strategia dell’ornamento</span>, dalle 10 alla Sala Auditorium del MAXXI (il museo dell&#8217;arte del XXI secolo), promosso da ARRO-Associazione Regionale Romana Orafi in collaborazione con Federdettaglianti e con il contributo di Paolillo 1880 e Fiera di Vicenza. I temi in discussione saranno affrontati da Paolo Paolillo, presidente della Carlo Paolillo &amp; C., presidente onorario ARRO; Massimo Biondi, professore ordinario di psichiatria all’Università La Sapienza di Roma; Alba Cappellieri; Bianca Cappello; Amanda Triossi, storico del gioiello, curatore della collezione  Bulgari e mostre retrospettive Bulgari; Nicola Carrino, artista; Loredana Di Lucchio, professore e ricercatore di design all’Università La Sapienza di Roma; Claudio Franchi, storico e critico del gioiello, maestro orafo, vicepresidente ARRO (<em>nella foto</em>), il quale scrive nel suo profilo di Facebook: &#8220;sarà interessante fare un po&#8217; di chiarezza nell&#8217;universo caotico dell&#8217;ornamento dove si sta perdendo il rapporto con la qualità del metallurgo a vantaggio di una libertà espressiva che prevede l&#8217;uso di materiali eterogeni. C&#8217;è da chiedersi, in tal senso, questa nuova categoria è una conquista o un arretramento del mondo delle arti orafe?&#8221;</p>
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		<title>Sul design</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 09:30:25 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/gijsbakker1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4517]"><img class="alignleft size-full wp-image-4576" title="gijsbakker" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/gijsbakker1.jpg" alt="gijsbakker" width="329" height="224" /></a>A VICENZAORO Charm durante l&#8217;incontro con la stampa estera c&#8217;è stato chi ha espresso pubblicamente dubbi sull&#8217;opportunità di portare a Vicenza una mostra di gioielli di design come “<span style="color: #ff0000;">Chi ha paura…</span><span style="color: #ff0000;">?</span>” (<em>nella foto, Gijs Bakker, il designer ideatore della mostra</em>) così piena di &#8220;materie alternative&#8221;, di provocazioni, di radicalismi, di humour, di sovversione valoriale, di stravaganze così lontane dall&#8217;idea universalmente condivisa di cos&#8217;è un gioiello, dei suoi significati simbolici forgiati in materiali preziosi, facendosi in qualche modo portavoce di un serpeggiante scetticismo. Il presidente della Fiera Ditri ha ribattuto che occasioni simili servono proprio a stimolare dibattiti, a mettere in circolo idee, a fare della Fiera, oltre che piattaforma commerciale, <span style="color: #ff0000;">luogo di ricerca, innovazione, contaminazione, stile, cultur</span><span style="color: #ff0000;">a</span>. Non scordando che, nel design come nell&#8217;arte, le avanguardie rivoluzionarie del presente diventano talvolta classici nel futuro. Ma più che un sentimento di paura, pare che il settore conservi tignoso la storica diffidenza nei confronti del design, disciplina ritenuta troppo &#8220;ideologica&#8221; e ancora troppo poco pratica ai fini di una stringente logica mercantile. Eppure anche dalla base del settore, quella forse più conservatrice, germogli di un significativo cambiamento di prospettiva qui e là spuntano: nella stessa VICENZAORO Charm dieci aziende artigiane vicentine hanno infatti mostrato con &#8220;Gioielli in (cerca) d&#8217;autore&#8221; i risultati del confronto tra il loro mondo e il design; si son gettati, nella sperimentazione e nella ricerca dimostrando &#8211; tra produzioni hi-tech e materiali di riciclo &#8211; coraggio nel combinare produzione e pensiero, arrivando ora a innestarsi in quel percorso culturale che vede il gioiello contemporaneo, come scrive la curatrice della mostra “Chi ha paura…?” Alba Cappellieri nell&#8217;introduzione del suo volume &#8220;Gioielli del Novecento&#8221;, &#8220;fondato sulla compresenza di valori etorogenei, dove la nobiltà dei metalli e delle gemme non è più condizione necessaria e sufficiente a sancire il valore di un oggetto e a rendere esaustiva, se non a livello lessicale, la differenza tra un gioiello e un non gioiello&#8221;. E allora, chi ne avesse la possibilità e il tempo prenda in considerazione di infilarsi dentro i tre container bianchi piazzati nel centro storico di Vicenza con vista sulla Basilica palladiana che ospitano la mostra (è aperta fino al 21 giugno prossimo). Non fosse altro per ascoltare le reazioni del pubblico, tra gradimento e rifiuto. Perché, infine, la domanda da porsi è quanto innovativo è il nostro pubblico e quanto è pronto ad accettare la nostra innovazione?</p>
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		<title>Giovanni Raspini mostra la Milano di Visconti</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Niente oro né argento, diamanti né mercato. Occupiamoci qui di un argentiere e orafo toscano e della sua curiosità intellettuale. E&#8217; successo qualche tempo fa che Giovanni Raspini ha fortuitamente trovato da un rigattiere (&#8221;mi sono emozionato come un  bambino&#8221;) le foto di scena scattate nel 1959 dal  francese Paul Ronald sul set [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/girardot.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4226]"><img class="alignleft size-full wp-image-4227" title="girardot" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/girardot.jpg" alt="girardot" width="279" height="217" /></a>Niente oro né argento, diamanti né mercato. Occupiamoci qui di un argentiere e orafo toscano e della sua curiosità intellettuale. E&#8217; successo qualche tempo fa che <span style="color: #ff0000;">Giovanni Raspini</span> ha fortuitamente trovato da un rigattiere (&#8221;mi sono emozionato come un  bambino&#8221;) le foto di scena scattate nel 1959 dal  francese Paul Ronald sul set del film <span style="color: #ff0000;">Rocco e i suoi fratelli</span>, capolavoro di Luchino Visconti con Alain Delon, Annie Girardot e Claudia Cardinale, potente e drammatico affresco dell&#8217;immigrazione meridionale nel nord Italia negli anni del boom. Le foto sono visibili fino al 22 maggio prossimo nella boutique milanese di Giovanni Raspini in  corso Garibaldi: &#8220;le ho  acquistate immediatamente &#8211; ha detto Raspini &#8211; e subito ho pensato che erano così belle che  andavano fatte assolutamente vedere a tutti&#8221;.</p>
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