Fino al 17 luglio è visitabile all’Oratorio di San Rocco di Padova la mostra-concorso “Castelli, miniature, astri ed alchimia“, ideata e curata da Mirella Cisotto Nalon. La mostra-concorso ospita le opere di una sessantina di artisti, provenienti da tutto il mondo che hanno aderito all’invito a partecipare alla prima edizione del “Premio Internazionale Mario Pinton“, il cui vincitore è il designer Graziano Visintin con una spilla in oro, argento, rame ossidato, niello (nella foto). Con l’iniziativa Padova conferma insomma di essere un punto di riferimento per la ricerca dell’oreficeria contemporanea, per l’incontro e lo scambio di idee, di stili e scelte espressive diverse. “E’ in questo clima favorevole alla ricerca della creatività – ha detto l’assessore alla cultura del Comune di Padova, Andrea Colasio, che si innesta il progetto di questa mostra-concorso, dedicata al grande maestro Mario Pinton, che l’Amministrazione comunale onora con la prima edizione del premio internazionale a lui intitolato”.
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Lo scorso anno toccò a Licia Mattioli, adesso presidente di Federorafi, quest’anno il prestigioso riconoscimento è andato a Claudia Piaserico (nella foto). Il premio della Fondazione Marisa Bellisario guarda insomma con molto interesse alle donne che si occupano professionalmente di gioielli. Per tema “Donne: innovazione e capitale umano”, il premio 2011 ha riconosciuto in Claudia Piaserico, designer del marchio vicentino Misis, apprezzato per i suoi gioielli in argento dal carattere estroso ed anticonformista, una grande capacità di reinventare il gioiello. Claudia incarna infatti una figura di donna che il premio vuole identificare: motivata, dinamica, in grado di prendere in mano un’azienda e capovolgerla secondo il proprio sentito con la forza di sfidare la società ed imporsi in un mercato tradizionalista come quello orafo e di puntare su un prodotto allegro, modaiolo, originale e garantito nel suo essere integralmente made in Italy. “E’ un riconoscimento inaspettato che mi riempie di sorpresa e di orgoglio”, ha commentato. “Le creazioni di Misis sono un inno alla vita – continua Claudia – una breccia di speranza in un presente carico di problematiche di ogni genere. Dedicato alle donne, protagoniste delle mille sfide quotidiane. Questo riconoscimento è per loro, al cuore del mio lavoro”.
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Una passione che gli americani hanno esportato in tutto il mondo è quella dei premi. Logico che Las Vegas sia per il settore della gioielleria luogo eletto per distribuire riconoscimenti più o meno prestigiosi. Prestigiosi lo sono senz’altro i Couture Design Awards, abituale terreno di conquista dei designer italiani. E quest’anno l’Italia si è fatta onore grazie a Federica Rettore, milanese, che ha vinto nella categoria “gemme di colore al di sotto dei 20 mila dollari” con un paio di orecchini in oro con diamanti taglio brillante e rosetta e con zaffiri multicolore, corallo fossile e acciaio. Nella categoria “bridal” ha invece prevalso Stefan Hafner con un anello in oro, riubini e diamanti. Da segnalare che tra i giurati del premio sedeva anche Roberto Coin.

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A VICENZAORO Charm durante l’incontro con la stampa estera c’è stato chi ha espresso pubblicamente dubbi sull’opportunità di portare a Vicenza una mostra di gioielli di design come “Chi ha paura…?” (nella foto, Gijs Bakker, il designer ideatore della mostra) così piena di “materie alternative”, di provocazioni, di radicalismi, di humour, di sovversione valoriale, di stravaganze così lontane dall’idea universalmente condivisa di cos’è un gioiello, dei suoi significati simbolici forgiati in materiali preziosi, facendosi in qualche modo portavoce di un serpeggiante scetticismo. Il presidente della Fiera Ditri ha ribattuto che occasioni simili servono proprio a stimolare dibattiti, a mettere in circolo idee, a fare della Fiera, oltre che piattaforma commerciale, luogo di ricerca, innovazione, contaminazione, stile, cultura. Non scordando che, nel design come nell’arte, le avanguardie rivoluzionarie del presente diventano talvolta classici nel futuro. Ma più che un sentimento di paura, pare che il settore conservi tignoso la storica diffidenza nei confronti del design, disciplina ritenuta troppo “ideologica” e ancora troppo poco pratica ai fini di una stringente logica mercantile. Eppure anche dalla base del settore, quella forse più conservatrice, germogli di un significativo cambiamento di prospettiva qui e là spuntano: nella stessa VICENZAORO Charm dieci aziende artigiane vicentine hanno infatti mostrato con “Gioielli in (cerca) d’autore” i risultati del confronto tra il loro mondo e il design; si son gettati, nella sperimentazione e nella ricerca dimostrando – tra produzioni hi-tech e materiali di riciclo – coraggio nel combinare produzione e pensiero, arrivando ora a innestarsi in quel percorso culturale che vede il gioiello contemporaneo, come scrive la curatrice della mostra “Chi ha paura…?” Alba Cappellieri nell’introduzione del suo volume “Gioielli del Novecento”, “fondato sulla compresenza di valori etorogenei, dove la nobiltà dei metalli e delle gemme non è più condizione necessaria e sufficiente a sancire il valore di un oggetto e a rendere esaustiva, se non a livello lessicale, la differenza tra un gioiello e un non gioiello”. E allora, chi ne avesse la possibilità e il tempo prenda in considerazione di infilarsi dentro i tre container bianchi piazzati nel centro storico di Vicenza con vista sulla Basilica palladiana che ospitano la mostra (è aperta fino al 21 giugno prossimo). Non fosse altro per ascoltare le reazioni del pubblico, tra gradimento e rifiuto. Perché, infine, la domanda da porsi è quanto innovativo è il nostro pubblico e quanto è pronto ad accettare la nostra innovazione?
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“Bisogna accettare il confronto ovunque se vogliamo aprire il banco della nostra merce all’estero. Il coraggio dimostrato dagli orafi negli anni ruggenti, deve rinascere. Sotto forma di cambiamento, inventiva, coraggio di allearsi”. Nella bella e ultima intervista a Vioro Magazine (era il settembre 2004), Andrea Turcato, allora segretario uscente della Fiera di Vicenza, evocava un coraggio imprenditoriale che progressivamente si è dissolto al punto che oggi la Fiera sente addirittura il bisogno di dare a VICENZAORO Charm, che si apre sabato prossimo, il significativo e provocante titolo-guida Chi ha paura…?. L’epicentro del concetto si trova però fuori del quartiere – evento sul genere “fuori salone” – nella mostra omonima, allestita nella magnifica Piazza dei Signori di fronte alla Basilica Palladiana, che presenta la rivoluzione del gioiello in termini di forme e materiali, operata dalla famosa collezione “Chi ha paura…?” raccolta dal designer olandese Gijs Bakker (nella foto).
La mostra suggerisce insomma che nessuno dovrebbe aver paura delle innovazioni. Ma forse le novità impauriscono perché “talvolta si riscontra una certa resistenza di fronte a gioielli in cui la preziosità non è più affidata a materiali tradizionalmente alti come oro, argento o platino ma ad un preciso progetto“, scrive nella presentazione Alba Cappellieri, curatrice della mostra, ribadendo con tenacità il suo cavallo di battaglia teorico che i gioiellieri “veri” rifiutano con sdegno. Al netto delle polemiche e delle resistenze resta la curiosità nel vedere l’opera innovatrice di Bakker e di altri nomi e ingegni presenti nella mostra vicentina/palladiana (tra i molti, Ron Arad, i fratelli Campana, Marc Newson) compiuta attraverso l’uso di materiali inusuali e sorprendenti, mai banali. Sia i materiali che il modo di comporli rompono con una certa pigra ripetitività che minacciava di congelare l’idea stessa di gioiello entro schemi troppo definiti. Un tris di container piazzati di fronte al capolavoro palladiano indica inoltre che ogni buon futuro si collega ad un buon passato. Aspettatevi di tutto, dal perspex al tattoo. E poi ognuno sarà libero di pensarla a modo suo.
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Narra la leggenda che il nome Sorrento derivi dalle sirene, mitologiche creature, metà donne e metà pesce, che ammaliavano i naviganti con la dolcezza del canto, aggirandosi tra gli isolotti dei Galli e le sponde della Costiera, proprio di fronte alla città campana. Ed è proprio una sirena il gioiello che rappresenta la città di Sorrento: pendente in oro, diamanti e zaffiri realizzato da Nardelli Gioielli su disegno di Carmen De Bernardo, la giovane designer diplomata alla scuola di design del Tarì e vincitrice del concorso “Un Gioiello per Sorrento” Premio Cristina Poli, ‘Sirenity’ è stato ufficialmente presentato domenica scorsa e sarà oggetto di un “tour” estivo molto chic, ospitato nelle vetrine dei più esclusivi alberghi della Terra delle Sirene.
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