L’applicazione lanciata da Boucheron qualche mese fa ha colpito nel segno. Nel senso che ora anche nel sito forevermarkdiamond.com (quello del diamante De Beers griffato al laser) è possibile “provare” il gioiello desiderato. Si installa nel proprio Pc o Mac il software apposito, si stampa la sagoma da ritagliare, ci si specchia sullo schermo del computer per vedere l’effetto che fa e volendo si condivide la propria immagine ingioiellata attraverso i social network. Al momento i diamanti Forevermark sono distribuiti nei negozi selezionati di Hong Kong e Cina, India, Giappone, Usa.
Non virtuali, ma di laboratorio sono invece i diamanti che un’altra società del gruppo De Beers produrrà nella Silicon Valley californiana. Element 6 Ventures ha infatti aperto di recente un ufficio alla ricerca di start up che sviluppino tecnologie per diamanti coltivati in laboratorio. Lo scrive il sito dell’Israel Diamond Institute citando il quotidiano americano Mercury News. Susie Wheeler, il managing director di Element 6 Ventures, ha spiegato che i diamanti sintetici possono essere applicati a svariati usi industriali grazie alla loro capacità di resistere alle situazioni più estreme. Element 6 Ventures sta inoltre costruendo una fabbrica di pietre sintetiche a Santa Clara (sempre nella Silicon Valley).
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Il prezzo dei diamanti fa corsa parallela a quella dell’oro: dopo i rialzi choc i ribassi. Lo dice un comunicato odierno di Rapaport. Secondo il RapNet Diamond Index (RAPI) a settembre c’è stato infatti un calo del prezzo dei diamanti tagliati con certificato (ormai negli Usa se non sono certificati non li vuole nessuno), del 4,5% per pietre da un carato e lo stesso per quelle da mezzo carato. Più contenuta la discesa di quelle da 3 carati, -0,9%: il lusso tira sempre di più. I cali sono tuttavia maggiori se si tiene conto dell’intero terzo trimestre: -8,6% per le pietre da un carato, -7,5% per quelle da mezzo carato e -5,8% per quelle da 3 carati. La causa? Il rallentamento dell’attività di trading. Pur se la Cina continua ingorda a acquistare diamanti, le preoccupazioni provenienti dall’Europa e dai debiti sovrani ed il rischio di ricaduta nella recessione frenano gli eventuali entusiasmi. La mancanza di liquidità, soprattutto nei centri di taglio in India, fa il resto. Chiaro, il ribasso getta nello scompiglio chi aveva comperato il grezzo a prezzi più alti e si ritrova con una possibile diminuzione del margine. In tal senso, interviene Martin Rapaport (nella foto): ”Il settore dei diamanti deve accettare il fatto che la gemma non è immune dalle dinamiche dell’economia reale, e quindi i prezzi sono destinati a salire come a crescere. La volatilità dei prezzi deve essere quindi considerata come un fatto normale del business. Le aziende devono sviluppare strategie per fare affari anche con un mercato al ribasso. I più intelligenti hanno capito che il costo dello stock deve basarsi sulla rotazione e non sul suo costo storico. Riescono perciò a garantirsi buoni margini vendendo a prezzi bassi e comperando a meno ancora. I prezzi bassi fanno parte del ciclo economico, sono anzi un’ottima cosa perché offrono la possibilità di acquisti eccellenti e di margini maggiori. Ma anche in questo caso il diamante resta una valida alternativa di riserva e di moneta in un quadro di incertezza economica”.
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Eccentrico, fantasioso, originale, gotico, rock’n'roll. Adesso anche bridal. Il designer britannico Stephen Webster – tre volte vincitore del “British Luxury Jeweller of the Year” - debutta infatti nel segmento più basic ed economicamente solido che c’è, e lo fa nel suo stile (basta dare un occhio al solitario nella foto). La collezione di anelli di fidanzamento e fedi in oro giallo, bianco e rosa, disponibile prossimamente solo nel flagship store londinese del creativo, è inoltre la prima in Europa a montare diamanti Forevermark (TM), la gemma griffata al laser di De Beers. Nata dalla partnership che dura dal 2005 tra Webster e Dali Diamond (sightholder della DTC), la collezione matrimoniale “è la nuova testimonianza – spiega il Ceo di Dali Diamond, Isi Mörsel – della nostra sensibilità di comprendere con tempestività i cambiamenti nel business dei diamanti”. Dal canto suo, Stephen Webster afferma che “dato che un numero crescente di clienti esige di conoscere l’origine delle gemme, Forevermark (TM) è un sigillo di qualità che offre una garanzia supplementare per esaudire le esigenze di trasparenza”. Il brand inglese aveva già dato prova della sua sensibilità etica adottando per le sue collezione l’oro proveniente dalle miniere del Perù certificato da Fairtrade e Fairmined.
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L’Israel Diamond Institute (IDI) ha comunicato oggi che la Hong Kong Jewellery and Gem Fair può essere definita un successo, molto meglio delle aspettative. Oltre 125 aziende israeliane hanno partecipato allo show asiatico, cosa che ne ha fatto la rappresentativa straniera più numerosa. “Il fatto di essere stati così tanti – spiega Nissim Palomo, a capo del marketing di IDI (nella foto) – ci ha dato il grosso vantaggio di essere molto visibili all’interno della fiera”. Nonostante molti dei compratori fossero alla ricerca di prezzi bassi, l’IDI segnala un’ottima attività nelle vendite a conferma che l’Asia resta oggi il mercato privilegiato per le aziende diamantaire israeliane. Da segnalare inoltre che UBM, la società che organizza la fiera di settembre di Hong Kong, ha comunicato che per la prima volta nella sua storia le presenze dei buyer della Cina continentale hanno superato quelle dei buyer di Hong Kong. La Cina si avvicina (al top).
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Il fatto che i principali siti specializzati stranieri abbiano dato ampio risalto alla scomparsa di Francesco Roberto (nella foto), lunedì scorso all’età di 81 anni, è una grande attestazione di stima nei confronti di questo illustre diamantaire italiano. Esperto di pietre e di mercati, instancabile viaggiatore, figura di spicco nel panorama “sindacale” (presidente di Federpietre, membro del consiglio della Colored Gemstone Association, di AOV e del Carat Club, delegato CIBJO e vicepresidente della Pearl Commission, tra gli altri), Roberto era dotato di una grande verve polemica e di solide, intransigenti convinzioni sulla certificazione delle gemme e sulla trasparenza che amava comunicare con insolita disponibilità, tenendo conto della proverbiale riservatezza che ancora permea, con qualche apertura, il settore dei diamanti e delle pietre. Per lui il ricordo di Vioro Magazine.
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Un’anticipazione di quello che Comete presenterà nell’imminente VICENZAORO Choice è la collezione donna ‘Preziosa’ (nella foto), preziosa di nome e di fatto. Probabilmente perché i tempi esigono certezze e valori sicuri, il brand vicentino ha optato infatti per i classici senza tempo del gioiello, ovvero i diamanti, i rubini, gli zaffiri e gli smeraldi abbinati all’oro bianco. Anche per l’uomo Comete ha scelto un metallo prezioso, niente scorciatoie alternative. Realizzate in argento sono infatti le collezioni ‘Royal’ e ‘Cool’ il cui design geometrico viene enfatizzato dal gioco bicolore del metallo color naturale e brunito, degli spinelli e degli zirconi.
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