15 giugno 2011

Che bel match, ma l’industria dov’era?

arroL’infinito ed il contemporaneo, il valore materiale e l’effimero, il concetto e il contesto, gli autori e gli artisti, l’idea e la tecnica, i puristi e i teorici. Chi si è definito “Argentosaurus Rex” rivendicando la propria identità nella cultura manifatturiera e chi invece rintraccia nella fronda che ornava nei dipinti antichi Eva nel paradiso terrestre la progenitura dell’ornamento per arrivare alla carta come espressione post-moderna volendo stabilire il primato dei significati immateriali sulla materia. Insomma, un bel match, ponderoso e dotto nei contenuti, lunedì scorso a Roma promosso dalla ARRO (Associazione Regionale Romana Orafi): otto diversi relatori e otto diversi modi di intendere e descrivere il gioiello. Posizioni inesorabilmente antitetiche che insieme hanno sfornato un ritratto sfaccettato del gioiello. E tanti saluti al pensiero unico! Tante opinioni che faticano a ricongiungersi, come si trattasse di una galassia di punti senza alcuna relazione né possibilità di compromesso tra loro: complicato fare dunque una sintesi esaustiva da contenere in poche righe. Probabilmente inutile. E comunque sia, nel contesto dell’incontro romano il gioiello, “quel piccolo e terribile oggetto” così difficile da progettare come diceva l’architetto-designer Alessandro Mendini, ha dato l’impressione, pur nelle note difficoltà del settore, di essere un’entità vitale, profonda, complicata, interessante, coinvolgente, che a migliaia di anni di distanza rimane testimonianza di cultura e di socialità e che infatti il cervello umano continua a stabilire come oggetto non comune e sorprendente. E allora, al di là della cronaca degli interventi che Vioro Magazine pubblicherà in settembre, un suggerimento: sarebbe bello e opportuno far tesoro di simili occasioni culturali e portarle a contatto del pubblico come originale e formidabile spot promozionale del gioiello. E poi un appunto: tra gli otto relatori – un diamantaire, un professore di psichiatria, due docenti di design, due storici del gioiello, un artista, un maestro orafo e critico del gioiello – si è fatta evidente l’assenza di una voce proveniente da quella che pomposamente si definisce industria, cioè la rete di imprese e di marchi che opera nei distretti tradizionali, anch’essa capace di esprimere preziose esperienze, pur in una concezione prettamente commerciale, in termini di innovazione formale e tecnica secondo percorsi non banali. Perché non tenerne conto visto che si dibatteva “intorno al gioiello”?

9 giugno 2011

Cultura e sottocultura

In vista dell’incontro romano di lunedì prossimo al MAXXI, intitolato “Intorno al gioiello – Esperienze del contemporaneo nella strategia dell’ornamento”, il curatore Claudio Franchi ha diffuso questa nota che il nostro blog pubblica integralmente per offrire un nuovo motivo di riflessione sulla professione dell’orafo.

Il fenomeno del gioiello contemporaneo irrompe in comunicazioni recenti come il presunto potenziale innovante in grado di rilanciare il mercato del gioiello. Il gioiello contemporaneo dichiara, attraverso i suoi sostenitori, che i materiali pregiati e le sofisticate tecniche artigianali sono valori superati dall’uso di materiali eterogenei e dalla loro versatilità a trasformarsi in oggetto da decoro. Di contro lo studio del monitoraggio sui consumatori del prodotto di gioielleria, promosso da ARRO, rivela che oltre l’85% degli intervistati a Roma e ben l’87% a Milano, riconosce il gioiello come un prodotto artigianale fatto di materiali preziosi e gemme.

Quindi, la conoscenza delle tecniche orafe si può dichiarare archiviata nella nostra società liquida? Il gioiello è uno spazio aperto – come quello dell’arte – nel quale le abilità, i contenuti, la poetica, l’indossabilità, l’ergonomia non sono che elementi accessori e poco significanti? E’ proprio vero che il gioiello ha perso la sua aura e i suoi confini appaiono sfumati con l’accessorio? O è piuttosto una forma di marketing manipolante del suo farsi protagonista a dispetto di un prodotto che è radicato nell’immaginario collettivo come pregiato, raro ed espressione di abilità sofisticate? E’ sufficiente che in un tempo tanto breve, come quello che vede protagonista il fenomeno del cosidetto “gioiello contemporaneo”, si possano cancellare secoli di esperienze e tradizioni, in nome dell’innovazione a tutti i costi? O ci troviamo, forse, di fronte ad una sottocultura del gioiello che con arroganza e presunzione ritiene di poter fare a meno di ciò che la storia ha costruito prima del nostro instabile presente? E perchè il fenomeno del “gioiello contemporaneo”, nell’esplicitare la propria dimensione storica di tempo presente, non si pone la necessità di contestualizzare le proprie esperienze in rapporto ai fenomeni storici che ne hanno preceduto il suo protagonismo attuale, come del resto succede in tutti gli ambiti delle espressività umane?

Queste e altre dicotomie saranno argomento di trattazione nella Prima Conferenza di Sistema che si terrà al MAXXI il prossimo 13 giugno. E’ pertanto utile partecipare per chi opera nel settore, al fine di stimolare opportune riflessioni in grado di costruire una cultura dell’ornamento che sappia confrontarsi con le esigenze – spesso a noi sconosciute – del nostro pubblico di riferimento.

26 maggio 2011

Appunti da VICENZAORO Charm/2

duepuntiCon spazi tematici come l’Inspirational Gallery o l’Officina Creativa o con il talk show inaugurale “Chi ha paura…?”, VICENZAORO Charm ha probabilmente esacerbato i termini della lotta ormai titanica tra alto e basso, tra lusso e accessibilità, tra “vero” e “falso”, tra il concetto di prezzo e quello di valore, anche tra chi insiste nel mantenere tutto in Italia e chi invece non vede alternative nel servirsi di manifatture a basso costo provenienti da altri continenti. E’ chiaro, non se ne esce, ognuno ha le sue buone ragioni per prendere una direzione o il suo contrario. Il Grande Timoniere Mao Tse-Tung sentenziò confucianamente: “grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è ottima”. Più che ottimo, pare invece che oggi lo sgretolarsi accelerato dell’idea che il gioiello debba essere fatto in materiali preziosi abbia motivazioni economiche prima che concettuali, che prevalga la necessità sul pensiero. Altri tempi (appena un decennio fa) quando il connubio plastica + diamanti appariva un vezzo snob. E allora, parafrasando: “grande è l’ibridazione sotto il cielo“. Ma c’è tuttavia chi riesce a trovare in questo contesto occasione per spensierati divertissement, come nel caso della novità presentata a Vicenza da Blue White Group. La società milanese ha creato il marchio Due Punti, colorata deviazione alla sua produzione di alta gioielleria. Si tratta di un anello in silicone su cui è incastonato un brillante da due punti. E l’idea ha incontrato l’incondizionato entusiasmo di un illustre diamantaire, dichiaratosi prontissimo a coglierne le potenzialità commerciali.

17 luglio 2009

Qualità in difesa del lusso

Ci pare interessante riportare integralmente il commento di Sonia (così si firma) ad un post pubblicato nel blog di Paola Bottelli (http://paolabottelli.blog.ilsole24ore.com) dal titolo “Lusso, il rilancio del valore sicuro”. Eccolo: “nella moda all’idea di lusso si va sostituendo il concetto di qualità. E non lo proclamano solo i patron delle grandi maison della couture. Lo sto notando anche nel settore orafo, in cui opero, dove i valori artigianali, l’attenzione ai dettagli, ai materiali, alle forme, stanno rifiorendo decisamente. In nome del business sì, ma pure di una difesa estetica contro la barbarie culturale che ha legittimato tutto il peggio”. Un piccolo segnale, però eloquente, di come il mercato si stia ri-orientando in direzione di una corretta percezione dei concetti di lusso e di valore.

7 maggio 2009

La moda e i falsi miti

falsi4Potere della comunicazione. Un articolo di Affari & Finanza esalta il gioiello falso, ovvero la bigiotteria. A suo dire: una tendenza emergente e griffatissima molto più adeguata per gusto e costo alla recessione. E l’industria italiana del gioiello (quello vero) fa ancora la figura della Cenerentola, per di più demodé. (leggi tutto)

13 gennaio 2009

Lusso vero

Lo stilista Lorenzo Riva, ospite a VicenzaOro First, conferma una tendenza sempre più evidente: nei periodi difficili emerge il reale valore del prodotto. (leggi tutto)

Tag:lusso, valore
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