In vista dell’incontro romano di lunedì prossimo al MAXXI, intitolato “Intorno al gioiello – Esperienze del contemporaneo nella strategia dell’ornamento”, il curatore Claudio Franchi ha diffuso questa nota che il nostro blog pubblica integralmente per offrire un nuovo motivo di riflessione sulla professione dell’orafo.
Il fenomeno del gioiello contemporaneo irrompe in comunicazioni recenti come il presunto potenziale innovante in grado di rilanciare il mercato del gioiello. Il gioiello contemporaneo dichiara, attraverso i suoi sostenitori, che i materiali pregiati e le sofisticate tecniche artigianali sono valori superati dall’uso di materiali eterogenei e dalla loro versatilità a trasformarsi in oggetto da decoro. Di contro lo studio del monitoraggio sui consumatori del prodotto di gioielleria, promosso da ARRO, rivela che oltre l’85% degli intervistati a Roma e ben l’87% a Milano, riconosce il gioiello come un prodotto artigianale fatto di materiali preziosi e gemme.
Quindi, la conoscenza delle tecniche orafe si può dichiarare archiviata nella nostra società liquida? Il gioiello è uno spazio aperto – come quello dell’arte – nel quale le abilità, i contenuti, la poetica, l’indossabilità, l’ergonomia non sono che elementi accessori e poco significanti? E’ proprio vero che il gioiello ha perso la sua aura e i suoi confini appaiono sfumati con l’accessorio? O è piuttosto una forma di marketing manipolante del suo farsi protagonista a dispetto di un prodotto che è radicato nell’immaginario collettivo come pregiato, raro ed espressione di abilità sofisticate? E’ sufficiente che in un tempo tanto breve, come quello che vede protagonista il fenomeno del cosidetto “gioiello contemporaneo”, si possano cancellare secoli di esperienze e tradizioni, in nome dell’innovazione a tutti i costi? O ci troviamo, forse, di fronte ad una sottocultura del gioiello che con arroganza e presunzione ritiene di poter fare a meno di ciò che la storia ha costruito prima del nostro instabile presente? E perchè il fenomeno del “gioiello contemporaneo”, nell’esplicitare la propria dimensione storica di tempo presente, non si pone la necessità di contestualizzare le proprie esperienze in rapporto ai fenomeni storici che ne hanno preceduto il suo protagonismo attuale, come del resto succede in tutti gli ambiti delle espressività umane?
Queste e altre dicotomie saranno argomento di trattazione nella Prima Conferenza di Sistema che si terrà al MAXXI il prossimo 13 giugno. E’ pertanto utile partecipare per chi opera nel settore, al fine di stimolare opportune riflessioni in grado di costruire una cultura dell’ornamento che sappia confrontarsi con le esigenze – spesso a noi sconosciute – del nostro pubblico di riferimento.
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Fervida stagione primaverile dedicata ai convegni, questa. Dopo il Forum delle imprese orafe organizzato dal Cisgem a Milano a metà di maggio e dopo gli incontri di VICENZAORO Charm dedicati a paure e design e al mercato dell’India, domani, 8 giugno, si parla a Firenze di Gioiello Contemporaneo, incontro promosso da AGC (l’Associazione Gioiello Contemporaneo) nel Salone Magliabechiano della Biblioteca degli Uffizi, dalle 10 e mezza all’una. I relatori sono la professoressa di design del gioiello al Politecnico di Milano Alba Cappellieri, il direttore della Scuola Le Arti Orafe di Firenze Giò Carbone, il designer Stefano Marchetti, il professore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze Edoardo Malagigi, la storica del gioiello e responsabile dei progetti AGC Bianca Cappello.
A Roma, invece, lunedì prossimo, 13 giugno, si confrontano otto relatori all’incontro Intorno al Gioiello – Esperienze del contemporaneo nella strategia dell’ornamento, dalle 10 alla Sala Auditorium del MAXXI (il museo dell’arte del XXI secolo), promosso da ARRO-Associazione Regionale Romana Orafi in collaborazione con Federdettaglianti e con il contributo di Paolillo 1880 e Fiera di Vicenza. I temi in discussione saranno affrontati da Paolo Paolillo, presidente della Carlo Paolillo & C., presidente onorario ARRO; Massimo Biondi, professore ordinario di psichiatria all’Università La Sapienza di Roma; Alba Cappellieri; Bianca Cappello; Amanda Triossi, storico del gioiello, curatore della collezione Bulgari e mostre retrospettive Bulgari; Nicola Carrino, artista; Loredana Di Lucchio, professore e ricercatore di design all’Università La Sapienza di Roma; Claudio Franchi, storico e critico del gioiello, maestro orafo, vicepresidente ARRO (nella foto), il quale scrive nel suo profilo di Facebook: “sarà interessante fare un po’ di chiarezza nell’universo caotico dell’ornamento dove si sta perdendo il rapporto con la qualità del metallurgo a vantaggio di una libertà espressiva che prevede l’uso di materiali eterogeni. C’è da chiedersi, in tal senso, questa nuova categoria è una conquista o un arretramento del mondo delle arti orafe?”
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A VICENZAORO Charm durante l’incontro con la stampa estera c’è stato chi ha espresso pubblicamente dubbi sull’opportunità di portare a Vicenza una mostra di gioielli di design come “Chi ha paura…?” (nella foto, Gijs Bakker, il designer ideatore della mostra) così piena di “materie alternative”, di provocazioni, di radicalismi, di humour, di sovversione valoriale, di stravaganze così lontane dall’idea universalmente condivisa di cos’è un gioiello, dei suoi significati simbolici forgiati in materiali preziosi, facendosi in qualche modo portavoce di un serpeggiante scetticismo. Il presidente della Fiera Ditri ha ribattuto che occasioni simili servono proprio a stimolare dibattiti, a mettere in circolo idee, a fare della Fiera, oltre che piattaforma commerciale, luogo di ricerca, innovazione, contaminazione, stile, cultura. Non scordando che, nel design come nell’arte, le avanguardie rivoluzionarie del presente diventano talvolta classici nel futuro. Ma più che un sentimento di paura, pare che il settore conservi tignoso la storica diffidenza nei confronti del design, disciplina ritenuta troppo “ideologica” e ancora troppo poco pratica ai fini di una stringente logica mercantile. Eppure anche dalla base del settore, quella forse più conservatrice, germogli di un significativo cambiamento di prospettiva qui e là spuntano: nella stessa VICENZAORO Charm dieci aziende artigiane vicentine hanno infatti mostrato con “Gioielli in (cerca) d’autore” i risultati del confronto tra il loro mondo e il design; si son gettati, nella sperimentazione e nella ricerca dimostrando – tra produzioni hi-tech e materiali di riciclo – coraggio nel combinare produzione e pensiero, arrivando ora a innestarsi in quel percorso culturale che vede il gioiello contemporaneo, come scrive la curatrice della mostra “Chi ha paura…?” Alba Cappellieri nell’introduzione del suo volume “Gioielli del Novecento”, “fondato sulla compresenza di valori etorogenei, dove la nobiltà dei metalli e delle gemme non è più condizione necessaria e sufficiente a sancire il valore di un oggetto e a rendere esaustiva, se non a livello lessicale, la differenza tra un gioiello e un non gioiello”. E allora, chi ne avesse la possibilità e il tempo prenda in considerazione di infilarsi dentro i tre container bianchi piazzati nel centro storico di Vicenza con vista sulla Basilica palladiana che ospitano la mostra (è aperta fino al 21 giugno prossimo). Non fosse altro per ascoltare le reazioni del pubblico, tra gradimento e rifiuto. Perché, infine, la domanda da porsi è quanto innovativo è il nostro pubblico e quanto è pronto ad accettare la nostra innovazione?
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Niente oro né argento, diamanti né mercato. Occupiamoci qui di un argentiere e orafo toscano e della sua curiosità intellettuale. E’ successo qualche tempo fa che Giovanni Raspini ha fortuitamente trovato da un rigattiere (”mi sono emozionato come un bambino”) le foto di scena scattate nel 1959 dal francese Paul Ronald sul set del film Rocco e i suoi fratelli, capolavoro di Luchino Visconti con Alain Delon, Annie Girardot e Claudia Cardinale, potente e drammatico affresco dell’immigrazione meridionale nel nord Italia negli anni del boom. Le foto sono visibili fino al 22 maggio prossimo nella boutique milanese di Giovanni Raspini in corso Garibaldi: “le ho acquistate immediatamente – ha detto Raspini – e subito ho pensato che erano così belle che andavano fatte assolutamente vedere a tutti”.
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Narra la leggenda che il nome Sorrento derivi dalle sirene, mitologiche creature, metà donne e metà pesce, che ammaliavano i naviganti con la dolcezza del canto, aggirandosi tra gli isolotti dei Galli e le sponde della Costiera, proprio di fronte alla città campana. Ed è proprio una sirena il gioiello che rappresenta la città di Sorrento: pendente in oro, diamanti e zaffiri realizzato da Nardelli Gioielli su disegno di Carmen De Bernardo, la giovane designer diplomata alla scuola di design del Tarì e vincitrice del concorso “Un Gioiello per Sorrento” Premio Cristina Poli, ‘Sirenity’ è stato ufficialmente presentato domenica scorsa e sarà oggetto di un “tour” estivo molto chic, ospitato nelle vetrine dei più esclusivi alberghi della Terra delle Sirene.
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Si tiene la settimana prossima il salone del mobile di Milano, una delle fiere più interessanti al mondo in termini di creatività e di innovazione, epicentro dell’eccellenza italiana, che compie giusti 50 anni. L’evento concentra ovviamente l’attenzione dei media. In un articolo apparso ieri su La Repubblica che ne ricorda la genesi è citato Gio Ponti, architetto e designer tra i più geniali e celebrati d’Italia (nella foto), in una sua affermazione datata 1958. La trascriviamo volentieri e, fatti gli opportuni aggiustamenti con il presente orafo, ognuno la interpreti secondo la propria sensibilità: “si dovrebbe realizzare con gli architetti una produzione moderna, originale, perché è col mobile moderno che gli scandinavi ci battono con tanto onore, e questo deve aprire gli occhi a quella produzione che tira avanti con mobili falso antichi, o falso moderni”.
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