2 febbraio 2012

Il futuro indispensabile per la produzione made in Italy

fatturato gioielleriaIl 2012 sarà un anno complicato, ma non sarà una copia dell’orribile 2009, almeno stando alla previsione dell’ufficio studi di Banca Intesa Sanpaolo. La rivincita del gioiello, titolo che il Club degli Orafi aveva scelto per il suo incontro milanese di martedì scorso (però prudentemente seguito da un bel punto interrogativo) è insomma destinata a essere rinviata. Del resto, lo scenario macroeconomico è ben noto, com’è noto alla produzione italiana il significativo rallentamento verificatosi negli ultimi mesi del 2011 col risultato di impoverire il fatturato in termini reali del 4,3% (periodo gennaio-novembre). E meno male che esiste (e resiste) l’export, pur con gli insistiti cali di quote di mercato, perché se si dovesse fare affidamento sul mercato domestico… E’ insomma all’estero che la partita dovrà essere obbligatoriamente giocata. Ma si tratta di un estero lontano con tutte le insidie del caso (dazi, concorrenza, sistemi di distribuzione inefficienti, capacità finanziarie spesso proibitive per le piccole imprese): l’Europa condivide i nostri stessi guai congiunturali, la politica fiscale restrittiva e la tendenza improntata alla “neo sobrietà”. All’estero quindi, perché il mondo, soprattutto quello asiatico, corre, è vivace, è giovane, è ricettivo e si sta arricchendo aprendosi progressivamente a consumi lussuosi o perlomeno di prestigio, come ha spiegato Alessandra Benedini di Prometeia (ed infatti, si stima che entro il 2016 il 75% dei nuovi ricchi verrà da Paesi emergenti). Vero è che l’imperativo di tutte le aziende oggi più che il profitto è la sopravvivenza, ma investire in una strategia a medio termine verso quei mercati appare essere indispensabile. E’ una sfida, un rischio bello grosso, “un’impresa tutt’altro che facile” come ha fatto capire la stessa Benedini, ma è un grande potenziale per il made in Italy fin qui, ahinoi, per niente sfuttato. In gioco c’è il futuro; del resto, esistono alternative serie per correggere quella curva nel grafico in alto?

30 dicembre 2011

Consumi di Natale e strategie

Alcuni probabilmente ricorderanno la poesia di Vincenzo Cardarelli avendola imparata a memoria a scuola: “Autunno, Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto, nelle piogge di settembre…” Tornano in mente quei malinconici versi a proposito dei consumi natalizi in Italia: i primi dati sono crudi, gioielli compresi. Un andamento che i più acuti già ipotizzavano durante VICENZAORO di settembre, vedendoci giusto. Consola invece leggere le cronache dello shopping natalizio negli Stati Uniti. Tra i dettaglianti intervistati ad esempio dal National Jeweler molti hanno affermato di essere tornati addirittura ai livelli di vendita pre-crisi, diciamo: il 2007. Altri, invece, hanno dichiarato minor traffico in negozio, ma acquisti di un certo valore. Insomma, se l’Italia affronta un periodo tra i più critici della sua storia, fortuna vuole per i produttori made in Italy che nel mondo (anche nei problematici Stati Uniti, non più stella polare dell’export italiano) le cose vadano in maniera assai diversa. Ulteriore indicazione di quella che deve essere una concreta ed univoca strategia (delle Istituzioni, delle Fiere, delle Associazioni di categoria) a sostegno delle nostre produzioni di gioielleria.

16 dicembre 2011

Aziende nella rete (di Gucci)

gucciNel prossimo numero di Vioro Magazine (gennaio) grande spazio è dedicato all’artigianato. Inevitabile che tra le molte testimonianze si faccia riferimento all’eventualità di aggregazioni o di creazione di reti d’impresa in risposta ad un mercato complesso e di difficile approccio se affrontato con le dimensioni mignon della pmi italiana. Anche in settimana a Vicenza, in occasione dell’incontro organizzato dal Tavolo Intercategoriale Orafo provinciale in cui è stata presentata un’analisi di UniCredit sui dodici distretti della moda più rappresentativi del made in Italy, si è sentito dire che le qualità competitive presenti sul territorio potrebbero essere maggiormente sfruttate attraverso una maggiore cooperazione o aggregazione tra aziende. Il problema è che la pratica applicazione del precetto è inversamente proporzionale alla frequenza con cui se ne discute. Praticamente nulla. E’ notizia di oggi però che Gucci ha spinto i propri fornitori strategici del comparto pelletteria ad allearsi per migliorare la competitività. Chiaro, si tratta di un caso a sé, in cui la filiera viene eterodiretta da un potentissimo marchio mondiale. In tal senso, illuminante può essere la lettura dell’articolo apparso oggi sul sito del Sole 24 Ore (clicca qui per leggerlo). Magari qualcuno trova i motivi o gli stimoli per pensare seriamente a fare il salto di qualità.

28 ottobre 2011

Un etrusco a London

akeloCelebra i suoi 25 anni di carriera nel prestigio di Bentley & Skinner, una tra le gioiellerie più famose di Londra. Andrea Cagnetti, in arte Akelo, è infatti ospite di quella gioielleria che forniva gioielli alla famiglia reale inglese durante il regno della regina Vittoria con la mostra personale “25 Years”, dal 2 al 19 novembre prossimi. Bel riconoscimento per Akelo, maestro orafo di talento che con ammirevole coerenza crea gioielli e oggetti d’oro – sono solo pezzi unici – in uno stile etrusco, abilmente messo a punto dopo decenni di studi e di sperimentazioni delle più antiche tecniche orafe. Non si tratta, tuttavia, di repliche, ma di interpretazioni originali e personali secondo una sensibilità contemporanea: “sebbene affondi le sue radici nel passato, l’arte di Akelo non va confusa con quella dei suoi antenati, da cui si differenzia per molti aspetti. Piuttosto, le sue creazioni senza tempo si inseriscono armoniosamente nella storia dell’uomo e della civiltà”, spiega infatti Mary Pixley, curatrice di arte europea e americana al Museum of Art and Archaeology in Columbia, Missouri, che ha scritto il catalogo e organizzato la mostra itinerante dell’artista negli Usa: “The Voyage of a Contemporary Italian Goldsmith in the Classical World: Golden Treasures by Akelo”. Un’operazione, quella di Akelo, di altissimo valore culturale che celebra l’arte orafa italica la cui origine risale a molti secoli prima che si affermasse nel mondo il concetto qualitativo di made in Italy. L’operazione di Akelo è insomma una lodevole testimonianza di quanto siano profonde le nostre radici tecniche e formali.

1 settembre 2011

La cultura di sistema

ungarelliAugusto Ungarelli, neo presidente del Club degli Orafi, argomenta e difende le ragioni del made in Italy. Oltre ad invocare l’attuazione di tutti i possibili strumenti di tutela e di equa concorrenza, individua nella formazione delle risorse umane un importante fattore di rilancio e crescita. Nel frattempo il Club – contenitore di esperienze e interessi diversi lungo la filiera che si integrano secondo una cultura di sistema – vara il progetto “L’intelligenza italiana” che nasce dal “basso”, cioè dalle problematiche reali di settore.

Augusto Ungarelli, piovono critiche e autocritiche sul settore italiano del gioiello: mancano cultura d’impresa, identità, design, strategia distributiva. Che fare?
Il nostro mondo vive da tempo momenti di forte criticità e necessita di una visione attenta e strategie precise, non prive di rischio, per difendere e tutelare il made in Italy, per proteggere la capacità di creare, innovare e produrre con qualità nel nostro Paese. La competizione internazionale e le mutate condizioni degli scenari mondiali obbligano noi imprenditori ad una esasperata attenzione al nostro modo di fare impresa, a superare i campanilismi. Noi come Club stiamo promuovendo nuove alleanze e partnership. Vogliamo farlo basandoci sull’esperienza della nostra storia trentennale di associazione, uniti dal 1980, che fa convivere insieme le diverse anime del mondo del gioiello: l’unione fa la forza. (leggi tutto)

5 agosto 2011

Oro, semestrali e lobby made in Italy: qualche appunto dal mese di luglio

liciamattioliIl 7 luglio scorso nell’incontro al Club degli Orafi Neal Meader del GFMS prevedeva per fine 2011 l’oro a 1600 dollari/oncia. Errore. Ha toccato ieri i 1681 dollari e punta decisamente quota 1700. L’ondata di panico diffusasi nelle borse nel torrido luglio si protrae in questo agosto: tutti in cerca di rifugio e all’oro non ci sono alternative, o forse sì, il franco svizzero per esempio, vicino ormai alla parità con l’euro.

Nonostante il progressivo rafforzamento della valuta, il gruppo Swatch ha però dichiarato una semestrale coi fiocchi: fatturato a 3,2 miliardi di franchi svizzeri (+11 % a cambi correnti). Da record anche l’utile netto (579 milioni, +24,5%). Intanto il totale dell’export svizzero di orologi è cresciuto del 19,3% rispetto al 2010 (8,7 miliardi di franchi).

In tema di semestrali, meraviglia la nuova performance di LVMH con fatturato a 10,3 miliardi di euro (+13% ) e utile netto a 1,31 miliardi. Grande contributo arriva dalla divisione orologi e gioielli, quella guidata dal 1 luglio scorso da Francesco Trapani, ex Ad di Bulgari: vendite +27%.

Mentre i colossi e i brand viaggiano a velocità siderali, l’Italia orafa si dibatte nelle difficoltà e continua la sua battaglia per eliminare, o perlomeno lenire, gli effetti nefasti dei dazi doganali e delle barriere non tariffarie non allineati e di quei controlli preventivi e anacronistici che limitano la libera circolazione dei prodotti all’interno dell’Unione Europea. Per non parlare inoltre di quella che viene ormai definita “emergenza credito”, deleteria conseguenza dell’inarrestabile aumento della quotazione dei metalli preziosi (e dei diamanti). L’elezione a nuovo presidente della Federorafi da parte di Licia Mattioli (nella foto) è stata effettivamente una scossa all’azione di lobby. Ed infatti, una nutrita delegazione di rappresentanti delle categorie orafe è stata finalmente ricevuta dai piani alti del Governo, presentando il 21 luglio scorso al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta un dossier che descrive la struttura e le istanze del comparto con la proposta di costituire un tavolo interministeriale che metta a punto una concreta politica settoriale. Proposta accolta, da riverificare nella prima decade di settembre (stando almeno alle promesse fatte). Licia Mattioli, dal canto suo, ha commentato: “dobbiamo far quadrato e mettere in campo tutte le risorse che abbiamo”. Con Licia Mattioli è woman power.

Articoli precedenti »