7 settembre 2011

Una storia d’oro dentro la resina

sososoDopo la presentazione nel maggio scorso all’interno dell’iniziativa “Gioielli (in cerca) d’autore” di Confartigianato e Fiera Vicenza, SoSoSo (Somewhere Someone Sometimes), marchio che fa capo all’azienda Tre Esse, porta a VICENZAORO Choice ‘Past or Present’ la collezione che fonde insieme due concetti forti. Dino e Nicolò, giovani designer di Alternativastandard, hanno saputo legare l’idea dell’oro “a peso” del passato e la leggerezza del presente mantenendo l’eleganza dell’oro in spessori sottili unito alla consistenza della resina. Come l’ambra imprigiona insetti fossili rendendoli immortali, le resine di SoSoSo esplorano con l’effetto di una lente di ingrandimento dimensioni e combine inattese, suggestioni magiche, botaniche, geologiche. Lo scrigno resinoso del gioiello dona un valore di moderna astrazione alla delicata e strana natura che racchiude.

5 settembre 2011

Comete preziose

cometeUn’anticipazione di quello che Comete presenterà nell’imminente VICENZAORO Choice è la collezione donna ‘Preziosa’ (nella foto), preziosa di nome e di fatto. Probabilmente perché i tempi esigono certezze e valori sicuri, il brand vicentino ha optato infatti per i classici senza tempo del gioiello, ovvero i diamanti, i rubini, gli zaffiri e gli smeraldi abbinati all’oro bianco. Anche per l’uomo Comete ha scelto un metallo prezioso, niente scorciatoie alternative. Realizzate in argento sono infatti le collezioni ‘Royal’ e ‘Cool’ il cui design geometrico viene enfatizzato dal gioco bicolore del metallo color naturale e brunito, degli spinelli e degli zirconi.

1 settembre 2011

Uscita di sicurezza

liciamattioli-2Uscita dall’incertezza di crisi e mercati. Uscita da inattualità e ostilità di molte norme. Uscita dal nanismo: Licia Mattioli, da maggio presidente di Federorafi delinea gli obiettivi ritenuti importanti non solo per l’industria ma per l’intero mondo orafo italiano. Legge sui titoli e sui marchi. Lotta ai dazi doganali, alle barriere non tariffarie e alla contraffazione con obbligo di etichettatura. Il tutto sostenuto da un programma di “incentivazione, innovazione e promozione del gioiello italiano”. Un lavoro duro. Ecco perché tocca a una donna.

Alé, girls Licia Mattioli, prima donna presidente in Federorafi, ricorda Jill Abramson, nominata a maggio prima donna direttore del New York Times. Jill ha detto: “tocca sempre a noi ragazze risolvere i guai creati dai ragazzi”. La Mattioli ride nel suo modo franco. “Già, oggi il lavoro è più duro e tocca mediare con tutti su tutto. Non è un caso che compiti di responsabilità un tempo prettamente maschili vengano adesso affidati alle donne. E’ una fase di transizione, andiamo verso il nuovo, occorre decisione ed equilibrio”.
Lupi solitari Insomma diciamolo: le donne hanno la sensibilità di far bilanciare interessi discordi perchè sanno rinunciare sapendo prendere. Mediano. “Storicamente le categorie orafe hanno agito come lupi solitari, ora premono nuovi spazi, nuove opportunità, nuovi mercati e i nuovi rapporti internazionali esigono comportamenti diversamente virtuosi. Partendo da un concetto molto basic: superare il nanismo delle imprese e raggiungere la maturità necessaria per operare finalmente con target comuni”. (leggi tutto)

31 agosto 2011

Eravamo a 1637…

GDT… e poi, dopo la tempesta di Ferragosto (altro che l’uragano Irene), la quotazione dell’oro è schizzata fino a 1913 dollari/oncia per poi correggere a 1816, prezzo odierno. A dieci giorni da VICENZAORO Choice e qualcuno in più da Hong Kong lo scenario è insomma questo. Cioè sostanzialmente invariato da mesi in qua: il prezzo del metallo lievita con ammirevole costanza mettendo nei guai chi con l’oro ci lavora. Unica consolazione è l’apprezzamento dei campionari e degli stock (per chi ne ha), resta certamente il problema a chi vendere e magari una soluzione potrebbero essere i Compro Oro la cui diffusione sul territorio (non solo italiano, a New York perfino i barbieri comprano oro) è al momento inarrestabile.

Ma a comprare oro non ci sono solo i Compro Oro come spiega il Gold Demand Trends del WGC relativo al secondo trimestre del 2011 (con quotazioni ancora “basse”, cioè attorno ai 1500 dollari/oncia). Sono gli indiani e i cinesi ovviamente a sostenere le vendite con tassi di crescita rispettivamente del 25 e del 38%, mentre la crescita media mondiale è stata del 7%, e mettendo insieme ben il 55% della domanda mondiale di gioielli in oro. In totale la domanda mondiale nel trimestre aprile-giugno ha registrato 920 tonnellate di metallo (-17% rispetto al 2010) per un valore di 44,5 miliardi di dollari (+5%, secondo record di sempre, ma a che prezzi!). Per il settore della gioielleria si segnala un aumento globale del 6% rispetto allo scorso anno per 442,5 tonnellate e per un valore di 21,4 miliardi di dollari. A tirare la volta con i “soliti noti” solo il Vietnam, la Turchia e la Russia, mentre tutto il resto del Far e del Middle East è diminuito (con punte di -14% in Giappone e di -16% in Arabia Saudita). In Occidente, purtroppo, le ormai abituali note dolenti: Usa -8%, Italia -15%, Regno Unito -16% E le percentuali si riferiscono ai volumi.

Tag:oro
5 agosto 2011

Oro, semestrali e lobby made in Italy: qualche appunto dal mese di luglio

liciamattioliIl 7 luglio scorso nell’incontro al Club degli Orafi Neal Meader del GFMS prevedeva per fine 2011 l’oro a 1600 dollari/oncia. Errore. Ha toccato ieri i 1681 dollari e punta decisamente quota 1700. L’ondata di panico diffusasi nelle borse nel torrido luglio si protrae in questo agosto: tutti in cerca di rifugio e all’oro non ci sono alternative, o forse sì, il franco svizzero per esempio, vicino ormai alla parità con l’euro.

Nonostante il progressivo rafforzamento della valuta, il gruppo Swatch ha però dichiarato una semestrale coi fiocchi: fatturato a 3,2 miliardi di franchi svizzeri (+11 % a cambi correnti). Da record anche l’utile netto (579 milioni, +24,5%). Intanto il totale dell’export svizzero di orologi è cresciuto del 19,3% rispetto al 2010 (8,7 miliardi di franchi).

In tema di semestrali, meraviglia la nuova performance di LVMH con fatturato a 10,3 miliardi di euro (+13% ) e utile netto a 1,31 miliardi. Grande contributo arriva dalla divisione orologi e gioielli, quella guidata dal 1 luglio scorso da Francesco Trapani, ex Ad di Bulgari: vendite +27%.

Mentre i colossi e i brand viaggiano a velocità siderali, l’Italia orafa si dibatte nelle difficoltà e continua la sua battaglia per eliminare, o perlomeno lenire, gli effetti nefasti dei dazi doganali e delle barriere non tariffarie non allineati e di quei controlli preventivi e anacronistici che limitano la libera circolazione dei prodotti all’interno dell’Unione Europea. Per non parlare inoltre di quella che viene ormai definita “emergenza credito”, deleteria conseguenza dell’inarrestabile aumento della quotazione dei metalli preziosi (e dei diamanti). L’elezione a nuovo presidente della Federorafi da parte di Licia Mattioli (nella foto) è stata effettivamente una scossa all’azione di lobby. Ed infatti, una nutrita delegazione di rappresentanti delle categorie orafe è stata finalmente ricevuta dai piani alti del Governo, presentando il 21 luglio scorso al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta un dossier che descrive la struttura e le istanze del comparto con la proposta di costituire un tavolo interministeriale che metta a punto una concreta politica settoriale. Proposta accolta, da riverificare nella prima decade di settembre (stando almeno alle promesse fatte). Licia Mattioli, dal canto suo, ha commentato: “dobbiamo far quadrato e mettere in campo tutte le risorse che abbiamo”. Con Licia Mattioli è woman power.

16 giugno 2011

Che ne dite dell’oro a 5000?

oro5000Tenetevi forte perché il sito jckonline.com cita il report “In Gold We Trust” della Standard Chartered Bank secondo cui la quotazione dell’oro potrebbe raggiungere i 5000 dollari/oncia nel prossimo decennio. Oggi siamo attorno ai 1530, un terzo in meno. Le ragioni di tale ipotizzata impennata sono da ricercarsi essenzialmente sulla fame “insaziabile” di metallo di India e Cina e sull’incapacità dell’offerta di esaudire la domanda, fenomeno che potrebbe già manifestarsi entro i prossimi cinque anni. Gli analisti della banca americana puntano il dito contro l’industria mineraria che “ha fatto poco” per aprire nuovi giacimenti col risultato che la produzione di oro crescerà solo del 3% nel futuro quinquennio e ciò “contribuirà ad alimentare il cosiddetto ciclo dell’oro”. Consoliamoci con un luogo comune: gli economisti cento ne dicono e una ne azzeccano.

Tag:oro
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