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	<title>Vioro Magazine &#187; dazi</title>
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	<description>Il magazine dei gioielli</description>
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		<title>Manovre in Asia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 17:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iscrivendoci tra coloro che (forse ingenuamente) credono che le barriere &#8211; almeno nel commercio &#8211; siano destinate ad essere abbattute pur se molto lentamente, la notizia della settimana scorsa dell&#8217;immediata introduzione in India del dazio del 2% sull&#8217;importazione sui diamanti tagliati e dello stesso 2% in luogo di una cifra forfettaria su oro e argento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iscrivendoci tra coloro che (forse ingenuamente) credono che le barriere &#8211; almeno nel commercio &#8211; siano destinate ad essere abbattute pur se molto lentamente, la notizia della settimana scorsa dell&#8217;immediata introduzione in India del <span style="color: #ff0000;"><em>dazio del 2%</em></span> sull&#8217;importazione sui diamanti tagliati e dello stesso 2% in luogo di una cifra forfettaria su oro e argento ci ha sorpresi molto. Già di complicatissima penetrazione anche per motivi culturali, il mercato indiano si allontana ancora un po&#8217;.</p>
<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/steinmetz-pink.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5788]"><img class="alignleft size-full wp-image-5795" title="steinmetz pink" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/steinmetz-pink.jpg" alt="steinmetz pink" width="239" height="254" /></a>Spostando lo sguardo più a Est, leggiamo sul Financial Times di oggi che <span style="color: #ff0000;"><em>Beny Steinmetz Group</em></span> (<em>nella foto, il celebre Steinmetz Pink di color rosa naturale</em>) ha l&#8217;intenzione di quotare alla Borsa di Hong Kong Octea, la società che gestisce la miniera diamantifera Koidu nella Sierra Leone da cui ci si attende quest&#8217;anno una produzione di mezzo milione di carati. Scrive il FT: &#8220;Octea è un altro esempio di come i diamantaire vogliano capitalizzare sfruttando la crescente domanda di gemme dell&#8217;Asia in un contesto di scarsità di prodotto&#8221;. Qualche mese fa anche il londinese Graff aveva manifestato la stessa intenzione con l&#8217;obiettivo di raccogliere fondi per costruire un network distributivo nel continente asiatico.</p>
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		<title>Politica in ascolto</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 08:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era famoso quel carosello &#8211; quindi parecchie ere geologiche fa &#8211; intitolato &#8220;Gli incontentabili&#8221;: una famiglia di consumatori a cui non andava mai bene niente, eccetto, naturalmente, la marca di elettrodomestici reclamizzata. Ritorna in mente quella pubblicità antica leggendo il comunicato relativo all&#8217;incontro tra il settore orafo e il Governo rappresentato dal Sottosegretario Gianni Letta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/gianni-letta-orafi.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5288]"><img class="alignleft size-full wp-image-5290" title="gianni letta orafi" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/gianni-letta-orafi.jpg" alt="gianni letta orafi" width="306" height="203" /></a>Era famoso quel carosello &#8211; quindi parecchie ere geologiche fa &#8211; intitolato &#8220;Gli incontentabili&#8221;: una famiglia di consumatori a cui non andava mai bene niente, eccetto, naturalmente, la marca di elettrodomestici reclamizzata. Ritorna in mente quella pubblicità antica leggendo il comunicato relativo all&#8217;<span style="color: #ff0000;">incontro tra il settore orafo e il Governo</span> rappresentato dal Sottosegretario Gianni Letta. &#8220;Soddisfatti, anche se&#8230;<span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">&#8220;. Già, si voleva il tutto e subito, o perlomeno qualcosa, ed invece si è ancora nella fase dei &#8220;semplici impegni&#8221;: i tempi della politica e dell&#8217;impresa non coincidono mai. Eppure va annotato un deciso cambio di marcia nei rapporti tra imprenditoria orafa e politica, non fosse altro per il diretto interessamento da parte di una figura di spicco dell&#8217;Esecutivo, Gianni Letta appunto (&#8221;apprezzato regista&#8221;), e per la sua capacità di mantenere la parola data. Alla fine del primo incontro conoscitivo a palazzo Chigi del luglio scorso ci si era dati appuntamento dopo 90 giorni, e 90 giorni son stati; serviti a raccogliere e fornire informazioni, anche a riattivare l&#8217;interesse delle istituzioni verso un comparto, quello orafo, trascurato anche per una sua tenace vocazione al riserbo (definitivamente accantonata?). Nell&#8217;incontro della settimana scorsa si è parlato dello scibile orafo &#8211; </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">dazi doganali, costituzione del fondo nazionale di garanzia, defiscalizzazione delle attività di ricerca e sviluppo, sorveglianza in materia di frode, concorrenza sleale, promozione all’estero, attività educativa, tracciabilità dei pagamenti, accelerazione dell&#8217;approvazione</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;"> delle normative di settore in materia di marchi e titoli e di gemmologia</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">. Volendo, la politica qualcosa per accogliere le richieste lo trova di certo. Staremo a vedere, ma i presupposti sembrano migliorati. Va inoltre annotato che, per dirla con le parole di Licia Mattioli, presidente di Federorafi (con lei all&#8217;incontro </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">Giuseppe Aquilino, presidente Federdettaglianti, </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">Maurizio Colombo, presidente</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;"> Unionorafi-Confapi, </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">Luciano Bigazzi,</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;"> Confartigianato Orafi, e un esponente di C.N.A. in sostituzione del presidente degli orafi, Aurelio Franchi</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Times;">) &#8220;</span>se il settore non avesse scelto la strada dell’unione incontri del genere non sarebbero stati possibili e il comparto orafo italiano probabilmente si sarebbe negato occasioni di trovare importanti sponde politiche e tecniche per cercare di risolvere i suoi tanti problemi&#8221;. Ci voleva una donna a farlo?</p>
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		<title>Uscita di sicurezza</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 14:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uscita dall’incertezza di crisi e mercati. Uscita da inattualità e ostilità di molte norme. Uscita dal nanismo: Licia Mattioli, da maggio presidente di Federorafi delinea gli obiettivi ritenuti importanti non solo per l’industria ma per l’intero mondo orafo italiano. Legge sui titoli e sui marchi. Lotta ai dazi doganali, alle barriere non tariffarie e alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/liciamattioli-2.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4864]"><img class="alignleft size-full wp-image-4884" title="liciamattioli-2" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/liciamattioli-2.jpg" alt="liciamattioli-2" width="200" height="242" /></a>Uscita dall’incertezza di crisi e mercati. Uscita da inattualità e ostilità di molte norme. Uscita dal nanismo: <span style="color: #ff0000;">Licia Mattioli</span>, da maggio <span style="color: #ff0000;">presidente di Federorafi</span> delinea gli obiettivi ritenuti importanti non solo per l’industria ma per l’intero mondo orafo italiano. Legge sui titoli e sui marchi. Lotta ai dazi doganali, alle barriere non tariffarie e alla contraffazione con obbligo di etichettatura. Il tutto sostenuto da un programma di “incentivazione, innovazione e promozione del gioiello italiano”. Un lavoro duro. Ecco perché tocca a una donna.</p>
<p><strong>Alé, girls</strong> Licia Mattioli, prima donna presidente in Federorafi, ricorda Jill Abramson, nominata a maggio prima donna direttore del New York Times. Jill ha detto: “tocca sempre a noi ragazze risolvere i guai creati dai ragazzi”. La Mattioli ride nel suo modo franco. “Già, oggi il lavoro è più duro e tocca mediare con tutti su tutto. Non è un caso che compiti di responsabilità un tempo prettamente maschili vengano adesso affidati alle donne. E’ una fase di transizione, andiamo verso il nuovo, occorre decisione ed equilibrio”.<br />
<strong> Lupi solitari</strong> Insomma diciamolo: le donne hanno la sensibilità di far bilanciare interessi discordi perchè sanno rinunciare sapendo prendere. Mediano. “Storicamente le categorie orafe hanno agito come lupi solitari, ora premono nuovi spazi, nuove opportunità, nuovi mercati e i nuovi rapporti internazionali esigono comportamenti diversamente virtuosi. Partendo da un concetto molto basic: superare il nanismo delle imprese e raggiungere la maturità necessaria per operare finalmente con target comuni”. <span id="more-4864"></span><br />
<strong> Ciao Narciso</strong> Per sua natura l’imprenditore è quindi un lupo solitario, ma la troppa solitudine porta al difetto tipico delle piccole e piccolissime aziende, il narcisismo. Un guaio perché in tempi globali non serve lo specchio, occorre unire le forze: “Una logica di squadra ci farà superare i confini fisici e mentali del localismo. – afferma con determinazione Licia Mattioli – I particolarismi alla fine risultano perdenti. E’ ora che l’Italia scenda dal campanile, Garibaldi è arrivato da un pezzo. Andiamo avanti”. E l’invito arriva stavolta e nel 150 anniversario dell’Unità da una torinese, dalla città da dove partì l’avventura unitaria del Paese. Una coincidenza, forse di buon augurio.<br />
<strong> Primum vivere</strong> Problemi come il rilancio della aziende produttrici o la lotta per l’abolizione dei dazi doganali non costituiscono una sorpresa per l’attuale gruppo dirigente, sono lì da tempo. “Ma dal momento che minacciano di cronicizzare – osserva  Licia – dobbiamo attaccarli davvero, con un altro piglio. Ne va della sopravvivenza. Per come la vedo io, ogni azienda deve affrontare la competizione globale in due nuovi modi. In realtà sono vecchissimi, ma hanno sempre funzionato”.<br />
<strong> Ecco i segreti</strong> “Prima regola. Valigia in mano e partire, suonare i campanelli di mezzo mondo. Il consiglio era valido negli anni ’50, negli ’80 e valgono anche nei ’10 del nuovo millennio, e se non fai ancora così chiudi bottega. Rimettersi in gioco e in giro, dunque. Seconda regola: innovazione. L’asticella dell’innovazione è spostata verso l’alto e nel salto sono entrati i designer. Chi non ha designer, se li procuri”.<br />
<strong> Asso nella manica</strong> “E meno male che resiste il made in Italy. – riflette Licia Mattioli – Ti accorgi all’estero di essere cresciuto in un paese privilegiato. Dove il bello e la cultura ti hanno fatto diverso regalandoti vantaggi insospettati. Capisci che le radici non sono leggenda, ti stupisce scoprire che l’italianità non è una visione di esteti sognatori. Ti emoziona vedere che il tuo pensare italiano è in grado di creare differenze decisive tra prodotti. E’ un’immagine forte legata al senso della vita. Vogliamo perderla?”<br />
<strong> Made in or made out?</strong> Qualcosa da dire sugli imprenditori italiani che producono fuori d’Italia? “Nulla, business is business. Però che non scrivano made in Italy, per cortesia”. Elementare. “Per un senso di lealtà verso il consumatore e verso i produttori veramente italiani”.<br />
<strong> Libertà d’impresa</strong> Parliamo di ostacoli al commercio internazionale, di barriere doganali ed altro. “Comincerei dal dazio statunitense – esordisce Licia – lo considero un vero schiaffo in faccia al liberismo mollato da un Paese che del liberismo fa la propria bandiera: gli Usa privilegiano l’import da alcuni paesi a scapito di altri, che libero mercato è mai questo? Si tratta in realtà di un’arma che avvantaggia e discrimina a seconda delle convenienze politiche o di lobbies economiche e come tale andrebbe affrontata dalla nostra politica”. La quale non si è mai dimostrata abbastanza persuasiva, dobbiamo premere più a fondo.</p>
<p><strong>Facciamo come lo Swiss made. Anzi, di più<br />
</strong> “Mica è un obbligo fabbricare gioielli in Italia, si possono fare in tutto il mondo, al prezzo che riusciamo a spuntare, dove conviene. Ma, dal momento che i clienti, la correttezza commerciale e la verità vanno rispettati, non tiriamo in ballo il made in Italy: se produciamo gioielli in Corea, scriviamolo chiaro e tondo. Un buon esempio viene dalla Svizzera: oggi lo Swiss made vale se il prodotto è svizzero per almeno il 50% del totale. Io sarei ancor più stringente: se deve essere made in Italy lo sia per l’80%”. L’Europa non si interessa alla questione? Sta a noi farla interessare. O siamo deboli fino a questo punto? Altre questioni come etichettatura, provenienza delle merci, distribuzione internazionale, meritano riguardi che finora non abbiamo saputo offrire ai nostri produttori. Mi viene in mente la vicenda che i gioielli italiani subiscono all’interno dell’Unione Europea, ci sono Paesi dove la merce preziosa viene punzonata obbligatoriamente una seconda volta. Insomma, facciamoci valere”.</p>
<p><strong>Contratti di rete vs individualimo<br />
</strong> “I contratti di rete? Un’ottima chance”. Se sei convinta sostenitrice dell’unità, non puoi che schierarti dalla parte di questa innovativa forma giuridica che dà alle aziende l’opportunità di sviluppare alleanze in base a obiettivi strategici condivisi e stabiliti, mantenendo l’individualità. E dunque, Licia Mattioli invita a prendere seriamente in considerazione i contratti di rete, non nascondendo tuttavia che tale soluzione può collidere con la natura e la pratica individualista dell’imprenditoria. Di fronte all’eventualità ci si sente chiedere: “chi comanda, chi incarichiamo a rappresentare un’impresa collettiva, chi farà accordi con i clienti?” Son zavorre psicologiche, retaggi culturali. Per dire quanto sia necessaria una donna mediatrice.</p>
<p><strong>Poche ma fiere<br />
</strong> Care fiere, poche ma buone. Firmato Licia. Ma chi deciderà quale fiera resta e quale chiude? “Il buonsenso, la mediazione, l’accordo”, è l’opinione del presidente. “Stabilito che il mercato, cioè gli operatori nazionali e soprattutto esteri vogliono ragionevolmente affrontare un numero limitato di trasferte, sarà opportuno decidere. Quale privilegiare? Serve un incontro in cui i diversi interessi mettano in campo le proprie realtà, i risultati raggiunti, il prestigio acquisito, i programmi, le iniziative già in fase di attuazione… Le dispersioni appartengono ad un’epoca passata”.</p>
<p><strong>Chi è<br />
</strong> Avvocato, dal 1998 amministratore delegato dell’azienda orafa di famiglia, Antica Ditta Marchisio di Torino, Licia Mattioli (40 anni) è stata eletta presidente di Fedeorafi Confindustria il 3 maggio scorso. E’ inoltre vicepresidente di Confindustria Torino, componente di giunta di Confindustria e membro di giunta e del direttivo della Camera di Commercio di Torino. Nel 2010 è stata insignita del premio “Mela d’Oro” della Fondazione Bellisario.</p>
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		<title>Oro, semestrali e lobby made in Italy: qualche appunto dal mese di luglio</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 13:55:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 7 luglio scorso nell&#8217;incontro al Club degli Orafi Neal Meader del GFMS prevedeva per fine 2011 l’oro a 1600 dollari/oncia. Errore. Ha toccato ieri i 1681 dollari e punta decisamente quota 1700. L&#8217;ondata di panico diffusasi nelle borse nel torrido luglio si protrae in questo agosto: tutti in cerca di rifugio e all&#8217;oro non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/liciamattioli.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4818]"><img class="alignleft size-full wp-image-4822" title="liciamattioli" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/liciamattioli.jpg" alt="liciamattioli" width="218" height="264" /></a>Il 7 luglio scorso nell&#8217;incontro al Club degli Orafi Neal Meader del GFMS prevedeva per fine 2011 l’<span style="color: #ff0000;">oro</span> a 1600 dollari/oncia. Errore. Ha toccato ieri i 1681 dollari e punta decisamente quota 1700. L&#8217;ondata di panico diffusasi nelle borse nel torrido luglio si protrae in questo agosto: tutti in cerca di rifugio e all&#8217;oro non ci sono alternative, o forse sì, il franco svizzero per esempio, vicino ormai alla parità con l&#8217;euro.</p>
<p>Nonostante il progressivo rafforzamento della valuta, il gruppo <span style="color: #ff0000;">Swatch</span> ha però dichiarato una semestrale coi fiocchi: fatturato a 3,2 miliardi di franchi svizzeri (+11 % a cambi correnti). Da record anche l’utile netto (579 milioni, +24,5%). Intanto il totale dell&#8217;export svizzero di orologi è cresciuto del 19,3% rispetto al 2010 (8,7 miliardi di franchi).</p>
<p>In tema di semestrali, meraviglia la nuova performance di <span style="color: #ff0000;">LVMH</span> con fatturato a 10,3 miliardi di euro (+13% ) e utile netto a 1,31 miliardi. Grande contributo arriva dalla divisione orologi e gioielli, quella guidata dal 1 luglio scorso da Francesco Trapani, ex Ad di Bulgari: vendite +27%.</p>
<p>Mentre i colossi e i brand viaggiano a velocità siderali, l&#8217;Italia orafa si dibatte nelle difficoltà e continua la sua battaglia per eliminare, o perlomeno lenire, gli effetti nefasti dei dazi doganali e delle barriere non tariffarie non allineati e di quei controlli preventivi e anacronistici che limitano la libera circolazione dei prodotti all’interno dell’Unione Europea. Per non parlare inoltre di quella che viene ormai definita &#8220;emergenza credito&#8221;, deleteria conseguenza dell&#8217;inarrestabile aumento della quotazione dei metalli preziosi (e dei diamanti).<strong> </strong>L&#8217;elezione a nuovo presidente della Federorafi da parte di <span style="color: #ff0000;">Licia Mattioli</span> (<em>nella foto</em>) è stata effettivamente una scossa all&#8217;azione di lobby. Ed infatti, una nutrita delegazione di rappresentanti delle categorie orafe è stata finalmente ricevuta dai piani alti del Governo, presentando il 21 luglio scorso al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio <span style="color: #ff0000;">Gianni Letta</span> un dossier che descrive la struttura e le istanze del comparto con la proposta di costituire un tavolo interministeriale che metta a punto una concreta politica settoriale. Proposta accolta, da riverificare nella prima decade di settembre (stando almeno alle promesse fatte). Licia Mattioli, dal canto suo, ha commentato: &#8220;dobbiamo far quadrato e mettere in campo tutte le risorse che abbiamo”. Con Licia Mattioli è woman power.</p>
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		<title>Cina: lussi, dazi e lobby</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 13:27:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno gira la notizia che riprende il quotidiano cinese 21th Century Business Herald  secondo cui le autorità governative della Repubblica Popolare stanno pensando di dare una sforbiciata ai dazi doganali su alcuni beni di lusso: cosmetici di fascia alta, alcolici, orologi. Avendo imposte alte (50% i cosmetici, 30% gli orologi), chi se lo può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/china-luxury.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g4741]"><img class="alignleft size-full wp-image-4743" title="china luxury" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/china-luxury.jpg" alt="china luxury" width="281" height="207" /></a>Da qualche giorno gira la notizia che riprende il quotidiano cinese 21th Century Business Herald  secondo cui le autorità governative della Repubblica Popolare stanno pensando di dare una<span style="color: #ff0000;"> sforbiciata ai dazi doganal</span><span style="color: #ff0000;">i</span> su alcuni beni di lusso: cosmetici di fascia alta, alcolici, orologi. Avendo imposte alte (50% i cosmetici, 30% gli orologi), chi se lo può permettere preferisce acquistarli all&#8217;estero, pagandoli meno. La misura si inserirebbe nel più ampio disegno di riequilibrare la formazione del Pil, incentivando i consumi interni e moderando la dipendenza dell&#8217;economia cinese alle esportazioni, ora in difficoltà a causa del rallentamento delle economie occidentali. La cattiva notizia è che i gioielli non sono nella lista dei ribassi, la buona è che probabilmente il muro delle protezioni commerciali palesi od occulte sta cedendo. Se la Cina intende affermare la sua leadership economica nel mondo e nel libero mercato, è presumibile che dovrà fare altre concessioni come le viene richiesto sempre più pressantemente. Questione di tempo, secondo un progressivo processo di allineamento. Ma se è vero che, sempre stando al quotidiano cinese, la misura è stata presa in seguito ad incontri riservati tra funzionari dei ministeri delle finanze e del commercio e rappresentanti dell&#8217;industria del lusso, perché non dedicare una motivata azione di lobby in favore del gioiello italiano? Sotto a chi tocca!</p>
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		<title>Come saranno lussuosi i cinesi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 15:36:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Previsioni del lusso. C&#8217;era chi a suo tempo era portato a pensare che l&#8217;eccesso di offerta di gioielli dovuto alla perdita di quota di mercato negli Usa sarebbe stato compensato dalla domanda cinese. Adesso sembrerebbe che quella profezia si stia avverando. Infatti, secondo il settimanale inglese The Economist che cita nel numero ora in edicola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/china-shopping.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g3773]"><img class="alignleft size-full wp-image-3772" title="china shopping" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/china-shopping.jpg" alt="china shopping" width="348" height="232" /></a>Previsioni del lusso. C&#8217;era chi a suo tempo era portato a pensare che l&#8217;eccesso di offerta di gioielli dovuto alla perdita di quota di mercato negli Usa sarebbe stato compensato dalla domanda cinese. Adesso sembrerebbe che quella profezia si stia avverando. Infatti, secondo il settimanale inglese The Economist che cita nel numero ora in edicola l’indagine della società Crédit Lyonnais Securities Asia sui consumatori cinesi, nei prossimi cinque anni gli acquisti dei <span style="color: #ff0000;">beni di lusso</span> nella Repubblica Popolare sono destinati ad <span style="color: #ff0000;">aumentare dell’11% annuo</span>. Se questa crescita sarà confermata dai fatti entro il 2020 il mercato cinese avrà una quota totale del lusso mondiale pari al 44%. Praticamente un acquisto su due, se non è l’Eldorado questo… Oggi oltre la metà degli acquisti di lusso in Cina è rappresentato dal fashion e dalla gioielleria, la maggior parte di importazione. Ciò si spiega con la discesa sia pur moderata dei dazi di importazione e con la diffusione della contraffazione che &#8220;costringe&#8221; i consumatori a comperare direttamente all&#8217;estero i prodotti originali. Chissà se entro il 2020 le tariffe doganali saranno state portate ad un livello ancor più accettabile per chi esporta e chi compra&#8230;</p>
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		<title>Dazi, la Federorafi trova una sponda nel Commissario Ue</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 12:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono piaciute molto le parole del Commissario UE al Trade, Karel De Gucht (nella foto), in risposta al Position Paper di Federorafi su dazi e barriere non tariffarie nel comparto dei preziosi. De Gucht ha sottolineato come, nell’ambito delle trattative settoriali del Doha Round WTO, la posizione della gioielleria sia la “più incoraggiante” tra tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/2989576383_463846d381.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2754]"><img class="alignleft size-full wp-image-2755" title="de gucht" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/2989576383_463846d381.jpg" alt="de gucht" width="326" height="250" /></a>Sono piaciute molto le parole del Commissario UE al Trade, Karel De Gucht (<em>nella foto</em>), in risposta al <span style="color: #ff0000;">Position Paper di Federorafi</span> su dazi e barriere non tariffarie nel comparto dei preziosi. De Gucht ha sottolineato come, nell’ambito delle trattative settoriali del Doha Round WTO, la posizione della gioielleria sia la “più incoraggiante” tra tutte quelle dei settori impegnati nel negoziato per la riduzione generalizzata dei dazi. Ed anche se il negoziato multilaterale non dovesse concludersi positivamente, la gioielleria è all’attenzione dei negoziatori anche nelle discussioni bilaterali per gli accordi di libero scambio attualmente all’esame delle Autorità di Ginevra. In proposito, il Commissario al Trade, segnala come USA, Giappone, Canada, Cina e Malaysia si siano già espressi a favore di importanti riduzioni tariffarie nel comparto dei preziosi. “Le parole del Commissario – dice Antonio Zucchi, presidente di Confindustria Federorafi – certificano la correttezza della nostra strategia. L’interscambio mondiale deve essere libero da condizionamenti artificiali, inoltre i benefici di una riduzione generalizzata dei dazi sarebbero molteplici e in linea con i principi della governance commerciale europea e mondiale, in quanto determinerebbero più trasparenza per la riduzione del mercato nero, più competizione per l’assenza di barriere artificiose e protezionistiche, più concorrenti veri per la libertà di accesso al mercato”.</p>
<p><strong> Ecco i </strong><strong>6 punti chiave del</strong><strong> Position Paper della Federorafi inviato al Commissario:</strong> 1) la produzione gioielliera italiana è al top a livello mondiale; 2) i dazi e le barriere non tariffarie precludono l’accesso dei gioielli italiani ad una quota di consumatori mondiali pari al 60%; 3) l’Unione Europea è diventato il mercato “meno protetto” per la gioielleria; 4) la mancanza di reciprocità; 5) le aliquote daziarie anche non particolarmente elevate (es. 5% come negli USA), per l’incidenza del costo della materia prima, hanno un notevole impatto, pari al 66%, sul valore aggiunto dei prodotti italiani; 6) l’eliminazione totale dei dazi e delle barriere non tariffarie sia tra i Paesi sviluppati che con i Paesi di recente industrializzazione o, in via provvisoria, l’applicazione del dazio solo sulla manifattura, sono le priorità del comparto.</p>
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		<title>Appunti da VICENZAORO Charm</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 09:43:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dazi Presente all&#8217;inaugurazione di VICENZAORO Charm Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea per l&#8217;industria e l&#8217;imprenditoria (a destra nella foto LaPresse, con l&#8217;onorevole Catia Polidori e il presidente della Fiera, Roberto Ditri), che ha incontrato i rappresentanti delle associazioni di categoria ormai esasperati dall&#8217;iniqua imposizione dei dazi doganali in Europa e nel mondo. Contrariamente a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/ditri-polidori-tajani.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2657]"><img class="alignleft size-full wp-image-2659" title="ditri polidori tajani" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/ditri-polidori-tajani.jpg" alt="ditri polidori tajani" width="314" height="308" /></a><span style="color: #ff0000;"><strong>Dazi</strong></span> Presente all&#8217;inaugurazione di VICENZAORO Charm Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea per l&#8217;industria e l&#8217;imprenditoria (<em>a destra nella foto LaPresse, con l&#8217;onorevole Catia Polidori e il presidente della Fiera, Roberto Ditri</em>), che ha incontrato i rappresentanti delle associazioni di categoria ormai esasperati dall&#8217;iniqua imposizione dei dazi doganali in Europa e nel mondo. Contrariamente a quanto solitamente fanno i politici, Tajani non ha voluto promettere la luna, ma ad esempio il suo impegno nel portare il problema all&#8217;ordine del giorno del prossimo tavolo tra la Ue e l&#8217;America. Un valenzano in sala ha fatto presente che sarebbe il caso di occuparsi di Cina, visto che laggiù ci sono almeno un centinaio di milioni di consumatori che hanno già interessanti capacità di spesa, ma di fatto sono preclusi dai gioielli made in Italy proprio a causa dei dazi alti, mentre dalla Cina arrivano gioielli che pagano una frazione per entrare in Europa e magari vengono pure marchiati made in Italy. Giustissimo, considerato però che la provincia italiana che importa più gioielli è Alessandria (cioè Valenza), sarebbe forse il caso di dare un&#8217;occhiata più attenta a quel che accade una volta arrivata la merce.<span id="more-2657"></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Legge oro</strong></span> Catia Polidori era in Fiera in quanto relatrice alla Commissione attività produttive della Camera dei deputati della                nuova legge che disciplinerà in Italia la materia dei titoli e dei marchi. Secondo fonti di Federorafi e di Assicor la legge sarà probabilmente approvata definitivamente prima delle vacanze estive.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Perle di maquillage</span></strong><span style="color: #000000;"> </span>Se anche le modelle più belle ricorrono al ritocchino estetico, figuriamoci le altre cose. Al convegno del Cisgem si è lasciato chiaramente intendere che il fenomeno dei trattamenti alle perle è già di dimensioni importanti: colorazioni (le famose chocolate, ad esempio), sbiancamenti, &#8220;correzioni&#8221; formali, per non dire poi delle freshwater d&#8217;acqua dolce fatte passare per coltivate di acqua salata. Bisognerà dunque prestar attenzione e affidarsi a dealer seri e a laboratori di analisi.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Analisi in crescita</span></strong> A proposito di laboratori, Loredana Prosperi, gemmologa dell&#8217;IGI di Milano, fa sapere che le richieste di analisi e di certificazioni per pietre anche di poche decine di punti sono decisamente in aumento: il pubblico vuole essere confortato su quello che acquista. Signori dettaglianti, siete avvertiti.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Un giorno senza l&#8217;ICE</strong></span> Ha provocato una sincera preoccupazione la ventilata notizia della soppressione inserita nella manovra correttiva del Governo dell&#8217;Istituto per il Commercio Estero. Spesso bersaglio di critiche feroci, l&#8217;ICE rappresenta comunque un punto di riferimento per gli esportatori. Già si annunciavano ferme prese di posizione a tutti i livelli, quando è arrivata la smentita: l&#8217;ICE è vivo e lotta insieme a noi.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Cinesi controcorrente</span></strong> Appreso al seminario sulla Cina del WGC: diversamente da quanto accade nei mercati occidentali, i consumatori cinesi comperano più volentieri gioielli in oro quando la quotazione del metallo si apprezza con regolarità: per loro la tesaurizzazione è ancora una forte motivazione d&#8217;acquisto. Si pensi alla frustrazione degli orafi italiani svantaggiati dai dazi doganali nell&#8217;accogliere una simile notizia.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">La volpe perde il pelo&#8230;</span></strong> Un facoltoso buyer dall&#8217;India, tra gli invitati di About J, è entrato nello stand di un gioielliere italiano, ha visionato il campionario e&#8230; ha chiesto di avere il prodotto in conto visione (sic!). E&#8217; stato gentilmente invitato a rivolgersi altrove.</p>
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		<title>VICENZAORO Charm: parliamo di dazi e di leggi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 09:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VICENZORO Charm, meno due giorni. La manifestazione sarà inaugurata sabato prossimo dall’onorevole Antonio Tajani (nella foto), vice presidente della Commissione Europea per l’industria e l’imprenditoria. Il taglio del nastro sarà preceduto dal seminario Quale Europa per il gioiello italiano promosso da Fiera di Vicenza e Provincia di Vicenza per un confronto sul tema dei dazi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/tajani.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2592]"><img class="alignleft size-full wp-image-2593" title="tajani" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/tajani.jpg" alt="tajani" width="300" height="242" /></a>VICENZORO Charm, meno due giorni. La manifestazione sarà inaugurata sabato prossimo dall’onorevole Antonio Tajani (<em>nella foto</em>), vice presidente della Commissione Europea per l’industria e l’imprenditoria. Il taglio del nastro sarà preceduto dal seminario <span style="color: #ff0000;">Quale Europa per il gioiello italiano</span> promosso da Fiera di Vicenza e Provincia di Vicenza per un confronto sul tema dei dazi nel settore manifatturiero orafo-argentiero-gioielliero made in Italy. Ad aprire i lavori in sala Fogazzaro alle 10 saranno il presidente della Fiera Roberto Ditri e Dino Secco, vice presidente della Provincia di Vicenza. Presente, oltre a Tajani, anche l’onorevole Catia Polidori, relatrice della <span style="color: #ff0000;">legge che disciplina la materia dei titoli e dei marchi orafi</span> alla commissione attività produttive della Camera dei Deputati. Nel numero di maggio Vioro Magazine ha intervistato la stessa Polidori sull&#8217;argomento. Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p><span id="more-2592"></span></p>
<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Immagine-113.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g2592]"><img class="alignleft size-full wp-image-2596" title="Immagine 1" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/Immagine-113.jpg" alt="Immagine 1" width="283" height="283" /></a></p>
<p>Dopo quarant’anni il settore orafo italiano avrà una nuova legge su titoli e marchi. Uno scatto in avanti verso la concreta tutela del made in Italy dalla concorrenza sleale, rendendolo più competitivo all’estero. Senza per questo cadere in tentazioni protezionistiche: “non parlerei di protezione o di chiusura, ma piuttosto di necessaria tutela di oggetti di arte italiana dai falsi, prodotti altrove a spacciati per nostri prodotti”, afferma l’onorevole Catia Polidori (<em>nella foto</em>). Che in questa intervista dice anche: “questa legge ha il merito di aver fatto dialogare il mondo dell’impresa con quello della politica nell’interesse esclusivo del made in Italy”.</p>
<p><strong>Onorevole Polidori, l’approvazione alla Commissione della Camera della nuova normativa sui titoli e marchi di identificazione spiana la strada all’entrata in vigore della legge. I punti salienti della riforma sono la differenziazione dei marchi tra produttori e venditori; l’obbligo di indicare sugli oggetti di produzione extra-Ue lo stato di provenienza; un sistema sanzionatorio più severo. Questi provvedimenti sono finalmente una opportunità per il rilancio competitivo del made in Italy orafo</strong>?</p>
<p>Certamente. La proposta di legge C1010 da me relazionata in Commissione era attesa dal mondo orafo da ben quaranta anni. Recando una nuova ed organica disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi che abroga interamente la normativa vigente in materia, limitata a ridefinire alcune fattispecie di illecito e ad inasprire le relative sanzioni, essa si propone di essere uno stimolo alla modernizzazione del settore con un’attenzione mirata alla salvaguardia del gioiello italiano. Il rilancio del made in Italy e di tutte le produzioni ad esso collegate è, infatti, assolutamente prioritario per il Governo Berlusconi e, nel caso specifico, è stato l’intendimento principale che ha animato i lavori della Commissione, la quale – mi preme sottolineare – si è pronunciata con una tempistica ristretta e attraverso un accordo bipartisan che ha incassato il favore di tutte le associazioni di categoria. Difendere i nostri prodotti dalla concorrenza sleale e renderli più competitivi all’estero è un preciso dovere della politica, ma altresì un piacere che nasce dalla consapevolezza di tutelare, oltre alla ricchezza, anche l’originalità, la creatività, l’eccellenza, la qualità ed il <em>know how</em> italiani. Tratti peculiari della nostra Cultura che negli anni hanno fatto grande il nome dell’Italia nel mondo. Quando si parla di made in Italy, poi, comunemente ci si riferisce al mondo della moda in generale ed al settore tessile e della pelletteria in particolare. Penso di poter asserire, invece, che con questa legge abbiamo finalmente chiuso il cerchio.</p>
<p><strong>La legge rafforza la tutela della produzione orafa nazionale. Cosa non trascurabile, è stato superato lo scoglio della Commissione Europea, sempre guardinga nei confronti di scelte nazionali che potrebbero scivolare nel protezionismo. Ma secondo lei, a fronte di concorrenze asimmetriche per non dire sleali, è opportuno difendersi introducendo regole “protezioniste”? In questo senso, gli italiani (e gli europei) hanno fatto a sufficienza o troppo poco?</strong></p>
<p>L’ottimo impianto della nuova legge è dimostrato proprio dal fatto che l’Unione non ha sollevato obiezione alcuna. E sappiamo quanto ciò avvenga di rado. Questo perché la normativa garantisce la libera circolazione dei manufatti in metallo prezioso degli altri Stati membri all’interno del nostro territorio, riconoscendo i titoli e i marchi dei membri dell’Unione. La legge, infatti, è in sintonia con quanto previsto dal Regolamento europeo sul Mutuo Riconoscimento. Il nostro obiettivo è stato proprio quello di tutelare l&#8217;arte orafa nazionale – perché di arte vera e propria stiamo ragionando – difendendo le imprese italiane ed il made in Italy dal triste fenomeno connesso alla esportazione di prodotti impropriamente muniti della marchiatura peculiare degli oggetti di fabbricati nel nostro Paese ma che, in realtà, risultano realizzati, in imitazione, fuori dallo spazio economico europeo. Credo che in passato si sia fatto molto poco sul fronte della giusta protezione dalla concorrenza sleale ed oggi, che il mercato è debole e minacciato, ne paghiamo le conseguenze. O meglio le pagano oltre misura le aziende virtuose, che hanno, più delle altre, subito gli attacchi sleali della contraffazione. Oggi, proprio alla luce di ciò si sta intervenendo per contrastare questo fenomeno dilagante. Noi possiamo rivendicare di aver mosso i primi passi in questo senso anche con il grande lavoro che su questo fronte sta facendo il Commercio Estero. Non parlerei dunque di protezione o di chiusura, ma piuttosto di necessaria tutela di oggetti di arte italiana dai falsi, prodotti altrove a spacciati per nostri prodotti.</p>
<p><strong>Questa legge può diventare l’apripista, soprattutto in sede europea, per altri provvedimenti di tutela che il mondo dell’impresa chiede a gran voce da tempo? Può insomma costituire un precedente?</strong></p>
<p>Senza falsa modestia credo proprio di sì. Il testo costituisce un ottimo precedente grazie all’impianto ed allo spirito della norma stessa. Mi auguro che ciò accada in altri settori strategici della produzione ove se ne sente forte la necessità.</p>
<p><strong>Più in generale, ritiene che il free trade debba essere corretto da un sistema di regole e norme che ne limiti gli eccessi e che dunque ad un esasperato liberismo sia preferibile il concetto di fair trade?</strong></p>
<p>Gli eccessi, in qualunque senso, recano effetti sempre negativi.</p>
<p><strong>Lei ha intrapreso la carriera politica, ma le sue radici affondano nel mondo dell’impresa. Tra impresa e politica i rapporti non sono stati ultimamente così lisci. L’impresa spesso lamenta lontananza e lentezza della politica nel comprendere le sue istanze più urgenti. Questa legge può far sì che l’impresa finalmente plauda alla politica: segnale di riavvicinamento e di fiducia tra i due mondi?</strong></p>
<p>Ha ragione, il mio background culturale ha radici salde nel mondo dell’imprenditoria e, anche ora che sono un Deputato della Repubblica la mia <em>forma mentis</em> resta quella dell’imprenditore che ogni giorno accetta la sfida del fare impresa, la quale non è il mero perseguimento del bene del singolo. Al contrario, intraprendere significa letteralmente “fare con coraggio”. Essere imprenditore è dunque anzitutto un atteggiamento mentale, un modo di vivere ed operare nella realtà concreta, avendo la forza, il coraggio e accettando, consapevolmente, i rischi connessi al voler tradurre in realtà un sogno, un progetto i cui effetti benefici sono tali e tanti da avere una funzione sociale, una ricaduta non solo per se stessi, ma per la collettività. Questa è l’idea d’impresa cui personalmente mi sento di aderire. La politica è per me la stessa cosa e la proposta di legge sui metalli preziosi ne è l’esempio mirabile. Essa ha, infatti, l’indiscusso merito di aver fatto dialogare il mondo dell’impresa, che è stata ammessa a partecipare alla stesura del testo unico attraverso le audizioni delle associazioni di categoria, con quello della politica, che intelligentemente e con grande senso di responsabilità ha recepito quanto sottopostole nell’interesse esclusivo del made in Italy. Questa è la politica del fare che ho in mente e che evidentemente piace all’impresa per la semplice ragione che dà buoni frutti.</p>
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		<title>Protezionismo. Ognuno critica quello degli altri</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 13:49:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cina]]></category>
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		<description><![CDATA[Chissà cose penseranno i produttori italiani e le associazioni di categoria, in testa la Federorafi con la sua sacrosanta battaglia chiamata &#8220;Abbasso i dazi&#8221;, dell&#8217;affermazione del vicepremier cinese Li Keqiang (nella foto) al World Economic Forum di Davos in svolgimento in questi giorni. Secondo Li Keqiang la Cina rivendica infatti il ruolo di locomotiva economica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/001fd04cea510ccc835402.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g1924]"><img class="alignleft size-full wp-image-1923" title="001fd04cea510ccc835402" src="http://www.vioromagazine.it/wp-content/uploads/001fd04cea510ccc835402.jpg" alt="001fd04cea510ccc835402" width="288" height="219" /></a>Chissà cose penseranno i produttori italiani e le associazioni di categoria, in testa la Federorafi con la sua sacrosanta battaglia chiamata &#8220;Abbasso i dazi&#8221;, dell&#8217;affermazione del vicepremier cinese Li Keqiang (<em>nella foto</em>) al World Economic Forum di Davos in svolgimento in questi giorni. Secondo Li Keqiang la Cina rivendica infatti il ruolo di locomotiva economica mondiale e promette che i suoi cittadini, fino ad oggi consumatori parsimoniosi, saranno sempre più disponibili ad acquistare prodotti dell&#8217;Occidente. Ma, ha ammonito il vicepremier cinese, guai se l&#8217;Occidente cederà alle tentazioni del protezionismo. Come la mettiamo allora signor Li Keqiang con la tariffa doganale del 36% cui sono sottoposti i gioielli italiani (e dell&#8217;Occidente) per entrare in Cina, mentre i preziosi made in China pagano in Europa la miseria del 2,5%?</p>
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