VicenzaOro First. Diario minimo capitolo 3
Lunedì scorso un articolo su “Affari&Finanza” inneggia ai gioielli etici, ecologici e sostenibili come il segno più evidente di un prodotto modificato nel linguaggio e nel significato dalla crisi. Etica (nel senso più ampio del termine) e sostenibilità sono temi che il settore, volente o nolente, affronta però da prima della crisi. Dai diamanti di sangue alla tutela dell’originalità del design, il dibattito sta tuttavia accelerando. A VicenzaOro First almeno quattro incontri hanno avuto come motivo l’argomento in questione: la presentazione del Responsible Jewellery Council (nella foto LaPresse, John Hall, presidente della comunicazione del RJC) col suo sistema di certificazione su base volontaria e che conta già tra i suoi associati nomi altisonanti come Cartier, il convegno del Cisgem sulla armonizzazione delle certificazioni internazionali che ha radunato i rappresentanti dei sei maggiori laboratori d’analisi al mondo, l’incontro dell’Istituto Gemmologico Italiano sul valore della conoscenza gemmologica durante il quale è stato lanciato l’allarme dei certificati sui diamanti falsi, specie per quelli confezionati nei blister (e talvolta nei blister la pietra non è un diamante!), ed infine il workshop sul design e sulle sue forme di protezione nel quale il coordinatore del Giurì Stefano Mingaia a proposito dell’intensa attività dell’organismo nei giorni di Fiera ha detto: “che qualcosa si stia muovendo nel business lo dimostra il fatto che in tre giorni abbiamo ricevuto cinque denunce di imitazione, quando in tutto il 2009 i ricorsi sono stati sette in totale”. Lo chiameremo “indice Giurì”.





