Per maliziosa concidenza è successo che mentre pubblicavamo il post precedente sul lusso, molti siti si dedicavano con enfasi alla notizia della nuova collezione di bijoux (più di qualcuno li ha definiti gioielli) firmati Prada: pelle, coccodrillo, gemme colorate e pietre dure (quali?), tessuti e boccioli di rosa trompe-l’oeil in resina e cristalli sono gli ingredienti di questa linea disponibile tra pochi giorni nei negozi della griffe milanese. Materiale per alimentare il dibattito (anche polemico) su che cos’è il lusso ce n’è in abbondanza. Fatto sta che i ricavi di questa linea (lussuosa oppure no?) andranno ad ingrassare il fatturato di Prada, ingrassando a sua volta le performance del settore lusso industrializzato monitorato da Altagamma.
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Qualche anno fa le aziende del lusso fuggivano a gambe levate dal concetto di lusso, tanto era inflazionato ed ingannevole: il lusso non si negava a nessuno, era diventato democratico, accessibile. Più lusso per tutti, insomma. Per distinguersi, c’è stato chi ha sostituito la parola lusso con eccellenza, mettendosi al riparo da inappropriati equivoci. Stando ad una rassegna stampa grossa così, oggi il lusso si è preso una sonora rivincita con una forza capace di contrastare qualsiasi ciclo economico. Giusto lunedì scorso la Fondazione Altagamma ha presentato i dati consuntivi 2010 e preliminari 2011 dai quali emerge nella eloquenza delle cifre che il lusso tira forte (presi come riferimento i bilanci 2010 di 67 imprese internazionali e quotate della moda e del lusso con fatturato sopra i 200 milioni di euro). In base a questi dati Altagamma specifica: “non è provvisoria la ripresa del lusso”. E i media di ogni tipo ne hanno dato naturalmente ampio risalto. Il +10,9% in valore registrato nelle vendite nel 2010 (dopo un -5,3% nel 2009) è destinato a essere confermato, se non addirittura superato quest’anno, e per il 2012 Altagamma Consensus prevede balzi in avanti per tutte le categorie, trainati dai settori pelletteria e gioielli e orologi, il cosiddetto hard luxury. E tanto per dire, nel bilancio semestrale di LVMH (fatturato +13%, 10,3 miliardi di euro) un bel contributo arriva da orologi e gioielli, con crescita dei ricavi del 27% (576 milioni), molto sopra la media. Ora, se un marziano arrivasse sulla terra oggi e leggesse le cifre di Altagamma, penserebbe che l’intero settore della gioielleria stia godendo di ottima salute. Operatori e insider sanno che non è così, anzi. Quel che appare evidente, invece, visti i dati e ascoltati i commenti, è che il lusso non solo funziona alla grande, ma agisce e prospera in una dimensione a sé, svincolata da tutto il resto. Quasi che la figura geometrica della clessidra, attraverso cui si rappresenta il mercato attuale con le fasce medie praticamente annullate, si fosse scissa in due triangoli, ognuno con vita e dinamiche proprie. Armando Branchini, segretario generale di Altagamma, specifica infatti: “le imprese del branded mass market e di retailer risultano meno performanti rispetto alle imprese dell’alto di gamma”. E pazienza se qualcuno eccepisce (anche giustamente) che dentro le collezioni dei brand del lusso trovano posto prodotti che di lussuoso (nei materiali, nel prezzo) hanno ben poco: si percepisce che la forza di questi brand sta anche nell’evocare il lusso, di essersi fatti sinonimo del concetto stesso e di arricchirsi anche grazie a “politiche aziendali caratterizzate dalla ricerca dell’efficienza operativa e da una più attenta gestione del capitale circolante”, come spiega Altagamma. Prima che sfarzo, esclusività, privilegio, il lusso è imprenditoria.
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Destinazione retail. Apre domani 21 settembre a Milano in via Montenapoleone, con l’avvio della settimana della moda milanese, la boutique di Mattia Cielo (l’immagine è un rendering del progetto). Il marchio vicentino propone in 120mq su due piani un servizio all’altezza delle maison più blasonate: il cliente può scegliere tra i gioielli in collezione oppure farsi confezionare un pezzo personalizzato, unico, però sempre all’insegna della ricerca ad alto contenuto tecnologico e sperimentale, com’è caratteristica del giovane brand: straordinarie qualità dell’artigianato orafo abbinate al design contemporaneo.
A proposito di contemporaneo, chi volesse capire di cosa si parla quando si parla di design orafo dia un occhio ai gioielli vincitori del Premio Fondazione Cominelli rivolto ad artisti orafi e designer promosso dalla Fondazione Raffaele Cominelli e AGC, Associazione Italiana del Gioiello Contemporaneo. Il primo premio è stato assegnato a Petra Zimmermann (Austria). Il secondo premio, riferito alla tecnica più innovativa, a Dana Hakim (Israele). 3 le menzioni speciali: Jimin Kim (Korea), Barbara Paganin (Italia), Trinidad Contreras (Argentina).
Dallo yogurt al lusso. Il caso di Robert Polet, dai gelati Unilever al comando di Gucci, ha evidentemente rappresentato un caso di scuola. Tocca adesso a Louis Vuitton seguire quella strada. Il marchio sostituirà nel 2012 Yves Carcelle, suo longevo Ceo dal 1990, con lo spagnolo Jordi Constans, 47 anni, ora executive manager di Danone. Avrà giovato la freschezza della sua visione?
Botte da orbi (metaforiche) tra Tiffany & Co. e Swatch Group. I due big si sono rinfacciati reciproche scorrettezze e inadempienze. In sostanza, l’accordo siglato tre anni fa tra i due per la produzione e la vendita di orologi Tiffany attraverso la Tiffany Watch Co. Ltd. (controllata al 100% da Swatch Group) non ha dato i frutti sperati. Hanno aperto il fuoco gli svizzeri accusando gli americani di boicottaggio del business. Gli americani a loro volta hanno risposto per le rime: “Swatch ha fallito, il risultato è che le previsioni di crescita delle vendite e delle royalty sono pressoché insignificanti”. Intanto Swatch ha stimato la perdita quantificabile, scrive il Financial Times, in centinaia di milioni di dollari. Si rivedranno in tribunale.
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Il 7 luglio scorso nell’incontro al Club degli Orafi Neal Meader del GFMS prevedeva per fine 2011 l’oro a 1600 dollari/oncia. Errore. Ha toccato ieri i 1681 dollari e punta decisamente quota 1700. L’ondata di panico diffusasi nelle borse nel torrido luglio si protrae in questo agosto: tutti in cerca di rifugio e all’oro non ci sono alternative, o forse sì, il franco svizzero per esempio, vicino ormai alla parità con l’euro.
Nonostante il progressivo rafforzamento della valuta, il gruppo Swatch ha però dichiarato una semestrale coi fiocchi: fatturato a 3,2 miliardi di franchi svizzeri (+11 % a cambi correnti). Da record anche l’utile netto (579 milioni, +24,5%). Intanto il totale dell’export svizzero di orologi è cresciuto del 19,3% rispetto al 2010 (8,7 miliardi di franchi).
In tema di semestrali, meraviglia la nuova performance di LVMH con fatturato a 10,3 miliardi di euro (+13% ) e utile netto a 1,31 miliardi. Grande contributo arriva dalla divisione orologi e gioielli, quella guidata dal 1 luglio scorso da Francesco Trapani, ex Ad di Bulgari: vendite +27%.
Mentre i colossi e i brand viaggiano a velocità siderali, l’Italia orafa si dibatte nelle difficoltà e continua la sua battaglia per eliminare, o perlomeno lenire, gli effetti nefasti dei dazi doganali e delle barriere non tariffarie non allineati e di quei controlli preventivi e anacronistici che limitano la libera circolazione dei prodotti all’interno dell’Unione Europea. Per non parlare inoltre di quella che viene ormai definita “emergenza credito”, deleteria conseguenza dell’inarrestabile aumento della quotazione dei metalli preziosi (e dei diamanti). L’elezione a nuovo presidente della Federorafi da parte di Licia Mattioli (nella foto) è stata effettivamente una scossa all’azione di lobby. Ed infatti, una nutrita delegazione di rappresentanti delle categorie orafe è stata finalmente ricevuta dai piani alti del Governo, presentando il 21 luglio scorso al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta un dossier che descrive la struttura e le istanze del comparto con la proposta di costituire un tavolo interministeriale che metta a punto una concreta politica settoriale. Proposta accolta, da riverificare nella prima decade di settembre (stando almeno alle promesse fatte). Licia Mattioli, dal canto suo, ha commentato: “dobbiamo far quadrato e mettere in campo tutte le risorse che abbiamo”. Con Licia Mattioli è woman power.
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Da qualche giorno gira la notizia che riprende il quotidiano cinese 21th Century Business Herald secondo cui le autorità governative della Repubblica Popolare stanno pensando di dare una sforbiciata ai dazi doganali su alcuni beni di lusso: cosmetici di fascia alta, alcolici, orologi. Avendo imposte alte (50% i cosmetici, 30% gli orologi), chi se lo può permettere preferisce acquistarli all’estero, pagandoli meno. La misura si inserirebbe nel più ampio disegno di riequilibrare la formazione del Pil, incentivando i consumi interni e moderando la dipendenza dell’economia cinese alle esportazioni, ora in difficoltà a causa del rallentamento delle economie occidentali. La cattiva notizia è che i gioielli non sono nella lista dei ribassi, la buona è che probabilmente il muro delle protezioni commerciali palesi od occulte sta cedendo. Se la Cina intende affermare la sua leadership economica nel mondo e nel libero mercato, è presumibile che dovrà fare altre concessioni come le viene richiesto sempre più pressantemente. Questione di tempo, secondo un progressivo processo di allineamento. Ma se è vero che, sempre stando al quotidiano cinese, la misura è stata presa in seguito ad incontri riservati tra funzionari dei ministeri delle finanze e del commercio e rappresentanti dell’industria del lusso, perché non dedicare una motivata azione di lobby in favore del gioiello italiano? Sotto a chi tocca!
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Sostanzialmente riconfermato nella formula adottata lo scorso anno, About J torna nel 2011, programmato dall’8 al 10 settembre. Luogo eletto per l’incontro tra un numero massimo di 25 aziende e 100 buyer stranieri più un numero selezionatissimo di dettaglianti italiani è lo showroom Bisazza, celebre produttore di mosaico di vetro, che si trova a Montecchio, distante pochi chilometri dalla Fiera (nella foto). L’alto di gamma come protagonista, l’eccellenza come comune dominatore. Nella presentazione a VICENZAORO Charm, il direttore Corrado Facco ha inoltre annunciato che nel 2012 About J diventa un format itinerante concentrato esclusivamente nella promozione di aziende e marchi made in Italy e mirato di volta in volta su aree geografiche ben definite.
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