5 agosto 2011

Oro, semestrali e lobby made in Italy: qualche appunto dal mese di luglio

liciamattioliIl 7 luglio scorso nell’incontro al Club degli Orafi Neal Meader del GFMS prevedeva per fine 2011 l’oro a 1600 dollari/oncia. Errore. Ha toccato ieri i 1681 dollari e punta decisamente quota 1700. L’ondata di panico diffusasi nelle borse nel torrido luglio si protrae in questo agosto: tutti in cerca di rifugio e all’oro non ci sono alternative, o forse sì, il franco svizzero per esempio, vicino ormai alla parità con l’euro.

Nonostante il progressivo rafforzamento della valuta, il gruppo Swatch ha però dichiarato una semestrale coi fiocchi: fatturato a 3,2 miliardi di franchi svizzeri (+11 % a cambi correnti). Da record anche l’utile netto (579 milioni, +24,5%). Intanto il totale dell’export svizzero di orologi è cresciuto del 19,3% rispetto al 2010 (8,7 miliardi di franchi).

In tema di semestrali, meraviglia la nuova performance di LVMH con fatturato a 10,3 miliardi di euro (+13% ) e utile netto a 1,31 miliardi. Grande contributo arriva dalla divisione orologi e gioielli, quella guidata dal 1 luglio scorso da Francesco Trapani, ex Ad di Bulgari: vendite +27%.

Mentre i colossi e i brand viaggiano a velocità siderali, l’Italia orafa si dibatte nelle difficoltà e continua la sua battaglia per eliminare, o perlomeno lenire, gli effetti nefasti dei dazi doganali e delle barriere non tariffarie non allineati e di quei controlli preventivi e anacronistici che limitano la libera circolazione dei prodotti all’interno dell’Unione Europea. Per non parlare inoltre di quella che viene ormai definita “emergenza credito”, deleteria conseguenza dell’inarrestabile aumento della quotazione dei metalli preziosi (e dei diamanti). L’elezione a nuovo presidente della Federorafi da parte di Licia Mattioli (nella foto) è stata effettivamente una scossa all’azione di lobby. Ed infatti, una nutrita delegazione di rappresentanti delle categorie orafe è stata finalmente ricevuta dai piani alti del Governo, presentando il 21 luglio scorso al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta un dossier che descrive la struttura e le istanze del comparto con la proposta di costituire un tavolo interministeriale che metta a punto una concreta politica settoriale. Proposta accolta, da riverificare nella prima decade di settembre (stando almeno alle promesse fatte). Licia Mattioli, dal canto suo, ha commentato: “dobbiamo far quadrato e mettere in campo tutte le risorse che abbiamo”. Con Licia Mattioli è woman power.

24 giugno 2011

Cina: lussi, dazi e lobby

china luxuryDa qualche giorno gira la notizia che riprende il quotidiano cinese 21th Century Business Herald  secondo cui le autorità governative della Repubblica Popolare stanno pensando di dare una sforbiciata ai dazi doganali su alcuni beni di lusso: cosmetici di fascia alta, alcolici, orologi. Avendo imposte alte (50% i cosmetici, 30% gli orologi), chi se lo può permettere preferisce acquistarli all’estero, pagandoli meno. La misura si inserirebbe nel più ampio disegno di riequilibrare la formazione del Pil, incentivando i consumi interni e moderando la dipendenza dell’economia cinese alle esportazioni, ora in difficoltà a causa del rallentamento delle economie occidentali. La cattiva notizia è che i gioielli non sono nella lista dei ribassi, la buona è che probabilmente il muro delle protezioni commerciali palesi od occulte sta cedendo. Se la Cina intende affermare la sua leadership economica nel mondo e nel libero mercato, è presumibile che dovrà fare altre concessioni come le viene richiesto sempre più pressantemente. Questione di tempo, secondo un progressivo processo di allineamento. Ma se è vero che, sempre stando al quotidiano cinese, la misura è stata presa in seguito ad incontri riservati tra funzionari dei ministeri delle finanze e del commercio e rappresentanti dell’industria del lusso, perché non dedicare una motivata azione di lobby in favore del gioiello italiano? Sotto a chi tocca!

Tag:cina, dazi, lusso
26 maggio 2011

About J is back

bisazzaSostanzialmente riconfermato nella formula adottata lo scorso anno, About J torna nel 2011, programmato dall’8 al 10 settembre. Luogo eletto per l’incontro tra un numero massimo di 25 aziende e 100 buyer stranieri più un numero selezionatissimo di dettaglianti italiani è lo showroom Bisazza, celebre produttore di mosaico di vetro, che si trova a Montecchio, distante pochi chilometri dalla Fiera (nella foto). L’alto di gamma come protagonista, l’eccellenza come comune dominatore. Nella presentazione a VICENZAORO Charm, il direttore Corrado Facco ha inoltre annunciato che nel 2012 About J diventa un format itinerante concentrato esclusivamente nella promozione di aziende e marchi made in Italy e mirato di volta in volta su aree geografiche ben definite.

20 maggio 2011

Lussi vari

Che aria tira nel mondo alla vigilia di VICENZAORO Charm? Forse aiuta a comprenderlo questa selezione telegrafica di notizie sul gioiello e sul lusso.

In un articolo di Giampaolo Visetti pubblicato dal magazine “D La Repubblica delle donne” si apprende che per i ricchi cinesi lusso significa omologazione e non distinzione. Nel mercato che sta salvando i bilanci dei marchi globali e che entro il 2020 si stima che acquisterà il 45% del luxury del mondo, l’”inesperienza del concetto di lusso” (secondo i canoni occidentali) sta producendo effetti altamente kitsch, inevitabilmente da parvenu. Ma si tratta di un kitsch che lo scorso anno è già valso la bellezza di 8 miliardi di euro (e nel 2015 saranno 25).

In una nota dell’ASI (Franco Marchesini) sull’export made in Italy nel primo bimestre 2011 si legge che “il trend non positivo della congiuntura del settore orafo stenta a invertire la tendenza”. Nel periodo le esportazioni in valori correnti sono aumentate del 23% sul 2009, ma la quotazione delle materie prime è cresciuta a tassi ancor più elevati. E cioè, al netto della “inflazione” il volume delle vendite all’estero – in termini reali – è inferiore a quello del primo bimestre 2010. E il segnale di arretramento nel primo bimestre 2011 è dato dall’andamento delle quantità esportate: -24,8%. “Il posizionamento dell’industria italiana dell’oreficeria rimane solido – chiude consolante la nota – grazie ai fattori originari del boom del gioiello italiano: disegno, estetica, cura della manifattura, varietà dei modelli, professionalità, know how specifico. Fattori dell’eccellenza unanimemente riconosciuti come i migliori al mondo e per di più non facilmente copiabili”.

tiarasothebysSpia, invece, che il lusso ha brillantemente superato crac e congiunture sfavorevoli è il risultato di due aste di alta gioielleria tenutesi in settimana a Ginevra da Sotheby’s e Christie’s. Nella prima, Sotheby’s ha sommato oltre 89 milioni di dollari di vendite con oltre il 90% dei lotti venduti e ottenendo il record per singola vendita con la tiara in diamanti e smeraldi, già appartenuta alla principessa Katharina Henckel von Donnersmarck (nella foto), aggiudicata per 12,74 milioni di dollari. Christie’s, invece, ha totalizzato quasi 79 milioni con l’84% dei lotti venduti. Molto attivi i grandi diamantaire come Graff o Leviev: probabilmente scarseggiano nel mercato pietre di valore all’altezza della clientela facoltosa.

Il gruppo Richemont ha chiuso l’anno fiscale 2010 con un fatturato di 6,9 miliardi di euro contro i 5,2 miliardi del 2009 (+33% a cambi correnti). L’utile netto è aumentato del 79% (da 603 milioni a 1,08 miliardi). In testa nei ricavi i gioielli (3,5 miliardi di euro, +29%) seguiti dagli orologi con 1,8 miliardi (+31%). Chapeau!

Infine, il World Gold Council ha pubblicato ieri il Gold Demand Trends relativo al primo trimestre 2011. La domanda mondiale in questi mesi è aumentata dell’11% sul 2010 (981,3 tonnellate, per un valore di 43,7 miliardi di dollari). Per quanto riguarda la voce “gioielleria”, il WGC informa che la domanda globale di gioielli è cresciuta del  7% a 556,9 tonnellate (per 24,8 miliardi). E le sole India e Cina valgono per il 63% del totale. Notizia dolorosa per i produttori italiani, tenuti alla larga dalle alte tariffe doganali.

4 maggio 2011

Previsioni del lusso: sereno ovunque (Giappone escluso)

altagamma“L’alto di gamma torna a girare a pieno regime: record di consumi nel 2010, previsioni in rialzo per il 2011. Abbigliamento, gioielli e accessori in crescita a doppia cifra. L’Asia, trainata dalla Cina, è la star indiscussa dei mercati”. Nessun dubbio, solo certezze dall’incipit del comunicato stampa della Fondazione Altagamma relativo alla presentazione online di ieri degli aggiornamenti sul mercato mondiale del lusso. Al di là dei dati relativi allo scorso anno, interessa sapere le previsioni per il 2011: ebbene, il Monitor Altagamma sui Mercati Mondiali realizzato da Bain&Co ha rivisto in crescita le stime presentate nell’ottobre 2010, il mercato mondiale del lusso crescerà con cambi a tasso costante dell’8% per 185 miliardi di euro. La stima si basa sostanzialmente sulle vendite di febbraio e marzo con aumenti addirittura in doppia cifra. Il lusso, insomma, è uscito alla grande dalle secche della crisi. E tra i vari settori analizzati dal Monitor Altagamma spicca l’11,5% in più che il segmento Hard Luxury (gioielli e orologi) dovrebbe mettere a segno a fine 2011.

Inoltre, secondo il Consensus Altagamma – maggio 2011, elaborato dal segretario della Fondazione Altagamma, Armando Branchini  con il contributo dei maggiori analisti internazionali specializzati, tutti i principali mercati sono previsti in crescita, con tassi più alti rispetto alle previsioni 2010, ad eccezione di Giappone e Medio Oriente. Per l’Europa l’aumento previsto va dal 5,5% al 7%, in America Latina dal 10,8% al 12,5%. Nel Nord America la crescita nel 2011 è stimata al 9%. Per l’Asia, con la Cina a far da battistrada, è invece previsto un boom spettacolare: la forchetta va dal 15,8% al 20%. In Giappone, invece, vittima delle terribili calamità naturali e del disastro nucleare, si prevede un -9%. Riviste al ribasso, ma ancora di segno positivo, le performance dei mercati mediorientali: dall’11,5% previsto ad ottobre 2010 al 7% (ed una delle cause che influenzerà il business sarà la diminuzione del turismo giapponese).

Tag:lusso
1 aprile 2011

Hard and harder

basileaUn ultimo appunto su Basilea 2011. Lo strapotere dimostrato dagli orologi, il tenore degli ordini e dei commenti raccolti tende a confermare quanto affermato nell’intervista a Armando Branchini, segretario della Fondazione Altagamma, che sarà pubblicata su Vioro Magazine di maggio a proposito dell’andamento prossimo venturo del lusso. Per quel che riguarda il cosiddetto segmento hard luxury (orologi e gioielli) nel primo semestre le vendite mondiali dovrebbero crescere del 7%, fino a raggiungere nella seconda parte il +9,5%. Media complessiva, 8,5%. Traducendo in termini pratici, significa che l’intera produzione orafa italiana beneficerà dell’aumento? O assisteremo al consueto andamento a macchia di leopardo? “Questi numeri valgono per l’alto di gamma, i grandi brand”, ha spiegato Branchini. Insomma, per orologeria e gioielleria al top, in ogni senso della parola. “Per esempio, i retailer che fin dal 2008 avevano accumulato orologi Swiss Made in magazzino, ora finalmente si trovano nella necessità di riassortirsi”. E’ proprio quel che è successo.

Tag:lusso, mercato
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