2 settembre 2010

Low cost. Sì o no?

serpente bulgariRiflessioni sul low cost da parte di Francesco Trapani. L’amministratore delegato di Bulgari in una recente intervista al Wall Street Journal si è soffermato su questo aspetto, specificando che il mix tra materiali preziosi e non preziosi si è rivelata un’opportunità, anche creativa, per facilitare il sell out di gioielli, citando come esempio l’anello in oro e ceramica B.Zero1 in vendita a 800 euro e per questa ragione best seller della gioielleria. Del resto, “non vogliamo produrre solo pezzi da museo”, specifica Trapani. Faccenda diversa invece per gli orologi. L’aver introdotto modelli al quarzo ha indebolito l’immagine di Bulgari come produttore d’alta gamma, esponendo il brand alla concorrenza dei marchi di moda, più aggressivi nelle fasce di prezzo medio-alte. I recenti risultati economici indicano chiaramente la debolezza dell’offerta (nel primo semestre le vendite di orologi Bulgari sono diminuite dell’1,2% mentre la gioielleria è cresciuta del 15%). Di qui la decisione di cambiare strategia con l’abbandono dei modelli meno prestigiosi e con il ritorno ad una logica “artigianale” con il controllo di tutte le fasi di produzione. Evidentemente, non sempre il low cost è la soluzione ai problemi economici.

1 settembre 2010

Cheap e chic con firma

jaggerSi diceva: il mercato ha la forma della clessidra, la fascia media strangolata dall’alto di gamma e dai bijoux low cost. Qualcuno, a suo tempo, ha corretto: il mercato ha la forma di un provolone, la testa minuscola (l’alto di gamma) ed il corpo ipertrofico (il bijoux). Insomma, rotti definitivamente gli argini del “ghetto commerciale” in cui era relegato, l’ornamento-moda si è impossessato del mercato, conquistandosi lo status di gioiello, e pazienza se ai gioiellieri “veri” la cosa non va proprio giù. La contaminazione con il mondo della moda adesso fa un nuovo salto di qualità: sulla scia delle potenti catene di distribuzione che si servono di nomi illustri del fashion (persino Madonna!) per collezioni cheap e chic, arriva adesso la notizia che Morellato ha stretto un accordo quadriennale con Jade Jagger (nella foto), figlia del Rolling Stone Mick e già direttore artistico di Garrard, nome di prestigio della gioielleria londinese. Primo frutto di questa collaborazione è la linea Morellato by Jade Jagger ispirata al mondo marinaro con ancore, timoni e nodi, in vendita da metà ottobre.

11 marzo 2010

Più e meno nel mercato 2010

ImmagineaMeno due giorni da Istanbul e meno sette da Basilea, due test fieristici carichi di significati, importanti soprattutto per capire la solidità dei segnali di miglioramento che da VicenzaOro di gennaio in poi si sono manifestati in altre fiere del mondo. Vioro Magazine è presente in entrambe le fiere con il proprio stand, dove viene venduto anche lo Yearbook 2010 a 15 euro. Ieri intanto si è chiusa l’International Jewellery Show di Hong Kong (foto) con la presenza di 32000 buyer, il 9% in più rispetto al 2009, e 28% in più per quel che riguarda i buyer provenienti da altri continenti (+38% gli americani, +20% gli italiani). E sempre ieri la catena Neiman Marcus, department store di lusso americano, ha annunciato un utile netto di 4 milioni di dollari per il secondo trimestre fiscale 2010. Il primo semestre dell’anno si è chiuso con un fatturato di 1,97 miliardi di dollari (-4,8%) e profitti netti di 12,5 milioni (dai 496,3 milioni di perdite nel 2009). Ma sui segnali di miglioramento il mercato non la pensa esattamente così: più di un operatore raggiunto telefonicamente ha fatto intendere chiaramente che il business è immobile, in pratica il prodotto fatica moltissimo ad uscire dai negozi. Quel che emerge è un’attività a macchia di leopardo (e le macchie son sempre più ristrette), si fa cioè strada il concetto della fetta più grande di una torta più piccola. Le aziende più organizzate e competitive occupano gli spazi lasciati liberi da chi si dibatte nelle difficoltà. Sarà questa la “nuova normalità” del mercato? Infine, a proposito del post del 2 marzo scorso nel quale parlavamo della sfilata di Dolce & Gabbana col loro video dedicato all’artigianato, val la pena di citare un passo di una devastante intervista ad un artigiano dell’abbigliamento in fallimento pubblicata qualche giorno fa su Il Giornale a firma di Stefano Lorenzetto. Eccolo: “Nell’ultima sfilata di Dolce & Gabbana c’era un maxi schermo che rimandava le immagini delle sartine con ago e ditale, per mostrare che l’alta moda è tutta italiana. Non è vero, non può essere vero. Altrimenti io non avrei dichiarato fallimento. Ma dove vivono questi due signori?”

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