Il Responsible Jewellery Council (RJC) annuncia che da oggi Confindustria Federorafi, la federazione nazionale dei produttori orafi e argentieri (nella foto il presidente, Antonio Zucchi), è diventata un suo membro. Dopo la Jewelers of America, l’American Gem Society, la National Association of Goldsmiths, la British Jewellers Association, il World Gold Council, la Union Française BJOP e la Danish Jewellers Association, anche un’associazione italiana entra quindi a far parte di RJC, l’organizzazione no-profit che, attraverso il suo sistema di certificazione, si propone di diventare uno standard riconosciuto a livello internazionale. Michael Rae, amministratore delegato di RJC, non nasconde la soddisfazione: “con i suoi 800 produttori associati, Confindustria Federorafi rappresenta una grande chance per diffondere il nostro messaggio in un paese chiave come l’Italia, considerato che la produzione italiana vale il 70% del totale europeo”. Infatti, pur se l’ingresso in RJC delle associazioni di categoria è di carattere istituzionale e non vale per le singole aziende che aderiscono alle associazioni stesse, la loro affiliazione rappresenta un importante acceleratore di autorevolezza e di notorietà per il Responsible Jewellery Council.
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In programma a VicenzaOro First, domenica 17 gennaio alle 11,30 in Sala Fogazzaro, la conferenza stampa di presentazione del Responsible Jewellery Council (RJC). “Usare il sistema di certificazione di RJC per rafforzare la fiducia nel consumatore e garantire l’applicazione ed il mantenimento di alti valori di etica e moralità nel proprio lavoro” è il tema dell’incontro nel quale interverranno John Hall, vicepresidente del RJC, Pamela Caillens, Corporate Responsibility Director di Cartier International, Dario De Gregorio, Corporate Organization & International HR Coordination Executive Director di Bulgari e Catherine Sproule, Chief Operations Officer di RJC. (leggi tutto)
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Una risposta implicita al commento di Maurizio, dimostratosi scettico sull’iniziativa di Irene Pivetti chiamata Gioiello etico, è contenuta nella notizia che arriva dagli Usa (fonte National Jeweler). Sears, Ultra e Bluenile – tre grossi retailer americani, il terzo vende on-line – si sono aggiunti a Ben Bridge Jeweler, J.C. Penney, Leber Jeweler, QVC, Signet Group, Tiffany & Co., Wal-Mart, Zale Corporation e ad altri cinquanta nomi nell’adesione alla campagna “No Dirty Gold”. In sintesi, si tratta di rifiutare oro e altri metalli preziosi provenienti da miniere che operano irresponsabilmente in tema di risorse umane ed ambiente e ricercare fornitori che pongono più attenzioni etiche nella loro attività, pungolando contemporaneamente i fornitori di prodotto finito a fare lo stesso. Per saperne di più: NoDirtyGold.org. Questa notizia fa inoltre il paio con quella di Cartier che ha deciso di rifornirsi di oro da una miniera dell’Honduras gestita da Goldlake (società con capitali italiani) che minimizza l’impatto sull’ambiente e garantisce ai lavoratori le migliori condizioni possibili. Allora, Maurizio, è proprio vero che “le abbiamo già provate tutte”?
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Il progetto Gioiello Etico – Ethical Jewel promosso da Irene Pivetti con la fondazione Learn To Be Free Onlus prosegue il suo percorso, trovando una sponda a livello europeo. La scorsa settimana, infatti, Gianni Pittella e Roberta Angelilli, vicepresidenti del parlamento europeo, con Pivetti, hanno presentato a Bruxelles (foto) il progetto alla presenza di europarlamentari, associazioni di categoria nazionali e internazionali, istituti di ricerca, organismi di cooperazione internazionale. Obiettivo: individuare una serie di best practice condivise dall’intera filiera produttiva e farle diventare norme del mercato orafo.
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Dal bloc notes di VicenzaOro Choice. Niente rapine in Fiera per la seconda volta consecutiva, ma intensa attività della Guardia di Finanza, che ha completato l’indagine “Perla Nera”, contestando illeciti valutari per milioni di euro da parte di operatori cinesi presenti allo show. Il presidente di Federorafi Antonio Zucchi (nella foto): “è la conferma di quanto il comparto dei preziosi in Italia sia sistematicamente sottoposto ad attacchi che stanno seriamente compromettendone il futuro”. (leggi tutto)
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E’ cominciata la distribuzione internazionale dell’edizione di settembre di Vioro Magazine. Alle copie riservate agli abbonati e ai buyer si aggiungono quelle destinate alle edicole. Oltre che in Italia, Vioro Magazine è in vendita in Brasile, Cina, Hong Kong, Taiwan, Singapore, Corea, Turchia, Germania, Spagna, Svizzera, Inghilterra, Polonia, Portogallo, Monte-Carlo, Malta.
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