E’ ormai più che una voce l’intenzione della famiglia Damiani di valutare offerte per il 18% di Pomellato in suo possesso, visto che ieri Guido Damiani, presidente e Ad del gruppo milanese, ha dichiarato alla Reuters: “la famiglia è contenta dell’investimento finanziario ma è stata sollecitata ad una eventuale cessione della quota perchè c’è molto interesse per i marchi indipendenti”. Pare che all’uscio, e siamo ancora a livello di rumors, ci sia PPR, ovvero la finanziaria della famiglia Pinault acerrima “nemica” di LVMH, fresca conquistatrice di Bulgari. Insomma, i francesi protagonisti del derby d’Italia (anche gioielliero) con buona pace di chi invoca la conservazione dell’italianità delle aziende. E si ricorda che dentro PPR si trova già Gucci con Bottega Veneta. Pomellato ha chiuso il bilancio 2010 con un fatturato che supera i 120 milioni di euro.
Commenti disabilitati
Lunedì col botto. Alla fine, dopo un sacco di rumor circolati per anni, hanno ceduto: la maggioranza del capitale di Bulgari è passata sotto il controllo di Lvmh, lo ha comunicato stamattina presto la società francese. Paolo e Nicola Bulgari restano presidente e vice presidente del consiglio di amministrazione di Bulgari. L’amministratore delegato Francesco Trapani entrerà nel comitato esecutivo di Lvmh, assumendo, nel secondo semestre 2011, anche la direzione di tutte le attività orologeria e gioielleria della conglomerata francese, sempre più invincibile corazzata del lusso mondiale. C’è da chiedersi se il lusso italiano ha perso un campione o se il campione in questione ha trovato “gli elementi necessari a garantire il futuro a lungo termine”, come dicono Paolo e Nicola Bulgari.
Commenti disabilitati
Occupiamoci ancora di Gitanjali: ieri i lusinghieri risultati economici, ora una notizia della settimana scorsa bollata come rumor speculativo secondo il lancio fatto dall’agenzia Radiocor che cita una nota comunicata alla borsa di Mumbai. Leggendo tuttavia l’articolo del quotidiano indiano Economic Times la posizione della società indiana appare più sfumata e possibilista. Mehul Choksi, presidente di Gitanjali Gems, ha infatti detto che “alcuni global player e fondi di private equity hanno manifestato interesse. Comunque sia, nulla è stato ancora deciso in proposito”, confermando però la ricerca di un partner che garantisca un apporto concreto. Il fatto è che Gitanjali sta progettando uno spin-off, cioè la creazione di una nuova società dove collocare le sue attività di gioielleria e retail, dividendole da quelle relative ai diamanti. Di qui l’interessamento di Lvmh attraverso la sua società di investimenti L Capital per un investimento stimato in 100-120 milioni di dollari. L’operazione di L Capital si inserirebbe in un piano di penetrazione nei mercati asiatici iniziato nel 2009 con l’acquisizione di quote in società di distribuzione al dettaglio di gioielleria e orologeria di Hong Kong (Emperor Watch & Jewellery) e di Singapore (Sincere e Charles & Keith). Se anche questa operazione sarà confermata, il disegno dell’insaziabile gruppo francese è sempre più chiaro: il futuro si trova a Est, meglio giocare d’anticipo ed assicurarsi per tempo il controllo della distribuzione qualificata. (Nella foto, il gran capo di Lvmh Bernard Arnault, a sinistra, con Nicky Oppenheimer, presidente di De Beers, nel 2001 ai tempi della presentazione della joint venture gioielliera tra i due gruppi).
Commenti disabilitati
Da tempo si sussurrava che Rosato, da quando cioè Simona Rosato era rientrata in possesso delle quote precedentemente possedute dal gruppo Burani, era alla ricerca di un “cavaliere bianco”, un finanziatore in grado di sostenere economicamente l’azienda. Stando al comunicato diramato proprio alla vigilia di VICENZAORO First, pare proprio che la ricerca sia arrivata a buon fine. “Richline International Srl e Rosato Srl – si legge infatti nel comunicato – hanno il piacere di annunciare che è stato siglato un accordo preliminare per l’acquisizione del complesso aziendale Rosato. Le parti lavoreranno per poter perfezionare l’accordo in maniera definitiva entro la fine del mese di febbraio 2011″. Insomma, l’azienda aretina passa nell’orbita di Richline, società americana di produzione e distribuzione di gioielli che fa capo alla finanziaria Berkshire Hathaway di proprietà del famoso finanziere Warren Buffet. Dennis Ulrich, direttore generale di Richline si dichiara soddisfatto della nuova partnership: “Rosato rappresenta uno step fondamentale nel nuovo progetto di espansione volto a creare una piattaforma europea”. Dal canto suo Simona Rosato dice: “questa è una grandissima opportunità di crescita ed espansione”. (nella foto, Warren Buffet, al centro, con Dave Meleski, presidente di Richline, e Dennis Ulrich)
Commenti disabilitati
Risultati brillanti per la società danese Pandora quotatasi alla borsa di NASDAQ di Copenhagen agli inizi di ottobre. La società fondata nel 1982 produce e distribuisce gioielli di fascia media prodotti nella fabbrica di Gemopolis in Tailandia che conta 3300 addetti ed è presente in 47 Paesi attraverso 10 mila punti vendita, compresi 260 negozi monomarca. Nel primo semestre del 2010 i ricavi di Pandora hanno raggiunto la quota di circa 345 milioni di euro. 1,5 miliardi di euro sono invece i soldi raccolti dall’offerta di circa il 36% del capitale dell’azienda, cifra che ne fa una delle maggiori IPO (Offerta Pubblica Iniziale) europee dell’anno.
Altri dati economici interessanti sono arrivati la settimana scorsa da LVMH. Il gruppo del lusso per eccellenza ha chiuso i primi nove mesi del 2010 con un fatturato di 14,2 miliardi di euro, +19% rispetto a un anno fa. E’ andata oltre la divisione “Orologi e Gioielli”, con un giro d’affari di 687 milioni di euro (+29%!). Infine, sono state rese note le previsioni dell’Osservatorio Altagamma 2010 secondo il quale, dopo un 2009 in calo dell’8% (153 miliardi di euro), il settore dei beni di lusso dovrebbe crescere quest’anno tra il 9 e l’11% (167-170 miliardi di euro). Interessanti sono in particolare i margini di crescita dell’e-commerce, che continua a svilupparsi al ritmo di un +20% annuo. La Cina si conferma traino del comparto con una previsione di un +30% entro la fine 2010, ma rimbalzano anche i mercati maturi: Europa (+6%) e Usa (+7%). Si fa notare il Brasile con incrementi attesi del +15-20%. Per quanto riguarda la gioielleria e l’orologeria, che Altagamma definisce hard luxury, il trend è di chiara ripresa (+13%). Prudenza invece per il 2011: la crescita dovrebbe stabilizzarsi fra il 3 e il 5% (gioielli e orologi, +8,5%).
Commenti disabilitati
Semestrali sì e semestrali no. LVMH e Bulgari, ad esempio. Il gigante francese vola, spinto da Asia, Usa ed Europa e dalla crescita a doppia cifra di tutte le divisioni: il fatturato del gruppo ha toccato nei primi sei mesi dell’anno i 9,1 miliardi di euro (+16%) per 1,05 miliardi di profitti netti (+53% sullo stesso periodo del 2009). Il business principale, quello della moda e della pelletteria, è cresciuto del 18%. La divisione orologi e gioielli (TAG Heuer, Zenith, Fred, Chaumet, tra gli altri) del 28%. Bulgari invece delude parzialmente con un bilancio di metà anno che segna sì un aumento di fatturato dell’8,2% a cambi comparabili (+11,8% a cambi correnti) per 443,3 milioni di euro, ma il risultato netto è negativo per 7,7 milioni di euro, comunque in miglioramento rispetto alla perdita di 40,5 milioni dello stesso periodo del 2009. Buono invece l’utile operativo: 12,3 milioni di euro, lo scorso anni aveva segnato un rosso di 32 milioni. Anche tra i big insomma l’andamento è a macchia di leopardo.
Commenti disabilitati