20 maggio 2010

VICENZAORO Charm: parliamo di dazi e di leggi

tajaniVICENZORO Charm, meno due giorni. La manifestazione sarà inaugurata sabato prossimo dall’onorevole Antonio Tajani (nella foto), vice presidente della Commissione Europea per l’industria e l’imprenditoria. Il taglio del nastro sarà preceduto dal seminario Quale Europa per il gioiello italiano promosso da Fiera di Vicenza e Provincia di Vicenza per un confronto sul tema dei dazi nel settore manifatturiero orafo-argentiero-gioielliero made in Italy. Ad aprire i lavori in sala Fogazzaro alle 10 saranno il presidente della Fiera Roberto Ditri e Dino Secco, vice presidente della Provincia di Vicenza. Presente, oltre a Tajani, anche l’onorevole Catia Polidori, relatrice della legge che disciplina la materia dei titoli e dei marchi orafi alla commissione attività produttive della Camera dei Deputati. Nel numero di maggio Vioro Magazine ha intervistato la stessa Polidori sull’argomento. Di seguito il testo dell’intervista.

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Dopo quarant’anni il settore orafo italiano avrà una nuova legge su titoli e marchi. Uno scatto in avanti verso la concreta tutela del made in Italy dalla concorrenza sleale, rendendolo più competitivo all’estero. Senza per questo cadere in tentazioni protezionistiche: “non parlerei di protezione o di chiusura, ma piuttosto di necessaria tutela di oggetti di arte italiana dai falsi, prodotti altrove a spacciati per nostri prodotti”, afferma l’onorevole Catia Polidori (nella foto). Che in questa intervista dice anche: “questa legge ha il merito di aver fatto dialogare il mondo dell’impresa con quello della politica nell’interesse esclusivo del made in Italy”.

Onorevole Polidori, l’approvazione alla Commissione della Camera della nuova normativa sui titoli e marchi di identificazione spiana la strada all’entrata in vigore della legge. I punti salienti della riforma sono la differenziazione dei marchi tra produttori e venditori; l’obbligo di indicare sugli oggetti di produzione extra-Ue lo stato di provenienza; un sistema sanzionatorio più severo. Questi provvedimenti sono finalmente una opportunità per il rilancio competitivo del made in Italy orafo?

Certamente. La proposta di legge C1010 da me relazionata in Commissione era attesa dal mondo orafo da ben quaranta anni. Recando una nuova ed organica disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi che abroga interamente la normativa vigente in materia, limitata a ridefinire alcune fattispecie di illecito e ad inasprire le relative sanzioni, essa si propone di essere uno stimolo alla modernizzazione del settore con un’attenzione mirata alla salvaguardia del gioiello italiano. Il rilancio del made in Italy e di tutte le produzioni ad esso collegate è, infatti, assolutamente prioritario per il Governo Berlusconi e, nel caso specifico, è stato l’intendimento principale che ha animato i lavori della Commissione, la quale – mi preme sottolineare – si è pronunciata con una tempistica ristretta e attraverso un accordo bipartisan che ha incassato il favore di tutte le associazioni di categoria. Difendere i nostri prodotti dalla concorrenza sleale e renderli più competitivi all’estero è un preciso dovere della politica, ma altresì un piacere che nasce dalla consapevolezza di tutelare, oltre alla ricchezza, anche l’originalità, la creatività, l’eccellenza, la qualità ed il know how italiani. Tratti peculiari della nostra Cultura che negli anni hanno fatto grande il nome dell’Italia nel mondo. Quando si parla di made in Italy, poi, comunemente ci si riferisce al mondo della moda in generale ed al settore tessile e della pelletteria in particolare. Penso di poter asserire, invece, che con questa legge abbiamo finalmente chiuso il cerchio.

La legge rafforza la tutela della produzione orafa nazionale. Cosa non trascurabile, è stato superato lo scoglio della Commissione Europea, sempre guardinga nei confronti di scelte nazionali che potrebbero scivolare nel protezionismo. Ma secondo lei, a fronte di concorrenze asimmetriche per non dire sleali, è opportuno difendersi introducendo regole “protezioniste”? In questo senso, gli italiani (e gli europei) hanno fatto a sufficienza o troppo poco?

L’ottimo impianto della nuova legge è dimostrato proprio dal fatto che l’Unione non ha sollevato obiezione alcuna. E sappiamo quanto ciò avvenga di rado. Questo perché la normativa garantisce la libera circolazione dei manufatti in metallo prezioso degli altri Stati membri all’interno del nostro territorio, riconoscendo i titoli e i marchi dei membri dell’Unione. La legge, infatti, è in sintonia con quanto previsto dal Regolamento europeo sul Mutuo Riconoscimento. Il nostro obiettivo è stato proprio quello di tutelare l’arte orafa nazionale – perché di arte vera e propria stiamo ragionando – difendendo le imprese italiane ed il made in Italy dal triste fenomeno connesso alla esportazione di prodotti impropriamente muniti della marchiatura peculiare degli oggetti di fabbricati nel nostro Paese ma che, in realtà, risultano realizzati, in imitazione, fuori dallo spazio economico europeo. Credo che in passato si sia fatto molto poco sul fronte della giusta protezione dalla concorrenza sleale ed oggi, che il mercato è debole e minacciato, ne paghiamo le conseguenze. O meglio le pagano oltre misura le aziende virtuose, che hanno, più delle altre, subito gli attacchi sleali della contraffazione. Oggi, proprio alla luce di ciò si sta intervenendo per contrastare questo fenomeno dilagante. Noi possiamo rivendicare di aver mosso i primi passi in questo senso anche con il grande lavoro che su questo fronte sta facendo il Commercio Estero. Non parlerei dunque di protezione o di chiusura, ma piuttosto di necessaria tutela di oggetti di arte italiana dai falsi, prodotti altrove a spacciati per nostri prodotti.

Questa legge può diventare l’apripista, soprattutto in sede europea, per altri provvedimenti di tutela che il mondo dell’impresa chiede a gran voce da tempo? Può insomma costituire un precedente?

Senza falsa modestia credo proprio di sì. Il testo costituisce un ottimo precedente grazie all’impianto ed allo spirito della norma stessa. Mi auguro che ciò accada in altri settori strategici della produzione ove se ne sente forte la necessità.

Più in generale, ritiene che il free trade debba essere corretto da un sistema di regole e norme che ne limiti gli eccessi e che dunque ad un esasperato liberismo sia preferibile il concetto di fair trade?

Gli eccessi, in qualunque senso, recano effetti sempre negativi.

Lei ha intrapreso la carriera politica, ma le sue radici affondano nel mondo dell’impresa. Tra impresa e politica i rapporti non sono stati ultimamente così lisci. L’impresa spesso lamenta lontananza e lentezza della politica nel comprendere le sue istanze più urgenti. Questa legge può far sì che l’impresa finalmente plauda alla politica: segnale di riavvicinamento e di fiducia tra i due mondi?

Ha ragione, il mio background culturale ha radici salde nel mondo dell’imprenditoria e, anche ora che sono un Deputato della Repubblica la mia forma mentis resta quella dell’imprenditore che ogni giorno accetta la sfida del fare impresa, la quale non è il mero perseguimento del bene del singolo. Al contrario, intraprendere significa letteralmente “fare con coraggio”. Essere imprenditore è dunque anzitutto un atteggiamento mentale, un modo di vivere ed operare nella realtà concreta, avendo la forza, il coraggio e accettando, consapevolmente, i rischi connessi al voler tradurre in realtà un sogno, un progetto i cui effetti benefici sono tali e tanti da avere una funzione sociale, una ricaduta non solo per se stessi, ma per la collettività. Questa è l’idea d’impresa cui personalmente mi sento di aderire. La politica è per me la stessa cosa e la proposta di legge sui metalli preziosi ne è l’esempio mirabile. Essa ha, infatti, l’indiscusso merito di aver fatto dialogare il mondo dell’impresa, che è stata ammessa a partecipare alla stesura del testo unico attraverso le audizioni delle associazioni di categoria, con quello della politica, che intelligentemente e con grande senso di responsabilità ha recepito quanto sottopostole nell’interesse esclusivo del made in Italy. Questa è la politica del fare che ho in mente e che evidentemente piace all’impresa per la semplice ragione che dà buoni frutti.

Tag:dazi, fiera, oro
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