Nunc est bibendum, è tempo di bere. Un invito al quale Cosimo Vinci (nella foto, come testimonial di se stesso e del suo lavoro) non si sottrae con le sue ultime singolarissime opere in oro, argento, ottone, sono esposte al museo MARTA di Taranto fino al 21 agosto prossimo a fianco di tre straordinarie corone in oro dei primi decenni del II secolo A.C. In collaborazione con la Sem-Ar di Arezzo e grazie alla tecnica laser che gli ha consentito di ottenere tagli precisi su lamine sottili come carta, ha ri-pristinato l’uso delle foglie d’oro come ornamento rituale. Si usavano nei banchetti d’alto livello, nei trionfi, si concedevano ai poeti. Il risultato è sorprendente: ludico e dissacrante insieme, elegante e trasgressivo. Vinci stupisce e colpisce in luoghi poco noti della coscienza, le sue venti corone-ghirlande colgono aspetti estetici poco esplorati della cultura mediterranea. Un artista.
Alessia Ansaldi, Patrizia Bonati, Massimiliano Bonoli, Fabio Cammarata, Monica Castiglioni, Giovanna Cutolo, Gabriele De Vecchi, Michela Fornasari, Emma Francesconi, MariaRosa Franzin, Manuela Gandini, Alba Polenghi Lisca, Stefania Lucchetta (nella foto il suo anello), Stefano Marchetti con Roberto Zanon, Valeria Masconale con Caterina Passaro, Giancarlo Montebello, Michela Nosè, Barbara Paganin, Karl Heinz Reister, Carla Riccoboni, Ivana Riggi, James Riviere, Maurizio Stagni, Panteha Tassi, Natsuko Toyofuku, Rossella Tornquist, Fabrizio Tridenti, Barbara Uderzo con Augusto Gentile, Viola Vecchi, Giorgio Vigna, Michele Zanin e gli studenti del corso di perfezionamento in design del gioiello del Politecnico di Milano Stefano Pellicioli e Serena Savi. Praticamente, il meglio del design italiano partecipa alla mostra Titani Preziosi: tra tecnologia e ornamento alla Triennale di Milano dal 18 giugno al 1 agosto che si pone la non piccola ambizione di “creare la filiera per la produzione di gioielli in titanio”. Alba Cappellieri, docente del Politecnico di Milano e curatrice della mostra, dice infatti: “In Italia i primi gioielli in titanio risalgono agli anni Settanta con l’incontro tra Pietro Pedeferri, che sperimentava la colorazione elettrochimica del titanio, e l’orafo James Riviere. Ma esclusi pochi audaci pionieri il titanio ha poi suscitato scarsa curiosità tra i designer orafi. Da qui la scelta di far realizzare un gioiello in titanio ai progettisti orafi italiani costringendoli a confrontarsi con questo materiale”.
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